Parabola

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"Tu sei quell'uomo!" (2Sam 12,7): Natan accusa il Re Davide dopo avergli raccontato la parabola della pecora e del viandante (2Sam 12,1-4)

La parabola è un genere letterario in forma di racconto finalizzato a trasmettere un qualche tipo di insegnamento morale o spirituale.

Caratteristiche

Il termine è un'italianizzazione del termine greco παραβολή, parabolé, che significa "accostamento", "paragone".

La derivazione del termine greco dal verbo παραβάλλειν, parabállein ("accostare", "confrontare") ci fa comprendere cosa sia propriamente una parabola: un fatto preso dalla vita quotidiana dell'uomo o dalla natura è messo in relazione con un insegnamento religioso, con un evento della storia della salvezza, come ad esempio il Regno di Dio[1]. Di solito nella parabola questo accostamento della realtà profana con quella religiosa non viene effettuato esplicitamente: ci si limita a narrare una vicenda profana che esprime figurativamente una situazione religiosa. Quest'ultima rimane quindi in gran parte velata dalla parte raffigurativa (la storia) della parabola, ed è lasciato all'uditore o al lettore il compito di discernere, nel racconto "raffigurativo", l'insegnamento che viene espresso (cfr. Mt 11,15; 13,9; Mc 4,9.23: "Chi ha orecchi per ascoltare, ascolti!").

Nella parabola viene inscenato un racconto finto; ad un certo punto del racconto l'ascoltatore viene trasportato dalla finzione alla realtà e viene quindi invitato ad esprimere un giudizio che avrebbe faticato ad esprimere altrimenti. L'espressione del concetto fondamentale non avviene attraverso un discorso chiuso e definito, ma attraverso un lampo di percezione che permette di andare oltre il senso del racconto. L'intelligenza dell'ascoltatore viene stimolata ad intuire ed a proseguire, senza fermarsi ad una comprensione forzata, ma attraverso una libera adesione ("chi ha orecchi per intendere, intenda").

Altri studiosi[2] esprimono un'altra caratteristica precipua della parabola, che costituisce la differenza dalla similitudine o allegoria: l'effetto sorpresa: la parabola produce nell'ascoltatore un certo giudizio-emozione, che viene poi traslato alla sfera morale o spirituale.

L'uso extrabiblico

Tale genere letterario non era ignoto agli autori greci e romani[3].[4]. I retori romani riconoscono nel linguaggio metaforico di una similitudine la caratteristica di mezzo efficace per conferire bellezza e attrattiva ad un componimento letterario, oltre che a rendere più accessibile e perspicuo un insegnamento morale.

Il genere letterario parabolico era usato anche da scrittori rabbinici.

Le parabole bibliche

Parabola e allegoria

La parabola, a differenza dell'allegoria, concentra tutti gli elementi del racconto verso un unico punto, che è il nucleo centrale della parabola stessa.

Invece l'allegoria è basata su una metafora, ed ogni elemento metaforico del racconto ha un corrispondente nel mondo morale o ideale

Spesso però la distinzione dei due generi letterari non è semplice, essendo frequente la presenza di elementi allegorici in una parabola, così come si possono trovare particolari puramente integrativi od esornativi in un'allegoria. In tal caso nell'interpretazione della parabola si deve tener conto di questi insegnamenti speciali inerenti alle parti allegoriche, mentre si deve trascurare quanto risulta solo accenno integrativo nell'allegoria.[4]

Le parabole dell'Antico Testamento

L'origine della parabola biblica si trova in un genere letterario più semplice, usato nell'Antico Testamento, in modo particolare nei libri sapienziali, ossia nel māšāl; tale termine è reso generalmente con παραβολή, parabolé in greco. Solitamente tale termine indicava una massima breve, atta ad esprimere in modo efficace una verità generale. Si presenta come un proverbio popolare e non raramente sotto forma di paragone.

Ciononostante nell'Antico Testamento non figurano vere e proprie parabole; vi sono invece allegorie con elementi parabolici:

Le parabole di Gesù

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Parabole di Gesù.

Gesù ha usato le parabole nel suo insegnamento, e lo ha fatto in maniera insuperabile.[4]. La parabola è la forma propriamente originale del suo insegnamento, e da essa appunto il popolo coglieva la differenza che separava detto insegnamento da quello degli scribi e dei farisei.[5]

Gesù era pronto a spiegare le sue parabole a spiriti docili e desiderosi di apprendere (Mt 13,36-43; Mc 4,10-12); invece in chi lo ascoltava con indifferenza le sue parabole producevano un accecamento intellettuale.

Note
  1. Cfr. Franz Mussner (1986) 7.
  2. Per esempio il battista Vittorio Fusco nel suo studio di Introduzione alle parabole.
  3. Cfr. Aristotele, Rhetoricorum libri, II, 20; Cicerone, De inventione, I, 30; Epistulae ad Lucillum, 59,6; Quintiliano, Institutiones oratoriae, VIII, 3.
  4. 4,0 4,1 4,2 Angelo Penna (1952) 788.
  5. Nicola Turchi (1935).
Bibliografia
Voci correlate

Suggerimenti



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