Anna (sommo sacerdote)

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Anna
Personaggio del Nuovo Testamento
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Collegamenti esterni

Anna, (in ebraico: Anano ben Seth[1]era una abbreviazione dell'ebraico Hananjah, ossia Anania.) († ...), è un personaggio del Nuovo Testamento, sommo sacerdote dell'ebraismo. Ricoprì tale carica dal 6 al 15 d.C. Rimase comunque influente all'interno del sinedrio per molti altri anni tanto che riuscì a fare eleggere al suo posto cinque dei suoi figli ed il genero Caifa e mantenne il titolo di sommo sacerdote. È noto soprattutto per aver partecipato al processo che condannò a morte Gesù.

Nella tradizione ebraica

Secondo la lista dei sommi sacerdoti di Israele ben sei sommi sacerdoti successivi sono suoi figli o appartenenti alla sua famiglia:

Così Giuseppe Flavio nelle Antichità giudaiche commenta questa situazione:

« Si dice che il più vecchio Anna sia stato estremamente fortunato. Infatti cinque suoi figli, dopo che egli stesso precedentemente avesse goduto l'ufficio per un periodo molto lungo, sono stati sommi sacerdoti di Dio - una tal cosa non era mai accaduta a qualsiasi altro dei nostri sommi sacerdoti. »
(Antichità giudaiche XX, 9.1)

Nei Vangeli e nel Nuovo Testamento

Gli evangelisti Matteo e Marco non nominano Anna, a differenza di Luca e Giovanni.

Da quanto si desume dai Vangeli, anche durante il mandato di Caifa, Anna dovette esercitare una forte autorità.

L'evangelista Luca, iniziando a presentare la vita pubblica di Gesù e cercando di inquadrare storicamente gli avvenimenti, dice nel suo vangelo:

« Nell'anno decimoquinto dell'impero di Tiberio Cesare, mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell'Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell'Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa, la parola di Dio scese su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto»

Menziona i sommi sacerdoti Anna e Caifa, come se entrambi avessero detenuto contemporaneamente questa carica, ma sappiamo che, nel periodo considerato, il sommo sacerdote era Caifa, che detenne il titolo dal 18 al 36 d.C. Luca non poteva ignorare tale circostanza, perciò l’assimilazione di Anna al genero fu effettuata per mostrare che ad una carica ufficiale di facciata, quello di Caifa, si affiancava una carica occulta, ma effettiva nella gestione e nell’esercizio del potere, quello di Anna. Alcuni indizi lasciano supporre che, chi aveva ricoperto la carica di sommo sacerdote in passato, potesse ancora fregiarsi di tale titolo, una volta venuto meno il suo pontificato.

Luca non descrive alcun intervento di Anna nel processo a Gesù.

Qualche anno dopo, durante la passione di Gesù, l'evangelista Giovanni racconta nel suo vangelo (18,12-24) che quando Gesù fu catturato venne portato prima davanti ad Anna, che lo interrogò per primo e solo dopo da questi fu inviato a Caifa ed il resto del Sinedrio ma, del processo dinanzi a Caifa, Giovanni non parla.

Ancora all'inizio degli Atti degli Apostoli Anna viene ricordato da Luca, come sommo sacerdote insieme a Caifa e ad altri due personaggi di nome Giovanni ed Alessandro, a presiedere la riunione del Sinedrio indetta per interrogare Pietro e Giovanni, accusati di predicare la risurrezione nel nome di Gesù::

« Il giorno dopo si radunarono in Gerusalemme i capi, gli anziani e gli scribi, il sommo sacerdote Anna, Caifa, Giovanni, Alessandro e quanti appartenevano a famiglie di sommi sacerdoti. »

Tradizione cristiana

La tradizione cristiana attribuisce quindi sia ad Anna sia a Caifa, la responsabilità di aver mandato Gesù a morte.

Nella Divina Commedia entrambi sono puniti allo stesso modo: crocifissi per terra nella bolgia degli ipocriti, vengono calpestati da tutti i dannati che passano in quel punto, i quali vestono pesantissime cappe di piombo (Inferno XXIII, 110-126).

Fonti non cristiane

Le fonti non cristiane che attestano la storicità del sommo sacerdote Anna sono di Giuseppe Flavio ed alcuni scritti rabbinici.

Questi documenti redatti da Ebrei non riferiscono alcun episodio tra quelli riportati nei Vangeli o negli Atti degli Apostoli e riferiti ad Anna, ma forniscono indicazioni per ricostruire la cronologia del suo incarico e di quelli dei suoi figli.

Da Antichità giudaiche:[3]

  • Libro XVIII:26 - II, I. Quirino vendette i beni di Archelao, e nello stesso tempo ebbero luogo le registrazioni delle proprietà che avvennero nel trentasettesimo anno dalla disfatta di Azio, inflitta da Cesare ad Antonio. Essendo il sommo sacerdote Joazar sopraffatto da una sedizione popolare, Quirino gli tolse la dignità del suo ufficio e costituì sommo sacerdote Anano, figlio di Seth.
  • Libro XVIII:34 Grato depose Anano dal suo sacro ufficio e proclamò sommo sacerdote Ismaele, figlio di Fabi; dopo un anno lo depose e, in sua vece, designò Eleazaro, figlio del sommo sacerdote Anano. Dopo un anno depose anche lui e all'ufficio di sommo sacerdote designò Simone, figlio di Camitho.
  • Libro XX:198 Del vecchio Anano si dice che fu estremamente felice; poiché ebbe cinque figli e tutti, dopo di lui, godettero di quell'ufficio per un lungo periodo, divenendo sommi sacerdoti di Dio; un fatto che non accadde mai ad alcuno dei nostri sommi sacerdoti.

Un testo di origine farisaica[4] redatto verso la fine del I secolo d.C., mostra il pessimo ricordo (legato a soprusi e violenze) che di sé avevano lasciato i grandi casati sacerdotali sadducei, spariti con la distruzione del Tempio.

« Guai a me dal casato di Boeto,

guai a me dal loro scudiscio!
Guai a me dal casato di Cantharos,
guai a me dal loro calamo!
Guai a me, dal casato di Anna,
guai a me dal loro sibilo!
Guai a me dal casato d'Ismael figlio di Fiabi,
guai a me dal loro pugno!
Sommi sacerdoti sono essi,
tesorieri i loro figli,
magistrati del Tempio i loro suoceri,
i loro servi vengono con mazze a randellarci. » (Tosefta «Menahoth», XIII, 21; «Pesahim», 57 a, Bar.)

Per il casato di Anna viene usata addirittura l’immagine del sibilo del serpente.

Note
  1. grecizzato in Anano da Giuseppe Flavio
  2. cfr. Gv 18,13
  3. Si tralasciano le varie citazioni di Anna in relazione alla sua prole.
  4. Giuseppe Ricciotti in Vita di Gesù Cristo, Mondadori, Milano 1999, § 33.
Voci correlate

Suggerimenti



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