Gesù Cristo in pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista (Giovanni Bellini)

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Milano PinBrera G.Bellini Pietà 1465-70.jpg
Giovanni Bellini, Gesù Cristo in pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista (1465 - 1470), tempera su tavola
Pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Lombardia
Regione ecclesiastica Lombardia
Provincia
Comune

Stemma Milano

Località
Diocesi Milano
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Pinacoteca di Brera, sala VI
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza
Luogo di provenienza
Oggetto dipinto
Soggetto Gesù Cristo in pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista
Datazione 1465 - 1470 ca.
Datazione
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Ambito culturale scuola veneta
Autore

Giovanni Bellini
detto Giambellino

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera su tavola
Misure h. 86 cm; l. 107 cm
Iscrizioni HAEC FERE QVVM GEMITVS TVRGENTIA LVMINA PROMANT / BELLINI POTERAT IONNIS OPVS
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
opera firmata
Collegamenti esterni

Gesù Cristo in pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista, detto anche Pietà, è un dipinto eseguito tra il 1465 ed il 1470, a tempera su tavola, da Giovanni Bellini (1433 ca. - 1516), conservato nella Pinacoteca di Brera a Milano.

Descrizione

Soggetto

Nel dipinto compaiono a mezzo busto, in primo piano, collocati all'interno del sarcofago:

  • al centro, Gesù Cristo morto, già deposto dalla croce, con le ferite ancora aperte dalle quali sgorga del sangue. Il suo corpo è sorretto dalla Madre e dall'Apostolo prediletto senza apparentemente provare fatica. Il suo braccio esce dalla cornice disegnata tramite la mano, che poggia in primo piano su una lastra marmorea su cui si trova l'iscrizione.
  • a sinistra, Maria Vergine, con i tratti alterati dal dolore, cinge il Cristo con uno struggente abbraccio, guardandolo con occhi dolenti ed accostando teneramente il suo viso a quello del Figlio. I loro profili s'incastrano l'uno nell'altro alla perfezione: il mento della Madonna quasi si appoggia alle spalle di Gesù. Le loro bocche sono aperte, e vicine, ed è come se lei, sospinta dalla disperazione, volesse sussurrare qualcosa al Figlio o ricercare fino all'ultimo un alito di vita nel suo corpo.
  • a destra, San Giovanni evangelista apre la bocca emettendo un flebile gemito: egli pur partecipe alla tragedia, volta discretamente la testa come per incapacità di sopportare la scena che si svolge accanto a lui.

Ambientazione

La scena è ambientata davanti ad un paesaggio, appena accennato, dietro al manto di Maria, e rischiarato dalla luce nitida del tramonto: questo elemento, fondamentale nella pittura belliniana, qui viene sacrificato per non incrinare la tensione emotiva della scena, permettendo all'osservatore di concentrarsi completamente sulle figure sacre.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • L'opera fa parte di una serie di tavole che possono essere definite "devozionali", commissionate al pittore da privati ed usate per pregare in solitudine di fronte all'immagini sacre. Si trattava quasi sempre di dipinti con Madonne con Gesù Bambino anche se, più raramente, venivano richieste anche raffigurazioni della Passione di Gesù o di Cristo morto: un tema che si prestava particolarmente a questo genere di opere destinate a commuovere lo spettatore ed eseguite in modo da accentuare i sentimenti di pietà e compassione.
  • Il pittore, attraverso l'iscrizione, istituisce un parallelo tra il pianto dei protagonisti e quello dell'immagine, intendendo sollecitare la partecipazione emotiva dell'osservatore (fedele), ma l'espediente si trasforma soprattutto in un'autocelebrazione tutta umanistica del fare artistico, della sua capacità di essere attento al vero, al punto di provocare effetti identici. Nello stesso tempo, viene evocato il potere miracoloso attribuito in Oriente alle icone sacre, dove l'immagine coincide con la realtà, come se i personaggi raffigurati si trovassero davvero di fronte allo spettatore. Bellini mette in atto ogni possibile espediente drammatico, creando un'opera di grande impatto emozionale che costruisce il capolavoro della sua fase giovanile.
  • Il bordo esterno del sarcofago - secondo uno schema derivato dalla pittura fiamminga, già usato da Mantegna - serve da linea ideale di separazione tra il mondo reale dello spettatore da quello dipinto, tra il nostro spazio e quello divino, ma qui l'artista tramite il superamento di questo confine, operato grazie alla mano di Cristo, tenta di creare un'illusorio collegamento tra i due mondi.
Giovanni Bellini, Gesù Cristo in pietà tra la Madonna e san Giovanni evangelista (part.), 1465 - 1470, tempera su tavola
  • La profondità dei corpi è resa verosimile da un chiaroscuro attento e realistico, ma le tre figure non sono collocabili all'interno di uno spazio preciso, in quanto il cielo plumbeo costituisce il solo elemento di sfondo. L'illuminazione è frontale e crea ombre piuttosto forti nella Madonna; la luce si impasta nei colori addolcendo la rappresentazione, grazie alla particolare stesura della tempera a tratti finissimi ravvicinati. I toni sono ammorbiditi e cercano di restituire un effetto di illuminazione naturale, di una chiara giornata all'aperto, fredda e metallica quale un'alba di rinascita, che asseconda il senso angoscioso della scena. Più che concentrarsi sullo spazio prospettico, al pittore sembra piuttosto interessare la rappresentazione della dolente umanità dei protagonisti. I volumi statuari delle figure, che campeggiano isolate contro il cielo, amplificano il dramma, che si condensa nel muto dialogo tra Madre e Figlio, mentre lo sguardo dell'Apostolo tradisce un composto sgomento. Lo scambio di emozioni si riflette poi nel sapiente gioco delle mani, con un senso di dolore ed amarezza: alle dita contratte e pallide di Gesù si contrappongono, infatti, quelle vive, rosee, di Maria e san Giovanni.

Iscrizione

Nel dipinto figura (in basso al centro) un'iscrizione latina, che appare in un cartiglio posto sul fronte del sarcofago, la quale riporta, parafrasandola, una frase tratta dal libro delle Elegie del poeta latino Properzio, che include con originalità la firma dell'artista:

(LA) (IT)
« HAEC FERE QVVM GEMITVS TVRGENTIA LVMINA PROMANT / BELLINI POTERAT IONNIS OPVS » « Se questi occhi turgidi evocano gemiti, l'opera di Giovanni Bellini potrebbe piangere »

Notizie storico-critiche

L'opera viene di solito datata al periodo in cui la produzione di Giovanni Bellini si distacca definitivamente dagli insegnamenti e dall'influenza del suo primo maestro, nonché cognato, Andrea Mantegna, a cui l'artista era legato da vincoli culturali di interessi comuni e di parentela.

Il dipinto, già nella collezione Sampieri a Bologna, fu donato alla Pinacoteca di Brera, nel 1811, dal viceré del Regno d'Italia, Eugenio di Beauharnais (17811824).

Bibliografia
  • Renato Ghiotto, T. Pignatti, L'opera completa di Giovanni Bellini (detto il Giambellino). Apparati critici e filologici , Editore Rizzoli, Milano 1969, p. 88
  • Mauro Lucco, Giovanni Carlo Federico Villa (a cura di), Giovanni Bellini, Editore Silvana, Milano 2008 ISBN 9788836611331
  • Chiara Pasqualetti, Il Quattrocento in Italia, col. "La Bellezza di Dio. L'Arte ispirata dal Cristianesimo", Editore San Paolo, Palazzolo sull'Oglio (BS) 2003, pp. 88 - 93
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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