Annunciazione a Maria

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Questa voce tratta del fatto evangelico dell'Annunciazione
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Il testo

« 26Al sesto mese, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città della Galilea, chiamata Nazaret, 27a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. 28Entrando da lei, disse: "Rallégrati, piena di grazia: il Signore è con te".

29A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. 30L'angelo le disse: "Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. 31Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. 32Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà il trono di Davide suo padre 33e regnerà per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà fine".

34Allora Maria disse all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo?". 35Le rispose l'angelo: "Lo Spirito Santo scenderà su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra. Perciò colui che nascerà sarà santo e sarà chiamato Figlio di Dio. 36Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: 37nulla è impossibile a Dio". 38Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei. »

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L'annunciazione a Maria inaugura la "pienezza del tempo" (Gal 4,4), cioè il compimento delle promesse e delle preparazioni. Maria è chiamata a concepire colui nel quale abiterà "corporalmente tutta la pienezza della divinità" (Col 2,9). La risposta divina al suo: "Come è possibile? Non conosco uomo" (Lc 1,34) è data mediante la potenza dello Spirito: "Lo Spirito Santo scenderà su di te" (Lc 1,35).

La missione dello Spirito Santo è sempre congiunta e ordinata a quella del Figlio (cfr. Gv 16,14-15). Lo Spirito Santo, che è "Signore e dà la vita",[1] è mandato a santificare il grembo della Vergine Maria e a fecondarla divinamente, facendo sì che ella concepisca il Figlio eterno del Padre in un'umanità tratta dalla sua.

Il Figlio unigenito del Padre, essendo concepito come uomo nel seno della Vergine Maria, è "Cristo", cioè unto dallo Spirito Santo (cfr. Mt 1,20; Lc 1,35), sin dall'inizio della sua esistenza umana, anche se la sua manifestazione avviene progressivamente: ai pastori (cfr. Lc 2,8-20), ai magi (cfr. Mt 2,1-12), a Giovanni Battista (cfr. Gv 1,31-34), ai discepoli (cfr. Gv 2,11). L'intera vita di Gesù Cristo manifesterà dunque "come Dio [lo] consacrò in Spirito Santo e potenza" (At 10,38).

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L'Annunciazione a Maria è narrata in Lc 1,26-38: l'Angelo Gabriele annuncia a Maria che da lei nascerà Gesù.

L'intento del brano è eminentemente cristologico, ma da questo senso primario derivano alcune implicanze mariologiche:

« Con pochi tratti [..] e con timore riverenziale quasi muto, viene delineata un'immagine insondabile di Maria... Tutta la pericope è composta in funzione del messaggio cristologico, al quale Maria umilmente risponde con disponibilità totale. »
(Heinz Schürmann, Il vangelo di Luca, Paideia, Brescia, 1983, vol. 1, p. 130)

Significato

Il racconto dell'Annunciazione costituisce un vertice teologico del Nuovo Testamento. Esso descrive in modo semplice l'incarnazione del Figlio di Dio.

Il racconto, pur non formulando l'idea della preesistenza del Verbo, riesce tuttavia a "fondare cristologicamente la messianicità e la "figliolanza divina" di Gesù"[2]. L'azione creatrice dello Spirito Santo rende realmente presente nel grembo verginale di Maria il "Figlio dell'Altissimo".

Contesto e genere letterario

L'annuncio a Maria è redatto in forma simmetrica con quello a Zaccaria, tanto che gli studiosi parlano di un doppio pannello, di un dittico degli annunzi .

Alcune differenze sono tuttavia significative, che il caratteristico parallelismo lucano mette in evidenza facendo notare il netto contrasto:

  • per Zaccaria l'evangelista aveva semplicemente detto che l'angelo "apparve";
    • qui invece viene sottolineata l'iniziativa di Dio con l'espressione "fu mandato da Dio": si prepara un evento fondamentale della storia della salvezza;
  • Zaccaria era membro della classe sacerdotale;
    • Maria è invece un'umile fanciulla;
  • l'apparizione a Zaccaria era avvenuta nel centro spirituale del giudaismo, nel tempio di Gerusalemme, e nel momento culminante della liturgia quotidiana;
    • Maria riceve l'annuncio nell'oscuro villaggio di Nazaret, mai nominato nelle Scritture;
  • Zaccaria rimane turbato alla visione dell'angelo;
    • Maria rimane turbata dall'annuncio che ascolta;
  • Zaccaria rimane incredulo alle parole dell'angelo;

Il confronto tra i due racconti mette in evidenza subito la superiorità di Gesù.

Il genere letterario dei due racconti è identico, e si rifà agli schemi veterotestamentari degli annunzi. L'evento viene così inquadrato nel linguaggio sacro dei "racconti", "annunzi di Vocazioni" o secondo lo "schema di alleanza".[3]

Temi significativi

L'identità del figlio che viene annunciato

In due momenti successivi le parole dell'angelo stabiliscono l'identità del figlio che nascerà da Maria.

Mentre in Mt 1,21 l'incarico di dare il nome a Gesù è affidato a Giuseppe, qui è dato a Maria.
Il nome "Gesù" significa "YHWH salva" è stabilito da Dio, dalla cui iniziativa dipende la sua futura missione di salvezza.
Del figlio di Maria l'angelo dice che "sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo" (v. 32). A Zaccaria l'angelo aveva annunciato che Giovanni sarebbe stato "grande davanti al Signore" (1,15), di Gesù dice invece che "sarà grande" in senso assoluto, perché "sarà chiamato" (l'espressione è un semitismo per dire "sarà") "Figlio dell'Altissimo", cioè Messia sin dal primo istante della sua esistenza, per elezione divina.
I vv. 32a-33 rievocano poi la celebre profezia di Natan a Davide, profezia concernente la promessa di un trono eterno, cioè di una discendenza regale, che sarebbe durata per sempre (2Sam 7,12-16).
L'espressione "sarà chiamato" (v. 33) è un semitismo, e significa semplicemente "sarà". Gesù quindi è "Figlio di Dio". Egli non nasce da un rapporto normale tra Giuseppe e Maria, ma per intervento diretto di Dio, che ben a ragione egli chiamerà "Padre mio"[5]. Anche come uomo non poteva avere due padri, ma era esclusivamente Figlio di Dio. La sua nascita verginale esprime per i credenti il suo rapporto specialissimo con il Padre ed è segno della sua filiazione divina[6]. Per il fatto che anche la sua origine umana è dovuta all'attività creatrice di Dio emergerà meglio che la sua missione dipende unicamente dalla libera iniziativa di Dio.

Il senso dell'espressione "Non conosco uomo"

All'annuncio del concepimento del re discendente di Davide (v. 31-33) Maria risponde all'angelo: "Come avverrà questo, poiché non conosco uomo" (v. 34).

Nello schema biblico degli annunzi l'obiezione di colui che riceve l'annuncio rappresenta un elemento normale. C'è da capire quindi se si tratta di un semplice passaggio redazionale oppure d'una reale difficoltà o richiesta di spiegazione avanzata da Maria. Al riguardo le opinioni sono discordanti.

L'interpretazione tradizionale è che Maria avesse fatto un voto di verginità. Tale interpretazione è ritenuta oggi arbitraria e anacronistica.

Numerosi esegeti, soprattutto cattolici, interpretano la risposta di Maria come l'espressione della sua intenzione di restare vergine, nonostante il suo sposalizio con Giuseppe. Il senso dell'obiezione in tal caso sarebbe: "Come posso diventare la madre del Messia dal momento che ho deciso di non aver rapporti sessuali con Giuseppe?". Si ammette che volesse contrarre il matrimonio con Giuseppe, ma con la ferma intenzione, cioè con il proposito, di non consumarlo.

Questa determinazione sembra a prima vista assurda nell'ambiente giudaico, dove la verginità non era apprezzata e la mancanza di prole era considerata una vergogna, un castigo di Dio. Ci si domanda come possa Maria, una fanciulla di tredici anni circa (l'età del matrimonio in Israele), essere pervenuta a una tale decisione, dal momento che ogni donna ebrea allora aspirava alla maternità, anche per dovere religioso, cioè per non ritardare la nascita del Messia con il proprio disimpegno.

Alcuni dati però aprono spiragli sulla possibilità di pensare a una vita di astinenza sessuale:

Tenendo conto dei particolari carismi di cui era certamente dotata Maria, numerosi esegeti affermano che ella giunse alla determinazione di consacrare interamente la sua vita a Dio, rinunciando alle gioie della maternità, per una particolare illuminazione dello Spirito Santo, per amore a Dio. La risposta dell'angelo, con la menzione dello Spirito Santo (v. 35), si colloca in quest'ordine di idee.

Più sopra (v. 27) l'evangelista aveva presentato Maria come "vergine", e ora Maria manifesta l'intenzione di non avere rapporti matrimoniali.

« Ella protesta di non conoscere non un uomo, ma nessun uomo. [..] Il testo fa senz'altro pensare a una situazione particolare di Maria, a un suo rifiuto o a una sua impossibilità di avere un figlio, nonostante che sia già sposata. »
(Ortensio da Spinetoli, Luca. Il Vangelo dei poveri, Cittadella, Assisi 1982, p. 73s.)

Il verbo "non conosco", d'altronde, è "un presente di stato", come quando diciamo: "non bevo", "non fumo". È quindi un proposito quello che Maria esprime[7].

Altri commentatori interpretano l'obiezione di Maria in riferimento alla sua situazione di promessa sposa: in tale situazione i rapporti sessuali, pur legittimi, erano considerati sconvenienti. Maria avrebbe frainteso le parole dell'angelo, pensando di dover diventare subito madre del Messia; avrebbe capito il "concepirai" come "tu stai concependo" oppure "tu hai già concepito". Obbietterebbe cioè: "Poiché io non sono ancora stata introdotta nella casa di mio marito e non ho avuto alcun rapporto sessuale, e, come fidanzata, neanche nel prossimo futuro [..] ne avrò"[8], come posso diventare madre del Messia?

Altri esegeti ancora rifiutano entrambe le spiegazioni precedenti a causa dei loro presupposti psicologici o storicizzanti. Per essi l'obiezione di Maria costituisce semplicemente un elemento redazionale, previsto negli schemi degli annunci; Luca se ne sarebbe servito per approfondire l'identità del nascituro e non per descrivere la situazione psicologica e storica di Maria; l'evangelista non intendeva trasmettere il dialogo tra l'angelo e Maria come da registrazione: effettua solo un montaggio redazionale, secondo il modello letterario degli annunzi, che "prevede un'obiezione da parte di colui che riceve la visione"[9]. Con l'artificio del dialogo l'evangelista non vuole rilevare l'atteggiamento psicologico di Maria, ma piuttosto l'ascendenza davidica e la filiazione divina di Gesù: Dio con un intervento diretto, con un atto creativo rende fecondo il grembo verginale di Maria. Viene così sottolineata l'origine soprannaturale di Gesù.

Altri dettagli esegetici

v. 26-27 Nel sesto mese Le prime parole collegano strettamente il racconto con quello precedente dell'annuncio a Zaccaria (1,5-25): sia l'indicazione cronologica precisa - l'angelo è mandato da Dio al sesto mese dall'annuncio a Zaccaria - sia la presenza dello stesso angelo stabiliscono da subito la connessione logica dei due racconti.
  da Dio Gabriele è inviato "da parte di Dio"; 1,45 rimanderà al mittente dell'annuncio.
  una città della Galilea Per Luca la Galilea è il teatro della prima parte del ministero di Gesù.[10]
  a Nazareth Nazareth era una città senza nessuna importanza; non è nominata né nell'Antico Testamento, né in Giuseppe Flavio, né nella letteratura talmudica; la sua poca importanza potrebbe essere diventata proverbiale (cfr. Gv 1,46).
  a una vergine Di Maria si dice che è una "vergine" (παρθένος, parthénos); il termine è ripetuto due volte in questo versetto, forse per alludere in anticipo alla concezione verginale di Gesù, ma anche per indicare che Maria non aveva ancora celebrato le nozze per la coabitazione con Giuseppe (μεμνηστευμένην, memnesteuménen, "promessa sposa"; cfr. Mt 1,18).
  promessa sposa di un uomo della casa di Davide Giuseppe appartiene alla casa di Davide: secondo la mentalità del tempo, l'ascendenza davidica di Gesù dipendeva solo dal padre, ancorché, come nel caso di Giuseppe, "padre putativo". In nessun luogo del Nuovo Testamento di afferma che Maria appartenesse alla stirpe di Davide; anzi, la sua parentela con Elisabetta (1,36) potrebbe indicare la sua origine levitica, ma la cosa resta incerta.
  si chiamava Maria Il nome Maria (Μαριάμ, Mariám) era molto comune in Israele, dove ha la forma Myriam. È il nome di Miriam, la sorella di Mosé e Aronne (Nm 25,59). Una leggenda ebraica accenna ad un'apparizione angelica a questa Myriam[11], e qualche esegeta crede che se ne debba tener conto come parallelo possibile al racconto dell'annunciazione.

L'etimologia è oscura, ma il significato più probabile è quello di "signora", "principessa", "padrona"; si è supposta anche una derivazione dalla radice rûm, "essere elevato".

v. 28 Rallegrati L'angelo era apparso a Zaccaria e non l'aveva salutato; ora, invece, saluta Maria con parole ossequienti e misteriose. Sembra che ogni elemento dell'espressione usata da Gabriele trascenda il significato normale di semplice cortesia, e che implichi una connotazione messianica, tanto da provocare un turbamento in Maria.

"Rallegrati" (Χαῖρε, Chaîre) non significa soltanto "ave" o "ti saluto". Il saluto ebraico era שָׁלוֹם, shalòm, "pace", che, nel Nuovo Testamento, viene reso normalmente con la parola greca eirène, "pace". È probabile che il saluto dell'angelo a Maria non connoti il consueto shalòm, ma renda l'ebraico ronnì ("rallegrati") o ghelì ("esulta"), alludendo agli inviti messianici, rivolti da Dio a Israele, impersonato dalla città di Sion, per la venuta imminente del Signore in mezzo ad esso. L'evangelista ha presenti le profezie di Sof 3,14 ("Rallégrati, figlia di Sion", in ebraico: Ronnì bat Ṣion), di Zc 9,9 ("Esulta grandemente, figlia di Sion", Ghelì meòd bat Ṣion), o di Gl 2,21). Maria rappresentava la nuova Gerusalemme (bat Ṣion, "figlia di Sion") nel cui grembo Dio fissava la sua dimora; cfr. anche Sof 3,15, "Il Signore è in mezzo a te", in ebraico YHWH beqirbèk, che nel v. 31 è reso con "concepirai nel seno".

  piena di grazia L'espressione traduce κεχαριτωμένη, kecharitoméne: tale parola esprime la pienezza di grazia con cui Dio aveva arricchito Maria, tutto il cumulo di benedizioni elargite alla madre del Messia. Letteralmente il termine significa "favorita", "privilegiata". Ma i verbi greci in òō denotano una trasformazione del soggetto: "charitòo non significa perciò solo guardare con favore, ma trasformare mediante questo favore o grazia"[12]. C'è da osservare qui che l'esegesi protestante sottolinea la grazia nella sua fonte, cioè nell'iniziativa di Dio, più che nel suo effetto in Maria. Il titolo kecharitoméne esprime l'elezione, la predestinazione alla maternità del Messia; esso "anticipa per grazia e in modo reale ed effettivo ciò che viene promosso dopo: la grazia di Dio prepara la madre vergine del Messia"[13]: ciò è confermato dal perfetto passivo, che esprime l'effetto della grazia in Maria, il cumulo di doni con cui fu arricchita. Keckaritoméne, poi, indica una propensione, un desiderio profondo in Maria della verginità, ispiratole dalla grazia, per prepararla alla maternità verginale[14].
  il Signore è con te L'espressione (in greco ὁ Κύριος μετὰ σοῦ, ho Kýrios metà soû) va inteso in senso pregnante. L'espressione ricorre spesso nell'Antico Testamento, ed è associata all'assistenza che Dio garantisce alla persona interpellata per una missione. L'angelo rassicura Maria, perché il Signore le è vicino con il suo aiuto.
v. 29 fu molto turbata Maria non si turba come Zaccaria per la comparsa dell'angelo (1,12), bensì per le parole misteriose da lui pronunciate. Il fatto che Maria, secondo la descrizione di Luca, non si lasci sopraffare dall'emozione, ma che riesca a riflettere sul significato del saluto angelico, dimostra il perfetto equilibrio delle sue facoltà.

Il turbamento rientra come elemento strutturale negli annunzi; ma ora Luca conferisce ad esso una dimensione messianica, esaltando nel contempo la figura di Maria.

  si domandava L'espressione (διελογίζετο, dieloghízeto, verbo all'imperfetto) esprime un'azione ponderata. Con questi accenni, anche se non oggettivi sotto il profilo storico, Luca "intende presentare Maria nella sua semplice e umile riservatezza e nella sua spirituale assennattezza"[15].
v. 30-33   Dopo il saluto, l'angelo inizia a comunicare il messaggio, che contiene l'annuncio della nascita del Messia. Il linguaggio è solenne, sacro; i vv. 30-33 sono strutturati in quattro distici armoniosi e bilanciati, conformi allo stile poetico semitico.
v. 35   L'angelo chiarisce a Maria come concepirà il Messia senza rapporto con uomo, ma per l'intervento diretto dello Spirito Santo.
  Lo Spirito Santo scenderà su di te Il ruolo creativo dello Spirito per il concepimento verginale di Gesù, annotato anche in Mt 1,20, è un dato della Tradizione più antica. L'espressione "Spirito Santo" non indica qui necessariamente la terza persona divina, ma l'onnipotenza (δύναμις, dýnamis) creatrice di Dio, che renderà feconda Maria. Si può affermare ciò in ragione di vari elementi:
  • dalla struttura sinonimica della frase;
  • dal fatto che l'espressione "Spirito Santo" non è preceduta dall'articolo.

L'espressione si riferisce quindi a un attributo divino, alla sua forza, con una probabile allusione allo spirito di Dio (ruah ʾElohìm in ebraico) che "aleggiava sulle acque" del caos primitivo nella creazione del cosmo (Gen 1,2).

  e la potenza dell'Altissimo ti coprirà con la sua ombra L'espressione "ti coprirà con la sua ombra" è un richiamo alla nube che coprì la tenda del convegno, cioè alla "Gloria del Signore [che] riempì la Dimora" (Es 40,35) alla sua inaugurazione. Maria diviene l'arca vivente, la dimora di Dio nel senso più reale.

C'è anche una certa assonanza tra il verbo greco episkiàzein, "adombrare" e l'ebraico shakàn, dal quale deriva anche l'uso rabbinico del termine shekinàh al posto del nome di Dio per indicare l'Altissimo, la Dimora, il Luogo santo. Il medesimo verbo (ἐπεσκίασεν, epeskíasen, "coprì") ricorre nella trasfigurazione, in riferimento alla nube indicante la presenza di Dio che avvolge i tre discepoli (Lc 9,34).

Al momento dell'annunciazione, Dio prende veramente possesso del grembo di Maria, che diviene la sua dimora vivente, quale figlia di Sion, cioè rappresentante del nuovo popolo eletto.

v. 30 Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio Gabriele rassicura Maria, secondo lo schema del genere letterario degli annunci; poi la chiama per nome, "Maria", dimostrando la sua conoscenza soprannaturale; infine le garantisce il favore divino, "hai trovato grazia presso Dio".
v. 36-37 Ed ecco, Elisabetta, tua parente... L'angelo offre spontaneamente a Maria un segno. Anche questo elemento rientra nello schema degli annunzi. Si nota tuttavia la differenza tra l'atteggiamento incredulo di Zaccaria (v. 18) e l'umile adesione di fede da parte di Maria, che non aveva esigito nessun segno, ma si fidava pienamente della Parola di Dio.
v. 38 Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola Maria esprime il suo consenso incondizionato, offre la sua disponibilità totale, dichiarandosi "serva del Signore" (δούλη Κυρίου, doúle Kyríou); si tratta di un'espressione carica di risonanze dell'Antico Testamento: essa colloca la Vergine sulla scia dei giusti che nella storia della salvezza sono stati scelti per una missione speciale in favore del popolo eletto. Maria "esprime nella maniera più elevata la passiva disponibilità unita all'attiva prontezza, il vuoto più profondo che s'accompagna alla più grande pienezza"[16].
  Avvenga Il termine traduce l'ottativo greco γένοιτό, ghénoitó, che implica una sfumatura di disponibilità umile e pronta, che non si può rendere in italiano.

Maria era stata denominata dall'angelo con il titolo onorifico di kecharitoméne ("piena di grazia") e poi Maria, il suo nome familiare. Ora ella chiama se stessa "serva" o meglio "schiava", assumendo l'atteggiamento del Servo di YHWH.

Maria, autentica "figlia di Sion", rinnova il rapporto sponsale tra YHwH e il suo popolo, e offre il suo assenso responsabile per la svolta decisiva della storia della salvezza, per l'attuazione del progetto divino. Il suo fiat rievoca il "sì" del popolo d'Israele all'alleanza del Sinai (Es 19,8; 24,3-7). Il suo servizio le costerà molte sofferenze, ma si tratterà d'una schiavitù d'amore, ricolma di benedizioni e di consolazioni divine.

  E l'angelo si allontanò da lei È il consueto ritornello della partenza del messaggero tipico dello schema dell'annuncio.

Nell'arte

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Annunciazione a Maria (arte).

L'Annunciazione è, per l'arte, uno dei temi più affascinanti dell'intero Vangelo di Luca.

È un soggetto in cui si mescolano mistica e realismo, e bene si presta ad essere inserito sia nei cicli di pitture dedicate a Maria, sia come scena isolata.

La facile divisione delle immagini dell'Annunciazione in due sezioni ha favorito la diffusione del tema sul retro delle ante mobili di trittici o altari a sportelli.

La sensibilità dei pittori e degli scultori ha saputo cogliere di volta in volta le reazioni psicologiche di Maria, la natura affascinante dell'Arcangelo, la volontà di Dio, l'arredo, i dettagli descrittivi carichi di particolare simbologia.

Note
  1. DS 150.
  2. Heinz Schürmann, Il vangelo di Luca, Paideia, Brescia, 1983, vol. 1, p. 129 (collana Commentario Teologico del Nuovo Testamento, vol. III/1).
  3. Per qualche esegeta il dialogo tra l'angelo e Maria rappresenta soltanto una drammatizzazione dell'intento cristologico del redattore: la visione celeste viene intesa come una rivelazione divina nell'intimo di Maria, un processo "spirituale" per renderla consapevole della misteriosa maternità del Messia, cui ella avrebbe aderito con piena disponibilità conformandosi al progetto di Dio. Secondo tali esegeti ogni preoccupazione troppo storicizzante risulta controproducente nell'approfondimento di questo brano stupendo dell'infanzia. Volendo coglierne però la valenza teologica è necessario seguire gli sviluppi proposti dall'evangelista.
  4. Tale frase può essere tradotta anche in un altro modo: "Colui che nascerà santo sarà chiamato Figlio di Dio".
  5. L'espressione compare in moltissimi versetti: (Mt 7,21; 10,32.33; 11,27; 12,50; 15,13; 16,17; 18,10.19.35; 20,23; 25,34; Lc 2,49; 10,22; 22,29; 24,49; Gv 2,16; 5,17.43; 6,32.40; 8,19.49.54; 10,18.25.29.37; 14,2.7.20.21.23; 15,1.8.10.15.23.24; 20,17.
  6. Cfr. Ignace de la Potterie, Maria nel mistero dell'alleanza, Marietti, Genova 2000, ISBN 9788821167997, pp. 60-62, 147ss.
  7. René Laurentin, I Vangeli dell'infanzia di Cristo, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1985, p. 208.
  8. Heinz Schürmann, Il Vangelo di Luca, Paideia, Brescia, vol. I, 1983, p. 143.
  9. Raymond E. Brown, La nascita del Messia secondo Matteo e Luca, Cittadella, Assisi 1981, p. 412.
  10. Mt 4,12-16 attira l'attenzione in maniera più precisa sul significato della Galilea in relazione all'annuncio della salvezza ai pagani.
  11. La storia dell'apparizione dell'angelo a Myriam è riportata dallo Pseudo Filone nelle Antichità Bibliche, uno scritto del I secolo d.C.:
    « Lo Spirito di Dio scese su Maria, una notte, ed ella ebbe un sogno che raccontò il mattino ai suoi genitori: "Questa notte ho avuto una visione: ecco che un uomo vestito di lino stava davanti a me. Mi disse: va a dire ai tuoi genitori: "Ecco, colui che nascerà da te sarà ributtato nell'acqua perché attraverso di lui l'acqua sarà prosciugata; farò attraverso di lui dei segni e salverà il mio popolo»
    (Traduzione in Sources Chrétiennes, 229, p. 111; riportato in Léopold Sabourin (1989) 62)
  12. René Laurentin, I Vangeli dell'infanzia di Cristo, Edizioni Paoline, Cinisello Balsamo, 1985, p. 37.
  13. Heinz Schürmann, Il Vangelo di Luca, Paideia, Brescia, vol. I, 1983, p. 136.
  14. Ignace de la Potterie, Maria nel mistero dell'alleanza, Marietti, Genova 2000, ISBN 9788821167997, p. 55-59 e 164-168.
  15. Heinz Schürmann, Il vangelo di Luca, Paideia, Brescia, 1983, vol. 1, p. 137.
  16. Heinz Schürmann, Il vangelo di Luca, Paideia, Brescia, 1983, vol. 1, p. 154.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 7 dicembre 2013 da don Paolo Benvenuto, baccelliere in Teologia.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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