Levitico

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Levitico
MuVa Cap.Sistina S.Botticelli ProveMose 1481-1482.jpg
Sandro Botticelli e bottega, Prove di Mosè (1481 - 1482), affresco; Città del Vaticano, Cappella Sistina
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale ebraico
Traduzione
Ambito culturale
Autore Anonimo
Note sull'autore
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore
Datazione dopo il 586 a.C.
Datazione italiana
Luogo edizione Giudea
Numero di pagine
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente Esodo
Libro successivo Numeri
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
ID ISBN

Il libro del Levitico fa parte del Pentateuco; il termine che lo contraddistingue proviene da "Levi", nome di uno dei figli di Giacobbe. Il titolo lo indica come il libro dei sacerdoti appartenenti alla tribù sacerdotale di Levi, infatti è un libro che appartiene totalmente alla tradizione storica sacerdotale.

Nella lingua ebraica il titolo deriva dalle prime parole del testo: wayyiqra che significa "e chiamò". Il contenuto tratta soprattutto di questioni rituali e cultuali ed è cresciuto nel tempo, attraverso una tradizione orale e scritta, fino a raggiungere la forma attuale. Questo libro fu scritto dopo l’esperienza dell’esilio Babilonese (586 a.C.) ma vari elementi fanno pensare che risalga ad un’epoca più antica.

Il libro si può suddividere in quattro sezioni:

  • Prima sezione (capitoli 1-7): sono descritti tutti i tipi di sacrifici che gli Israeliti potevano e dovevano offrire a Dio, codificati e raccolti ufficialmente per i sacerdoti.
  • Seconda sezione (capitoli 8-10): vengono descritti tutti i riti e le cerimonie per l’investitura sacerdotale di Aronne e dei suoi figli. Praticamente questi capitoli sono la continuazione del libro dell’Esodo perché ne attualizzano le prescrizioni. Inoltre viene chiaramente presentata la funzione mediatrice dei sacerdoti che, essendo degli intermediari tra Dio il "santo" e il popolo dovevano essere loro rivestiti di "santità". "Siate santi perché io, il Signore, sono santo" (11,44; 19,2).
  • Terza sezione (capitoli 11-16): contengono le leggi sulla "purità" ed elencano i generi d’impurità che impedivano alle persone di entrare in contatto con Dio, cioè di avvicinarsi al "santuario". Le impurità nascevano dal fatto di cibarsi di alcuni cibi ritenuti impuri, dalle relazioni sessuali, dal parto, dalla contrazione della lebbra, ecc. Il capitolo 16 descrive la maestosa liturgia del Yom Kippur che significa "Giorno del grande perdono" e che oggi potrebbe essere paragonato al Venerdì Santo dell’Antico Testamento.
  • Quarta sezione (capitoli 17-26): sono anche detti "codice di santità". Il Signore, Dio vivente e "santo", ha scelto un popolo "consacrato", cioè "messo da parte", che deve seguire le leggi, per facilitare l’unione con Dio, evitando quello che moralmente o fisicamente può ostacolarla.

Il capitolo 27 è invece un’aggiunta al resto del libro, che regola il tariffario dei voti e dei riscatti.

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