Psicologia

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La psicologia (dal greco ψυχή, psyché, "anima" + λόγος, logos, "discorso, ragionamento") è lo studio scientifico del comportamento e dei processi mentali delle persone.[1]

Relazione con altre discipline

In quanto disciplina scientifica, la psicologia si differenzia dalla spiritualità (relativa al rapporto tra la persona e la divinità), dalla morale o etica (relativa alla valutazione dei comportamenti umani, che implica giudizi di valore come giusto o sbagliato) e dalla filosofia della mente (il discorso razionale che attualmente indaga principalmente il rapporto mente-corpo).

Va distinta anche dalla psichiatria, che è una disciplina medica focalizzata principalmente su prevenzione, cura e riabilitazione dei disturbi mentali, in particolare tramite l'uso di psicofarmaci. Quanto alla psicanalisi, cioè l'insieme delle teorie ideate da Sigmund Freud e relative al funzionamento della mente, vi è una parziale sovrapposizione: molte delle teorie psicanalitiche non sono empiricamente falsificabili, e dunque non sono propriamente scientifiche, ma hanno comunque una larga applicazione all'interno della psicologia dinamica.

La sociologia si occupa dei vari aspetti della società e delle relazioni umane, e come oggetto di studio coincide in parte con la psicologia sociale.

Cenni storici

La nascita della psicologia come disciplina scientifica viene solitamente collegata agli studi del fisiologo tedesco Wilhelm Wundt (1832-1920). Nel laboratorio da lui fondato nel 1879 vennero studiati empiricamente i tempi di reazione, l'attenzione, le associazioni mentali e la psicofisiologia dei sensi. L'approccio di Wundt era prevalentemente positivista, alla ricerca di relazioni oggettive, matematiche e causali, e non esaminava aspetti come la storia passata dell'individuo e l'interazione con l'ambiente, se non a livello immediato.

A livello popolare è però Sigmund Freud (1856-1939) che viene considerato il primo psicologo. In realtà le sue ipotesi, per quanto elaborate sulla base di casi clinici, non sono propriamente empiriche e dunque scientifiche. La psicanalisi, come costruzione di pensiero, è più una visione filosofica dell'uomo che non un insieme di teorie falsificabili empiricamente,[2] anche se alcune delle intuizioni di Freud (come l'inconscio, i conflitti, i meccanismi di difesa, il complesso di Edipo...) hanno guidato, e guidano tuttora, la ricerca empirica e in particolare la psicologia dinamica. Lo stesso approccio precipuamente teorico ha caratterizzato gli studi dei discepoli di Freud, in particolare Alfred Adler (1870-1937), fondatore della psicologia individuale, che mette al centro il complesso d'inferiorità, e Carl Gustav Jung (1875-1961), fondatore della psicologia analitica o "del profondo", permeata dai concetti di inconscio collettivo e degli archetipi.

Nel XX secolo sono state diverse le correnti o scuole che hanno guidato la ricerca psicologica. A grandi linee:

  • Strutturalismo. La ricerca del già citato Wilhelm Wundt e del laboratorio di Lipsia fu caratterizzata dall'introspezione, finalizzata ad auto-osservare i processi mentali in particolare collegati alla percezione, cercando di scomporre i processi psicologici in elementi di base: come l'anatomia in medicina, la psicologia fisiologica doveva indagare la struttura della mente.
  • Gestalt (dal tedesco "forma, schema, rappresentazione"): ha come principali esponenti Max Wertheimer (1880-1943), Kurt Koffka (1886-1941), Wolfgang Köhler (1887-1967), e in campo sociale Kurt Lewin (1890-1947). Sottolinea la totalità dei fenomeni mentali nella sua percezione immediata (p.es. vedo un bosco, non tot alberi), secondo il principio che il tutto è maggiore della somma delle parti.
  • Funzionalismo: ha come principali esponenti William James (1842-1910) e John Dewey (1859-1952). Innestandosi sull'evoluzionismo biologico di Darwin, intende i processi psicologici come il risultato dell'adattamento dell'individuo all'ambiente. È confluito nel comportamentismo.
  • Comportamentismo (o behaviorismo): basato sulle ricerche di Ivan Pavlov (1849-1936) compiute con i cani, ha come principali esponenti Edward Lee Thorndike (1874-1949), John Broadus Watson (1878-1958), Burrhus Frederic Skinner (1904-1990). Pone in primo piano il lato empirico-oggettivo dello studio della psicologia, tralasciando volutamente i processi e meccanismi mentali-soggettivi e considerando la mente come una "scatola nera", il cui funzionamento interno non può essere indagato. Studiando i meccanismi stimolo-risposta dell'organismo (come caso paradigmatico, l'associazione carne-campanella che porta il cane alla salivazione anche senza carne), il comportamentismo si è limitato in concreto allo studio dell'apprendimento.
  • Cognitivismo. Studia i processi mentali interni al soggetto considerandoli processi di elaborazione dell'informazione, cercando di esaminare dunque la "scatola nera" volutamente tralasciata dal comportamentismo. Deve molto alle idee e modelli sviluppati dalla cibernetica e dall'informatica.
  • Approccio storico-culturale o socio-culturale. Si basa sulle intuizioni dello psicologo sovietico Lev Semyonovich Vygotsky (1896–1934), il quale considera le funzioni e i processi superiori o evoluti del pensiero intrapersonale come l'introiezione di fattori e processi sociali e culturali (come esempio paradigmatico v. il linguaggio).
  • Psicologia umanistica. Ha come principali esponenti storici Carl Rogers (1902-1987) e Abraham Maslow (1908-1970). L'enfasi è posta sull'individuo o persona e sullo sviluppo delle sue capacità, o auto-realizzazione, strettamente correlata al benessere personale. Dal punto di vista terapeutico è centrale il concetto di empatia e di empowerment (potenziamento), per i quali lo psicologo (in quanto terapeuta, consulente lavorativo, psicologo di gruppo...) deve accostarsi alle persone senza imporsi, aiutandole ad aiutarsi e ad attuare le proprie capacità. Si tratta del movimento di pensiero che più si avvicina al personalismo dell'antropologia cristiana.

Metodo

La psicologia, in quanto sapere scientifico, si basa sui presupposti comuni a tutte le altre discipline scientifiche. I suoi costrutti teorici (concetti, idee, ipotesi, teorie) devono basarsi su rilievi empirici e oggettivi, cioè dati ricavabili da casi e situazioni reali studiati dallo psicologo. Una distinzione ormai consolidata tra i metodi di ricerca è tra qualitativo e quantitativo:

  • il metodo qualitativo esamina, tendenzialmente, pochi casi ma in maniera approfondita, cercando di valutare eventuali legami di causa-effetto, o anche solo correlazione, tra i fenomeni esaminati. È il caso di studi relativi a soggetti con problemi specifici, dei quali viene indagato in profondità il vissuto personale e l'interazione con l'ambiente e altre persone. Gli strumenti d'indagine qualitativa preferenziali sono l'intervista e l'osservazione.
  • il metodo quantitativo esamina invece un campione relativamente ampio di soggetti, cercando di equilibrare il rapporto tra analisi approfondita e trattamento dell'ampia mole di dati, in modo da ricavare dati quantitativi esaminabili in maniera statistica. Gli strumenti d'indagine quantitativa preferenziali sono i test o questionari, che permettono di identificare correlazioni statistiche tra i vari fenomeni indagati.

I due tipi di ricerca sono comunque correlati: in particolare i metodi qualitativi possono fornire utili indizi in base ai quali implementare la ricerca quantitativa su larga scala, e possono anche contribuire a chiarire il senso di una correlazione riscontrata in maniera quantitativa (A causa B, B causa A, A e B sono causati da C); d'altra parte i metodi quantitativi sono utili per indagare se un fenomeno riscontrato dall'indagine qualitativa è generalizzato o limitato a uno o pochi casi.

Gli esperimenti possono chiarire la relazione tra i fenomeni studiati: si studia il comportamento dei soggetti in condizioni normali e in condizione modificate dagli sperimentatori, e la differenza tra il comportamento in situazione normale (o di controllo) e alterata (o sperimentale) rimanda all'effetto causato dal fenomeno modificato (variabile sperimentale). In realtà gli esperimenti veri e propri non sono sempre possibili in psicologia. I soggetti indagati non possono essere sempre scelti con accuratezza (p.es. il reclutamento dei soggetti sperimentali tramite annunci sui giornali vincola i soggetti sperimentali a coloro che leggono i giornali), e allo stesso modo la variabile sperimentale non può essere sempre introdotta o meno a piacimento (p.es. per studiare gli effetti sul comportamento dei bambini in seguito al divorzio dei genitori non si può far divorziare apposta i genitori). In questi casi, quando cioè non è possibile eseguire un campionamento o un trattamento controllato, si parla di "quasi esperimenti", confrontando p.es. il comportamento medio dei ragazzi con genitori sposati con quello dei ragazzi con genitori separati.

La psicologia differisce dalle scienze "esatte" circa il rilevamento quantitativo di alcuni fattori. Queste infatti si basano sui comuni strumenti di misura (p.es. bilance per peso, righe per lunghezza) che sono universalmente accettati per la loro precisione e oggettività. In campo psicologico, tralasciando fattori come p.es. il tempo di reazione, le variabili psicologiche (p.es. estroversione, depressione, quoziente intellettivo) sono misurate tramite strumenti, detti psicometrici, come p.es. questionari, che sono di volta in volta proposti dagli studiosi e che possono godere o meno di diffusione a seconda della loro utilità e precisione. Concetti chiave a questo proposito sono la validità, in base alla quale lo strumento misura effettivamente il concetto che si vuole rilevare, senza risentire di altre variabili confondenti, e l'affidabilità o attendibilità, in base alla quale il concetto viene rilevato in maniera costante sul soggetto o su altri soggetti. Non esiste dunque un unico strumento per rilevare un determinato fattore, come non esiste un unico indice di misura, ma esistono strumenti e indici che sono più o meno diffusi e autorevoli.

Diversamente dalle scienze esatte, nelle quali le relazioni coincidono con formule matematiche (p.es. F=m*a), in psicologia nell'elaborazione dei dati cumulativi (cioè riferiti a più soggetti) ricavati dalla ricerca quantitativa e dagli esperimenti, gioca un ruolo di primo piano la statistica. I risultati cioè sono descritti in termini di diffusione relativa (p.es. nel campione esaminato si riscontra un determinato comportamento nel x% dei soggetti) e/o di media. Anche l'identificazione di correlazioni tra due o più fenomeni viene stabilita su basi statistiche inferenziali, finalizzate a falsificare (cioè dimostrare falsa) l'ipotesi nulla (secondo la quale non c'è correlazione tra i due fenomeni) con una significatività dello 0.05. In altre parole, affermare che la relazione tra due fenomeni A e B ha una significatività s=0.03, implica che c'è il 3% di probabilità che i fenomeni siano indipendenti, cioè il 97% di probabilità che siano correlati, ed essendo s<0.05 l'ipotesi nulla viene scartata, cioè si riconosce che c'è una probabilità superiore al 95% che i due fenomeni sono correlati.

La falsificabilità, oltre che essere il presupposto epistemologico della statistica inferenziale, è il principio euristico che guida la ricerca psicologica nel suo complesso. Una ipotesi o teoria che viene accertata su base empirica non è infatti valida in assoluto, ma viene considerata genuina fino a quando eventualmente altri studi, su basi altrettanto scientifiche, non mostrano che debba essere rigettata.

Antinomie

Lo studio della mente e del comportamento umano, sulla base del metodo empirico-scientifico, si muove su alcuni presupposti epistemologici che appartengono alla sfera propriamente filosofica e teoretica. Vi sono alcune polarità antinomiche che caratterizzano in varia misura i diversi studiosi e le correnti sopra indicate.

  • Mente-cervello. Il cosiddetto problema mente-corpo (Mind-Body Problem, MBP nella letteratura inglese), principale campo di ricerca della filosofia della mente, riguarda la vexata quaestio del rapporto tra mente e corpo (nello specifico cervello), le res cogitans ed extensa di cartesiana memoria. Le diverse tradizioni religiose hanno considerato l'anima (e dunque la mente) come un qualcosa di indipendente e separato dal corpo, se non contrapposto (cf. in particolare le religioni asiatiche, o lo gnosticismo cristiano), anche se nell'antropologia unitaria propria del cristianesimo questa dicotomia appare ridimensionata. Le neuroscienze hanno però mostrato come i processi mentali corrispondano ad attività dei neuroni in precise aree cerebrali: p.es. la percezione visiva al lobo posteriore del cervello, il ragionamento a quello frontale, la paura all'amigdala. In linea teorica, un computer che riproducesse fedelmente tutti i neuroni e i loro collegamenti sinaptici avrebbe una mente virtuale equivalente a quella umana, con tanto di ragionamento, sentimenti, desideri. Non sono molti però gli studiosi disposti ad accettare questo riduzionismo estremo, che compare in diverse opere fantascientifiche (p.es. i film Wargames, 1983; Terminator, 1984). Altri descrivono la mente come un epifenomeno, cioè un qualcosa che si basa sui processi mentali neuronali ma che è qualitativamente diverso. Dal punto di vista empirico, non è possibile stabilire quale delle varie opzioni (irriducibilità, riduzionismo, epifenomenismo) sia "vera".
  • Natura-cultura (inglese nature-nurture). In particolare nella psicologia dello sviluppo e dell'educazione sono solitamente considerate antitetiche le posizioni di Jean Piaget (1896–1980), per il quale lo sviluppo cognitivo del bambino procede per fasi in maniera naturale, autonoma, automatica ed endogena, contro la posizione del già citato Vygotsky, per il quale lo sviluppo delle funzioni cognitive superiori deriva dall'interiorizzazione intrapsichica di istanze e processi interpsichici, cioè sociali e culturali.
  • Individuo-società. I singoli processi mentali sono necessariamente soggettivi, ma l'individuo è sempre inserito in un determinato contesto sociale e ambientale in costante interazione, modificandolo e venendone modificato. A titolo di esempio, il suicidio viene intuitivamente considerato come il frutto di una scelta personale dell'individuo, ma la ricerca sociologica (v. in particolare Durkheim, 1897) ha mostrato come la scelta sia fortemente dipendente dal contesto sociale: p.es. sono maggiormente predisposti uomini vs donne, istruiti vs non istruiti, protestanti vs cattolici, sposati vs scapoli...
  • Passato-presente. In particolare la psicanalisi freudiana sottolinea l'importanza delle esperienze passate, specialmente infantili, nella determinazione del comportamento delle persone a discapito delle situazioni e condizioni ambientali presenti. P.es. una persona che ha vissuto nell'infanzia una intensa fase anale, intesa come attenta e regolare gestione dell'attività defecativa, sviluppa interessi e professioni dove la gestione e la regolarità sono prevalenti, come un qualche tipo di collezione o l'attività bancaria.
  • Determinismo-libertà. L'agire dell'uomo è condizionato da diversi fattori (pulsioni innate, biografia passata, contesto sociale, ambiente) che influiscono in qualche modo sul suo comportamento. Alcune correnti psicologiche sottolineano la relazione in maniera deterministica (p.es. psicanalisi, comportamentismo) in modo tale che l'ambito di libertà personale, e dunque della morale, viene ridimensionato. Altre correnti, in particolare la psicologia umanistica, sottolineano la libera realizzazione dell'individuo, senza negare le influenze derivanti dai diversi fattori, che sono dunque predisponenti ma non deterministici.

Psicologia e religione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Psicologia della religione.

La ricerca psicologica moderna è suddivisa in varie branche a seconda dell'oggetto di ricerca (psicologia dello sviluppo, del lavoro, dello sport...). Relativamente al cristianesimo e alla vita della Chiesa sono diversi gli ambiti specifici nei quali può essere applicata la psicologia:

  • origine e dinamiche dell'esperienza religiosa soggettiva;
  • catechesi e inculturazione della fede;
  • accompagnamento spirituale, nella conoscenza dei processi e dei tempi della maturazione personale, nonché di dinamiche che possono influire nella vita spirituale, in particolare alcuni meccanismi di difesa come proiezione, sublimazione, ascetismo;
  • selezione, formazione dei presbiteri e gestione delle carriere ecclesiastiche;
  • gestione e trattamento di problemi specifici del clero, come la depressione o il disturbo di pedofilia, quest'ultima con incidenza esigua ma che suscita larga eco nei media;
  • negli esorcismi, distinzione tra i casi reali di possessione e quelli riconducibili a disturbo dissociativo di personalità;
  • una certa funzione apologetica, in quanto la ricerca psicologica sul campo mostra che la fede è un fattore importante di benessere individuale, nonché conferma indirettamente la verità degli insegnamenti del magistero circa diverse questioni di morale (l'illiceità del divorzio, dell'aborto, dell'omosessualità e delle coppie omosessuali, della pedofilia).

In Italia uno studioso particolarmente prolifico nell'applicazione della psicologia a tematiche religiose è Amedeo Cencini. Va segnalata anche la presenza dell'AIPPC (Associazione Italiana Psicologi e Psichiatri Cattolici), fondata nel 1998.

Formazione e norme relative alla figura professionale dello psicologo sono in parte diverse a seconda dei vari stati.

In Italia, nell'attuale ordinamento, è necessario acquisire una laurea triennale in psicologia, quindi una laurea biennale magistrale in un ramo psicologico (clinica, cognitiva, scolastica, lavoro...). Terminati gli studi l'aspirante psicologo deve compiere un anno di tirocinio professionalizzante e quindi superare un concorso, che abilita all'iscrizione all'albo degli psicologi italiani e permette di esercitare la professione. Lo psicologo è deontologicamente tenuto all'osservanza del Codice Deontologico degli Psicologi Italiani.[3]

Durante eventuali trattamenti clinici lo psicologo, diversamente da come si può pensare, non può somministrare ai pazienti/utenti gli psicofarmaci (p.es. antidepressivi), prerogativa che spetta al medico psichiatra.

Note
  1. Definizione dal sito dell'American Psychological Association, online.
  2. A titolo di esempio, il pensiero del cosiddetto "primo Freud" è permeato dall'antitesi tra il principio del piacere (per cui l'individuo sarebbe portato a soddisfare in maniera immediata le proprie pulsioni, intese come istinti sessuali) e il principio di realtà (per cui l'individuo deve adattarsi alle norme e usanze dell'ambiente sociale in cui vive e rimandare la soddisfazione del principio del piacere), mentre il cosiddetto "secondo Freud", dal 1920 in poi, è permeato dall'antitesi tra "principio di vita" e "principio di morte". Ma il passaggio dal primo al secondo paradigma è avvenuto in base a considerazioni teoriche, non empiriche (statistiche, test...).
  3. Online sul sito dell'ordine.

Bibliografia

  • McBurney, D.H.; White, T.L. (2007). Research Methods. Belmont (CA, USA): Wadswoth. Tr. it. (2008). Metodologia della ricerca in psicologia. Bologna: Il Mulino.
  • Galimberti, U. (1999). Enciclopedia di Psicologia. Milano: Garzanti.

Suggerimenti



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