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Monastero di San Benedetto (Salerno)

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Monastero di San Benedetto
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Campania
Regione ecclesiastica
Regione ecclesiastica Campania
Provincia Salerno
Comune Salerno
Località Salerno
Diocesi Arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno
Religione Cattolica
Oggetto tipo Monastero
Dedicazione San Benedetto da Norcia
Sigla Ordine qualificante O.S.B.
Data fondazione VIII secolo
Coordinate geografiche
40°40′00″N 14°46′00″E / 40.683333, 14.766667 bandiera Italia
Mappa di localizzazione New: Italia
Monastero di San Benedetto
Monastero di San Benedetto
Roma
Roma

Il Monastero di San Benedetto è un ampio complesso monastico di origine longobarda che si trova in via San Benedetto nel centro storico di Salerno.

Storia

Si ignora l'origine di questa celebre abbazia benedettina. Essa rivestì un ruolo importante nella storia religiosa e civile di Salerno, diventando un frequentato centro di studi ai tempi dei Longobardi e dei Normanni. Il Cottineau fissò la sua fondazione nel 793 e non si esclude l'ipotesi che stia stata fondata da Arechi II. La prima notizia sicura è data dal Codice Diplomatico Cavense, in cui si fa riferimento ad una donazione avvenuta nell'803. Il Chronicon Salernitanum riferisce che nell'884 fu distrutta dai Saraceni e che nell'886 fu restaurata da Angelario, abate di Montecassino.

« La chiesa attuale è ricostruzione romanica dell’originaria longobarda annessa al monastero benedettino di cui la prima notizia giunta fino a noi è del settembre 868, quando si cita in Orto Magno una strada che passava a settentrione di San Benedetto. (De Simone) »

Dopo la ricostruzione, divenne in poco tempo un punto di riferimento per la vita religiosa dell'Italia meridionale. Tanto da ritrovarsi, nel 938, a capo di tutti i monasteri, chiese e celle benedettine del Principato di Salernoe delle Calabrie.

L'ipotesi secondo cui, fino al 931 fosse alle dipendenze di Montecassino e nello stesso anno elevata, sotto Guaimario II, ad abbazia indipendente, non è suffragata da documenti. Nel 946 riceve il privilegio, confermato anche negli anni successivi, della protezione Apostolica dal [papa Agapito II]].

L'imperatore Ottone II di Sassonia, trovandosi a Salerno nel 981, confermò la supremazia di San Benedetto su tutte le altre chiese e monasteri. In un documento del 990 è denominato monastero di Santa Maria e San Benedetto e ne viene precisata la collocazione nell'area dell' Hortus Magnus.

Dal 1023 il monastero fu occupato da Guaiferio, Maione e Maginolfo, nipoti di Guaimario IV, ed adibito in parte a civili abitazioni, per poi essere riconsegnato ai monaci vent'anni dopo.

Nell'agosto del 1057 Gisulfo, fa nominare abate di San Benedetto il monaco cassinese Alfano il quale, divenuto Arcivescovo di Salerno l'anno successivo, affida il monastero a Desiderio, abate di Montecassino che poi fu eletto papa nel 1086 con il nome di Vittore III, succedendo così a Gregorio VII, che proprio tra le mura dell'abbazia era morto l'anno precedente.

Il 26 maggio 1296 il re Carlo I d'Angiò ordinò allo Stratigoto di Salerno di far trasportare nei locali del monastero le macchine da guerra costruite a Salerno per la migliore sicurezza contro le insidie dei nemici. Nel 1375 inizia la serie di Abati Commendatari del monastero, di cui il primo risulta essere Giovanni de Aragonia e l'ultimo, nel 1573, Ottaviano Ravaschieri. Dopo ottocento anni di alterne vicende, tra periodi di splendore e decadenza, il monastero viene affidato nel 1581 da papa Gregorio XIII a quattro padri sacerdoti e a due laici professi della Congregazione dei Benedettini Olivetani.

Le leggi napoleoniche sopprimono il monastero nel 1807. L'abbaziale, dopo profonde trasformazioni, diventa Real Teatro di San Gioacchino e poi, con i Borbone di San Matteo. Il re Ferdinando II, nel 1833, ignorando la trasformazione in teatro del complesso monastico, conferisce a Girolamo dei Marchesi D'Andrea la vacante Badia di San Benedetto, divenuta di regio patronato. In seguito a ciò, nel 1843 ordina l'abolizione del teatro ed il ripristino e la riapertura del luogo di culto ma i suoi ordini non furono eseguiti e nello stesso teatro fu organizzata una rappresentazione in suo onore.

Nell'occasione, il Re borbonico osservò quanto fosse eccellente l'acustica del teatro e alla risposta del Parroco di San Domenico che rivendicava la profanazione in atto, venne dato immediato ordine di smantellare il teatro e di ripristinare la chiesa. Nel marzo del 1845 il locale venne consegnato all'Arcivescovo Marino Paglia il quale affidò i lavori di ripristino all'architetto Giovanni Rosalba, uno dei più rinomati del tempo. I lavori furono completati nel 1857 e la chiesa divenne la parrocchiale del SS. Crocifisso.

Appena dieci anni dopo, l'allora sindaco anticlericale Matteo Luciani fece sgomberare la chiesa per trasformarla in alloggio per le truppe militari. Il parroco, Gaetano Giannattasio, portò la questione in tribunale e vinse, ottenendo la chiesa della Pietà di Piantanova nel frattempo che si sgomberasse quella di San Benedetto. Tuttavia, solo nel 1963 la chiesa fu restituita al clero, mentre il monastero continuava ad essere caserma militare.

Nel periodo in cui la chiesa fu proprietà del Ministero della difesa, furono apportati ingenti modifiche: abbattimento della navata est, per realizzarvi una rampa carrabile, dimezzamento e divisione della navata centrale, realizzazione di camerate nella navata ovest e chiusura del nartece frontale della Chiesa.

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