Angelo

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Melozzo da Forlì, Angelo musicante
Virgolette aperte.png
Essi tutti sono spiriti incaricati di un ministero, inviati per servire coloro che devono ereditare la salvezza
Virgolette chiuse.png

Gli Angeli (dal greco ἄγγελος, ánghelos, pronuncia: ánghelos, "messaggero") sono esseri che la Bibbia ci presenta al servizio di Dio nella storia della salvezza. Il nome degli angeli non è un nome di natura ma di funzione, quella di recare appunto un messaggio.

La teologia li descrive come esseri puramente spirituali, incorporei e immortali, personalmente dotati di intelligenza e di volontà. Contemplano incessantemente il volto di Dio, lo glorificano e lo servono. In quanto spiriti, non hanno bisogno di un luogo materiale per esistere, ma vi possono essere presenti per via di azione[1].

Nella Bibbia

L'esistenza degli angeli non costituisce mai un problema nella Bibbia; ma al di fuori di questo punto la dottrina che li riguarda presenta un chiaro sviluppo, e il modo in cui se ne parla ricorre costantemente alle risorse del simbolismo religioso.

Nell'Antico Testamento

Gli angeli di Jahve

Riprendendo un elemento corrente nelle mitologie orientali, ma adattandolo alla rivelazione del Dio unico, l'Antico Testamento rappresenta sovente YHWH come un sovrano orientale (1Re 22,19; Is 6,1-3); i membri della sua corte sono chiamati i suoi servi (Gb 4,18), i santi (Gb 5,1; 15,15; Sal 89[88],6; Dn 4,10), i figli di Dio (Sal 29[28],1; 89[88],7; Dt 32,8).

La diversa terminologia designa l'insieme delle creature che costituiscono l'esercito celeste (1Re 22,19; Sal 148,2; Nee 9,6). La loro presenza fa risaltare la gloria di YHWH; sono a sua disposizione per governare il mondo ed eseguire i suoi ordini (Sal 103[102],20); creano un legame tra il cielo e la terra (Gen 28,12).

Tra essi si menzionano i Cherubini[2] sostengono il suo trono (Sal 80[79],2; 99[98],1), tirano il suo carro (Ez 10,1-2), gli servono da cavalcatura (Sal 18[17],11) oppure custodiscono l'ingresso del suo dominio per interdirlo ai profani (Gen 3,24). I cherubini si trovano nella iconografia del tempio, dove riparano l'arca con le loro ali (1Re 6,23-29; Es 25,18-19).

Un altro termine che designa creature simili è quello che indica i Serafini (letteralmente, gli "ardenti"): essi cantano la sua gloria (Is 6,2-3), ed uno di essi purifica le labbra di Isaia durante la sua visione inaugurale (Is 6,7).

L'Angelo di Jahve

A fianco dei messaggeri enigmatici nominati sempre al plurale, gli antichi racconti conoscono pure un Angelo di YHWH (Gen 16,7; 22,11; Es 3,2; Gdc 2,1), che non è diverso da YHWH stesso, manifestato quaggiù in una forma visibile (Gen 16,13; Es 3,2): abitando in una luce inaccessibile (cfr. 1Tim 6,16), Dio non può lasciar vedere la sua faccia (Es 33,20); gli uomini non ne scorgono mai se non un misterioso riflesso. L'Angelo di YHWH dei testi antichi serve quindi ad esprimere una teologia ancora arcaica che, con l'appellativo Angelo del Signore, lascia tracce fin nel Nuovo Testamento (cfr. Mt 1,20.24; 2,13.19; Lc 1,11; 2,9), e persino nella patristica.

Tuttavia, a misura che la rivelazione progredisce, la sua funzione è sempre più devoluta agli angeli, messaggeri ordinari di Dio.

Sviluppo della dottrina degli angeli

I testi più antichi attribuiscono agli angeli indistintamente compiti buoni o cattivi (cfr. Gb 1,12). YHWH manda il suo buon angelo per vegliare su Israele (Es 23,20); ma per una missione funesta, manda messaggeri di male (Sal 78[77],49), come lo sterminatore (Es 12,23; cfr. 2Sam 24,16-17; 2Re 19,35). Anche il Satana del libro di Giobbe fa ancora parte della corte divina (Gb 1,6-12; 2,1-10).

Dopo l'esilio babilonese i compiti angelici si specializzano maggiormente, e gli angeli acquistano una qualificazione morale in rapporto alla loro funzione: angeli buoni da una parte, Satana e i demoni dall'altra; tra gli uni e gli altri c'è una costante opposizione (Zc 3,1-2). Questa concezione di un mondo spirituale diviso tradisce l'influenza indiretta della Mesopotamia e della Persia: per meglio far fronte al sincretismo iranico-babilonese, il pensiero giudaico sviluppa la sua dottrina anteriore; senza transigere sul suo monoteismo rigoroso, si serve talvolta di un simbolismo preso a prestito, e sistematizza la sua rappresentazione del mondo angelico.

Così il libro di Tobia cita i sette angeli che stanno dinanzi a Dio (12,15; cfr. Ap 8,2), che hanno il loro riscontro nella angelologia della Persia. Ma la funzione attribuita agli angeli non è mutata:

A partire da Ezechiele, gli angeli spiegano ai profeti il senso delle loro visioni (Ez 40,3-4; Zc 1,8-9); questo diventa infine un elemento letterario caratteristico delle apocalissi (Dn 8,15-19; 9,21-23). Ricevono nomi in rapporto alle loro funzioni:

Questi dati sono ancora amplificati nella letteratura apocrifa, soprattutto nel libro di Enoch, e rabbinica, che tenta di organizzarli in sistemi più o meno coerenti. In tal modo la dottrina dell'Antico Testamento sull'esistenza del mondo angelico e sulla sua presenza nel mondo degli uomini si afferma e si chiarisce. Ma le rappresentazioni e le classificazioni di cui essa si serve hanno necessariamente un carattere simbolico che ne rende molto delicata la valutazione.

Nel Nuovo Testamento

Il Nuovo Testamento ricorre allo stesso linguaggio convenzionale, che attinge sia ai libri sacri, sia alla tradizione giudaica contemporanea.

Così enumera gli arcangeli (1Ts 4,16; Gd 9), i cherubini (Eb 9,5), i troni, le dominazioni, i principati, le potestà (Col 1,16), a cui altrove si aggiungono le virtù (Ef 1,21).

Questa gerarchia, i cui gradi variano nella espressione, non ha il carattere di una dottrina fissa, ma di un elemento secondario dai contorni piuttosto fluttuanti. Come già nell'Antico Testamento, l'essenziale del pensiero è altrove, e si riordina qui attorno alla rivelazione di Cristo.

Gli angeli e Cristo

Gli evangelisti parlano talvolta dei suoi rapporti intimi con gli angeli (Mt 4,11; Lc 22,43).

Il mondo angelico trova poi posto nel pensiero di Gesù. Gesù menziona gli angeli come esseri reali ed attivi. Pur vegliando sugli uomini, essi vedono la faccia del Padre (Mt 18,10). La loro vita sfugge alle esigenze cui è soggetta la condizione terrestre (cfr. Mt 22,30 e par.). Benché ignorino la data del giudizio finale, che è un segreto conosciuto dal solo Padre (Mt 24,36 e par.), ne saranno gli esecutori (Mt 13,39.49; 24,31). Fin d'ora gli angeli partecipano alla gioia di Dio quando i peccatori si convertono (Lc 15,10). Tutti questi elementi sono conformi alla dottrina tradizionale.

Gesù inoltre precisa la loro situazione in rapporto al Figlio dell'uomo, la figura misteriosa che lo definisce, specialmente nella sua gloria futura: gli angeli lo accompagneranno nel giorno della sua parusia (Mt 25,31); saliranno e discenderanno su di lui (Gv 1,51), come un tempo sulla [[scala di Giacobbe]] (Gen 28,10-12); egli li manderà per radunare gli eletti (Mt 24,31 e par.) e scartare i dannati dal regno (Mt 13,41-42). Fin dal tempo della sua passione Gesù avrebbe potuto richiedere l'intervento degli angeli che sono al suo servizio (Mt 26,53).

Il pensiero cristiano primitivo non farà dunque altro che prolungare le parole di Gesù quando affermerà che gli angeli gli sono inferiori. Il Figlio di Dio si è abbassato al di sotto di essi per la sua incarnazione (Eb 2,7), ma egli meritava la loro adorazione nella sua qualità di Figlio di Dio (Eb 1,6-7; cfr. Sal 97[96],7). Dopo al risurrezione è chiaro che Dio glieli ha sottomessi (Ef 1,20-21), essendo stati creati in lui, da lui e per lui (Col 1,16). Essi riconoscono attualmente la sua sovranità (cfr. Ap 5,11-12; 7,11-12), e formeranno la sua scorta nell'ultimo giorno (2Ts 1,7; Ap 14,14-16; cfr. 1Ts 4,16). Così il mondo angelico si subordina a Cristo, di cui ha contemplato il mistero (1Tim 3,16; cfr. 1Pt 1,12).

Gli angeli e gli uomini

In questa prospettiva gli angeli continuano a svolgere presso gli uomini i compiti che già l'Antico Testamento attribuiva loro. Quando una comunicazione soprannaturale perviene dal cielo alla terra, essi ne rimangono i misteriosi messaggeri: Gabriele trasmette la duplice annunciazione (Lc 1,19.26); un esercito celeste interviene nella notte della natività (Lc 2,9-14); angeli ancora annunciano la risurrezione (Mt 28,5-7 e par.) e fanno conoscere agli apostoli il senso della ascensione (At 1,10-11). Ausiliari di Cristo nell'opera della salvezza (Eb 1,14), essi assicurano la custodia degli uomini (Mt 18,10; At 12,15), presentano a Dio le preghiere dei santi (Ap 5,8; 8,3), conducono l'anima dei giusti in paradiso (Lc 16,22). Per proteggere la Chiesa, essi continuano attorno a Michele, loro capo, la lotta contro Satana, che dura fin dalle origini (Ap 12,1-9).

Un legame intimo collega così il mondo terrestre al mondo celeste; in cielo gli angeli celebrano una liturgia perpetua (Ap 4,8-11), alla quale quaggiù si unisce la liturgia della Chiesa[3]. Presenze soprannaturali ci attorniano, che il veggente dell'Apocalisse concretizza nel linguaggio convenzionale consacrato dall'uso.

I discepoli di Gesù hanno verso gli angeli una riverenza (cfr. Gs 5,13-15; Dn 10,9; Tb 12,16) che non è da confondere con l'adorazione (Ap 22,8-9). Quindi è necessario proscrivere un culto esagerato degli angeli, poiché esso pregiudicherebbe quello di Cristo (Col 2,18).

Al di là di queste esplicite affermazioni della Bibbia, il critico può chiedersi quale significato abbiano delle rappresentazioni che sono ampiamente desunte dal mondo pagano circostante, e che traducono elementi periferici del messaggio biblico. Il problema non è facilmente risolvibile. Un punto è certo. Qualunque siano la natura e la struttura dell'universo spirituale che circonda Dio e mette in esecuzione i suoi disegni, esso è incorporato nel piano divino della creazione e della redenzione per sottomissione a Cristo, Signore del mondo e Salvatore. In questo modo entra nel campo della fede cristiana.

Nella tradizione della Chiesa

Nel Simbolo Niceno-Costantinopolitano proclamiamo e confessiamo Dio Creatore non solo delle realtà visibili, ma anche di quelle invisibili, di cui gli angeli fanno parte.

Il Concilio Lateranense IV parla esplicitamente della creazione degli Angeli[4]. È esclusa la creazione degli angeli ab eterno: il Concilio Lateranense IV e il Concilio Vaticano I affermano che furono creati ab initio temporis, "dall'inizio del tempo".

Gli Angeli furono creati nello stato di grazia santificante, ma non tutti vi perseverarono. Molti di essi commisero, subito dopo la creazione, un peccato di superbia, abusando della loro libertà[5]. San Tommaso d'Aquino spiega che l'Angelo, conoscendo come per intuito, aderisce immutabilmente, dopo la libera scelta, o al bene o al male: perciò gli Angeli caduti non avranno modo di pentirsi, come invece è concesso agli uomini che conoscono ragionando progressivamente.

La teologia scolastica, ha sistematizzato i dati biblici nell'affermazione che gli angeli sono distribuiti in nove schiere:

  1. Arcangeli
  2. Angeli
  3. Cherubini
  4. Serafini
  5. Troni
  6. Dominazioni
  7. Principati
  8. Potestà
  9. Virtù

I nomi sono relativi a vari uffici.

Nel Catechismo della Chiesa cattolica

Il Catechismo della Chiesa cattolica riprende la dottrina tradizionale sugli angeli, ne afferma l'esistenza[6] in base all'unanimità della Scrittura e della Tradizione[7].

Descrive gli angeli come servitori e messaggeri di Dio. Poiché essi vedono sempre la faccia del Padre che è nei cieli essi sono gli esecutori dei suoi comandi, pronti alla voce della sua parola. Li mette senz'altro in relazione al piano di salvezza realizzato in Cristo.

Afferma la presenza degli angeli custodi, a protezione degli uomini e come loro intercessori:

« "Ogni fedele ha al proprio fianco un angelo come protettore e pastore, per condurlo alla vita"[8]. Fin da quaggiù, la vita cristiana partecipa, nella fede, alla beata comunità degli angeli e degli uomini, uniti in Dio. »
(n. 336)
Gerarchia degli Angeli
Prima Sfera
(adorante)

Serafini • Cherubini • Troni 

Paradiso Canto 31.jpg
Seconda Sfera
(attiva)

Dominazioni • Virtù  • Potenze

Terza Sfera
(attiva)

Principati • Arcangeli • Angeli

Note
  1. San Tommaso d'Aquino ha chiarito questo aspetto.
  2. Il nome di cherubino è di origine mesopotamica.
  3. Gli angeli sono espressamente nominati nel Gloria, nel Prefazio, nel [[Santo (Messa)|Santo.
  4. Denzinger 428.
  5. Concilio Lateranense IV, Denzinger 428.
  6. "Gli esseri spirituali che la Sacra Scrittura chiama Angeli".
  7. Catechismo della Chiesa cattolica 328-336.
  8. San Basilio Magno, Adversus Eunomium, 3, 1: SC 305,148 (PG 29, 656).
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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