Giudeo-cristiani

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Con Giudeo-cristiani si intendono, nei primi secoli della storia della Chiesa, gli aderenti al cristianesimo provenienti dall'ebraismo. Erano contrapposti agli ellenisti, cioè i cristiani di origine pagana (o Gentili) e di lingua e cultura greca.

Cenni storici e caratteristiche

Inizialmente tutti i seguaci di Gesù, come Gesù stesso, erano Ebrei, e a loro si rivolse principalmente la predicazione dei primi missionari. In seguito però, in particolare per impulso di Paolo di Tarso, la predicazione si rivolse anche ai pagani, e si vennero a creare all'interno dell'unica Chiesa queste due componenti distinte, per quanto accomunate dalla fede in Gesù messia, salvatore e Dio: i Giudeo-cristiani continuavano ad essere fedeli ai precetti della Torah (circoncisione, preghiera al tempio di Gerusalemme, prescrizioni alimentari, osservanza del sabato...), mentre agli ellenisti Paolo non impose questi obblighi.

Dagli Atti degli Apostoli e dalle Lettere di Paolo traspare una sorta di attrito tra le due componenti, dato che i Giudeo-cristiani erano portati a pensare i nuovi arrivati come una sorta di credenti di seconda categoria. L'apice, ma anche la risoluzione formale di questo scontro, fu il cosiddetto Concilio di Gerusalemme (circa 49-50 d.C.), nel quale si giunse alla conclusione che gli ellenisti non dovevano osservare i precetti mosaici (in primis la circoncisione) ma solo astenersi "dalle carni offerte agli idoli, dal sangue, dagli animali soffocati e dalla impudicizia" (At 15,28-29).

Con la distruzione definitiva di Gerusalemme e del tempio nel 135 la componente giudeo-cristiana perse rapidamente importanza.

Vescovi di Gerusalemme

I riferimenti dei Giudeo-cristiani furono i capi della Chiesa di Gerusalemme, che sono solitamente indicati come "vescovi", con un termine che può apparire anancronistico. La lista è riportata da Eusebio (Storia Ecclesiastica 4,5,3) ed Epifanio (Panarion 66,20,1).

A questi vescovi giudeo-cristiani, secondo Epifanio, ne seguirono numerosi altri di origine gentile.

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