Guerra Cristera

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La bandiera dei Cristeros con riferimenti a Cristo Re e l'effige di Nostra Signora di Guadalupe

La rivolta dei cristeros, chiamata anche guerra Cristera o cristiada, fu una sollevazione popolare che avvenne in Messico tra il 1926 e il 1929: una parte della popolazione cattolica insorse in armi contro il governo massonico e anticlericale del presidente Plutarco Elías Calles, che aveva imposto una legge fortemente restrittiva della libertà religiosa, chiamata Legge Calles.

Il nome cristeros, contrazione di Cristos Reyes, fu dato spregiativamente dai governativi ai ribelli, a motivo del loro grido di battaglia: ¡Viva Cristo Rey! ("viva Cristo Re").

Come conseguenza della sua politica anticlericale il numero di preti in Messico passò da circa 4.500 prima del 1926, a soli 334 nel 1934.

Storia

La Vergine di Guadalupe

Dalla metà del XIX secolo il Messico, che dall'epoca della colonizzazione spagnola (XVI secolo) era un paese dalla fortissima tradizione cattolica, cadde sotto l'influenza politica degli Stati Uniti, paese a maggioranza protestante, e fu governato (salvo l'effimera parentesi di Massimiliano d'Asburgo) da un'élite politica i cui membri erano in gran parte massoni. La politica del governo messicano andò quindi sempre più nella direzione di uno sradicamento della tradizione e del sentimento religioso della popolazione.

Nel XX secolo divennero sempre più frequenti le violenze, tollerate dalle autorità, nei confronti dei cattolici: nel 1915 vennero assassinati ben 160 sacerdoti. Nel 1921 un attentatore tentò di distruggere il più importante simbolo del cristianesimo messicano: il mantello con l'immagine della Madonna di Guadalupe, conservato nell'omonimo santuario. La bomba, nascosta in un mazzo di fiori deposto vicino all'altare, produsse gravi danni alla basilica, ma il mantello rimase intatto.

Nel 1926 il presidente Plutarco Calles, fortemente anticattolico (egli affermò che "la Chiesa è la sola causa di tutte le sventure del Messico"), dopo aver tentato di dar vita a una Chiesa nazionale separata da Roma, ordinò che si desse piena attuazione alle norme sulla "disciplina dei culti" contenute nella Costituzione messicana del 1917: tra esse vi erano la chiusura delle scuole cattoliche e dei seminari, l'esproprio delle chiese, lo scioglimento di tutti gli ordini religiosi, l'espulsione dei sacerdoti stranieri e l'imposizione di un "numero chiuso" per quelli messicani, che avevano l'obbligo di obbedire alle autorità civili. In alcuni stati si tentò perfino di costringerli a prendere moglie.

I cattolici messicani sostenuti dal Vaticano, risposero inizialmente con iniziative di protesta non violente, tra le quali il boicottaggio di tutti i prodotti di fabbricazione statale (ad esempio il consumo di tabacchi crollò del 74%) e la presentazione di una petizione che raccolse 2 milioni di firme (su 15 milioni di abitanti). Il governo non diede alcuna risposta e la Chiesa decise infine un estremo gesto simbolico: la sospensione totale del culto pubblico. A partire dall'1 agosto 1926, in tutto il Messico non si sarebbe più celebrata la Messa né i sacramenti, se non clandestinamente.

Subito dopo, scoppiarono focolai di rivolta armata in tutto il paese. L'esercito, accompagnato da milizie irregolari, tentò di reprimerli, ma si trovò di fronte a formazioni che praticavano la guerriglia e si nascondevano, protette dalla popolazione.

Nel 1927 si formò un vero e proprio esercito ribelle, forte di 20.000 uomini, che in seguito aumentarono fino a 50.000, al comando del generale Enrique Gorostieta y Velarde. Le bandiere degli insorti recavano il motto ¡Viva Cristo Rey! e l'effigie della Madonna di Guadalupe; quotidianamente si recitava il Rosario. All'esercito si affiancavano le "brigate Santa Giovanna d'Arco", formazioni paramilitari femminili che giunsero a contare 25.000 membri, tra cui anche giovani di soli 14 anni. Tra il 1927 e il 1929 tutti i tentativi di schiacciare la ribellione fallirono; gli insorti anzi presero il controllo di vaste zone nel sud del paese. La Chiesa messicana e la Santa Sede, tuttavia, non diedero mai il loro aperto sostegno alla ribellione (il che non impedì al governo di giustiziare anche numerosi sacerdoti che non ne facevano parte), e agirono per giungere ad una soluzione pacifica. Il 21 giugno 1929 furono così firmati gli Arreglos ("accordi"), che prevedevano l'immediato cessate il fuoco e il disarmo degli insorti. I termini dell'accordo, mediati (o piuttosto imposti) dall'ambasciatore degli Stati Uniti, erano però estremamente sfavorevoli alla Chiesa: in pratica tutte le leggi anticattoliche rimanevano in vigore.

Letteratura

Il romanzo Il potere e la gloria, di Graham Greene, non racconta direttamente la rivolta, ma si pone nel periodo immediatamente successivo: esso racconta le vicende di un prete che esercita il suo ministero in clandestinità, in fuga dai soldati che lo cercano per fucilarlo.

Bibliografia
  • Paolo Gulisano, "Viva Cristo Re!" - Il Martirio del Messico 1926-1929, Il Cerchio, Rimini 1999
  • Ignacio Barreiro, I Cristeros, Quaderni degli incotri tradizionalisti, Civitella del Tronto (TE) 2003
Voci correlate
Collegamenti esterni