Terzo libro dei Maccabei

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Il Terzo libro dei Maccabei è un libro compreso tra gli Apocrifi dell'Antico Testamento; viene riconosciuto come canonico solamente dalla Chiesa ortodossa. È presente nella traduzione greca della Bibbia dei Settanta.

Deve il suo nome al fatto di trovarsi collocato al terzo posto, dopo il Secondo libro dei Maccabei, ma non ha alcun rapporto con la rivolta maccabaica e si limita ad avere soltanto un'analogia tematica con le storie narrate nei primi due libri. Mostra tuttavia affinità stilistiche e lessicali, soprattutto per quanto riguarda una certa retorica ed enfasi della struttura narrativa.

Autore e datazione

Di autore ignoto è stato scritto in greco tra la metà del I secolo a.C. ed il 70 d.C., anno della distruzione del Tempio di Gerusalemme evento al quale non fa alcun riferimento[1].

Si tratta di uno scritto pseudo-storico, inserito tra i libri cosiddetti "festali" nei quali è possibile riconoscere l'origine delle festività ebraiche. In particolare in questo libro, come in quello di Ester si rintraccerebbe la festività del Purim, anche non è ben identificabile. Di sicuro la celebrazione si riferisce ad un salvataggio miracoloso di ebrei perseguitati.

Contenuto

Descrive la persecuzione subita dai Giudei della comunità di Alessandria d'Egitto, (della diaspora egiziana) sotto il sovrano greco-egiziano Tolomeo IV Filopatore (222-205 a.C.), descrivendo alcuni interventi salvifici miracolosi di Dio in loro soccorso.

Il libro narra che Tolomeo, giunto a Gerusalemme dopo la vittoria riportata a Rafia nel 217 su Antioco III il Grande, sentendosi invincibile decise di entrare nella parte più interna e sacra del tempio. Gli ebrei però lo supplicano di non compiere questo atto sacrilego e quando Tolomeo si dimostra insensibile alle loro preghiere viene colpito, per l'intervento di Dio, da una paralisi.

Ritornato in Egitto, per vendicarsi, progetta un piano per colpire la comunità ebraica. Ordina che tutti gli ebrei di Alessandria vengano rinchiusi nell'ippodromo, perché ha intenzione di scatenare contro di loro la furia di 500 elefanti drogati con vivo e incenso. Ma ancora una volta è l'intervento divino a salvare gli ebrei: Tolomeo per due giorni cade in un sonno profondo e dimentica il suo proposito di vendetta.

Il terzo giorno raggiunge l'ippodromo per dare compimento alla sua opera, ma due angeli comparsi dal Cielo fanno sì che gli elefanti si rivoltino contro le truppe di Tolomeo, massacrandole. A questo punto Tolomeo libera gli ebrei e consegna loro delle lettere di protezione per tutti i governatori dell'Egitto. Per ricordare la protezione ricevuta da JHWH gli ebrei istituiscono una festa commemorativa dell'evento.

Riferimenti storici

Non ci sono riferimenti storici sicuri. A Tolomeo IV Filopatore non si ricollega nessuna persecuzione del tipo descritto nel testo. L'episodio degli elefanti che si distolgono dai perseguitati per volgersi contro i soldati del persecutore è un riferimento letterario presente in Flavio Giuseppe[2] Anche nel suo racconto, a ricordo dell'avvenimento, viene istituita una festività ebraica.

Bibliografia
  • Clara Kraus Reggiani, Storia della letteratura giudaico ellenistica, Mimenis Edizioni, Milano-Udine 2008
Note
  1. La datazione può essere stabilita con una certa precisione grazie ai riferimenti contenuti in 3Mac 6,6 in cui l'autore mostra di conoscere le aggiunte a Daniele, risalenti al II secolo
  2. C.Ap. 2, 51-56. pag.72 in Clara Kraus Reggiani, Storia della letteratura giudaico ellenistica, Mimesis Edizioni. Si riferisce a Tolomeo VII Fiscone (145-116 a.C.) e alla persecuzione che scatenò contro gli ebrei che sostenevano contro di lui Cleopatra II vedova di Tolomeo VI Filometore ( 181-145 a.C. ).
Voci correlate

Suggerimenti



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