San Pietro

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San Pietro
Papa · Martire · la roccia su cui Gesù fondò la sua Chiesa
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Santo
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Pieter Paul Rubens, San Pietro apostolo (XVII secolo); Madrid, Museo del Prado.
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Titolo
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Nascita Betsaida
2 o 4 ca.
Morte Roma
64 o 67
Sepoltura Grotte vaticane
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Cardinale elettore
Ruoli ricoperti
prima dell'elezione
Vescovo di Antiochia
Emblem of the Papacy SE.svg Informazioni sul papato
vescovo di Roma
Elezione
al pontificato
33 ca.
Consacrazione {{{consacrazione}}}
Fine del
pontificato
67 ca.
(per decesso)
Segretario {{{segretario}}}
Predecessore {{{predecessore}}}
Successore Lino
Extra Anni di pontificato
Nomine
Cardinali creazioni
Proclamazioni
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Eventi
Venerato da Tutte le chiese che ammettono il culto dei Santi
Venerabile il [[{{{aV}}}]]
Beatificazione [[{{{aB}}}]]
Canonizzazione [[{{{aS}}}]]
Ricorrenza 29 giugno
Altre ricorrenze
Santuario principale Basilica di San Pietro, Città del Vaticano
Attributi Chiavi, croce rovesciata, rete da pesca, libro, gallo
Devozioni particolari {{{devozioni}}}
Patrono di Papi, pescatori, pescivendoli, panettieri, ingegneri, mietitori, orologiai, ciabattini, fabbricanti di chiavi, portieri, Roma, Assemini, Villa San Pietro, Brema, Colonia, Las Vegas, Umbria
Collegamenti esterni
Dati su gcatholic.org
Scheda su santiebeati.it
(LA) (IT)
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Tu es Petrus, et super hanc petram aedificabo Ecclesiam meam et tibi dabo claves regni Caelorum.
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Tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e a te darò le chiavi del Regno dei Cieli.
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(Matteo 16,18-19, riportato intorno alla cupola di San Pietro )
Tutti-i-santi.jpgNel Martirologio Romano, 29 giugno, n. 1:
« Solennità dei Santi Pietro e Paolo Apostoli. Simone, figlio di Giona e fratello di Andrea, primo tra i discepoli che professò che Gesù era il Cristo, Figlio del Dio vivente, dal quale fu chiamato Pietro. Paolo, Apostolo delle genti, predicò ai Giudei e ai Greci Cristo crocifisso. Entrambi nella fede e nell'amore di Gesù Cristo annunciarono il Vangelo nella città di Roma e morirono martiri sotto l'imperatore Nerone: il primo, come dice la tradizione, crocifisso a testa in giù e sepolto in Vaticano presso la via Trionfale, il secondo trafitto con la spada e sepolto sulla via Ostiense. In questo giorno tutto il mondo con uguale onore e venerazione celebra il loro trionfo. »

22 febbraio, n. 1, ricorrenza secondaria:

« Festa della Cattedra di San Pietro Apostolo, al quale disse il Signore: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa". Nel giorno in cui i Romani erano soliti fare memoria dei loro defunti, si venera la sede della nascita al cielo di quell'Apostolo, che trae gloria dalla sua vittoria sul colle Vaticano ed è chiamato a presiedere alla comunione universale della carità. »
San Pietro (Betsaida, 2 o 4 ca.; † Roma, 64 o 67) fu il "primo" degli Apostoli di Gesù, da lui posto a capo della sua Chiesa. Vescovo di Roma, vi subì il martirio sotto l'imperatore Nerone. È considerato il primo Papa.

Nato a Betsaida, paesino in Galilea, da un tale chiamato Giona, svolgeva la mansione di pescatore a Cafarnao. Fratello del futuro Sant'Andrea, era sposato e, secondo gli atti apocrifi di Pietro, aveva anche una figlia chiamata Petronilla. Divenne Apostolo di Gesù dopo che questi lo chiamò presso il lago di Galilea e dopo aver assistito alla pesca miracolosa. Divenuto uno dei dodici, faceva parte di una cerchia ristretta di tre individui (insieme a lui anche Giovanni e Giacomo) che assistettero alla risurrezione della figlia di Giairo, alla Trasfigurazione e all'agonia di Gesù nell'orto degli ulivi. Pietro tentò di difendere il Maestro dall'arresto, riuscendo soltanto a ferire uno degli assalitori, Malco. Unico, insieme al cosiddetto "discepolo prediletto", a seguire Gesù presso la casa del sommo sacerdote Caifa, fu costretto anch'egli alla fuga dopo aver rinnegato tre volte il Maestro, come questi aveva già predetto.

Dopo la crocifissione e la successiva Risurrezione di Gesù, secondo la Chiesa cattolica, Pietro venne nominato dallo stesso Maestro capo dei dodici Apostoli e promotore dunque di quel movimento che sarebbe poi divenuto la prima Chiesa cristiana. Instancabile predicatore, fu il primo a battezzare un pagano, il centurione Cornelio. Entrò in disaccordo con Paolo di Tarso riguardo ad alcune questioni riguardanti giudei e pagani, risolte comunque durante il primo concilio di Gerusalemme. Secondo la tradizione, continuò la sua predicazione fino a Roma dove morì fra il 64 e il 67, durante le persecuzioni anti-cristiane ordinate da Nerone.

È venerato come Santo dalle confessioni cattoliche ed ortodosse. I testi del Nuovo Testamento affermano che Pietro-Cefa aveva un primato tra il novero degli Apostoli. Il punto della discordia tra le varie confessioni cristiane è se e come tale primato debba valere anche per la Chiesa successiva[1]:

  • per i Cattolici il Vescovo di Roma, cioè il Papa, è l'unico successore di Pietro ed ha un primato su tutti gli altri Vescovi;
  • per gli Ortodossi ogni vescovo è successore di Pietro e ha il primato nella sua Diocesi, mentre il Vescovo di Roma è un Vescovo come tutti;
  • per i Protestanti il primato si riferisce alla sola persona di Pietro ed è decaduto alla morte dell'apostolo.


Fonti storiche

Le fonti storiche circa la vita e l'operato di Pietro possono essere distinte in tre categorie:

Dal punto di vista archeologico, la più antica testimonianza riferita a Pietro è la frammentaria iscrizione in greco "Pietro (è) qui" (πετρος ενι) ritrovata nel cosiddetto "muro rosso" presso l'antica Tomba di Pietro, sotto l'attuale Basilica di San Pietro a Roma (foto), datata attorno al 160.

Nome

Il suo nome proprio era Simone (ebraico שמעון, Shim'on, dalla radice ebraica shama, "ascoltare"), col probabile significato "Dio ha ascoltato" la preghiera del genitore (Gen 29,33). Secondo Ilan[2] rappresentava il nome più diffuso tra gli ebrei palestinesi.

Secondo Mt 16,18 e Gv 1,42 ricevette da Gesù il soprannome di Cefa (Κηφᾶς, Kefàs), "che vuol dire Pietro" (πετρος, petros). Anche San Paolo lo chiamava Kefas (1Cor 1,12; 3,22; 9,5; 15,5; Gal 1,18; 2,9.11.14) oltre che Pietro (Gal 2,7-8). Questo etimo trova fondamento nel confronto col termine ebraico כּף, kèf, "rupe, roccia" (cf. Ger 4,29; Gb 30,6).

Una diversa ipotesi[3] connette invece il soprannome, portato (sebbene con una diversa traslitterazione greca) anche dal sommo sacerdote Caifa (Καϊάφας, Kaiàfas nel NT, קַיָּפָא, Qaiafà' nelle fonti ebraiche), al termine aramaico קיפא (qifàh), "coagulo, sedimento", constatando come il nome ricorra in fonti ebraiche ed extra-ebraiche (nabatei) con la ק (qaf) iniziale, non con la כ (kaf). Questa origine non è però in definitiva in contrasto con l'etimo proposto dal NT, rimandando comunque all'idea di un nocciolo duro, solido.

Caratteristiche personali

San Pietro apostolo, vetrata; Milano, Basilica sant'Agostino, altare

Origini

Simon Pietro secondo il vangelo di Giovanni era nativo, così come il fratello Andrea e l'Apostolo Filippo, di Betsaida[4], città situata a circa 3 chilometri a nord del Lago di Tiberiade, un antico villaggio successivamente ricostruito dal tetrarca Filippo che fondò qui la sua capitale e gli diede il nome di Giulia in onore della figlia dell'Imperatore Augusto[5].

Dopo il matrimonio si trasferì però, secondo i Vangeli sinottici, a Cafarnao, paese che divenne in seguito centro della predicazione di Gesù, che vi si recava spesso come amico[6]. Gli scavi, effettuati a partire dal 1905, portarono alla luce i resti della sinagoga e di una chiesa ottagonale sulle cui fondamenta furono scoperti, nel 1968, una casa, identificata con quella di Pietro grazie alla presenza di alcuni graffiti, dedicati a Cristo e all'Apostolo, databili al II secolo d.C.

Legami familiari

Cafarnao, Statua di San Pietro apostolo

Pietro era figlio di Giona o Giovanni[7] e fratello di Andrea che divenne anche lui Apostolo, scelto e chiamato col fratello sul lago di Galilea[8].

Sappiamo poi, secondo i Vangeli, che un giorno Gesù guarì a Cafarnao "dalla febbre" la suocera dell'Apostolo[9]. L'esistenza di questa suocera ha portato alla conclusione che Pietro fosse sposato ma nulla sappiamo né della moglie né dei figli. Interessante è però ricordare che l'apostolo San Paolo allude a una "donna credente di Cefa"[10] che senza dubbio era la moglie. L'autore stesso della lettera solitamente identifica le collaboratrici col titolo di "sorelle" (adelphe) e non "sorelle donne", come sarebbe meglio tradurre "donna credente" (derivando dalle parole greche adelphen gunaika)[11]. Secondo Clemente di Alessandria la moglie di Pietro seguì il marito nella sua predicazione e morì martire prima di lui[12], è presumibile però che l'autore volesse usare questa tradizione mostrando un Apostolo quale modello di marito perfetto, nel senso cristiano del termine.

Gli Atti apocrifi di Pietro copti attribuiscono all'apostolo anche una figlia. La giovane era paralizzata e la folla, commossa dalla sua sofferenza, decise di intercedere presso il padre per lei. Questi non solo non la guarì, ma spiegò anche che ella era stata punita con quella malattia per aver acceso, con la sua bellezza, il desiderio di un giovane, di nome Tolomeo, che a causa della disperazione era divenuto cieco[13]. L'autore della Passio dei santi Nereo ed Achilleo (V-VI circa) la identifica con Petronilla, una martire sepolta nelle catacombe di Domitilla, a causa di una assonanza col nome dell'apostolo, e inserisce nel suo racconto, oltre al citato episodio, un brano secondo cui la giovane, guarita dal suo male, chiesta in sposa dal nobile Flacco, morì placidamente prima di accogliere la sua proposta di matrimonio. L'autore non riporta in quale giorno sia morta ma la tradizione indica il 31 maggio, data passata poi nel Martirologio Romano.

Condizione economica e culturale

I fratelli Pietro e Andrea vengono presentati nei vangeli, sin dalla loro prima chiamata, come pescatori[14] e più volte li ritroviamo con le barche sul lago di Galilea. Sappiamo persino che Giacomo e Giovanni di Zebedeo erano, secondo il vangelo di Luca, soci di Simone[15] e difatti saranno chiamati alla sequela subito dopo gli amici.

Emblematico in tal senso è il famoso episodio della pesca miracolosa, nel quale ritroviamo Pietro intento a ripulire le reti dopo una dura notte di lavoro senza alcun risultato. Anche dopo la resurrezione, Gesù apparve a Pietro e ad altri discepoli mentre pescavano nei pressi del lago di Tiberiade, che era una zona molto pescosa.

Dagli Atti degli apostoli veniamo poi a sapere un altro aspetto importante della vita di Pietro: la sua condizione culturale. Arrestato con Giovanni e condotto in presenza del Sinedrio, l'apostolo rispose con saggezza al loro interrogatorio, lasciando meravigliati i due giudici che lo credevano senza istruzione e popolano.[16] Pietro viene definito quindi "agrammatos" cioè poco esperto delle Scritture, senza preparazione scolastica né tantomento retorica, ma anche "idiotes", cioè popolano, uomo degli strati più bassi.

Possibile cronologia

Biografia

Apostolo di Gesù

La chiamata alla sequela

Ciò che si definisce la vocazione degli apostoli pone notevoli problemi agli esegeti. Secondo quanto detto prima, fu in Giudea, nel luogo dove si manifestò il Battista, secondo Giovanni, che andrebbe situata la prima chiamata: due discepoli infatti, sentendo Giovanni Battista indicare Gesù come l'Agnello di Dio, gli si avvicinarono e gli chiesero dove abitasse; quindi passarono la giornata con lui. Andrea, il fratello di Simone, era uno dei due discepoli e per primo egli avvertì suo fratello: "Abbiamo trovato il Messia"[23], e lo condusse da Gesù, il quale, "fissando lo sguardo su di lui, disse: Tu sei Simone, il figlio di Giovanni: ti chiamerai Cefa"[24], che a quanto specifica l'evangelista vuol dire Pietro. Matteo situa il nuovo nome dato a Simone in un diverso contesto, quello della "'confessione di Cesarea" e questa differenza nella tradizione sottolinea l'importanza che i primi cristiani davano al nome di Pietro, che non veniva usato come nome nel loro ambiente.

I Sinottici collocano le prime chiamate in riva al mare di Galilea, detto anche lago di Gennesaret. Gesù conosceva già Simone e per predicare gli chiese di salire sulla sua barca, invitando poi i pescatori a raggiungere il largo e gettare le reti. Sebbene non avessero pescato nulla nel corso di tutta la notte, Simone obbedì con sollecitudine ed ottenne una pesca miracolosa, così abbondante che fu necessario chiamare in aiuto un'altra barca[25]. Sopraffatto, il futuro apostolo cadde ai piedi di Gesù che gli annunciò che da quel momento in poi sarebbe diventato pescatore d'uomini. La risposta dei primi discepoli fu di abnegazione assoluta: "Tirate le barche a terra, lasciarono tutto e lo seguirono"[26].

Nel numero dei dodici

Pietro risulta dai racconti evangelici come un personaggio spontaneo nelle sue reazioni, impetuoso ma anche disposto a comprendere i propri errori e a imparare.

Nel celebre episodio della camminata sull'acqua Pietro corse incontro al Maestro chiedendogli di poter fare lo stesso e imparando a sue spese, sprofondando fra le onde, che per compiere siffatti prodigi è necessaria una fede totale[27].

Egli, fra i dodici, è anche il più ardito nei suoi discorsi, e spesso parla e agisce a nome loro. All'inizio del ministero di Gesù, andò a cercarlo quando il Maestro si era ritirato nella solitudine del deserto. In più occasioni lo interrogò a proposito delle parabole, implorando da lui una spiegazione o chiedendogli a chi fossero destinate se ai Dodici o alla folla. È d'altronde da lui che gli esattori delle imposte si recarono per reclamare il tributo del Tempio. Pietro stava per comunicarlo a Gesù che lo prevenne e gli dichiarò che egli stesso era esentato dalla tassa, ma non voleva provocare scandali. Così Gesù inviò Pietro a pescare un pesce nella cui bocca venne trovato uno statere, ossia quattro dracme, che rappresentavano l'ammontare delle due tasse dovute: quella di Gesù e quella di Pietro[28].

Quando una donna, nella folla, toccò l'orlo del mantello di Gesù nella speranza di essere guarita, e il maestro domandò: "Chi mi ha toccato?", fu Pietro ad affrettarsi ad osservare che la folla lo stringeva da tutte le parti[29]. Sempre Pietro domandò a Gesù sino a quali limiti ci si debba spingere nel perdonare: "Fino a sette volte?" e ricevendo come risposta dal maestro: "Settanta volte sette", cioè sempre.

Mentre si avvicinavano a Gerusalemme, Pietro interrogò Gesù sul fico che aveva maledetto e che l'indomani era stato effettivamente trovato seccato fin dalle radici. Gesù si limitò a rispondere: "Abbiate fede in Dio". A Gerusalemme fu di nuovo Pietro ad informarsi sulla ricompensa che attendeva in Cielo coloro che, come lui, avevano lasciato tutto per seguire Gesù. In risposta promise: per questa vita, una famiglia spirituale e dopo la morte, la vita eterna. Davanti al tempio, dopo la predizione di Gesù riguardo la sua totale distruzione, Pietro convinse Andrea e i due figli di Zebedeo a tentare insieme di ottenere da Gesù la data di questo avvenimento.

Dopo il discorso a Cafarnao sul pane di vita[30], a seguito del quale parecchi discepoli abbandonarono il maestro, quando Gesù chiese ai dodici se se ne sarebbero andati anch'essi, come quanti si erano scandalizzati, Pietro rispose a nome di tutti dicendo: "Signore, da chi andremo? Tu hai parole di vita eterna"[31].

Testimone della trasfigurazione

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Trasfigurazione di Gesù.

I Vangeli sinottici[32] raccontano che Gesù si allontanò su un monte con Pietro, Giacomo e Giovanni. Là cambiò aspetto mostrandosi ai tre discepoli con uno straordinario splendore della persona e una stupefacente bianchezza delle vesti, e apparvero al suo fianco Mosè ed Elia. Pietro prese la parola dicendo:

« Signore, è bello per noi restare qui; se vuoi, farò qui tre tende, una per te, una per Mosè e una per Elia. »

Ma Gesù ignorò il suggerimento e chiese di non riferire ad alcuno dell'episodio.

La confessione di fede e il primato

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Primato di Pietro.

A Cesarea di Filippo, Gesù interrogò i suoi Apostoli su quel che gli uomini dicevano di lui. Vennero elencate varie risposte. Alla fine, il Maestro chiese ai Dodici: "Voi chi dite che io sia?". Allora fu Simon Pietro che, primo tra i Dodici, espresse in termini umani la realtà soprannaturale del Cristo: "Tu sei il figlio del Dio vivente!"[33].

Gesù in primo luogo proclama: "E io ti dico: tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa"[34]. Il termine "Chiesa", tanto frequente sotto la penna di Paolo, nei Vangeli non appare che due volte e designa la nuova comunità che Gesù stava per fondare e che egli presenta come una realtà non solo stabile, ma indistruttibile. Essa è "edificata" su Simone, che a causa di questo ruolo riceve qui il nome di Pietro.

Gesù indica quindi i poteri conferiti a Simon Pietro: "A te darò le chiavi del Regno dei Cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei Cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei Cieli"[35]. Il senso di questa immagine, nota alla Bibbia e all'Oriente del tempo, suggerisce l'incarico affidato a un unico personaggio di sorvegliare ed amministrare la casa. Padre Benoîta, autore di "Esegesi e Teologia", traduce con "maestro di palazzo" o "visir"[36]. Pietro è da Gesù nominato "Primo ministro" della sua Chiesa, della quale dovrà governare non solamente la massa dei fedeli, ma gli stessi funzionari.

Il potere di legare e di sciogliere implica il perdono dei peccati[37] , ma non va limitato a questo significato: esso comprende tutta un'attività di decisione e di legislazione, nella dottrina come nella condotta pratica, che coincide con l'amministrazione della Chiesa in generale.

Durante la Passione di Gesù

Dinanzi gli annunci della passione

Subito dopo l'episodio sopra citato, Gesù comunicò ai suoi apostoli la prima rivelazione della passione che avrebbe dovuto subire. Pietro, prendendolo in disparte, protestò contro questa prospettiva che gli sembrava improbabile dicendo: "Dio te ne scampi, Signore; questo non ti accadrà mai". Ciò gli attirò un severo biasimo: colui che era appena stato consacrato capo della Chiesa si sentì chiamare "Satana", l'avversario, il tentatore, colui che vorrebbe far cadere il Cristo: "Lungi da me, satana! Tu mi sei di scandalo, perché non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini"[38]

L'Ultima cena

Insieme a Giovanni, Pietro è chiamato ai preparativi del pranzo pasquale in cui Gesù istituì l'Eucaristia. Giovanni e Luca situano in questa occasione l'annuncio del rinnegamento di Pietro[39] che invece Matteo e Marco collocano un po' più tardi[40], sulla via del Getsemani. Gesù dichiarò a Simone che Satana cercava in loro la sua preda, ma che egli avrebbe pregato per loro. Gli predisse che avrebbe rinnegato il suo Maestro, ancora prima che il gallo cantasse: la sincerità di Pietro era totale, ma la forza gli sarebbe venuta meno. Nondimeno Gesù l'avrebbe riconfermato nel suo ruolo preminente per il sostegno della fede: "Tu, una volta ravveduto, conferma i tuoi fratelli" (Lc 22,32).

È nel corso di quest'ultimo pasto che Gesù annunciò il tradimento di uno dei Dodici, e Pietro fece cenno a Giovanni, che era seduto accanto a Gesù: "Di', chi è colui a cui si riferisce?"(Gv 13,24).

Il Vangelo di Giovanni, che non descrive l'istituzione dell'Eucarestia, riferisce un altro episodio verificatosi durante la cena. Gesù s'interruppe per compiere delle funzioni normalmente lasciate a degli schiavi: lavare i piedi dei suoi ospiti. Stupefatto, Pietro protestò con energia ma alla risposta di Cristo: "Se non ti laverò, non avrai parte con me"(Gv 13,8), l'ardente apostolo, eccessivo nel consenso come lo era appena stato nel rifiuto, reclamò: "Signore, non solo i piedi ma le mani e il capo"(Gv 13,9)

L'arresto di Gesù

Ritiratosi nell'orto del Getsemani, Gesù chiese a Pietro, Giovanni e Giacomo di mettersi in disparte con lui per pregare. Essi però, sopraffatti dal sonno e dal vino della cena, caddero addormentati, ricevendo per ben tre volte il rimprovero del maestro che disse loro, e in particolare allo stesso Pietro: "Così non siete stati capaci di vegliare un'ora sola con me? Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione. Lo spirito è pronto ma la carne è debole"[41].

Tutti i Vangeli riportano che, al momento dell'arresto di Gesù, uno di quelli che stava con lui tagliò con la spada un orecchio a un servo del sommo sacerdote di nome Malco[42]. Il vangelo secondo Giovanni identifica l'aggressore in Pietro che subitamente venne rimproverato da Gesù con la celebre frase divenuta proverbiale: "Chi di spada ferisce di spada perirà!"[43].

Il triplice rinnegamento

Durante il processo religioso di Gesù, Pietro, seguito secondo Giovanni da un altro discepolo innominato[44] riuscì ad intrufolarsi all'interno del cortile della casa del sommo sacerdote. L'apostolo innominato, da molti riconosciuto nello stesso Giovanni,[45] era conosciuto lì dentro e riuscì ad entrare insieme a Pietro.

Quest'ultimo venne però riconosciuto da una serva (su questo concordano tutti e quattro i Vangeli, Giovanni sottolinea che la donna era la portinaia)[46] che dichiarò davanti a tutti che il nuovo arrivato era uno dei discepoli di Gesù. Il pescatore di Cafarnao, sicuro di essere stato scoperto, giurò davanti a tutti di non conoscerlo. Recatosi nell'atrio dove, come testimoniano Luca e Giovanni, era stato acceso un fuoco dalle guardie e dai servitori del sommo sacerdote, Pietro venne nuovamente riconosciuto, questa volta da un'altra serva, ma negò di nuovo la sua appartenenza al seguito del maestro.

Passata circa un'ora dai due rinnegamenti, Pietro venne nuovamente riconosciuto dalla gente intorno al fuoco, il suo accento difatti aveva smascherato la sua appartenenza alla cerchia dei galilei dinanzi a tutti. Uno di essi, secondo il resoconto di Giovanni,[47] era perfino presente al momento dell'arresto e l'aveva riconosciuto come colui che aveva ferito all'orecchio Malco. Senza via d'uscita, Pietro rinnegò una terza volta il maestro. Dopo aver sentito nello stesso istante il canto del gallo (due volte in Marco)[48], ricordandosi le predizioni di Gesù (che secondo Luca egli incontrò subito dopo) riguardo il suo tradimento, l'apostolo fuggì via piangendo amaramente, fatto che è testimoniato allo stesso modo nei tre vangeli sinottici.

Durante le apparizioni del risorto

Dopo il triplice rinnegamento, i Vangeli abbandonano la figura di Pietro e non ci riportano ciò che egli fece durante la passione del Maestro. Lo ritroviamo soltanto la mattina di Pasqua: avvertito da Maria Maddalena che il corpo di Gesù era scomparso, Pietro corse al sepolcro con il discepolo che Gesù amava e lì trovò soltanto le bende di lino e il sudario che avvolgevano il cadavere[49].

Il Vangelo di Luca e la lettera di San Paolo ai Corinzi sottolineano che per primo Pietro fu favorito da un'apparizione del Cristo risorto[50]. In seguito anche lui condivise con i compagni le apparizioni nel Cenacolo e sul mare di Galilea.

Secondo il vangelo di Giovanni, Pietro e altri sette apostoli, passato il tempo delle apparizioni del risorto, tornarono sul lago di Tiberiade alle loro mansioni di pescatore[51]. Un mattino, dopo una notte passata insonne e senza aver preso nulla, videro un uomo a riva che consigliò loro di gettare le reti dalla parte destra della barca. Seguendo i consigli dello sconosciuto essi presero una moltitudine di pesci, riconoscendo dunque in lui il maestro. Pietro si gettò in mare verso Gesù[52]. Quando tutti furono tornati a terra questi li invitò ad arrostire i loro pesci e a dividere con lui la colazione. Dopo aver finito, Gesù si rivolse direttamente a Pietro e tre volte gli domandò: "Simone di Giovanni mi vuoi bene?".[53].

La ripetizione sconcertò l'apostolo, il quale insistette, la terza volta, con una toccante umiltà: "Signore, tu sai tutto; tu sai che ti voglio bene". La triplice protesta, secondo l'esegesi cristiana, serviva a cancellare il triplice rinnegamento della tragica notte in casa di Caifa[54]. Pietro si sentì quindi predire in parole velate il martirio che lo attendeva in età avanzata[55]. Dopodiché Gesù gli disse: "Seguimi" ma l'apostolo vedendo che il discepolo amato seguiva le loro orme, interrogò Gesù sul destino del discepolo prediletto ma la risposta fu alquanto enigmatica[56].

Nel luogo di questa apparizione vi è una cappella in basalto detta "il Primato di Pietro", che si erge su di uno scoglio a strapiombo sul lago, accessibile tramite una scala scolpita nella roccia, che scende sino a una caletta. Eteria, una pellegrina proveniente dalla Spagna, che riferisce del suo viaggio nei luoghi santi in una cronaca risalente alla fine del IV secolo, cita "la scala dove stava il Signore" . La cappella attuale, che risale al 1935, ha sostituito un antico santuario, spesso riedificato dopo il passaggio di Eteria, e che si chiamò a lungo "la chiesa dei dodici apostoli", perché si supponeva che Cristo vi avesse battezzato i suoi discepoli.

Predicazione del Vangelo

La Pentecoste

Sin dai giorni immediatamente successivi all'ascensione di Gesù, Pietro assunse il comando del piccolo gruppo degli apostoli. Ricordando il tradimento e la morte di Giuda, egli provvide alla sostituzione del traditore con un uomo che sarebbe divenuto, con gli undici, testimone della Risurrezione, eleggendo così tramite sorteggio un tale chiamato Mattia.

Il discorso di Pietro, immediatamente successivo alla discesa dello Spirito Santo sugli apostoli, comincia con una lunga citazione dal profeta Gioele con cui spiegare alla folla stupefatta il miracolo per il quale i dodici parlavano in tutte le lingue della terra: "Io effonderò il mio Spirito sopra ogni uomo e diverranno profeti i vostri figli e le vostre figlie; i vostri anziani faranno sogni e i vostri giovani avranno visioni... Chiunque invocherà il nome del Signore sarà salvato".

Pietro applicò al Cristo l'ultima frase della profezia e collegando immediatamente la morte e Pasqua, la sua Ascensione e l'effusione dello Spirito alla quale hanno assistito, egli dichiarò che Gesù era salito al cielo, e che egli aveva effuso lo Spirito come gli astanti stessi potevano vedere. Pietro consigliò dunque ad essi di pentirsi e farsi battezzare in nome di Cristo. Molti compresero che avendo partecipato alla crocifissione dovevano riparare, accettare la penitenza e il battesimo tanto che quel giorno vi furono tremila conversioni.

A questa prima predicazione seguì il primo miracolo dell'apostolo: nel nome di Gesù, Pietro restituì la salute a uno storpio che chiedeva l'elemosina. Poiché l'evento suscitò un grande concorso di popolo, Pietro da questo segno trasse profitto per annunciare la buona novella dichiarando che era stata la fede in Gesù ed essa sola, ad aver guarito lo zoppo. Anche qui Pietro invitò al pentimento e alla conversione, sottolineando per gli Ebrei che lo ascoltavano che Gesù era il compimento della promessa fatta ad Abramo e degli oracoli dei profeti. Questa nuova ondata contò circa cinquemila convertiti.

Primo arresto

Mentre Pietro parlava al popolo, con Giovanni al suo fianco, fu arrestato dai sacerdoti e dai sadducei: vennero entrambi gettati in prigione perché era già tardi e sarebbero stati convocati davanti al Sinedrio solo l'indomani. Pietro allora, forte della sua fede, proclamò ancora che aveva guarito il paralitico solo nel nome di Gesù. I sinedriti ne furono sconcertati: ritenevano Pietro e Giovanni uomini semplici ma vedendo con quale autorità Pietro sapesse parlare restarono attoniti, e più ancora li sorprese la presenza, inconfutabile, del miracolato. Essi decisero molto semplicemente di vietare a Pietro e Giovanni di prendere la parola e di insegnare in nome di Gesù, al che i due apostoli risposero che non potevano tacere. Esaurito ogni argomento, e sentendosi impotenti davanti all'entusiasmo che si scatenava intorno al taumaturgo, i sinedriti lasciarono andare gli apostoli.

Dal secondo al terzo arresto

Gli Atti sottolineano come i segni e i miracoli intanto si moltiplicavano. Anania e Saffira, sua moglie, che avevano mentito ai cristiani, furono smascherati da Pietro e caddero morti ai suoi piedi. La folla si accalcava intorno agli apostoli come un tempo in Galilea intorno al maestro. I malati venivano portati lungo la via dove passava Pietro affinché "anche solo la sua ombra coprisse qualcuno di loro".

L'ira del sommo sacerdote e dei sadducei si manifestò allora di nuovo: ciò che non avevano saputo ottenere con la persuasione lo avrebbero imposto con la forza e così Pietro e Giovanni vennero nuovamente arrestati. Ma, secondo le Scritture, un angelo li liberò durante la notte. Quando i loro persecutori li vollero convocare per interrogarli, appresero che i loro prigionieri erano nel Tempio, intenti a insegnare, li fecero ricondurre davanti a loro, ma, adiratisi davanti alla tranquilla ostinazione dei due apostoli, furono calmati solo dall'intervento di Gamaliele.

Venuti a sapere che la Samaria aveva ormai molti cristiani in essa, grazie alla predicazione del diacono Filippo, gli apostoli mandarono ai nuovi convertiti Pietro e Giovanni che erano autorizzati a imporre le mani, perché ricevessero lo Spirito Santo. Tra loro vi era Simon Mago, il cui nome sarà legato al peccato di "simonia" o commercio dei sacramenti. Pietro gli fece comprendere che il denaro non avrebbe mai potuto acquistare il potere d'invocare lo Spirito Santo.

Dopo la sosta in Samaria, l'apostolo fece ritorno alla pianura costiera. A Lidda egli guarì un paralitico, Enea; a Giaffa Pietro risuscitò una discepola di nome Tabita. I due prodigi guadagnarono alla fede molti abitanti delle due città.

A Giaffa, Pietro abitava presso un conciatore di pelli. Mentre si trovava lì ebbe il privilegio di una visione: vide una grande tovaglia su cui si trovavano in gran quantità alimenti che la Legge di Mosè dichiarava impuri. Pietro venne invitato a mangiarli, e alle sue proteste una voce gli disse: "Ciò che Dio ha purificato tu non chiamarlo più profano".

Poco dopo Pietro fu chiamato presso un pagano, il centurione Cornelio, che a sua volta da una visione era stato spinto a convocarlo. E mentre Pietro gli parlava, lo Spirito Santo calò sul centurione e sui suoi compagni, come in una nuova Pentecoste. Era dunque arrivato il momento di far entrare nella comunità dei cristiani anche coloro che non erano circoncisi, e che erano considerati dall'ebraismo degli impuri.

Nel frattempo Erode Agrippa I aveva cominciato una persecuzione contro i cristiani e fatto giustiziare Giacomo, fratello di Giovanni. Essendosi così attirato il favore dei Sinedriti, Erode decise di fare arrestare anche Pietro. Ma nuovamente un angelo gli apparve in carcere, e svegliò il prigioniero, che obbedì come in sogno ai suoi ordini risvegliandosi soltanto quando fu fuori dalla prigione.

Si recò allora alla casa di Maria, madre di Marco, dov'era radunato un certo numero di fedeli in preghiera e costoro stentarono a credere ai loro occhi. Lo stupore e la confusione furono ancora più grandi nel campo di Erode, il quale fece imprigionare i carcerieri, in conformità con l'usanza del tempo per cui le guardie che lasciavano evadere un prigioniero incorrevano nella sua stessa pena.

L'incidente d'Antiochia

Dopo questa liberazione miracolosa, gli Atti degli Apostoli si limitano ad annotare che Pietro uscì e si incamminò verso un altro luogo. Stranamente, il Nuovo Testamento tace sugli ultimi anni della vita dell'apostolo. Per taluni, questo "altro luogo" sarebbe Roma, dove Pietro avrebbe cercato rifugio durante la persecuzione di Agrippa, nel 44[57]; per altri, Antiochia, dove egli avrebbe soggiornato brevemente e dove si scontrò a quel tempo con Paolo, nel corso dell'incidente che questi riferisce nell'epistola ai Galati.

Fino a quel momento Pietro frequentava i pagani e mangiava con loro ma all'arrivo di alcuni giudei, provenienti da Gerusalemme, per timore si allontanò da loro e si attenne alle prescrizioni mosaiche. Paolo gliene mosse vivo rimprovero poiché questo atteggiamento era contrario al pensiero cristiano. Nonostante tutto va notato l'omaggio che Paolo rende a Pietro come capo del gruppo apostolico.

Gli Atti degli apostoli li collocano insieme a Gerusalemme al tempo del primo concilio della giovane Chiesa nel 49 circa. La questione del centurione Cornelio non aveva placato gli animi e la posta in gioco era fondamentale: una tradizione più che millenaria insegnava che chi si convertiva alla religione di Jahve doveva subire la circoncisione e seguire in tutto le prescrizioni della Legge. Ad Antiochia, Paolo e Barnaba, permeati del messaggio di Gesù, professavano invece che era sufficiente credere e ricevere il battesimo per essere salvi. Decise di recarsi a Gerusalemme per trattare la questione con gli apostoli e gli anziani.

Prendendo la parola, Pietro alluse subito alla conversione del centurione Cornelio e sostenuto da Giacomo ebbe la meglio: il punto di vista di Paolo venne così approvato e la decisione orientò l'intero avvenire della Chiesa poiché ormai giudei e gentili avrebbero avuto gli stessi, identici diritti.

Il concilio di Gerusalemme è l'ultima apparizione di Pietro nel libro degli Atti. Egli era il portavoce dei discepoli e la comunità primitiva appare fondata su di lui; ma il prestigio di Giacomo a Gerusalemme andò aumentando, e al tempo dell'ultimo viaggio di Paolo a Gerusalemme, Giacomo è il solo citato.

È probabile che l'apostolo Pietro si fosse recato a questo punto ad Antiochia e vi soggiornasse circa sette anni; è infatti considerato il fondatore della Chiesa di Antiochia e il suo primo vescovo.

La missione petrina

Quanto agli andirivieni di Pietro, bisogna ormai rifarsi alla tradizione dei padri apostolici, secondo la quale egli trascorse un primo soggiorno di alcuni anni a Roma. È anche possibile che abbia compiuto allora dei viaggi missionari. Probabilmente si recò a Corinto, poiché Paolo vi segnalò "dei partigiani di Pietro", accanto ai partigiani di Paolo e di Apollo. La sua prima epistola è indirizzata a cinque Chiese dell'Asia Minore; si è potuto congetturare perciò che avesse egli stesso evangelizzato tali province romane.

Secondo le Omelie di San Clemente, Pietro, partito da Tripoli, raggiunse Antiochia all'incirca nell'anno 52. Una tradizione molto antica, confermata anche da Girolamo,[58] vede nell'apostolo il primo vescovo della città, tanto che già nei primi secoli la Chiesa romana celebra il 22 febbraio la festa della Cattedra di San Pietro, la cui denominazione completa era appunto: Natalis cathedrae sancti Petri apostoli qua sedit apud Antiochiam.[59]

Pietro a Roma

Secondo la tradizione cristiana, Pietro finì i suoi giorni a Roma,[60] crocifisso a testa in giù sotto Nerone, benché l'autenticità di tale evento sia ancora oggi fonte di grande dibattito fra gli studiosi della Bibbia. Unico documento che ci riferisce gli avvenimenti succedutisi dall'arrivo di Pietro nella città eterna fino al suo martirio sono dei testi apocrifi, denominati "Atti di Pietro", di contenuto abbastanza favolistico e senza dubbio poco fedeli alla realtà, simbolo comunque di una devozione molto antica che vedeva in Pietro il padre evangelizzatore della città eterna.

È improbabile che Pietro vi sia giunto nel 42, essendosi recato a Gerusalemme per il concilio. Secondo Lattanzio Pietro andò a Roma quando già Nerone era salito al trono,[61] dunque dal 54 in poi. Quel che stupisce inoltre è la mancanza di riferimenti a Pietro negli atti degli apostoli, che narrano anche la permanenza di Paolo a Roma, e il suo non nominare l'apostolo nelle lettere ai Colossesi e a Filemone, nei quali ringrazia i compagni che lo sostengono a Roma.

Antiche tradizioni lo fanno ospite a casa del senatore Pudente (sulla quale oggi sorge la chiesa di Santa Pudenziana, dove è conservata la tavola dove l'apostolo avrebbe celebrato l'eucaristia) e della casa, sull'Aventino, di Aquila e Priscilla (la chiesa di Santa Prisca è stata edificata sui resti della loro casa). Anche l'attuale basilica di San Sebastiano fu venerata da tempi antichissimi come Domus Petri, e un'iscrizione del papa Damaso all'interno della chiesa attesterebbe che lì abitarono Pietro e Paolo. Ugualmente la chiesa di Santa Maria in via Lata sorgerebbe proprio dove vi era una casa in cui abitarono Pietro, Paolo e Luca, che qui scrisse gli Atti degli apostoli. Si ricorda poi la località ad nymphas sancti Petri, sulla via Nomentana, presso il cimitero dell'Ostriano, dove secondo la tradizione l'apostolo battezzava i fedeli.

A Roma ebbe fine, secondo antiche tradizioni, lo scontro fra Pietro e il mago Simone di cui parlano anche Eusebio di Cesarea e Giustino. Secondo la loro testimonianza questi era giunto a Roma al tempo di Claudio, e Pietro l'aveva seguito proprio per confutare le sue teorie.[62] Eusebio sottolinea inoltre che Simone era noto per la sua vita immorale, famoso per i prodigi della sua magia, che gli conquistarono la fama del popolo che edificò in suo onore perfino una statua su cui era inciso "Semoni Deo Sancto".[63] Ancora oggi nella chiesa di Santa Francesca Romana si conserva una pietra con i solchi di due ginocchia, secondo la tradizione, quella su cui Pietro si inginocchiò pregando il maestro di fermare gli incantesimi dell'avversario.

Secondo antiche tradizione, Pietro venne arrestato a seguito della persecuzione neroniana e rinchiuso, insieme a Paolo, all'interno del Carcere Mamertino (dove poi sorse la chiesa di "San Pietro in Carcere") dove i due carcerieri, destinati a diventare i santi Processo e Martiniano, vedendo i miracoli operati dai due apostoli, chiesero il battesimo. Allora Pietro, facendo un segno di croce verso la Rupe Tarpea, riuscì a farne scaturire dell'acqua e con essa battezzò i due carcerieri che subito dopo aprirono loro le porte per invitarli alla fuga, venendo però scoperti e giustiziati.

Questa sembra però essere una leggenda infondata perché il carcere Mamertino era destinanto a prigionieri che si dovevano custodire con attenzione (basti pensare a Giugurta e Vercingetorige) e non di certo a un uomo come l'apostolo, uno dei tanti immigrati nella capitale dell'Impero, almeno che Nerone non lo ritenesse talmente pericoloso da scatenare una rivolta fra i cristiani. Benché non esistano prove certe della permanenza dei due nel carcere, la tradizione è comunque molto antica e la trasformazione del carcere in chiesa si fa risalire al IV secolo per volere di papa Silvestro I.

Fuggito dal carcere, Pietro si diresse verso la via Appia, ferito per la stretta delle catene. Nei pressi delle terme di Caracalla avrebbe perso la fascia che gli stringeva una gamba, oggi custodita nella chiesa dei santi Nereo e Achilleo, detta appunto "in fasciola".[64] Una leggenda narra che lungo la via Appia egli incontrò il Maestro che lo invitò a tornare a Roma per morirvi martire.

Catturato nuovamente dai soldati dell'imperatore venne crocifisso, secondo un'antica tradizione, trasmessaci da Girolamo, Tertulliano, Eusebio e Origene, a testa in giù per sua stessa richiesta fra il 64, anno della persecuzione anti-cristiana di Nerone, e il 67.

Un punto abbastanza controverso fu poi la questione se Pietro e Paolo fossero stati martirizzati nello stesso giorno e nello stesso anno. Il Martirologio Romano, i Sinassari delle Chiese orientali, nonché il Decretum Gelasianum del V secolo affermano: «Non in un giorno diverso, come vanno blaterando gli eretici, ma nello stesso tempo e nello stesso giorno Paolo fu con Pietro coronato di morte gloriosa nella città di Roma sotto l'imperatore Nerone».[65]

Testimonianze sulla morte di Pietro

La tomba e i resti di Pietro

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Tomba di Pietro.

Durante degli scavi effettuati nelle grotte vaticane a partire dal 1939, venne individuata, in corrispondenza dell'altare della Basilica di San Pietro, una sepoltura generalmente indicata come tomba di Pietro. Tuttavia solo nel 1953 furono ritrovati dei resti umani per i quali si formulò l'attribuzione all'apostolo, dopo le concordanze con numerosi esami scientifici[66].

Sulla tomba di Pietro la tradizione cristiana ha espresso precedentemente altre versioni contrastanti a causa delle due traslazioni che tale sepoltura ha subìto nei primi due secoli prima di tornare alla posizione originaria. Secondo la testimonianza del presbitero Gaio, riportata da Eusebio di Cesarea "se andrai al Vaticano o sulla Via Ostiense, vi troverai i trofei dei fondatori della Chiesa"[67] mentre secondo altre testimonianze la tomba di Pietro era "ad Catacumbas" (cioè presso l'attuale S. Sebastiano), comunque tutte le tradizioni non hanno mai indicato altra città oltre Roma.

Vangelo di Giovanni

In un passo del Vangelo secondo Giovanni[68](100 d.C. circa) Gesù si rivolge a Pietro dicendogli

« In verità, in verità ti dico che quand'eri più giovane, ti cingevi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio, stenderai le tue mani e un altro ti cingerà e ti condurrà dove non vorresti »

e successivamente compare l'inciso:

« Disse questo per indicare con quale morte avrebbe glorificato Dio »

Si può supporre quindi che l'evangelista, ed anche i lettori a cui egli si rivolgeva, conoscessero alcuni dettagli della morte di Pietro.

Lettera di Pietro

La Prima lettera di Pietro si conclude con:

« La chiesa che è in Babilonia, eletta come voi, vi saluta. Anche Marco, mio figlio, vi saluta. »

Pietro dichiara di trovarsi presso la chiesa di Babilonia, il nome Babilonia si riferisce probabilmente a Roma, che è chiamata Babilonia anche in altri antichi scritti cristiani, quali l'apocalisse di Giovanni[69] e gli Oracoli della Sibilla cristiani[70].

Il riferimento potrebbe anche essere alla Nuova Babilonia (Seleucia) lungo le rive del Tigri, alla città egiziana di Babilonia presso Menphi, o Gerusalemme. Eusebio di Cesarea[71] però accennò alla testimonianza del vescovo Papia di Ierapoli e Clemente di Alessandria secondo i quali Marco scrisse il suo Vangelo a Roma su richiesta dei cristiani di quella città, che desideravano una testimonianza scritta degli insegnamenti di Pietro e dei suoi discepoli; questa notizia è confermata da Ireneo di Lione[72].

Sulla base di queste testimonianze Eusebio dichiarò che Pietro si rivolgeva a Roma con il nome figurato di Babilonia nella sua prima lettera. Uno dei motivi per cui Pietro non avrebbe scritto in tutte lettere il nome di Roma, è che dopo la sua liberazione miracolosa narrata negli Atti degli Apostoli e la fuga da Gerusalemme, egli per le autorità e per i giudei era un latitante ricercato.

Lettera di Clemente

Nella prima lettera di Clemente (95-97 circa), attribuita a Clemente di Roma[73] si trova scritto:

« Per invidia e per gelosia i più validi e i più importanti pilastri [della Chiesa] hanno sofferto la persecuzione e sono stati sfidati fino alla morte. Volgiamo il nostro sguardo ai santi Apostoli... San Pietro, che a causa di un'ingiusta invidia, soffrì non una o due, ma numerose sofferenze, e, dopo aver testimoniato con il martirio, assurse alla gloria che aveva meritato »
(Clemente di Roma, lettera ai Corinzi, v)

Sono poi menzionati Paolo ed altri, dichiarando che essi patirono il martirio presso di noi, ovvero tra i Romani, espressione che è chiarita dal capitolo IV. In questa lettera ci si riferisce a quella che fu poi interpretata come la prima persecuzione dei cristiani dopo il grande incendio di Roma, sotto l'imperatore Nerone, collocando quindi la morte di Pietro in quell'epoca.

Lettera di Ignazio

Nella sua lettera scritta all'inizio del II secolo, prima del 107, il vescovo Ignazio di Antiochia cerca di dissuadere i cristiani di Roma dall'intercessione in suo favore, con la quale avrebbero potuto evitarne la condanna a morte, dichiarando:

« Non vi comando, come Pietro e Paolo: loro furono apostoli, mentre io non sono altro che un rifiuto »
(Ignazio di Antiochia, Ai Romani 4)

Questo passo può essere interpretato come la dichiarazione che Pietro e Paolo proclamarono la dottrina cristiana a Roma di persona.

Lettera di Dioniso

Il vescovo Dioniso di Corinto, nella sua lettera alla chiesa romana durante il pontificato di papa Sotero (165-174) scrive che:

« Dovete quindi, con la vostra più vivida esortazione, riunire insieme i prodotti della semina di Pietro e di Paolo a Roma ed a Corinto. Poiché entrambi hanno seminato la parola del Vangelo anche a Corinto, e insieme lì ci hanno istruiti, nello stesso modo in cui insieme ci hanno istruiti in Italia ed insieme hanno patito il martirio »
[74].

Testimonianza di Ireneo

Ireneo di Lione, che trascorse del tempo a Roma poco dopo la metà del II secolo prima di recarsi a Lione, descrive la chiesa di Roma come

« la più grande ed antica chiesa, conosciuta da tutti, fondata ed organizzata a Roma dai due più gloriosi apostoli, Pietro e Paolo »
(Ireneo di Lione, Contro gli eretici, III, iii; cf. III, i)

Cita quindi la nota attività apostolica di Pietro e Paolo a Roma per usarla come prova della tradizione.

Clemente di Alessandria

Clemente di Alessandria dichiara che:

« Dopo che Pietro ebbe annunciato la Parola di Dio a Roma e predicato il Vangelo nello spirito di Dio, la moltitudine degli uditori richiese a Marco, che aveva a lungo accompagnato Pietro nei suoi viaggi, di scrivere quello che gli apostoli avevano loro insegnato. »
(Clemente di Alessandria, Hypotyposes)

Il testo è riportato nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea, (IV, xiv).

Tertulliano

Tertulliano fa spesso riferimento alla predicazione di Pietro e Paolo a Roma:

« Se sei in Italia, hai Roma, da cui si diffonde un'autorità che va molto oltre [i confini della stessa Italia]. Quanto è fortunata questa Chiesa per cui gli Apostoli hanno versato la loro dottrina con il loro sangue, dove Pietro ha emulato la passione del Signore, dove Paolo è stato coronato con la stessa morte di Giovanni[75] »
(Tertulliano, De Praescriptione, xxxv)

Riferendosi al passo del Vangelo descritto precedentemente (Giovanni Gv 21,15-19):

« La germogliante fede cristiana fu insanguinata per primo da Nerone a Roma. Là Pietro fu legato da un altro come Gesù gli aveva profetizzato, quando fu legato alla croce »
(Tertulliano, Scorpiace, xv)

Per illustrare il fatto che non è importante con quale acqua si amministri il battesimo, scrive che non c'è

« [...] nessuna differenza tra quella con cui Giovanni battezzava nel Giordano e quella con cui Pietro battezzava nel Tevere »
(Tertulliano, Sul battesimo, capitolo 5)

e contro Marcione si riferisce alla testimonianza dei cristiani romani:

« [...] a cui Pietro e Paolo hanno trasmesso in eredità il Vangelo racchiuso nel loro sangue »
(Tertulliano, Contro Marcione, IV, v)

Girolamo: De viris illustribus

Sofronio Eusebio Girolamo (san Girolamo), nel suo libro De viris illustribus, descrive le vite e le opere di tutti coloro che hanno scritto a proposito del cristianesimo (anche "eretici", ebrei e "pagani") da Pietro a suoi giorni, con l'intento apologetico di mostrare il valore anche letterario del cristianesimo. Essendo della fine del IV secolo si basò su fonti più antiche, soprattutto Eusebio di Cesarea. A proposito di Pietro scrisse:

« Simon Pietro, figlio di Giovanni, dal villaggio di Betsaida nella provincia di Galilea, fratello di Andrea apostolo, ed egli stesso capo degli apostoli, dopo essere stato vescovo della Chiesa di Antiochia ed aver predicato alla Diaspora - i credenti nella circoncisione, nel Ponto, Galazia, Cappadocia, Asia e Bitinia - si spostò a Roma nel secondo anno di Claudio per spodestare Simon Mago, e vi mantenne il seggio sacerdotale per venticinque anni fino all'ultimo, ovvero il quattordicesimo, anno di Nerone. A causa sua ricevette la corona del martirio venendo inchiodato alla croce con la testa verso terra e i piedi innalzati al di sopra, sostenendo che era indegno di essere crocifisso nella stessa maniera del suo Signore. Scrisse due lettere che sono dette "cattoliche", la seconda delle quali, essendo diversa nello stile rispetto alla prima, è considerata da molti non di sua mano. Anche il Vangelo secondo Marco, che era suo discepolo ed interprete, è ritenuto suo. D'altra parte i libri ascritti a lui, di cui il primo è intitolato Atti, un secondo Vangelo, un terzo Discorso, un quarto Apocalisse, un quinto Giudizio, sono respinti come apocrifi. Seppellito a Roma in Vaticano presso la via del trionfo, è venerato da tutto il mondo. »
(Sofronio Eusebio Girolamo, De viris illustribus)

Apocrifi e leggende successive

La disputa con Simon Mago secondo Clemente

Secondo le Omelie di san Clemente Pietro ebbe più d'una volta discussioni pubbliche col mago Simone di Samaria, che insegnava dottrine spiritualiste mescolate con la mitologia greca e compiva stupefacenti prodigi con i quali conquistava l'attenzione della folla[76]. A Cesarea, in uno di questi scontri, il mago, ostacolato dalle predicazioni dell'apostolo, preferì fuggire a Tiro.

Pietro lo seguì, così da confermare nella fede i cristiani ingannati dal falso profeta, e raggiunse Tiro, Sidone e l'odierna Beirut, dove guarì parecchi malati e stabilì vescovi a capo delle comunità[77]. La tappa successiva fu Tripoli, dove l'apostolo fu ospite in casa di San Marone, secondo la tradizione fondatore dell'eresia maronita, che divenne vescovo della città. Dopo tre mesi passati lì, l'apostolo si trasferì ad Antiochia, all'incirca nell'anno 52.

Gli Atti apocrifi di Pietro

Secondo gli Atti di Pietro, l'apostolo fu costretto a partire da Gerusalemme per dirigersi a Roma a causa di Simon Mago, che aveva causato una terribile defezione nella comunità cristiana dell'Urbe; questi infatti dichiarava di essere figlio di Dio grazie ai suoi poteri magici, acclamandosi le attenzioni sia della gente del popolo che dello stesso Nerone. Recatosi dunque nel porto di Cesarea Marittima, Pietro salì sopra una nave e cominciò il suo viaggio. Durante il tragitto convertì uno dei marinai, Teone, al cristianesimo, battenzandolo durante una breve sosta, prima di sbarcare a Pozzuoli.

Giunto nella cittadina campana, Pietro venne accolto da un locandiere, convertito precedentemente da Paolo, che gli rivelò gli eventi accaduti a causa del mago Simone. Dopo aver concluso i suoi discorsi, l'oste consigliò all'apostolo di affrettarsi a raggiungere l'Urbe poiché la situazione si complicava. A Roma Pietro venne ospitato dal presbitero Narcisso, uno dei fedelissimi di Paolo che, entusiasmato da tale arrivo, radunò attorno alla sua casa tutti i cristiani reduci dalla disserzione che, affascinati dal discorso dell'apostolo, ritrovarono coraggio. Narcisso e gli altri cristiani, entusiasmati dall'apostolo, gli rivelarono come il senatore Marcello fosse divenuto uno dei fedeli accoliti di Simon Mago, che dimorava presso di lui.

Recatosi nel palazzo del senatore, Pietro ordinò al portiere di condurlo dal mago ma siccome questi si rifiutava di farlo, l'apostolo decise di usare uno stratagemma: avvicinatosi a un cane, gli ordinò di recarsi dal mago e di rivelargli che lui era fuori ad aspettarlo. L'animale, entrato nella casa, cominciò a parlare come un essere umano. Marcello, convertitosi in seguito al miracolo, corse verso l'apostolo e chiese perdono per i suoi peccati, rinnegando il suo passato di adepto del mago, per il quale aveva persino fatto erigere una statua. Tornato intanto dall'interno della casa senza Simone, il cane, seguito da una grande folla, prima di morire rivelò come presto, precisamente il sabato seguente, l'apostolo avrebbe dovuto scontrarsi con il mago nemico.

Un gran numero di persone, fra le quali spiccavano senatori e nobili romani, si radunò nel foro per vedere la sfida fra Simon Mago e Pietro. Deciso a provare quale dei due fosse realmente potente, il prefetto incaricato di giudicare il caso ordinò al mago di uccidere uno dei suoi servi e all'apostolo di resuscitarlo. Entrambi riuscirono nell'impresa ma, come è ovvio pensare, fu Pietro a ricevere maggiore acclamazione dalla folla. Il mago però decise di compiere lo stesso prodigio e, sfruttando il fatto che una nobile matrona aveva chiesto all'apostolo di resuscitare anche suo figlio, Simone fece in modo che questi, benché morto, potesse rialzarsi e camminare. Pietro mostrò a tutti che il giovane non era vivo ma bensì animato da qualche maleficio e dunque, dopo aver convinto il popolo a non uccidere lo stregone, rispose alle preghiere della matrona e ridiede vita al giovane.

Simone, che aveva perso in tal modo la sfida, decise di fuggire via mentre Pietro, riuscito a convertire molti romani, si ritirò con essi in casa di Marcello. Tornato alla ribalta qualche giorno dopo, lo stregone cominciò a compiere i propri incantesimi sulla gente, guarendo i malati solo per breve tempo e rianimando corpi di morti. Deciso a prendersi la sua rivincita egli lanciò un'ultima sfida contro l'apostolo: siccome gli esseri umani non erano più degni di lui, egli sarebbe volato fino al cielo. Il maleficio avvenne come il mago sperava ma, non appena Pietro chiese al suo Dio di distruggere quel portatore di mali, Simone precipitò e cadde per terra morendo (o secondo alcuni testi, fratturandosi la gamba in tre punti e morendo in esilio con le gambe amputate[78]).

Domine, quo vadis?

Gli Atti di Pietro, dopo aver narrato la tragica fine di Simon Mago, continuano raccontando come, a seguito dello scontro, l'apostolo fosse riuscito a conquistarsi molti proseliti che decisero di convertirsi al cristianesimo e farsi battezzare. Fra i catecumeni vi erano parecchie donne, fra le quali spiccavano Santippe, moglie del nobile Albino, e le quattro concubine del prefetto Agrippa. Esse avevano preferito abbandonare i loro amanti e seguire l'insegnamento cristiano attraverso l'astinenza sessuale.

Agrippa e gli altri mariti, decisi a ricondurre nei propri talami le mogli, ordirono una congiura contro Pietro che, avvertito da Santippe, preferì fuggire piuttosto che essere ucciso. Durante la fuga, mentre si trovava sulla via Appia, gli venne incontro Gesù, portando con sé la sua croce. Quando l'apostolo chiese al maestro: "Domine, quo vadis?" (Signore, dove vai?), questi rispose: "Vado a Roma per farmi crocifiggere un'altra volta". Sicuro che ormai la sua ora era segnata, Pietro preferì tornare a Roma per esservi crocifisso al posto del maestro.

Ancora oggi lungo la Via Appia, nei pressi delle catacombe di San Callisto, si trova oggi la piccola chiesa del "Domine quo vadis", che ricorda l'evento, visitata nel 1983 da Giovanni Paolo II, il quale definì il luogo di "speciale importanza nella storia di Roma e nella storia della Chiesa".[79]

Benché non vi sia nulla di improbabile nel pensare che l'apostolo avesse deciso di fuggire via da Roma prima del martirio, è senza dubbio frutto di tradizione leggendaria il racconto di Santippe e della congiura dei mariti poiché è ben noto agli studiosi che, se Pietro morì realmente a Roma, fu vittima delle persecuzioni anti-cristiane volute da Nerone e non di certo di un complotto voluto da amanti smaniosi.

La Dormizione della Vergine

Secondo l'apocrifo "la Dormizione della Santa Madre di Dio" attribuita all'apostolo Giovanni, Pietro, insieme agli altri apostoli, venne condotto per volere divino dal luogo dove egli si trovava fino a Gerusalemme per dare l'ultimo saluto a Maria, madre di Gesù, che voleva incontrare per l'ultima volta gli apostoli del figlio.

Secondo la leggenda Pietro venne sollevato da una nuvola mentre predicava a Roma[80] e condotto in poco tempo a Gerusalemme, ritrovandosi subito al capezzale della Vergine, la cui salma egli baciò, insieme a Giovanni e Paolo, e preparò per la sepoltura.

Opere attribuite a Pietro

Il Nuovo Testamento comprende due lettere tradizionalmente attribuite a Pietro: la prima lettera di Pietro e la seconda lettera di Pietro. Basandosi sulla buona qualità del greco, e considerando che Pietro doveva essere un pescatore di Galilea, quindi un illetterato, molti studiosi dubitano che l'apostolo Pietro abbia scritto queste lettere, e si ipotizza che siano state scritte dal suo segretario (amanuense) o da un seguace dopo la sua morte. In particolare i dubbi si concentrano sulla seconda, che nei primi secoli era fra i testi "discussi".

C'è chi ipotizza anche che essa sia una rifacitura della lettera di Giuda, anch'essa canonica.

Con il nome di Pietro esistono anche diversi testi apocrifi, fin dall'antichità considerati pseudoepigrafi; tra questi ci sono:

Pietro nel cristianesimo

Tradizione cattolica

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Primato di Pietro.

I testi del Nuovo Testamento mostrano che Pietro aveva un ruolo privilegiato all'interno della cerchia degli apostoli. Su questo dato sono concordi tutte le confessioni cristiane.

Diversa è invece l'interpretazione ecclesiale e teologica di tale dato:

  • per la Chiesa cattolica tale primato si estende ai Papi, cioè i vescovi di Roma suoi successori;
  • per le Chiese ortodosse il primato è relativo a ogni singolo vescovo all'interno della sua diocesi. Il vescovo di Roma non ha nulla di diverso dagli altri vescovi;
  • per le Chiese protestanti il primato era valido per la sola persona di Pietro ed è decaduto con la morte dell'apostolo.

La Chiesa cattolica Romana, che quale punto di riferimento e sede papale la basilica dedicata proprio all'apostolo Pietro, in suo onore dell'apostolo celebra ogni anno ben quattro feste. Il 18 gennaio e il 22 febbraio viene ricordata la fondazione delle due sedi episcopali di Roma e di Antiochia (quest'ultima fu, secondo la tradizione, sotto la sua autorità per sette anni circa), il 1° agosto si celebra invece il miracolo delle catene, episodio riportato nel paragrafo riguardante le reliquie del santo.

Il 29 giugno viene infine commemorato il martirio del santo. In realtà il 29 giugno è il più antico esempio della trasfigurazione a Roma di una festa pagana in cristiana, in quel giorno infatti si celebrava la festa di Romolo e Remo che i cristiani trasformarono nella solennità dei due apostoli, quali fondatori di una "nuova Roma", quella cristiana appunto. La sera del 28 giugno si ha la benedizione dei palli da parte del pontefice. Il mattino seguente, al cancello centrale della basilica Vaticana viene appesa la "nassa del pescatore", a ricordare l'umile mestiere di Pietro. Contemporaneamente, nella basilica Lateranense si assiste all'ostensione dei reliquiari contenenti le teste di San Pietro e di San Paolo. Nella chiesa di San Pietro in Carcere, dopo una celebrazione sacra, si può compiere la visita alla prigione dove l'apostolo venne rinchiuso dopo l'arresto. In Italia, il 29 giugno, giorno di San Pietro e Paolo, fino al 1976, era giorno festivo ed è stata abrogata tale festività nel marzo 1977. In Ticino è ancora attualmente giorno di festa.

Luoghi di culto

È senza dubbio noto che il maggior luogo di culto dedicato all'apostolo San Pietro sia la basilica omonima della città del Vaticano, nella piazza a lui dedicata. Roma possiede tante altre chiese dedicate al santo, fra queste possiamo ricordare la basilica di San Pietro in Vincoli dove si conservano le catene con le quali Pietro sarebbe stato incatenato nella sua prigionia nel Carcere Mamertino (il nome "in vincoli" deriva appunto dal latino in vinculis, "in catene").

Alquanto fantastica è la storia di queste catene, che simboleggiano la continuità dell'azione esercitata da San Pietro a Gerusalemme e poi a Roma, e delle prigionie sofferte nelle due città: la leggenda narra che Eudossia II, moglie del imperatore bizantino Teodosio II, si recò in pellegrinaggio a Gerusalemme ricevendo in dono la catena con la quale Pietro era stato imprigionato: poi ne inviò una parte a Roma alla figlia Eudossia III che la donò al papa Leone Magno. Quando il pontefice la depose nel reliquiario dov'era custodita la catena della prigionia romana, entrambe si saldarono insieme.

Altri luoghi a lui dedicati sono ancora la chiesa di S. Pietro in Carcere, l'ex carcere Mamertino, dove è tuttora visitabile la cella dove l'apostolo venne rinchiuso poco prima della morte, la Chiesa di San Pietro in Montorio dove, secondo la tradizione, egli venne crocifisso.

Patronati

Nella Chiesa cattolica san Pietro è ricordato come il santo patrono dei fornai, costruttori di ponti, macellai, pescatori, mietitori, cordai, orologiai, fabbri, calzolai, tagliapietre, costruttori di reti da pesca e di navi; è anche il patrono della longevità e del papato ed è invocato per intercedere in caso di rabbia, problemi ai piedi e febbre.

È anche il patrono, quale primo papa, della Chiesa universale.

Varie città, paesi e regioni considerano Pietro loro patrono, tra cui:

È il patrono anche di numerose altre città, quali Brema, Worms, Chartres, Calbayog, Colonia, Dabaw, Dunajská Streda, Köpenick, Leiden, Lessines, Maralal, Moissac, Naumburg, Poznan, Providence, Rhode Island, Regensburg, San Pietroburgo, Toa Baja.

Tradizione protestante

Secondo la tradizione protestante, Pietro fu sì uno fra gli apostoli più importanti nella direzione della prima comunità cristiana ma a lui non spettava alcun primato, difatti non riguardo l'apostolo, Gesù disse "su questa pietra edificherò la mia Chiesa" ma riguardo se stesso o, al massimo, riguardo ciò che Pietro aveva rivelato, cioè "Tu sei il Cristo, il Figlio del Dio vivente"[81]. È questa, anche secondo la chiesa di professione Luterana, la pietra angolare alla quale si riferisce Gesù, prendendo a conferma anche un versetto della lettera agli Efesini, nella quale l'apostolo Paolo dichiara che la chiesa è fondata sugli apostoli ed i profeti, senza specificare su Pietro[82]. Rispettano dunque la figura dell'apostolo, alla quale hanno dedicato parecchi luoghi di culto, ma non ritengono che il suo primato sulla comunità cristiana debba essere ereditato dai pontefici romani.

Le chiese evangelico-protestanti concordano nel ritenere Pietro il capo dei dodici apostoli, ma il suo primato deriverebbe non tanto dalla sua persona, che dai vangeli risulta piuttosto instabile, ma dalla sua professione di fede. Difatti non ignorano che negli Atti degli apostoli il santo abbia un particolare primato all'interno della comunità, ma lo ritengono soltanto uno fra i maggiori fautori della diffusione del cristianesimo, non la "roccia della Chiesa".

Tradizione Mormone

La chiesa dei Santi degli ultimi giorni, o chiesa mormone, infine ritiene sì che Pietro sia il primo capo della Chiesa ma rifiuta anch'essa la successione papale. Secondo la loro tradizione, Pietro, insieme a Giovanni e Giacomo scese dal paradiso e diede le chiavi del sacerdozio di Melchisedec a Joseph Smith e Oliver Cowdery nel 1829, a Susquehanna County, in Pennsylvania[83].

Tradizione ortodossa

La Chiesa Ortodossa definisce Pietro come "l'apostolo per eccellenza", utilizzando inoltre anche il titolo di Corifeo, cioè direttore d'orchestra, prima voce di un coro[84]. Viene riconosciuto il suo ruolo fondamentale nella vita della prima Chiesa, specialmente nei primi anni a Gerusalemme, ma non viene considerato il suo un "primato" fra gli altri apostoli, secondo gli Ortodossi infatti Pietro non è supremo responsabile nelle questioni relative alla fede o alla morale, e difatti al Concilio di Gerusalemme non è lui a dare le direttive finali ma Giacomo.

Riguardo poi alla frase pronunciata da Gesù: "Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia chiesa", gli Ortodossi credono che il nazareno si riferisse alla sua professione di fede e non tanto alla persona stessa di Pietro. Presumono ciò dal fatto che l'originale greco utilizza il pronome dimostrativo femminile quando viene detto "su questa pietra", mentre correttamente, se fosse stato riferito a Pietro, avrebbe usato il genere maschile[85].

I Padri della Chiesa ortodossa siriaca erano invece pienamente convinti del primato di Pietro all'interno della primitiva comunità cristiana[86], basandosi sulla tradizione rabbinica infatti essi vedevano nel nome "Kefa", e dunque roccia, un simbolo vetero-testamentario del Messia. Quando dunque Gesù diede a Pietro il nome di Kefa, egli lo investiva di un ufficio parallelo al suo. Afrahat, uno fra i maggiori Padri siriani, credeva perfino che quello fosse un altro nome di Gesù e dunque, secondo i suoi scritti, dando il suo nome all'apostolo egli lo investiva di un ufficio tutto particolare: come Mosè aveva tratto acqua dalle rocce, così da Pietro sarebbe scaturito il suo messaggio fra le nazioni.

Pietro nell'arte

Iconografia petrina

La più antica rappresentazione esistente[87] è un medaglione di bronzo con la raffigurazione delle teste degli apostoli, datato tra la fine del II secolo e l'inizio del III, conservato nel museo della Biblioteca Apostolica Vaticana: Pietro mostra una testa arrotondata con il mento prominente, la fronte sfuggente, i capelli spessi e ricci e la barba. Queste caratteristiche sono così individuali che fanno pensare ad un ritratto.

Questo tipo di iconografia è stata rinvenuta anche in altre due rappresentazioni petrine in una camera della catacomba di Pietro e Marcellino, della seconda metà del III secolo[88].

Nei dipinti della catacomba, Pietro e Paolo appaiono frequentemente come intercessori e protettori dei defunti nelle rappresentazioni del giudizio finale[89] e nell'atto di accompagnare una figura di defunto in preghiera nel paradiso.

Nelle numerosi rappresentazioni di Cristo insieme agli Apostoli che compaiono nei dipinti delle catacombe e nei sarcofagi, Pietro e Paolo occupano sempre i posti d'onore alla destra ed alla sinistra di Gesù.

Nei mosaici delle basiliche romane, datati tra il IV ed il IX secolo, Cristo compare al centro dell'immagine con Pietro e Paolo alla sua destra e sinistra, ed accanto a loro i santi che in quella località erano specialmente venerati.

In sarcofagi ed altri memoriali dei defunti sono presenti scene della vita di san Pietro come descritta nei Vangeli: Pietro che cammina sulle acque del lago Genazaret dopo aver lasciato la barca alla chiamata di Cristo, la profezia del suo tradimento, la lavanda dei piedi, la resurrezione di Tabitha, la cattura e la condanna a morte di Pietro. In due gilt glasses è rappresentato come Mosè che fa sgorgare acqua dalle rocce con il suo bastone; il nome Pietro compare al di sotto della scena che può essere interpretata come una sua rappresentazione come guida dei Cristiani.

Nel periodo tra il IV ed il VI secolo è particolarmente frequente l'immagine della consegna della legge a Pietro, che compare in vari tipi di monumenti. Cristo consegna a Pietro una pergamena aperta o arrotolata in cui spesso si trova la scritta Lex Domini (in latino: la legge del Signore). Nel Mausoleo di Santa Costanza a Roma questa è affiancata alla raffigurazione della consegna delle tavole della legge a Mosè.

In alcuni carvins del IV secolo Pietro porta spesso un bastone nella sua mano, e successivamente una croce con una lunga asta trasportata sulla spalla, come se fosse uno scettro indicativo del suo compito.

Nelle rappresentazioni dei sarcofagi del V secolo Gesù presenta a Pietro le chiavi (solitamente due, talvolta tre) invece della pergamena, dalla fine del VI secolo la rappresentazione con le chiavi diventa prevalente e queste diventano un caratteristico simbolo di Pietro.[90]

Dal secolo VI in poi Pietro ha la tonsura e viene per lo più rappresentato senza copricapo, vestito con abito o mantello apostolico, talvolta anche con paramenti episcopali o pontificali. Come attributo specifico, oltre alle chiavi, a partire dal XIV secolo anche un bastone con tre asti trasversali, che diventa simbolo del papato pietrino, mentre la croce capovolta ne indica il martirio. Raramente come attributi appaiono anche il gallo, il pesce o la barca.

Dal secolo XIV Pietro appare principalmente sotto vesti papali come figura centrale sugli altari a lui dedicati (per esempio l'altare maggiore di San Pietro a Monaco, ad opera di Erasmus Grasser nel 1400), come figura a sé stante nella serie degli apostoli o in compagnia di San Paolo quale simbolo della Chiesa romana.

Uno dei primi cicli pittorici sulla vita di San Pietro era quello che si trovava nell'antica basilica vaticana, che venne in seguito distrutta e ricostruita nuovamente. È però quello di Masolino e Masaccio il ciclo pittorico più importante, nella cappella Brancacci in Santa Maria del Carmine a Firenze (alla cui realizzazione contribuì anche Filippo Lippi), con le seguenti scene: Predicazione di san Pietro, Guarigione del paralitico e risurrezione della cristiana Tabita, Pagamento del tributo, Battesimo dei neofiti, Pietro guarisce i malati con la sua ombra, Distribuzione delle elemosine e morte di Anania, Resurrezione del figlio di Teofilo e san Pietro in cattedra, Paolo visita Pietro in prigione, Liberazione di Pietro, Disputa con Simon Mago e crocifissione di San Pietro. Un tempo chiuedeva probabilmente il ciclo di rilievo di Donatello con la Consegna delle chiavi, oggi al Victoria and Albert Museum di Londra.

Raffaello, nei suoi arazzi per la cappella Sistina (1524 circa) non attinge gli episodi dipinti da testi apocrifi, così come avevano fatto Masolino e Masaccio, ma bensì dagli scritti evangelici: la pesca e la vocazione di Pietro, la consegna delle chiavi, la guarigione dello storpio e la morte di Anania.

Le tre scene più importanti della vita di Pietro trovano però il loro massimo splendore pittorico in tre raffigurazioni conservate nel Vaticano. Nella parete longitudinale della cappella Sistina, il Perugino raffigurò la consegna delle chiavi con un Cristo in primo piano che consegna a Pietro in ginocchio la potestas pontifica di legare e sciogliere nella forma di due chiavi. Ai due lati dell'evento principale, apostoli e altri personaggi presenti, formano due cortei. Dietro sono dipinte le scene del rinvenimento della moneta e del tentativo di lapidazione di Gesù sullo sfondo del tempio di Gerusalemme a struttura rinascimentale e dell'arco di trionfo di Costantino.

Raffaello descrive invece la liberazione di Pietro dalla prigione di Erode nella stanza di Eliodoro (1511-1514), delineando in questa scena notturna, con drammatici effetti di luce, lo scioglimento delle catene da parte dell'angelo, che accompagna Pietro oltre i soldati dormienti su per la scala, mentre dall'altro lato alcuni soldati coprono la fuga. In connessione con altri affreschi della stanza di Eliodoro, la scena è interpretata come simbolo della liberazione della chiesa ad opera di Giulio II.[91]

Nella cappella paolina infine, Michelangelo dipinge l'affresco La crocifissione di Pietro, contrapposta alla conversione di Paolo: in mezzo a una folla multicolore viene issata la croce, posta diagonalmente, con Pietro già crocifisso ma ancora vivo. La raffigurazione del luogo dell'evento, ai margini di un abisso, nonché la presenza di molti soldati a cavallo e armati, accentua l'impressione di crudeltà e brutalità.

Intorno al 1600 circa il personaggio di Pietro viene spesso raffigurato quale protagonista dei due eventi più dolorosi della sua vita: il rinnegamento e il martirio. È doveroso ricordare a tale proposito il dipinto Le lacrime di Pietro di Georges de La Tour con un Pietro piangente, seduto con a fianco un gallo (simbolo del triplice rinnegamento) e una lanterna accesa (simbolo dell'arresto di Cristo) e la Crocifissione di Pietro del Caravaggio, in cui l'apostolo è rappresentato ormai anziano mentre la croce nel quale è inchiodato viene issata dai suoi carnefici.

San Pietro nella cultura di massa

Negli anni "san Pietro" è diventato un personaggio molto riportato in strisce umoristiche, cartoni, commedie, drammi e sceneggiature teatrali. Spesso la sua immagine gioca sul suo ruolo di "portatore delle chiavi del regno di Dio"; su questa base è spesso rappresentato come un uomo anziano con la barba che siede presso le porte del paradiso, interrogando le anime dei morti e accompagnandole all'interno del paradiso o mandandole all'inferno secondo il giudizio divino.

Narrativa

Cinematografia

Pietro, essendo figura predominante nella narrazione evangelica, appare in tutti i film o le fiction televisive che raccontanto la vita e la morte di Gesù, fra i quali si possono ricordare:

L'apostolo è inoltre personaggio di rilevante importanza in film o sceneggiati televisivi che narrano le vicende della primitiva chiesa cristiana e il loro sbocciare nel cuore dell'Impero, ispirati principalmente a romanzi quali "Quo Vadis?" di Henryk Sienkiewicz o "La Tunica" di Lloyd C. Douglas:

Un posto a parte deve essere riservato alla fiction televisiva "San Pietro" del 2005 di Giulio Base, incentrata direttamente sulla vita dell'apostolo, divisa in due episodi riguardanti l'uno la missione di San Pietro a Gerusalemme e nei territori adiacenti alla Palestina l'altra lo scontro con l'impero romano e il successivo martirio. Omar Sharif veste i panni dell'apostolo, affiancato da Daniele Pecci nel ruolo di Paolo, Flavio Insinna nel ruolo di Davide, un gladiatore convertito, Claudia Koll, Lina Sastri, Sydne Rome, Ettore Bassi e Bianca Guaccero.

Santi battezzati dall'apostolo


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Note
  1. Vedi Bibbia TOB, nota n a Mt16,18.
  2. Tan Ilan (2002). Lexicon of Jewish Names in Late Antiquity, Part 1, Palestine 330 B.C.E.-200 C.E. Tubinga: Mohr Siebeck.
  3. Cf. Tan Ilan (2002:408).
  4. Gv 1,44.
  5. Giuseppe Flavio, Antichità giudaiche 18,28.
  6. Mc 1,21.29.
  7. Mt 16,17; Gv 1,42.
  8. Mt 4,18-22; Mc 1,16-20.
  9. Mt 8,14-16; Mc 1,29-31; Lc 4,38-39.
  10. 1Cor 9,4-5.
  11. Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, cap.1 pag.20.
  12. Clemente di Alessandria, Stromata 7,11,63-64.
  13. Atti di Pietro 1,5-30.
  14. Mt 4,18-22; Mc 1,16-20; Lc 5,1-11; Gv 1,40-42.
  15. Lc 5,10.
  16. At 4,13.
  17. Le ipotetiche ricostruzioni cronologiche circa la vita di Pietro e la storia della Chiesa dei primi decenni variano, seppure per pochi anni, a seconda degli studiosi.
  18. Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, pag.437.
  19. La data d'inizio del ministero di Gesù resta comunque incerta poiché il vangelo di Luca riferisce "il 15° anno di governo di Tiberio" Lc 3,1ma non sappiamo se si sia riferito alla successione ad Augusto (14 d.C.) o al suo periodo di co-reggenza (12 d.C.).
  20. Non sono inseriti tutti i passi biblici relativi alla sequela di Pietro poiché sarebbero troppo numerosi essendo sparsi in tutto il Vangelo.
  21. Michele Mazzeo, Pietro roccia della Chiesa, pag.443.
  22. Eusebio, Historia ecclesiastica 2,25,3-5; 1Clemente 5,2-7.
  23. Gv 1,41.
  24. Gv 1,42.
  25. Lc 5,7.
  26. Mt 4,19-20; Lc 5,11.
  27. Mt 14,28-31.
  28. Mt 17,24-27.
  29. Lc 8,45.
  30. Gv 6,22-66 Riferimento giovanneo al successivo episodio dell'Ultima Cena a Gerusalemme, di cui egli è il solo a non parlare.
  31. Gv 6,68.
  32. Matteo; Marco; e Luca.
  33. Mt 16,16; Mc 8,29; Lc 9,20.
  34. Mt 16,18.
  35. Mt 16,19.
  36. Padre Benoît, Exégèse et thèologie, II, p. 302.
  37. Vedi Bibbia CEI, nota a Mt16,18-19.
  38. Mc 8,31-33 Mt 16,21-23 Mc 8,31-33 e Mt 16,21-23.
  39. Gv 13,36-38; Lc 22,33-34.
  40. Mt 26,33-35; Mc 14,29-31.
  41. Mt 26,40-41.
  42. Mt 26,51; Mc 14,47; Lc 22,50; Gv 18,10.
  43. Mt 26,52; Lc 22,49; Gv 18,11.
  44. Gv 18,15.
  45. Giuseppe Ricciotti, Vita di Gesù Cristo, par.571 pag.652.
  46. Gv 18,17.
  47. Gv 18,26.
  48. Mc 14,72.
  49. Gv 20,2-7; Lc 24,12.
  50. Lc 24,34; 1Cor 15,5.
  51. Gv 21,1-3. Anche il vangelo apocrifo di Pietro riporta questo particolare, vedi XIV 60.
  52. Gv 21,7-8.
  53. Gv 21,15-17.
  54. Vedi Bibbia Cei nota a Gv21,15.
  55. Gv 21,18.
  56. Gv 21,20-22.
  57. Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica, II, 14, 6.
  58. Girolamo, De viris Illustribus, I.
  59. Dag Tessore, San Pietro, Città Nuova, cap.X pag.117.
  60. Sulla questione se Pietro fosse giunto o meno a Roma, vedi il paragrafo "Testimonianze sulla morte di Pietro".
  61. Lattanzio, De mortibus persecutorum, II.
  62. Eusebio di Cesarea, Historia Ecclesiastica II, 13-14.
  63. Giustino, I Apologia, XXVI.
  64. Dag Tessore, San Pietro, cap.XVI pag.163.
  65. Decretum Gelasianum DS 350.
  66. Per ulteriori informazioni vedi Margherita Guarducci, La Tomba di San Pietro, Editrice Rusconi 1989, Milano.
  67. Storia Ecclesiastica 2,25,6-7.
  68. Gv 21,15-19.
  69. Ap 17,5; 18,10.
  70. vedi Oracula Sibyl., V, ai versi 143 e 159, Geffcken, Leipzig, 1902, 111.
  71. Eusebio di Cesarea, Storia Ecclesiastica ai versi II, xv; III, xl; VI, xiv.
  72. Ireneo di Lione, Contro gli Eretici, III, i.
  73. L'attribuzione di questa lettera a papa Clemente I e la sua datazione sono discusse.
  74. Il testo è riportato nella Storia Ecclesiastica di Eusebio di Cesarea (II, xxviii).
  75. Giovanni si riferisce a Giovanni Battista.
  76. Clementinae, I, 15.
  77. Clementinae, VII, 12.
  78. Atti di Pietro, 32 vv.4.
  79. Claudio Damioli, Pietro a Roma tratto da Il Timone, anno 2 (2000) marzo/aprile, n. 6, p. 20-21.
  80. Apocrifo della "Dormizione della Santa madre di Dio" XII.
  81. Mt 16,16.
  82. Ef 2,20.
  83. Doctrine & Covenants 27: 12–13.
  84. John Meyendorff, et al. (1963), Il primato di Pietro nella Chiesa Ortodossa, Crestwood NY, ISBN 978-0-88141-125-6.
  85. The Orthodox New Testament, Vol. I: The Holy Gospels (1999) pag.105.
  86. Primato di San Pietro, [1].
  87. Vedi la sezione VI (Representations of St. Peter) in (EN) Johann Peter Kirsch, St. Peter, Prince of the Apostles, in Charles George Herbermann (a cura di), Catholic Encyclopedia, 15 voll., Robert Appleton Company, New York 1907-1914, online.
  88. Joseph Wilpert, Die Malerein der Katakomben Rom, pagina 94 e 96.
  89. Joseph Wilpert, op. cit., pagina 390 e seguenti.
  90. Hartmann Grisar, Analecta romana, I, Roma, 1899, pagina 627 e seguenti.
  91. Personaggi della Bibbia, Mondadori 2006, pag.399.
Bibliografia
Voci correlate
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