Convento di San Francesco Grande (Forlì)

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Chiesa di San Francesco Grande
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
[[Immagine:|300px]]
Altre denominazioni
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Emilia Romagna


Regione ecclesiastica Emilia Romagna

Provincia Forlì-Cesena
Comune Stemma Forlì
Località
Diocesi Forlì-Bertinoro
Religione Cattolica
Indirizzo
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

[http:// Sito ufficiale]

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Chiesa e Convento
Oggetto qualificazione
Dedicazione San Francesco d'Assisi
Vescovo
Fondatore
Data fondazione 1250, circa
Architetto


Stile architettonico Romanico
Inizio della costruzione 1250 ca.
Completamento
Distruzione XVIII secolo[1]
Soppressione XIX secolo
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa {{{Scomparsa}}}
Data di inaugurazione {{{AnnoInaugur}}}
Inaugurato da {{{InauguratoDa}}}
Data di consacrazione
Consacrato da {{{ConsacratoDa}}}
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta {{{Data scoperta}}}
Nome scopritore {{{Nome scopritore}}}
Datazione scavi {{{Datazione scavi}}}
Scavi condotti da {{{Scavi condotti da}}}
Altezza Massima
Larghezza Massima 75 m
Lunghezza Massima {{{LunghezzaMassima}}}
Profondità Massima 20 m
Diametro Massimo {{{DiametroMassimo}}}
Altezza Navata
Larghezza Navata
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
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Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
Anno [[{{{anno}}}]]
Scheda UNESCO
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Il Convento di San Francesco Grande, con la relativa chiesa di San Francesco, è uno dei luoghi di culto cattolici oggi scomparsi di Forlì.

Storia

Si tratta di un'importante complesso conventuale francescano con la relativa chiesa, edificato nel centro storico di Forlì, non lontano dalla Cattedrale. La costruzione ebbe inizio verso l'anno 1250, per trovare conclusione nel 1266.

La Chiesa di San Francesco Grande divenne luogo di sepoltura per molte importanti famiglie di Forlì, fra cui gli Ordelaffi. Sinibaldo Ordelaffi, infatti, nell'anno 1381 fece traslare qui, da Venezia, le ossa dei genitori, ossia Francesco II Ordelaffi e Cia Ubaldini, dopo i funerali solenni nella poi scomparsa Chiesa di Sant'Agostino. Vi furono, tra gli altri, sepolti: Giorgio Ordelaffi e sua madre Venanzia, Antonio Ordelaffi e Cecco IV Ordfelaffi.

Nel 1488, Caterina Sforza vi fece celebrare i funerali di Girolamo Riario, che cinque anni prima vi aveva fatto costruire i chiostri; il corpo fu poi trasportato al Santuario della Beata Vergine del Piratello.

Non solo gli Ordelaffi riposarono qui, ma anche altre faglie nobili forlivesi, come gli Accarisi e gli Aspini.

Negli ultimi anni del Settecento, gli stessi francescani cominciarono a demolire la chiesa con l'intenzione di erigerne una nuova. L'invasione francese, però, mise fine al processo di ricostruzione: la chiesa divenne stalla per la cavalleria e le opere d'arte furono trafugate. Alcuni locali del convento divennero sede del Ginnasio. Infine, il 15 settembre 1815, un tal Luigi Belli, acquistata l'area, abbatté qualsiasi struttura, facendo scomparire una delle chiese più importanti e belle della città, allo scopo di costruire due nuovi fabbricati.

Con parte dei materiali recuperati dalla demolizione, nel 1772 viene edificata la chiesa di San Francesco Regis, di stile neoclassico.

Descrizione

La chiesa, lunga 75 metri e larga 20, in stile romanico, aveva forma di croce latina, con la facciata rivolta a sud. Occupava parte di quella che attualmente è piazza Cavour. Il convento era attiguo alla chiesa, ed era edificato sempre su parte della piazza, ma anche sull'area dove poi fu costruito il Foro Annonario.

La chiesa, magnifica secondo le cronache, era ricca di cappelle, sculture e pitture. Vi lavorarono Girolamo Genga, Timoteo Viti da Urbino, Baldassarre Carrari il Vecchio, Pace da Faenza, Marco Palmezzano e Francesco Menzocchi.

Specialmente notevole vi era poi la Cappella Lombardini, voluta per la sepoltura del celebre medico Bartolomeo Lombardini, che aveva curato anche Girolma Riario e Cesare Borgia. Nella cappella era di particolare rilievo il pavimento in maiolica, firmato dal ceramista Petrus, che vi lavorò fra il 1513 e il 1523. Allo smantellamento della chiesa, la famiglia Monsignani, in qualità di erede dei Lombardini, recuperò il pavimento e lo fece installare in una sua villa. Quando qeusta fu demolita, nel 1862, la maggior parte delle piastrelle fu acquistata da un collezionista inglese, Charles D.E. Fortnum. Attualmente, oltre un migliaio di esse, quindi, si trova nel Victoria and Albert Museum a Londra.[2].

Note
  1. Distruzione parziale in vista di una ricostruzione che in realtà non ci fu. Nel XIX secolo fu distrutta ompletamente.
  2. Forlì detta anche "Figline"
Bibliografia
  • Paolo Bonoli, Storia di Forlì, Bordandini, Forlì, 1826
  • Egidio Calzini, Giuseppe Mazzantini, Guida di Forlì, Bordandini, Forlì, 1893
  • Sigismondo Marchesi, Supplemento Istorico dell'antica Città di Forlì, Selva, Forlì, 1678
  • E. Casadei, Forlì e dintorni, Società Tipografica Forlivese, Forlì 1928
  • Arnaldo Mussolini, Forlì, Tiber, Roma, 1929
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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