Un opuscolo anonimo denigratorio
| Un opuscolo anonimo denigratorio Lettera della Pontificia Commissione Biblica, Promulgata sotto l'autorità di Pio XII | |
| | |
| Data |
20 agosto 1941 (III di pontificato) |
|---|---|
| Argomenti trattati | Presa di posizione su Un opuscolo anonimo denigratorio |
| Testo integrale sul sito della Santa Sede | |
|
Tutti i documenti di Pio XII Tutte le lettere | |
Un opuscolo anonimo denigratorio è il titolo di una lettera della Pontificia Commissione Biblica indirizzata a tutti i vescovi italiani ed emanata il 20 agosto 1941 a firma del presidente della commissione cardinale Eugène Tisserant e del segretario Jacques-Marie Vosté, O.P.[1].
L'opuscolo è stato sottoposto a un severo vaglio teologico ed esegetico, dal quale la Commissione ha preso nettamente le distanze. La critica testuale ha qualificato le tesi sostenute nell'opuscolo come storiograficamente infondate e in aperto contrasto con la tradizione ermeneutica delle Scritture.
Due anni dopo, in occasione del cinquantesino della pubblicazione dell'enciclica Providentissimus Deus, papa Pio XII pubblicò l'enciclica Divino Afflante Spiritu, dove confermava la bontà dell'operato della Chiesa cattolica, riguardo alle Sacre Scritture.
| « | ... Retto uso del senso spirituale
Una cosiffatta interpretazione, principalmente teologica, come abbiamo detto, sarà mezzo efficace per ridurre al silenzio coloro che, asserendo di non trovare nei commenti biblici nulla che innalzi la mente a Dio, nutra l'anima e fomenti la vita interiore, mettono innanzi, quale unico scampo, un genere d'interpretazione spirituale e, com'essi dicono, mistica. Quanto poco giusta sia questa loro pretesa lo prova l'esperienza di molti, che con la ripetuta considerazione e meditazione della parola di Dio hanno santificate le loro anime e si sono infiammati d'acceso amore verso Dio; ne dànno luminosa mostra la costante pratica della Chiesa e gli insegnamenti dei più grandi Dottori. Certo non va escluso dalla Sacra Scrittura ogni senso spirituale, poiché quello che nel Vecchio Testamento fu detto o fatto, venne da Dio con somma sapienza ordinato e disposto in tal modo, che le cose passate prefigurassero le future da avverarsi nel nuovo Patto di grazia. Perciò l'esegeta come è tenuto a ricercare ed esporre il significato proprio o letterale delle parole inteso ed espresso dal sacro autore, così la stessa cura deve avere nella ricerca del significato spirituale, purché realmente risulti che Dio ve lo ha posto. Solo Dio difatti poté sia conoscere sia rivelare a noi quel significato spirituale. Ora un tal senso ce lo mostra e ce lo insegna il divin Salvatore medesimo nei Santi Vangeli, lo professano nel parlare e nello scrivere gli Apostoli, seguendo l'esempio del Maestro, lo addita la costante tradizione della Chiesa, lo dichiara infine l'antichissimo uso della liturgia, nei casi in cui si può rettamente applicare il noto principio: la legge del pregare è legge del credere. Questo senso spirituale, da Dio inteso e ordinato, lo scoprano dunque e lo espongano gli esegeti cattolici con quella diligenza che richiede la dignità della divina parola; si guardino invece scrupolosamente dal presentare come genuino senso della Sacra Scrittura altri valori figurativi delle cose. Può ben essere utile, specialmente nella predicazione, lumeggiare e raccomandare le cose della fede e della morale cristiana con uso più largo del Sacro Testo in senso figurato, purché si faccia con moderazione e sobrietà; ma non bisogna mai dimenticare che un tal uso delle parole della Sacra Scrittura e ad essa quasi estrinseco ed avventizio, e che soprattutto ai giorni nostri non va senza pericolo, perché i fedeli, segnatamente le persone istruite nelle scienze sia sacre che profane, vogliono sapere ciò che Dio ci ha detto nelle Sacre Lettere, anziché quello che un facondo oratore o scrittore, usando con destrezza le parole della Bibbia, ne sa cavare. "La parola di Dio, viva ed operosa, tagliente più d'ogni spada a due tagli, penetrante sino a divenire anima e spirito, giunture e midollo, scrutatrice dei sentimenti e dei pensieri" (Hebr. IV, 12), non ha bisogno, per commuovere i cuori e scuotere gli animi, di artifizi e di accomodamenti umani; le Sacre Pagine, da Dio ispirate, sono di per sé ricche di nativo significato; dotate d'una forza divina, valgono di per sé; adorne di un superbo splendore, da sé brillano e risplendono, se l'interprete con una spiegazione accurata e fedele ne sa trarre alla luce tutti i tesori di sapienza e di prudenza che vi stanno nascosti. ... » | |
Anche nel Discorso di Sua Santità Giovanni Paolo II sull'interpretazione della Bibbia nella Chiesa tenutodi il, 23 aprile 1993, rispose alle critiche mosse dall'opuscolo.
| « | ... Questo cambiamento radicale della prospettiva era dovuto, evidentemente, alle circostanze. La Providentissimus Deus fu pubblicata in un'epoca segnata da forti polemiche contro la fede della Chiesa. L'esegesi liberale forniva a queste polemiche un sostegno importante, poiché essa utilizzava tutte le risorse delle scienze, dalla critica testuale alla geologia, passando per la filologia la critica letteraria, la storia delle religioni, l’archeologia e altre discipline ancora. Al contrario, la Divino Afflante Spiritu venne pubblicata poco tempo dopo una polemica del tutto differente, condotta, soprattutto in Italia, contro lo studio scientifico della Bibbia. Un opuscolo anonimo era stato ampiamente diffuso per mettere in guardia contro ciò che esso descriveva come un «gravissimo pericolo per la Chiesa e per le anime: il sistema critico-scientifico nello studio e nell’interpretazione della Sacra Scrittura, le sue funeste deviazioni e le sue aberrazioni».
4. Nell'uno e nell'altro caso, la reazione del Magistero fu significativa, poiché, invece di attenersi a una risposta puramente difensiva, esso andava a fondo del problema e manifestava così –notiamolo subito– la fede della Chiesa nel mistero dell’Incarnazione. Contro le offensive dell'esegesi liberale, che presentava le sue affermazioni come delle conclusioni fondate su dati acquisiti dalla scienza, si sarebbe potuto reagire lanciando un anatema sull'utilizzazione delle scienze nell'interpretazione della Bibbia e ordinando agli esegeti cattolici di attenersi a una spiegazione “spirituale” dei testi. La Providentissimus Deus non intraprende questa strada. Al contrario, l'enciclica invita insistentemente gli esegeti cattolici ad acquisire una autentica competenza scientifica in modo da superare i propri avversari sul loro stesso terreno. «Il primo» modo di difesa, essa dice, «si trova nello studio delle antiche lingue dell'Oriente così come nell'esercizio della critica scientifica» (EB 118). La Chiesa non teme la critica scientifica. Essa diffida solamente delle opinioni preconcette che pretendono di fondarsi sulla scienza ma che, in realtà, fanno uscire subdolamente la scienza dal suo campo. ... » | |
| Note | |
| |

