Sommo sacerdote

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Alexandre-François Caminade Sposalizio di Maria Vergine (1824), olio su tela; Parigi, Chiesa di Saint-Médard

Il sommo o gran sacerdote (ebraico: כהן גדול, kohèn gadòl) nell'antica religione ebraica era il capo della classe sacerdotale.

Storia

Il primo sommo sacerdote fu Aronne, fratello di Mosè (XIII secolo a.C.). La carica era ereditaria. Nel X secolo a.C. Salomone depose il sacerdote legittimo e insediò Zadoq, sempre un discendente di Aronne, iniziando una nuova dinastia.

In epoca ellenista (II-I secolo a.C.) la carica smise di essere ereditaria e la nomina fu affidata al regnante di turno, straniero (Seleucidi) o ebreo (Maccabei) che fosse. Erode il grande nominò almeno 6 sommi sacerdoti, e in seguito i governatori romani si arrogarono il diritto di nomina. Sempre a partire dall'epoca ellenista, quando il Sinedrio divenne un'istituzione stabile e influente, il Sommo sacerdote prese ad essere il capo di quest'organo legislativo ed esecutivo.

Tuttavia l'effettivo periodo di istituzione dell'ufficio ed i compiti ad esso correlati non sono noti con chiarezza ed è stato ipotizzato che sia sorto solo in epoca relativamente recente, in seguito al ritorno degli Ebrei dall'esilio di Babilonia e alla ricostruzione del secondo tempio (VI-V sec. a.C.).

Dopo la distruzione del Tempio nell'anno 70 il servizio sacerdotale cessò e con esso la carica del sommo sacerdote. I sacerdoti lasciarono Gerusalemme e si dispersero in varie città. In seguito anche il Sinedrio cessò di riunirsi e non fu più nominato un sommo sacerdote.

Caratteristiche e funzioni

Il sommo sacerdote doveva essere maschio, senza difetti fisici, di almeno 20 anni, sposato con una israelita. L'inizio del suo ministero era sancito da una unzione solenne sul capo, presumibilmente ad opera (almeno per il periodo monarchico) di un profeta di corte. La fine del ministero poteva coincidere con la morte o con la deposizione da parte del regnante. In questo caso il sommo sacerdote conservava comunque il titolo (vedi p.es. l'espressione neotestamentaria "sommi sacerdoti" riferita a Caifa e al predecessore Anna).

Secondo la Tanakh, durante il suo servizio presso la Dimora (santuario itinerante nel deserto) e in seguito il tempio di Gerusalemme doveva indossare speciali indumenti, in particolare un pettorale (hoshèn) con 12 gemme con inciso su ognuna il nome delle 12 tribù. Era l'incaricato del tamid, il sacrificio che a mattino e sera veniva offerto a Dio nel tempio.

Era il solo a poter entrare nel "Santo dei Santi", la camera più interna del Tempio di Gerusalemme: vi entrava una volta l'anno nella festa dello Yom Kippur, per offrire un sacrificio in espiazione dei peccati di tutto il popolo.

A partire dall'epoca ellenista, con l'instaurarsi dell'effettiva autorità del Sinedrio, sottomesso al sommo sacerdote, la carica venne ad assumere un notevole ruolo sociale e politico.

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