Canone della Bibbia

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Inizio della Prima lettera di Pietro. Manoscritto latino 1407AD, opera del monaco belga Gerard Brils. Abbazia di Malmesbury, Wiltshire, Inghilterra.

Il canone biblico è l'elenco dei testi contenuti nella Bibbia, riconosciuti come ispirati da Dio e dunque sacri, normativi per la Chiesa cattolica.

La parola canone è una traslitterazione del greco κανὡν, kanhon, letteralmente "canna", "bastone diritto". Il termine indicava lo strumento di misura per la lunghezza (solitamente appunto un bastone diritto), donde il significato traslato di regola, prescrizione, forma, modello.

Tra le diverse confessioni cristiane si trovano notevoli diversità sia sul modo d'intendere l'ispirazione della Bibbia (v. voce apposita) sia sulle effettive liste dei libri considerati canonici. Si possono avere pertanto diversi canoni:

A grandi linee, c'è una rilevante distinzione tra i vari canoni cristiani da un lato e quello ebraico dall'altro, che non accoglie i libri del Nuovo Testamento relativi a Gesù. Tra i vari canoni cristiani le distinzioni sono limitate ai libri dell'Antico Testamento, essendovi comune accordo sulla canonicità di tutti i libri del Nuovo Testamento. Circa i vangeli in particolare, la tradizione cristiana non ha mai avuto dubbi nel considerare canonici i soli Matteo, Marco, Luca, Giovanni.

I testi che non sono accolti in un determinato canone sono detti apocrifi.

Canone ebraico

Formazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Tanakh, Apocrifi dell'Antico Testamento e Septuaginta.

Tre sono i gruppi di scritti prodotti nell'antico ambiente giudaico che entrano in gioco nella questione del canone ebraico.

Tanakh

I libri che compongono l'attuale Tanakh, cioè la cosiddetta 'Bibbia ebraica' (termine però improprio in quanto 'Bibbia' è tipicamente cristiano) sono stati composti in un ampio lasso di tempo che va dal X secolo a.C. alla metà del II secolo a.C. Sono scritti in ebraico, con alcune appendici in aramaico in alcuni libri più recenti. La maggior parte di tali testi sono stati caratterizzati da una tradizione orale più o meno prolungata prima che si arrivasse a una vera e propria redazione scritta (per la maggior parte degli oracoli profetici, considerati 'con sicurezza' parola di Dio, la stesura scritta deve essere avvenuta in tempi relativamente brevi). In particolare il V secolo a.C., in corrispondenza con il ritorno in Giudea dei deportati ebrei dall'esilio babilonese, si rivelò cruciale per il passaggio dalla fase orale a quella scritta, soprattutto per i cinque testi della Torah (leggi toràh) o pentateuco e per i libri che descrivevano la storia del popolo d'Israele, i cosiddetti 'profeti anteriori': Giosuè, Giudici, 1-2 Samuele, 1-2 Re.

Apocrifi dell'Antico Testamento

Nei secoli immediatamente precedenti e successivi l'era cristiana (all'incirca III secolo a.C. - III secolo d.C.), quando la comunità religiosa ebraica era relativamente stabile attorno al tempio di Gerusalemme ma anche nella fiorente diaspora nei vicini paesi del medio oriente, vennero composti un elevato numero di scritti attualmente noti come apocrifi dell'Antico Testamento. La lingua di tali testi era l'ebraico (in questo periodo ormai una lingua morta usata solo nel culto liturgico), l'aramaico (la lingua ufficiale del medio oriente parlata anche in Palestina) e il greco (che costituiva la lingua franca all'interno della sfera ellenista, parlata in particolare dalle comunità giudaiche nella diaspora in Egitto). Il contenuto e/o l'attribuzione pseudoepigrafa di questi apocrifi era legato ai testi della attuale Tanakh, i soli ammessi nella liturgia ufficiale del tempio di Gerusalemme o della sinagoga.

Settanta

La comunità degli Ebrei presente nella città ellenista di Alessandria d'Egitto tradusse i testi della Tanakh in greco, la loro lingua vernacolare, in un lasso di tempo che va dal III secolo a.C. (Torah) al I secolo a.C. (alcuni Scritti). Il nome col quale viene indicata la traduzione è Settanta, in riferimento al leggendario numero dei traduttori della Torah come descritto dalla Lettera di Aristea. La versione ebbe una notevole fortuna tra gli Ebrei di lingua greca presenti non solo in Egitto ma nell'intero medio oriente: per essi, al pari dei loro con-religionari palestinesi, l'ebraico rappresentava ormai solo una lingua morta (analogamente gli Ebrei della Terra d'Israele di lingua aramaica avevano composto i targumim).

La Settanta includeva anche diversi libri in greco composti nella diaspora in Egitto che non erano usati né nel culto ufficiale del tempio di Gerusalemme né in quello della sinagoga della diaspora. Per sottolineare la discrepanza numerica tra i testi contenuti nella Tanakh e nella Settanta tra gli attuali studiosi si parla solitamente di:
  • canone palestinese o canone breve, includente i libri ebraico-aramaici della attuale Tanakh;
  • canone alessandrino o canone lungo, includente oltre ai libri presenti nel canone palestinese anche i testi scritti in greco nella diaspora, contenuti nella Settanta.

Fissazione

Fino al I secolo d.C. la comunità credente giudaica non avvertì con particolare urgenza la necessità di definire chiaramente un canone dei testi sacri. Gli unici libri usati nella liturgia ufficiale (tempio e sinagoga) erano quelli della Tanakh, soprattutto i 5 testi della Torah e i Salmi. Per gli altri testi (attuali apocrifi e Settanta) non erano viste come necessarie particolari restrizioni o divieti, essendo lasciato il loro uso alla devozione individuale. In molte sinagoghe della diaspora tuttavia la Settanta era parte integrante del culto, avendo soppiantato la lettura dei testi in ebraico, incomprensibile ai più.

Tale nebulosa ma non problematica situazione mutò radicalmente in seguito al progressivo diffondersi del cristianesimo, nel corso del I secolo. La nuova religione, che nei primi tempi non si avvertiva come alternativa all'ebraismo ma il suo naturale compimento, adottava la traduzione della Settanta piuttosto che gli originali testi ebraici. La nascente Chiesa inoltre stava componendo lentamente i Vangeli, nuovi testi affiancati nell'uso liturgico ai tradizionali libri di quello che cominciò a chiamare Antico Testamento, e le lettere di alcuni apostoli (soprattutto Paolo), anch'esse usate nella liturgia cristiana.

Queste novità spinsero la comunità giudaica a fissare con chiarezza il canone ebraico. In passato gli studiosi ritenevano che ciò avvenne verso la fine del I secolo d.C. Circa le circostanze di tale fissazione, molti studiosi contemporanei concordavano con lo storico giudeo-tedesco Heinrich Graetz, il quale nel 1871 ha ipotizzato che verso la fine del I secolo d.C. si sia svolto nella località palestinese di Jamnia (dicitura inglese; ebraico Yavneh o Yabneh; latino Iamnia) un vero e proprio concilio di rabbini farisei, con lo scopo di riorganizzare la comunità ebraica rimasta orfana del tempio di Gerusalemme, distrutto dai romani nel 70, e della guida della corrente religiosa antagonista dei sadducei, legati ad esso.

Contro la tesi di Graetz si sono espressi negli anni '60 gli studiosi Jack P. Lewis, Sidney Z. Leiman e molti altri, che hanno considerato quella del concilio come una mera ipotesi non documentabile con certezza dalle fonti.

In realtà "tutti gli indizi indicano che il canone ebraico era già chiuso al tempo di Gesù e dei suoi apostoli" (Nuovo Dizionario Enciclopedico Illustrato della Bibbia 2005 pag. 164).

Giuseppe Flavio, circa 50 dopo la morte di Gesù e all'incirca al tempo del supposto concilio di Jamnia, scrive nel trattato Contra Apionem "Presso di noi non si trovano miriadi di libri in contraddizione e in contrasto gli uni con gli altri ma solo 22 libri che descrivono tutto il corso del tempo; a buon diritto essi vengono considerati degni di fede. Ne fanno parte i cinque libri di Mosè... Dalla morte di Mosè ad Artaserse...i profeti postmosaici hanno annotato gli eventi del loro tempo in 13 libri. Gli altri quattro libri contengono canti di lode a Dio... Anche per il tempo che va da Artaserse ad oggi ogni cosa è stata registrata, ma questa descrizione non gode della medesima credibilità di quello che precede, poiché è venuta meno la vera discedenza dei profeti." Giuseppe Flavio aggiunge che fino alla sua epoca i libri degli ebrei sono 22 e nessuno ha osatio aggiungerne altri o toglierne alcuni (CtAp 1,8), ma non elenca i singoli libri, il cui elenco non è determinabile con sicurezza considerata anche la problematica dei libri doppi (tipi I e II Cronache).

Se le sue affermazioni sono vere si può affermare che al suo tempo il canone era stato fissato e che comprende 22 libri (contro i 24 libri attualmente nella Bibbia ebraica). Interessante è il fatto che Giuseppe Flavio parla di un canone di tutti i giudei e non solo di una setta religiosa (per esempio i Farisei). I dati forniti da Giuseppe Flavio vengono confermati da 4 Esdra e dal filosofo giudeo Filone contemporaneo di Gesù (De vita contemplativa 24).

Concludendo, le informazioni in nostro possesso indicano che il canone biblico ebraico era già completo intorno al II secolo a.C. nel quale sono definitivamente considerati testi sacri i testi della Tanakh, cioè Torah (leggi toràh, legge), Nevi'im (leggi nevi'ìm, profeti), Ketuvim (leggi ketuvìm, scritti). Questo terzo gruppo di testi in particolare venne definitivamente considerato ispirato, mentre prima vi erano pareri discordanti tra le varie scuole rabbiniche (soprattutto per il Cantico dei Cantici, Qoelet ed Ester). A prescindere dalle varie ipotesi teologico-letterarie che si possono fare, il criterio empirico di base per l'accettazione dei testi come canonici fu la considerazione della lingua di composizione, cioè l'ebraico. Questo criterio però non dovette essere assolutamente risolutivo: il Siracide, sebbene pervenutoci in greco, era scritto originariamente in ebraico[1] ma fu ugualmente considerato non canonico. Per questo testo evidentemente ha giocato un ruolo importante la paternità dell'autore, giudicato allora evidentemente non sufficientemente autorevole;

Elenchi nell'antichità

Il libro detto Siracide, composto tra il 180-175 a.C., offre la più antica elencazione dei testi biblici considerati allora canonici, seppure in maniera indiretta. Nella sezione detta "Elogio dei padri" (cc. 44-49) vengono esaltati personaggi della storia biblica di cui si narrano le gesta nei libri della Torah e dei Nevi'im. Nei passi Sir 47,8-9; 44,5; 47,17; 44,4; 49,12 gli studiosi contemporanei vedono riferimenti rispettivamente a Salmi, Proverbi, Cantico, Giobbe, Esdra-Neemia. Siracide cita in definitiva tutti i testi attualmente considerati canonici eccetto Rut, Ester, Daniele, Qoelet.

Nel prologo dell'opera, aggiunto dal nipote dell'autore che ha tradotto il Siracide dall'ebraico al greco verso il 132 a.C. vengono menzionate esplicitamente per la prima volta le tre sezioni diventate poi tradizionali: "nella legge, nei profeti e negli altri scritti successivi" (linea 1); "la legge, i profeti e il resto dei libri" (linee 24-25). Si nota come la terza sezione non è definita con chiarezza, probabilmente per incertezze che già c'erano sull'accettazione della canonicità di alcuni di questi testi.

Il Secondo libro dei Maccabei (fine II secolo a.C.) in 2,13 accenna a una raccolta di libri che avrebbe fatto Neemia nel V secolo a.C., comprendente "i libri dei re (probabilmente Libri dei Re), dei profeti (attuali Nevi'im) e di Davide (probabilmente attuale Libro dei Salmi) e le lettere dei re intorno ai doni (alcune delle quali confluite in 4)". Non viene fatto cenno ai testi della Torah, che nel V secolo dovevano già essere redatti in forma definitiva. In 15,9 viene citata la legge e i profeti.

Quanto ai testi del Nuovo Testamento, scritti all'interno del I secolo, sono presenti riferimenti impliciti o espliciti a tutti i libri attualmente nel canone ebraico eccetto Cantico, Qoelet, Ester, Esdra-Neemia. Non sono presenti inoltre riferimenti ai testi presenti nella Settanta ma non nella Tanakh (detti deuterocanonici nella tradizione cattolica).[2] In Lc 24,44 si accenna a "legge, profeti e salmi", mentre in Mt 5,17; Lc 16,16; At 24,14 vengono nominate solo legge e profeti. Traspare in definitiva l'incertezza relativa alla canonicità di alcuni degli Scritti e a tutti i deuterocanonici.

Nel I secolo d.C. Filone d'Alessandria, nell'opera Vita contemplativa (v. 25) testimonia la considerazione dei testi sacri senza però accennare a una tripartizione, parlando di "leggi e oracoli sacri di Dio enunciati dai santi profeti, e inni, e salmi e le altre cose". Nel suo voluminoso corpus non sono curiosamente citati i libri deuterocanici che pure godevano di notevole stima presso i Giudei della diaspora di Alessandria.

Sempre nel I secolo Giuseppe Flavio in Contro Apione (1,8)[3] parla di 22 libri: 5 libri della Torah, 13 libri dei Nevi'im, 4 libri di inni e sapienza. Non citando i titoli dei libri non è possibile sapere con precisione quali dei libri considerasse canonici o meno e con quale criterio venissero contati.

Nell'apocrifo Apocalisse di Esdra (2 Esdra nella tradizione protestante, 4 Esdra in quella cattolica), databile circa alla metà del II secolo d.C., sono contati 24 libri (v. 14,45). Il motivo della discrepanza con Giuseppe Flavio può essere dovuto al fatto che alcune coppie di libri erano contate da quest'ultimo come uno (Rut con Giudici; Lamentazioni con Geremia).

Nella tradizione midrashica successiva comunque prevale fino ai giorni nostri il totale di 24 libri (v. Talmud Babilonese, Baba Bathra 14b; Midrash Rabbah di Numeri 14,4;15,22), anche se alcuni loci risalenti al II secolo (Mishna, Yadaim, 3,5; Talmud Babilonese, Megilla, fol. 7) testimoniano ancora incertezze circa Ester, Qoelet, Cantico dei Cantici.

Elenco ebraico definitivo

Il canone dei libri sacri per gli ebrei comprende in definitiva 24 libri (il numero però diventa 39 contando separatamente i dodici profeti minori, i due libri di Samuele, i due libri dei Re, Esdra e Neemia, i due libri delle Cronache).

  • תורה Torah (Legge):
1. בראשית (Bereshìt, in principio) - Genesi
2. שמות (Shemòt, nomi) - Esodo
3. ויקרא (Wayqrà, e chiamò) - Levitico
4. במדבר (Bemidbàr, nel deserto) - Numeri
5. דברים (Devarìm, parole) - Deuteronomio
  • נביאים ראשונים (Neviìm rishonim, profeti anteriori) o Libri storici
6. יהושע (Yehoshua) - Giosuè
7. שופטים (Shofetìm) - Giudici
8. שמואל (Samuèl) - Primo e Secondo libro di Samuele
9. ספר מלכים (sèfer malchìm - Libro dei re) - Primo e Secondo libro dei Re
  • נביאים אחרונים (Neviìm aharonim, profeti posteriori) o profeti in senso proprio
10.ישעיהו (Ysha'ihàu) - Isaia
11. ירמיהו (Yermihàu) - Geremia
12. יחזקאל (Yehzqè'l) - Ezechiele
13. תרי עשר (Terè 'asàr, dodici in aramaico), comprendente i libri che sono detti dodici profeti minori (o 'dodici' o 'profeti minori'):[4]
  • הושע (Hoshè'a) - Osea
  • יואל (Yoèl) - Gioele
  • עמוס (Amòs) - Amos
  • עובדיה (Obadiàh) - Abdia
  • יונה (Yonàh) - Giona
  • מיכה (Mikà) - Michea
  • נחום (Nahùm) - Naum
  • חבקוק (Habaqqùq) - Abacuc
  • צפניה (Zefanyàh) - Sofonia
  • חגי (Haggài) - Aggeo
  • זכריה (Zekaryàh) - Zaccaria
  • מלאכי (Mal'aki) - Malachia
14. תהילים (Tehillìm) - Salmi
15. משלי (Mishlè) - Proverbi
16. איוב (Iòb) - Giobbe
  • חמש המגילות (Hamesh meghillot, cinque rotoli) comprendente
17. שיר השירים (Shìr hasshirìm) - Cantico dei cantici
18. רות (rut) - Rut
19. איכה (Ekàh, ahimè) - Lamentazioni
20. קהלת (Qohèlet, radunante) - Qoelet detto anche Ecclesiaste
21. אסתר (Estèr) - Ester
22. דניאל (Dani'èl) - Daniele
23. עזרא (Ezrà) - Esdra comprendente
נחמיה (Nehemyàh) - Neemia
24. דברי הימים (Debarè hayomim - Cose dei giorni) - Primo e Secondo libro delle Cronache

Secondo la tradizione giudaica i libri sono raggruppati fino a formare appunto un totale di 24. Il numero corrisponde alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico, a ognuna delle quali corrisponde un libro (א Genesi, ב Esodo...). La yod י, iniziale del nome di Dio YHWH, è associata a 3 libri.

Canone samaritano

La minuscola comunità samaritana accoglie come testi sacri solamente i cinque libri della Torah più Giosuè. Si parla talvolta di Esateuco (gr. sei astucci, in assonanza a Pentateuco) samaritano.

Canone cristiano

Formazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Nuovo Testamento, Letteratura sub-apostolica e Apocrifi del Nuovo Testamento.

I gruppi di scritti prodotti o usati nell'antico ambiente cristiano che entrano in gioco nella questione del canone cristiano sono cinque.

Septuaginta

Le prime comunità cristiane hanno usato, nel culto liturgico e come riferimento per la compilazione dei testi del Nuovo Testamento, la traduzione greca dell’Antico Testamento (termine coniato dalla tradizione cristiana) iniziata ad Alessandria d'Egitto nel III secolo a.C. e terminata nel I secolo a.C. Delle circa 350 citazioni dell'AT presenti nel NT circa 300 seguono seppure con una certa libertà redazionale la Settanta greca invece che il testo ebraico (detto poi testo masoretico).

La Settanta comprende anche altri testi prodotti nella diaspora alessandrina complessivamente tra il IV-I secolo a.C. cihamati nella tradizione cattolica deuterocanonici (apocrifi in quella protestante):

Nuovo Testamento

I 27 testi che compongono l'attuale Nuovo Testamento sono stati composti in lingua greca in un periodo relativamente limitato che va circa dal 51 (Prima lettera ai Tessalonicesi) al 95 (Apocalisse di Giovanni). Tra i biblisti è ampiamente diffusa, seppure non unanime, l'ipotesi che la redazione dei Vangeli si sia basata su una precedente raccolta proto-evangelica, la cosiddetta fonte Q, risalente a un periodo indefinibile tra il 40-60. Questo testo però, se esistito, è confluito nelle narrazioni dei Vangeli ed è stato dunque in seguito abbandonato e perduto. Gli autori del Nuovo Testamento si presentano, o sono indicati dalla tradizione cristiana immediatamente successiva, come apostoli. Sebbene Paolo di Tarso, autore di 13 lettere, non facesse parte del primordiale nucleo dei 12 apostoli, si considerò tale in quanto a suo dire chiamato e inviato direttamente da Gesù sulla celeberrima via di Damasco ('apostolo'=inviato in greco).

Letteratura sub-apostolica

Con la dicitura 'letteratura sub-apostolica' si intendono alcuni testi cristiani risalenti alla cosiddetta epoca sub-apostolica (circa II secolo), cioè immediatamente seguente a quella apostolica (I secolo d.C.). È molto attestata la dicitura 'scritti dei padri apostolici' o 'scritti apostolici'. Nessuno degli autori di tali testi, appunto i 'padri apostolici', apparteneva al numero degli apostoli, ma si trattava di papi, vescovi o comunque pensatori autorevoli all'interno della primitiva comunità cristiana.

Apocrifi dell'Antico Testamento

I testi che sono attualmente indicati come apocrifi dell'Antico Testamento sono stati esclusi dal canone ebraico in epoca di poco successiva alla formazione della maggior parte del Nuovo Testamento cristiano. Su di essi dunque anche la comunità cristiana, al pari della comunità giudaica, non aveva ancora espresso un categorico rifiuto. Pertanto, sebbene nessuno degli apocrifi veterotestamentari venisse usato dalla Chiesa per funzioni liturgiche, in alcuni loci delle opere neotestamentarie alcune espressioni ne tradiscono una dipendenza da parte degli autori cristiani (14-15 cita esplicitamente l'apocrifo Libro di Enoch, 9 cita implicitamente l'apocrifo Assunzione di Mosè).

Apocrifi del Nuovo Testamento

A partire dalla metà del II secolo d.C. furono composti, soprattutto in ambiente eretico (in particolare gnostico) ma non solo, numerosi testi attualmente indicati come apocrifi del Nuovo Testamento. Solitamente gli autori si presentavano pseudoepigraficamente come personaggi del Nuovo Testamento, soprattutto apostoli, tradendo la consapevolezza dalla originalità (e dunque falsità storica) dei contenuti narrati. Nessuno di questi testi venne usato dalla Chiesa per funzioni liturgiche. La loro consultazione fu lasciata allo studio e meditazione dei singoli credenti, e per i testi di origine o contenuto eretico la Chiesa ne vietò la lettura. Non si arrivò tuttavia, come attualmente è diffusa convinzione, a veri e propri roghi di testi con punizione dei possessori.

Antico Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Antico Testamento.

Quanto ai testi dell'Antico Testamento, tendenzialmente gli autori cristiani dei primi secoli non ebbero dubbi nell'accettare come ispirati da Dio e normativi per la Chiesa i testi considerati canonici dalla tradizione ebraica, cioè i 39 (24 nel computo ebraico) libri della Tanakh. Qualche dubbio iniziale poi superato vi fu per Ester, similmente a quanto accadeva nella tradizione ebraica. Anche per il libro di Enoch, citato esplicitamente nella neotestamentaria lettera di Giuda in 14-15, vi furono inizialmente alcuni dubbi poi superati. Secondo una dicitura successiva usata nella tradizione cattolica questi testi sono indicati come 'protocanonici' (cioè facenti parte del 'primo canone'), e per questa lista si usa la dicitura 'canone breve' o 'canone palestinese'. La certezza sui 39 libri si ritrova nelle moderne confessioni cristiane che li accettano tutti come ispirati.

I dubbi della tradizione cristiana, che hanno portato a definire canoni dell'AT diversificati a seconda delle varie confessioni contemporanee, riguardano altri libri non presenti nella Tanakh ebraica ma contenuti in altre Bibbie cristiane. In particolare si notano dubbi tra gli autori cristiani circa alcuni libri detti nella tradizione cattolica 'deuterocanonici', contenuti nella Bibbia greca detta Settanta, e per questa lista si usa la dicitura 'canone lungo' o 'canone alessandrino' (la Settanta è stata realizzata ed era in uso nella città di Alessandria d'Egitto). Tra i deuterocanonici è difficile dare una valutazione su come fossero considerati il libro di Baruc e la Lettera di Geremia, che talvolta erano accorpati col libro di Geremia.

Inoltre alcuni testi sono propri della Bibbia siriaca detta Peshitta e della Bibbia etiope, accolti rispettivamente nei canoni siriaci e copto ma considerati apocrifi dalle altre confessioni.

Complessivamente, fino al concilio di Trento nel XVI secolo all'interno della chiesa latina prevalse direttamente o indirettamente la posizione dell'autorevolissimo Girolamo: i deuterocanonici erano usati e citati anche se non erano considerati propriamente alla stregua dei protocanonici (cioè i testi contenuti nella Tanakh), nonostante alcune esplicite direttive pontificie equiparassero protocanonici e deuterocanoni (Decreto di Damaso, Decreto di Gelasio).

Similmente anche le chiese orientali di cultura greca accoglievano i deuterocanonici, in particolare sulla scia della decisione del 3° sinodo di Cartagine.

Nuovo Testamento

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Nuovo Testamento e Antilegomena.

Per i quattro vangeli definiti oggi canonici (Matteo, Marco, Luca, Giovanni) la Chiesa non mostrò sostanzialmente dubbi nell'attribuire ad essi carattere ispirato e a permetterne l'uso nella liturgia. Similmente non mostrò dubbi nel rigettare come non ispirati gli altri vangeli detti oggi apocrifi.

Per gli altri scritti del NT invece il processo di formazione del canone si conclude definitivamente nel IV secolo. La consapevolezza della necessità di definire un canone dei libri biblici crebbe nelle Chiesa parallelamente al comparire di testi apocrifi, prodotti e usati prevalentemente in ambienti eretici (soprattutto gnostici). I testi per i quali vi furono dubbi sono chiamati antilegomena, cioè disputati.

La presente tabella riassume schematicamente in maniera semplificata la condiderazione dei vari testi neotestamentari all'interno di vari testimoni: principali autori cristiani, gruppi eretici, manoscritti biblici, direttive ecclesiastiche ufficiali (sinodi, concili e papi).[27] I casi possono essere:

  • sì: lo scritto è citato in maniera implicita o esplicita o dichiarato esplicitamente ispirato o canonico;
  • no: lo scritto è dichiarato ufficialmente come da rigettare o non canonico o apocrifo;
  • dubbi e antilegomena (lett. contraddetto): lo scritto è dichiarato esplicitamente come di dubbia canonicità; in alcuni casi lo scritto è rigettato dall'autore in un'opera ma anche citato autorevolmente in un'altra;
  • -: il testimone non cita lo scritto.

In definitiva all'interno della Chiesa vi sono stati inizialmente notevoli dubbi sull'accettazione di 7 testi del NT non evangelici (Eb, Gc, Gd, 2-3 Gv, Ap), chiamati da Sisto da Siena nel 1566 deuterocanonici (=del secondo canone, cioè entrati nel canone in un secondo momento).

La più antica lista corrispondente al canone attuale si trova per la prima volta in una lettera di Atanasio di Alessandria del 367, conforme al successivo decreto di papa Damaso del 382. Questo canone ha prevalso fino ad oggi tramite la mediazione della Vulgata, la traduzione della Bibbia in latino realizzata da Girolamo dietro commissione di papa Damaso.

Sebbene non dichiarati esplicitamente, i criteri usati dalla Chiesa cristiana antica per considerare un testo canonico nell'ambito del Nuovo Testamento sono stati:

  • Paternità apostolica: attribuibile all'insegnamento o alla diretta scrittura degli apostoli o dei loro più stretti collaboratori. Questo criterio ha favorito l'esclusione dal canone neotestamentario della autorevole letteratura sub-apostolica;
  • Ortodossia: testi che rispettino le verità dogmatiche di fede (Unità e Trinità di Dio, Gesù Cristo vero Dio e vero uomo...). Questo criterio ha favorito l'esclusione delle opere eretiche, seppure pseudoepigrafe;
  • Uso liturgico: testi letti pubblicamente nei riti liturgici delle prime comunità cristiane.

Elenco del Nuovo Testamento

A partire dal IV secolo questo è l'elenco dei 27 testi accolti nel NT secondo tutte le confessioni cristiane:

Canone ortodosso

Quanto all'Antico Testamento, la Chiesa Ortodossa accoglie come canonici i libri contenuti nella versione greca della Bibbia detta Settanta, realizzata ad Alessandria d'Egitto tra il III-I secolo a.C. L'ordine di elencazione è parzialmente diverso da quello ebraico originale, soprattutto per alcuni dei libri profetici. Anche alcuni versetti all'interno dei libri profetici sono disposti diversamente rispetto ai corrispettivi ebraici.

È in particolare in occasione del sinodo di Gerusalemme del 1672[6] che le chiese greco-ortodosse hanno stabilito in maniera definitiva il canone biblico.

Quanto al Nuovo Testamento sono accolti tutti i 27 libri similmente alle altre confessioni cristiane.

Elenco dell'Antico Testamento ortodosso

La grafia corrisponde al greco moderno, priva di spiriti e con accenti semplificati.

  • Πεντάτευχος (Pentàteuchos, cinque astucci)
    • Γένεσις (Génesis, origine) - Genesi
    • Έξοδος (Èxodos, uscita) - Esodo
    • Λευιτικόν (Levitikón) - Levitico
    • Αριθμοί (Aritmòi) - Numeri
    • Δευτερονόμιον (Deuteronòmion, seconda legge) - Deuteronomio
  • Ιστορικά (Istorikà, storici)
    • Ιησούς του Ναυή (Iesús tu navé, Giosuè profeta) - Giosuè
    • Κριταί (Kritài) - Giudici
    • Ρουθ (Rùth) - Rut
    • Α' Σαμουήλ (1 Samuél) oppure Βασιλειών Α' (1 Basiléon) - 1 Samuele
    • Β' Σαμουήλ (2 Samuél) oppure Βασιλειών Β' (2 Basiléon) - 2 Samuele
    • Α' Βασιλέων (1 Basiléon) oppure Βασιλειών Γ' (3 Basiléon) - 1 Re
    • Β' Βασιλέων (2 Basiléon) oppure Βασιλειών Δ' (4 Basiléon) - 2 Re
    • Α' Χρονικών (1 Cronikòn) oppure Παραλειπομένων Α' (1 Paraleipoménon, cose aggiunte) - 1 Cronache
    • Β' Χρονικών (2 Cronikòn) oppure Παραλειπομένων Β' (2 Paraleipoménon, cose aggiunte) - 2 Cronache
    • Α' Έσδρας (1 Ésdras) - Esdra greco
    • Β' Έσδρας (2 Ésdras) - Esdra
    • Νεεμίας (Neemías) - Neemia
    • Εσθήρ (Esthér) - Ester con aggiunte
    • Ιουδίθ (Iudít)) - Giuditta
    • Τωβίτ (Tobít) - Tobia
    • Μακκαβαίων Α' (1 Makkabáion) - 1 Maccabei
    • Μακκαβαίων Β' (2 Makkabáion) - 2 Maccabei
    • Μακκαβαίων Γ' (3 Makkabáion) - 3 Maccabei
    • Μακκαβαίων Δ' (4 Makkabáion) - 4 Maccabei
  • Προφητικά (Profetikà, profetici)

In definitiva rispetto al canone cattolico quello ortodosso aggiunge:

Rispetto al canone protestante, oltre a questi 3 testi sono aggiunti anche i deuterocanonici.

Canone cattolico

L'esclusione dal canone dell'Antico Testamento dei deuterocanonici da parte di Lutero portò la Chiesa cattolica a pronunciarsi in maniera ufficiale sul canone biblico. Questo avvenne nel 1546 durante il Concilio di Trento (Sessione IV, 8 aprile 1546, DS 1502-1503). Confermò il proprio uso antico di considerare canonici 73 libri, 46 dell'Antico Testamento (inclusi i deuterocanonici) e 27 del Nuovo Testamento.

La decisione del Concilio di Trento non fu però un pronunciamento originale: riprendeva infatti l'elencazione proposta dalla bolla Cantate Domino, promulgata dal Concilio di Firenze in data 4 febbraio 1442 (DS 1335). A sua volta il Concilio di Firenze riprendeva l'elenco dei libri contenuti nella Vulgata realizzata da Girolamo, che seguì le indicazioni di papa Damaso I, il quale nel 382 fissò l'attuale canone cattolico (DS 179-180).

Nel 1566, in epoca di poco successiva al Concilio di Trento, l'ebreo convertito al cattolicesimo Sisto da Siena coniò la duplice espressione di libri protocanonici e deuterocanonici, in ampio uso nella tradizione cattolica successiva fino ai giorni nostri:

Elenco dell'Antico Testamento cattolico

Quanto al Nuovo Testamento la Chiesa cattolica accoglie tutti i 27 libri, similmente alle altre confessioni cristiane.

Quanto all'Antico Testamento, la tradizione cattolica ha adottato l'ordine e la classificazione presente nella traduzione latina della Bibbia detta Vulgata, realizzata da Girolamo a fine IV secolo che comprendeva i deuterocanonici.

  • Libri storici

In definitiva, rispetto al canone ortodosso quello cattolico non contiene:

Rispetto al canone protestante quello cattolico aggiunge i deuterocanonici e le aggiunte a Ester e Daniele

Canone protestante

Nel XVI secolo Martin Lutero, il padre della Riforma, mise in discussione l'elenco dei libri sacri. Nei secoli precedenti, la Chiesa cristiana occidentale aveva riconosciuto come canonici i 73 libri contenuti nella Vulgata, a partire dalla indicazione autorevole di papa Damaso I nel 382 e ribadita nel Concilio di Firenze nel 1442.

Il contesto storico è quello della discussione sulle indulgenze (cioè opere di carità e soprattutto offerte in denaro fatte col proposito di accorciare la pena delle anime in purgatorio), che come è noto Lutero avversava tenacemente accusando la Chiesa di fare mercato dei beni spirituali. In tal senso il riformatore considerò la neotestamentaria lettera di Giacomo, che pone in grande risalto le opere di carità nella vita cristiana (v. in particolare 2,14-26), come non ispirata e dunque apocrifa. Celebre è la definizione che diede di tale scritto, "lettera di paglia".

Anche nell'Antico Testamento Lutero criticò alcuni passi contenuti nei deuterocanonici che esaltavano l'importanza della preghiera e delle opere di carità per il bene dei defunti, nei quali la tradizione cattolica basava in particolare la dottrina delle indulgenze (v. in particolare 2Mac 12,43-45; Tb 4,7-11; Tb 12,8-9; Tb 14,10-11; Sir 3,30; Sir 35,2).

Sulla base di queste considerazioni, Lutero considerò come non canonici, sebbene utili come letture edificanti, alcuni testi:

Nei secoli seguenti e fino ai giorni nostri si nota una contrapposta tendenza all'interno del mondo protestante:

  • le versioni della Bibbia curate da luterani e anglicani hanno continuano a contenere i testi che Lutero considerava non canonici, presentando come appendici i deuterocanonici ed equiparando Gc, Gd, Eb, Ap agli altri testi canonici. Quanto alla Chiesa d'Inghilterra in particolare, il VI articolo di religione del 1563 elenca i libri del canone ebraico come canonici, mentre degli altri libri rimanenti del canone cattolico si afferma che "la Chiesa, come disse Sofronio Eusebio Girolamo, li legge come esempi di vita e istruzione di comportamenti, ma non li utilizza per basarvi alcuna dottrina". Nondimeno sono inseriti nella versione ufficiale anglicana, la King James Version.
  • altre chiese protestanti (indipendentemente dalle considerazioni di Lutero) considerano come ispirati 66 libri della Bibbia (escludendovi solo i deuterocanonici). Vedi quanto afferma la Confessione di fede di Westminster, capitolo sulle Scritture, in italiano su Wikibooks.

Canone copto

La Bibbia etiopica comprende nell'Antico Testamento i testi del canone lungo della Settanta (cioè i libri della Tanakh più i deuterocanonici)

alcuni testi considerati apocrifi dalle altre confessioni cristiane:

Nel Nuovo Testamento sono inclusi:

Canone siriaco

La traduzione della Bibbia in siriaco detta Peshitta, ufficiale tra le varie chiese siriache presenti prevalentemente in medio-oriente, presenta un canone leggermente diverso.

Quanto all'Antico Testamento, comprende alcuni testi considerati apocrifi dalle altre confessioni cristiane:

Quanto al Nuovo Testamento, originariamente (V secolo) non comprendeva alcuni testi (2Pt, 2-3Gv, Gd, Ap) per un totale di soli 22 libri invece dei canonici 27. Versioni siriache dei 5 testi mancanti vennero realizzate però già a partire dal VI-VII secolo. Attualmente la maggior parte delle versioni della Peshitta e quindi delle chiese siriache comprende tutti i 27 libri. Tuttavia il canone neotestamentario con 22 libri è in uso presso alcune chiese siriache localizzate in India:

Canone armeno

La Chiesa Apostolica Armena ha avuto dubbi nell'inclusione del canone dell'Antico Testamento circa il Testamento dei Dodici Patriarchi. Circa il Nuovo Testamento ha avuto dubbi nell'inclusione della Terza lettera ai Corinzi e dell'Apocalisse di Giovanni.


Note
  1. Alcuni preziosi ritrovamenti archeologici nel XIX secolo ci hanno permesso di conoscere circa 2/3 dell'originale testo ebraico del Siracide.
  2. Alcuni parallelismi sono però ravvisabili tra Eb 9 e 2Mac 6-7; 1Pt 1,6-7 e Sap 3,5-6; Eb 1,3 e Sap 7,26-27; 1Cor 10,9-10 e Gdt 8,24-25; 1Cor 6,13 e Sir 36,20.
  3. Testo inglese [1].
  4. L'uso di contarli come un libro unico è testimoniato già nel II secolo a.C. (v. Siracide 49,10).
  5. Oratio adversus Graecos 8;20.
  6. V. quanto riportato da Eusebio di Cesarea in Storia Ecclesiastica 4,26,14 (testo inglese).
  7. Legatio pro christianis 24;25.
  8. Adversus haereses 1,15,6; 4,16,2; 4,36,4; 5,28,2.
  9. Apologia 22; De Cultu foeminarum 1,2; 2,10; De idolatria 4,9; De virginibus velandis 7.
  10. Oratio adversus Graecos 1,393.
  11. Lettera a Giulio Africano
  12. Nella sua Esapla, opera che affinca il testo biblico di 6 diverse versioni tra cui la Settanta, Origene incorpora anche i deuterocanonici.
  13. Contra Celsum 5,52-54; In Ioannem 6,25; In numeros humilia 28,2; De principiis 1,3,3; 4,35.
  14. Testo inglese.
  15. Lettera di Pasqua del 367. Testo inglese.
  16. v. DS 179 (testo latino).
  17. V. in particolare Liber de Fide et Apocryphis.
  18. v. DS 186 (testo latino).
  19. v. Lettera Consulenti tibi al vescovo Esuperio di Tolosa DS 213 (testo latino).
  20. V. in particolare quanto scrive nel cosiddetto Prologus Galeatus, cioè il prologo ai libri dei Re nella sua Vulgata [2]: Hic prologus Scripturarum quasi galeatum principium omnibus libris, quos de hebraeo vertimus in latinum, convenire potest, ut scire valeamus, quicquid extra hos est, inter apocrifa seponendum. Igitur Sapientia, quae vulgo Salomonis inscribitur, et Iesu filii Sirach liber et Iudith et Tobias et Pastor non sunt in canone. Macchabeorum primum librum hebraicum repperi, secundus graecus est, quod et ex ipsa frasin probari potest.
  21. V. in particolare De Doctrinâ Christiana.
  22. Riprende il Decreto di Damaso. Testo latino.
  23. Sticometria (testo inglese).
  24. Syntagma Canonum.
  25. In margine alla questione della riunione con la chiesa di Roma di alcune chiese orientali nella Bulla unionis Coptorum Aethiopumque Cantate Domino (DS 1335, testo latino) vengono citati i libri considerati ispirati ma senza parlare di canonicità.
  26. Sessione IV, 8 aprile 1546, Decretum de libris sacris et de traditionibus recipendis (DS 1502, testo latino).
  27. Per le singole citazioni di alcuni dei testimoni citati vedi la schematica tabella [3].
  28. Epifanio di Salamina, Panarion 29.
  29. Ireneo di Lione, Contro le eresie 26,2.
  30. Il manoscritto ci è pervenuto mutilo nella parte iniziale nella quale parla del terzo vangelo Luca e del quarto Giovanni. Vi è sostanziale accordo tra gli studiosi nel considerare che i primi due vangeli fossero Matteo e Marco.
  31. Ignoto se intenda la versione greca o copta.
  32. Eusebio di Cesarea, Storia ecclesiastica 4,29,5.
  33. V. in particolare Storia ecclesiastica 3,25; 4,23,11.
  34. Testo inglese.
  35. Lettera di Pasqua del 367. Testo inglese.
  36. v. DS 180 (testo latino).
  37. v. DS 186 (testo latino).
  38. V. in particolare il Khaboris Codex.
  39. Sono però presenti in manoscritti della Peshitta a partire dal VI-VII secolo.
  40. v. Lettera Consulenti tibi al vescovo Esuperio di Tolosa DS 213 (testo latino).
  41. Riprende il Decreto di Damaso. Testo latino.
  42. Probabilmente questa mancanza è dovuta a un errore involontario di un copista che è passato da ephesious a ebraious.
  43. Probabilmente questa mancanza è dovuta a un errore involontario di un copista che è passato da ephesious a ebraious.
  44. Sticometria (testo inglese).
  45. In margine alla questione della riunione con la chiesa di Roma di alcune chiese orientali nella Bulla unionis Coptorum Aethiopumque Cantate Domino (DS 1335, testo latino) vengono citati i libri considerati ispirati ma senza parlare di canonicità.
  46. Sessione IV, 8 aprile 1546, Decretum de libris sacris et de traditionibus recipendis (DS 1503, testo latino).
  47. Il Nuovo Testamento è identico per tutti i cristiani.
  48. Il canone della Bibbia ebraica fu fissato tra la fine del I secolo d.C. e la prima metà del II secolo d.C. Per indicare la Bibbia gli ebrei usano la parola TaNàK, formata con le iniziali delle tre parti che la compongono.
  49. La Bibbia protestante riproduce i libri della Bibbia ebraica, ma li classifica secondo un ordine differente. I libri deuterocanonici della Vulgata sono chiamati apocrifi.
  50. 50,0 50,1 50,2 50,3 50,4 La versione detta dei Settanta, effettuata tra il III e il I secolo a.C. ad Alessandria d'Egitto, comprende alcuni libri che non sono stati riconosciuti come canonici e sono quindi considerati apocrifi.
  51. 51,00 51,01 51,02 51,03 51,04 51,05 51,06 51,07 51,08 51,09 51,10 Ci sono inoltre libri che non compaiono nella Bibbia Ebraica, che però la Chiesa riconosce come canonici: sono chiamati deuterocanonici perché ci furono alcune discussioni circa la loro appartenenza all'elenco dei libri sacri. Ciò non significa che siano meno importanti degli altri. La collezione di testi della Settanta non costituisce propriamente un «canone».
  52. 52,0 52,1 52,2 52,3 52,4 52,5 52,6 52,7 La Vulgata è frutto di un lavoro di traduzione dai testi originali e di revisione di una precedente versione latina fatta da San Girolamo tra il 382 e il 413. Il canone della Chiesa cattolica è stato fissato e confermato in vari concili e, da ultimo, fu definito dal Concilio di Trento (1546) proprio sulla base della Vulgata. Esso aggiunge alla Bibbia ebraica i libri o le parti deuterocanoniche.
Bibliografia
Voci correlate
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