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Incarnazione di Cristo (Piero di Cosimo)
Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
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| Autore | Piero di Cosimo |
|---|---|
| Data | 1505 circa |
| Tecnica | olio su tavola |
| Dimensioni | 206 × 172 cm |
| Ubicazione | Uffizi, Firenze |
L'Incarnazione di Cristo è un dipinto a olio su tavola (206x172 cm) di Piero di Cosimo, databile al 1505 circa e conservato negli Uffizi di Firenze.
Storia
L'opera proviene dalla Cappella Tedaldi nella Santissima Annunziata, dove un tempo era provvista anche di predella. Nel 1670 venne acquistata dal cardinale Leopoldo de' Medici e dal 1804 è agli Uffizi.
La datazione tradizione dell'opera è al 1510 circa, in linea con i giudizi di "eccentrico ritardatario" che riguardano l'artista. Laura Cavazzini però nel 1997 ne ha anticipato la datazione al 1498 circa, che ne farebbe un'opera più originale rispetto al panorama figurativo dell'epoca. La datazione tarda invece si basa con confronti stilistici che legano questa e alcune altre opere a un'influenza di Leonardo da Vinci (soprattutto nel San Giovanni) e Lorenzo di Credi.
Si conoscono un disegno preparatorio dell'opera a Brema nella Kunsthalle (noto solo tramite fotografie, poiché distrutto durante la guerra) e uno studio per le mani di Maria alla Biblioteca Reale di Torino (n. 15616).
Descrizione e stile
L'opera mostra in maniera abbastanza originale un tema poco frequente, l'incarnazione del Figlio di Dio[1], di solito raffigurata in concomitanza con l'annunciazione.
Al centro della scena torreggia la figura di Maria che si leva su un piedistallo marmoreo, dove non a caso si trova l'Annunciazione a bassorilievo. In alto discende la colomba, a rappresentare lo Spirito Santo, accompagnata dalla luce divina che, a differenza dei pittori quattrocenteschi, non è una semplice discesa di raggi dorati, ma è un vero e proprio fascio luminoso che investe Maria e il centro della scena, fino al libro cadutole dalle mani e ora in terra, una piccola natura morta di ispirazione fiamminga. La mano sul ventre, gesto tipico delle gestanti, ribadisce il tema dell'opera.
Ai lati si trovano sei santi disposti in maniera simmetrica, ma variati nei gesti, attitudini ed espressioni. Da sinistra si riconoscono:
- San Giovanni evangelista, che indica Gesù presente nel ventre di Maria;
- San Filippo Benizi;
- Santa Caterina d'Alessandria;
- Santa Margherita di Antiochia;
- Sant'Antonino Pierozzi;
- san Pietro.
La disposizione delle due sante inginocchiate, finemente disposte a contrapposto, crea una piramide di linee di forza, che indirizza lo sguardo verso la Vergine.
Fanno da sfondo due bizzarre quinte composte da speroni rocciosi, abitati da figurette; vi si riconoscono gli episodi della Natività, l'Annuncio ai pastori e la Fuga in Egitto. A destra gli edifici ricordano il santuario di Montesenario, casa madre dell'ordine dei Servi di Maria, che officiavano la chiesa.
- ↑ Il titolo dell'opera, Incarnazione di Cristo, non esprime la proprietà del linguaggio teologico, poiché Cristo è un titolo di Gesù, e questi è frutto dell'Incarnazione; l'atto dell'incarnazione ha come soggetto proprio la seconda persona divina preesistente, il Figlio di Dio.
- Gloria Fossi, Uffizi, Giunti, Firenze 2004, ISBN 8809036751
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