Ultima modifica il 1 mar 2012 alle 04:17

Virtù cardinali

Le Virtù cardinali: Giustizia, Temperanza, Fortezza, Prudenza. Milano, Chiesa di Sant'Eustorgio, Arca di San Pietro Martire

Sono le virtù che hanno per oggetto formale l'attività morale perché considerate il 'cardine della vita umana. Esse sono:

Il Catechismo della Chiesa cattolica spiega[1] che queste quattro virtù hanno funzione di "cardine", e questo spiega l'origine del nome: tutte le altre virtù si raggruppano attorno ad esse.

Prudenza

La prudenza è adombrata nell'invito alla moderazione e sobrietà di 1Pt 4,7.

Essa è la virtù che dispone la ragione pratica a discernere in ogni circostanza il nostro vero bene e a scegliere i mezzi adeguati per compierlo[2]. Guida immediatamente il giudizio di coscienza. L'uomo prudente decide e ordina la propria condotta seguendo questo giudizio. Grazie alla virtù della prudenza applichiamo i principi morali ai casi particolari senza sbagliare e superiamo i dubbi sul bene da compiere e sul male da evitare.

La prudenza è la "retta norma dell'azione"[3]. Non va confusa con la timidezza o la paura, né con la doppiezza o la dissimulazione.

È detta auriga virtutum, "cocchiere delle virtù", poiché dirige le altre virtù indicando loro regola e misura.

Giustizia

La rivelazione biblica indica gli orizzonti della rettitudine che evita la parzialità (cfr. Lev 19,15) e riconosce da parte di chi ha di più il diritto delle classi sociali inferiori (cfr. Col 4,1).

La giustizia è la virtù morale che consiste nella costante e ferma volontà di dare a Dio e al prossimo ciò che è loro dovuto[4].

La giustizia verso Dio è chiamata virtù di religione.

La giustizia verso gli uomini dispone a rispettare i diritti di ciascuno, e a impostare le relazioni umane con equità nei confronti delle persone e del bene comune.

Fortezza

Gesù invita costantemente i suoi a mettere in conto la possibilità delle prove, da affrontare coraggiosamente, sapendo che la sua vittoria diverrà quella di quanti lo seguono (cfr. Gv 16,33).

La fortezza è la virtù morale che, nelle difficoltà, assicura la fermezza e la costanza nella ricerca del bene[5].

Essa rafforza la decisione di resistere alle tentazioni e di superare gli ostacoli nella vita morale.

La virtù della fortezza rende capaci di vincere la paura, perfino quella della morte, e di affrontare la prova e le persecuzioni. Dà il coraggio di giungere fino alla rinuncia e al sacrificio della propria vita per difendere una giusta causa.

Temperanza

La temperanza è spesso lodata nell'Antico Testamento (cfr. Sir 18,30). Nel Nuovo Testamento è chiamata moderazione o sobrietà (cfr. Tt 2,12).

La temperanza è la virtù morale che modera l'attrattiva dei piaceri e rende capaci di equilibrio nell'uso dei beni creati[6]. Essa assicura il dominio della volontà sugli istinti, e mantiene i desideri entro i limiti dell'onestà.

La persona temperante orienta al bene i propri appetiti sensibili, conserva una sana discrezione, e non segue il proprio istinto e la propria forza assecondando i desideri del proprio cuore.

Note
  1. N. 1805.
  2. Catechismo della Chiesa cattolica, n.1806.
  3. San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, q. 47, a. 2, sed contra: Ed. Leon. 8, 349. Qui Tommaso segue Aristotele.
  4. Catechismo della Chiesa cattolica, n.1807.
  5. Catechismo della Chiesa cattolica, n.1808.
  6. Catechismo della Chiesa cattolica, n.1809.
Voci correlate
Bibliografia

Suggerimenti



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