Antico Testamento

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Jose de Ribera, Mosè (particolare). Il grande condottiero ebraico, qui rappresentato con in mano le tavole della legge, è considerato la figura principale dell'Antico Testamento

L'Antico Testamento, o Primo Testamento[1], è la parte della Bibbia riguardante la storia della salvezza prima di Cristo. La Chiesa Cattolica vi annovera 46 libri.

L'espressione

L'apostolo Paolo è stato il primo a usare l'espressione "Antico Testamento" in 2Cor 3,14; parlando dei figli d'Israele spiega:

« Ma le loro menti furono indurite; infatti fino ad oggi quel medesimo velo rimane, non rimosso, quando si legge l'Antico Testamento, perché è in Cristo che esso viene eliminato. »

Paolo si riferisce all'alleanza tra Dio e Israele, violata ripetutamente dal popolo ebraico e destinata a raggiungere la sua pienezza in Cristo.

Sulla scia dell'Apostolo due autori cristiani, Tertulliano e Origene, vissuti tra il II e il III secolo, usarono l'espressione "Antico Testamento" per definire le Sacre Scritture di Israele che furono accolte dal Cristianesimo e da esso considerate un insieme unitario collegato al Nuovo Testamento.

Oggi, in seguito allo sviluppo del dialogo ebraico-cristiano iniziato col Concilio Vaticano II, si usa l'espressione "Primo Testamento" per sottolineare di più che la storia della salvezza si sviluppa in un percorso unitario le cui tappe devono essere tutte seguite dal fedele cristiano, come sintetizza l'autorevole documento Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana (2001) della Pontificia Commissione Biblica:

« Gli scritti del Nuovo Testamento non si presentano mai come una assoluta novità, ma si mostrano, al contrario, solidamente radicati nella lunga esperienza religiosa del popolo d'Israele, esperienza registrata sotto diverse forme in alcuni libri sacri, che costituiscono le Scritture del popolo ebraico. Il Nuovo Testamento riconosce ad essi un'autorità divina; riconoscimento che si manifesta in molti modi, più o meno espliciti. [..] Definendo le Scritture del popolo ebraico "Antico Testamento", la Chiesa non ha voluto affatto suggerire che esse siano superate e che se ne potesse ormai fare a meno. Al contrario, essa ha sempre affermato che Antico Testamento e Nuovo Testamento sono inseparabili. Il loro primo rapporto sta proprio in questa inseparabilità. »
(n. 3.19)

Articolazione e contenuto

Articolazione ebraica

Gli ebrei annoverano 24 libri nella loro Bibbia, che essi chiamano Tanak, termine formato dalle iniziali di Tôrāh, "Legge", Nebi'im, "profeti", e Ketubim, "(altri) Scritti". La cifra di 24 è spesso ridotta a 22, numero delle lettere dell'alfabeto ebraico.

Nel canone cristiano, a questi 24 o 22 libri corrispondono 39 libri, detti "protocanonici". La differenza si spiega col fatto che gli ebrei considerano come un solo libro molti scritti che sono invece distinti nel canone cristiano, ad esempio gli scritti dei dodici profeti "minori".

La Tôrāh comprende i primi cinque libri, particolarmente venerati da Israele, che la tradizione cristiana chiama Pentateuco.

I Nebi'im, "profeti", si suddividono in due gruppi principali:

  • i Profeti anteriori, comprendenti gli scritti da Giosuè ai Libri dei Re: essi sono libri storici nei quali però viene rivelato il senso religioso degli eventi raccontati;
  • i Profeti posteriori, nei quali tale senso religioso della storia viene trattato in modo sistematico.

Infine i Ketubim, gli "Scritti": sono una raccolta eterogenea comprendente opere sapienziali e anche altre appartenenti a diversi generi. Essa è aperta dai Salmi e si conclude con i Libri delle Cronache.

Articolazione cattolica

La tradizione cattolica è solita vedere nell'Antico Testamento quattro grandi sezioni:

I libri deuterocanonici

Oltre ai 39 libri protocanonici, la Chiesa Cattolica annovera nel suo canone dell'Antico Testamento anche i sette libri detti deuterocanonici, per un totale di 46 libri.

I libri deuterocanonici sono così chiamati perché, a differenza dei libri protocanonici, che furono scritti in ebraico e accettati nel canone senza grande discussione o senza alcuna discussione, sono scritti in greco; essi sono:

Tali libri furono accettati definitivamente dalla Chiesa solo dopo vari secoli di esitazione[3].

I nomi dei vari libri

Pur nella sostanziale uguaglianza, le varie tradizioni religiose hanno maniera a volte peculiari di indicare i vari libri dell'Antico Testamento.

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Caratteristiche dei vari libri

I libri dell'Antico Testamento presentano una grande eterogeneità di forme e di contenuti[4]. La loro composizione copre l'intero millennio precedente l'era cristiana.

Si considera comunemente che all'origine di molti dei libri dell'Antico Testamento vi fossero tradizioni trasmesse oralmente, molte di esse per lungo tempo e anche con notevole fedeltà. Altri libri o parti di libro sono sorti fin dall'inizio come testi scritti.

La tabella seguente riassume le caratteristiche di tutti i libri dell'Antico Testamento.

Circa i testi che i protestanti indicano come "apocrifi", essi non sono propriamente considerati canonici ma vengono solitamente aggiunti in appendice alle Bibbie (per esempio la Bibbia di Lutero o la Bibbia di Re Giacomo) in quanto, sebbene non possono servire a fondarvi la fede, possono risultare utili a nutrire la pietà dei cristiani. In molte edizioni contemporanee però, soprattutto nei formati più ridotti ed economici, tali testi non sono riportati neanche come appendici.

L'Antico Testamento nella Dei Verbum

La Dei Verbum dedica il cap. IV all'Antico Testamento, e ne spiega il valore per i cristiani, soffermandosi in particolare sull'unità tra Antico e Nuovo Testamento:

« Iddio, progettando e preparando nella sollecitudine del suo grande amore la salvezza del genere umano, si scelse con singolare disegno un popolo al quale affidare le promesse. Infatti, mediante l'alleanza stretta con Abramo (cfr. Gen 15,18), e per mezzo di Mosè col popolo d'Israele (cfr. Es 24,8), egli si rivelò, in parole e in atti, al popolo che così s'era acquistato come l'unico Dio vivo e vero, in modo tale che Israele sperimentasse quale fosse il piano di Dio con gli uomini e, parlando Dio stesso per bocca dei profeti, lo comprendesse con sempre maggiore profondità e chiarezza e lo facesse conoscere con maggiore ampiezza alle genti (cfr. Sal 21[20],28-29; 95[94],1-3; Is 2,1-4; Ger 3,17). L'economia della salvezza preannunziata, narrata e spiegata dai sacri autori, si trova in qualità di vera parola di Dio nei libri dell'Antico Testamento; perciò questi libri divinamente ispirati conservano valore perenne: "Quanto fu scritto, lo è stato per nostro ammaestramento, affinché mediante quella pazienza e quel conforto che vengono dalle Scritture possiamo ottenere la speranza" (Rm 15,4).

L'economia dell'Antico Testamento era soprattutto ordinata a preparare, ad annunziare profeticamente (cfr. Lc 24,44; Gv 5,39; 1Pt 1,10) e a significare con diverse figure (cfr. 1Cor 10,11) l'avvento di Cristo redentore dell'universo e del regno messianico. I libri poi dell'Antico Testamento, tenuto conto della condizione del genere umano prima dei tempi della salvezza instaurata da Cristo, manifestano a tutti chi è Dio e chi è l'uomo e il modo con cui Dio giusto e misericordioso agisce con gli uomini. Questi libri, sebbene contengano cose imperfette e caduche, dimostrano tuttavia una vera pedagogia divina. Quindi i cristiani devono ricevere con devozione questi libri: in essi si esprime un vivo senso di Dio; in essi sono racchiusi sublimi insegnamenti su Dio, una sapienza salutare per la vita dell'uomo e mirabili tesori di preghiere; in essi infine è nascosto il mistero della nostra salvezza.

Dio dunque, il quale ha ispirato i libri dell'uno e dell'altro Testamento e ne è l'autore, ha sapientemente disposto che il Nuovo fosse nascosto nell'Antico e l'Antico fosse svelato nel Nuovo. Poiché, anche se Cristo ha fondato la Nuova Alleanza nel sangue suo (cfr. Lc 22,20; 1Cor 11,25), tuttavia i libri dell'Antico Testamento, integralmente assunti nella predicazione evangelica, acquistano e manifestano il loro pieno significato nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 5,17; Lc 24,27), che essi a loro volta illuminano e spiegano. »

(nn. 14-16)

In tale testo l'Antico Testamento viene presentato come parte organica della storia della salvezza. I suoi libri "conservano valore perenne", e sono Parola di Dio anche per i cristiani, nell'ottica di una "preparazione evangelica", di "una vera pedagogia divina" (n. 15): l'Antico Testamento forma così un'unità articolata con il Nuovo.[13]

Note
  1. In passato era usata, e talvolta lo è ancora, la dicitura Vecchio Testamento, che oggi si preferisce non usare.
  2. Questi libri sono chiamati dagli ebrei profeti anteriori: dietro a questa dicitura vi è la convinzione, comune peraltro alla lettura cattolica, che essi siano storia sacra; gli autori che la narrano sono profeti in quanto leggono e presentano l'agire di Dio nella storia del popolo d'Israele.
  3. Tra i padri della Chiesa che esitano a includerli nel canone dell'Antico Testamento si trova pure San Girolamo.
  4. http://www.bibbiaedu.it/pls/labibbia_new/v3_s2ew_consultazione.mostra_pagina?id_pagina=22326
  5. Tratto dal sito Blue Letter Bible.
  6. Esistono talvolta notevoli varietà tra le proposte dei vari biblisti. I dati indicati sono tratti dalle introduzioni ai vari libri della Bibbia TOB, versione della Bibbia interconfessionale che, sebbene non riconosciuta come ufficiale e liturgica da nessuna confessione cristiana, rappresenta attualmente il massimo del consenso "ufficioso" tra biblisti di diverse confessioni.
  7. Vedi Storia degli Ebrei.
  8. Con un solo versetto (10,11) in aramaico.
  9. Per la versione greca vedi dopo.
  10. In aramaico Dn 2,4-7,28.
  11. Per le aggiunte proprie della versione greca vedi dopo.
  12. Esd 4,8-6,18; 7,12-26
  13. Giuseppe Betori, La Dei Verbum e l'apostolato biblico: una lettura pastorale, relazione al XIII Convegno Nazionale dell'Apostolato Biblico sul tema "L'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo". Comunicare la Sacra Scrittura a 40 anni dalla Dei Verbum, Roma, 4-6 febbraio 2005, online.
Voci correlate
Bibliografia
Collegamenti esterni

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