In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas

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Giovanni XXIII utilizzò questa frase nella sua prima enciclica, Ad Petri Cathedram

In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas ("unità nelle cose necessarie, libertà in quelle dubbie, carità in tutte") è una frase latina comunemente ed erroneamente attribuita a Sant'Agostino d'Ippona, e citata da Giovanni XXIII nell'enciclica Ad Petri Cathedram.

Storia

In realtà sembra che sia stata usata per la prima volta da Marco Antonio de Dominis (1560-1624), arcivescovo di Split (Spalato), nel libro IV, capitolo 8, della sua opera De republica ecclesiastica libri X, pubblicato a Londra nel 1617. Il passo in questione afferma precisamente[1]

(LA) (IT)
« Quod si in ipsa radice, hoc est sede, vel potius solio Romani pontificis haec abominationis lues purgaretur et ex communi ecclesiae consilio consensuque auferretur hic metus, depressa scilicet hac petra scandali ac ad normae canonicae iustitiam complanata, haberemus ecclesiae atrium aequabile levigatum ac pulcherrimis sanctuarii gemmis splendidissimum. Omnesque mutuam amplecteremur unitatem in necessariis, in non necessariis libertatem, in omnibus caritatem. Ita sentio, ita opto, ita plane spero, in eo qui est spes nostra et non confundemur.

 »

« Perché se nella radice stessa che è nella sede o piuttosto nella cattedra del romano pontefice, si giustificasse questa corruzione di abominio e dall'unanime consiglio e consenso della chiesa si potesse eliminare questo timore, è evidente che questa pietra di scandalo sarebbe screditata e spianata per la giustizia della norma canonica e avremmo il palazzo della chiesa uniforme, liscio, sontuoso, quanto le bellissime gemme del santuario. E tutti abbracceremmo la reciproca unità di opinione nelle situazioni critiche, l'autonomia in quelle non difficili, in tutte le situazioni benevolenza. Questo ritengo, questo chiedo, questo assolutamente mi aspetto, in colui che è speranza per noi tutti e non saremo confusi.

 »

Prima della pubblicazione dell'articolo di Nellen, l'unico candidato autore del detto era stato il teologo luterano tedesco Peter Meiderlin, conosciuto anche come Rupertus Meldenius, il quale nella sua Paraenesis votiva pro pace ecclesiae ad theologos Augustanae (1626) aveva scritto:

(LA) (IT)
« Verbo dicam: Si nos servaremus in necesariis Unitatem, in non-necessariis Libertatem, in utrisque Charitatem, optimo certe loco essent res nostrae. » « In una parola, dirò: se conserveremo l'unità nelle cose necessarie, la libertà in quelle non necessarie, e in entrambe la carità, le nostre faccende saranno certamente in ottima condizione »

Afferma Joseph Lecler[2] che la sostituzione di non necessariis con dubiis avvenne in circoli largamente cattolici, ed ebbe l'effetto di estendere la regola di Meldenius, che in origine si riferiva a ciò che è necessario o non necessario per la salvezza. Così la frase perse il suo accento protestante, e si trovò a riferirsi a ciò che era definito o meno dalla Chiesa. Ma certamente Lecler si basava sull'antica opinione che la massima fosse nata in circoli proto-pietistici interno a Johann Arndt.

Il dottor Gustav Krüger, in uno scritto del 1927, rivendicò questa frase irenica al Meldenius, ma aggiunse che egli avrebbe riprodotto, se non le parole, il pensiero che Seneca esprime in una delle sue epistole[3] e perfezionato quello che Isacco Casaubon nel 1612 scrisse al cardinale Jacques Du Perron (1556-1618) di Parigi, per incarico del re Giacomo I d'Inghilterra, per facilitare l'intesa fra Anglicani e Cattolici.

La massima è oggi largamente riportata in difesa della libertà teologica e religiosa.

È anche il motto della Chiesa Morava e della Chiesa Presbiteriana Evangelica degli Stati Uniti.

Note
  1. Henk J. M. Nellen, De zinspreuk 'In necessariis unitas, in non necessariis libertas, in utrisque caritas', Nederlands archief voor kerkgeschidenis 79, no. 1 (1999): 99-106.
  2. À propos d'une maxime citée par le Pape Jean XXIII: In necessariis unitas, in dubiis libertas, in omnibus caritas, Recherches de science religieuse 49 (1961): 549-560.
  3. Epist. Moral., libr. XIII, p. 583, ep. 88.
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