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Diocesi di Bissau

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Diocesi di Bissau
Dioecesis Bissagensis
Chiesa latina

Cattedrale di Nostra Signora della Candelaria.
vescovo Víctor Luís Quematcha, O.F.M.
Parrocchie 28
Presbiteri 75 di cui 16 secolari e 59 regolari
2.412 battezzati per Presbitero
80 religiosi 143 religiose
1.154.610 abitanti in 11.495 km²
180.965 battezzati (15,7% del totale)
Nazione bandiera Guinea-Bissau
Sede Bissau


Mappa della diocesi
Eretta 4 settembre 1940
Rito romano
Cattedrale Nostra Signora della Candelaria
Indirizzo
C.P. 20, Av. Combatentes da Liberdade da Patria, 1001 Bissau CODEX, Guiné-Bissau
Collegamenti esterni
Dati online 2023 (gc ch)
Collegamenti interni
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica


La Diocesi di Bissau (portoghese: Diocese de Bissau; in latino Dioecesis Bissagensis) è una sede della Chiesa cattolica in Guinea Bissau immediatamente soggetta alla Santa Sede.

Territorio

La diocesi comprende le seguenti regioni della Guinea-Bissau: Cacheu, Oio, Biombo e Bissau.

Sede vescovile è la città di Bissau, dove si trova la Cattedrale di Nostra Signora della Candelaria (Sé Catedral de Nossa Senhora da Candelária).

Il territorio si estende su 11.495 km².

Storia

La Missione sui iuris della Guinea portoghese fu eretta il 4 settembre 1940 con la bolla Sollemnibus Conventionibus di papa Pio XII, ricavandone il territorio dalla Diocesi di Santiago di Capo Verde.

Inizialmente l'azione pastorale fu affidata ai francescani portoghesi, gli unici che avevano accettato di farsi carico della colonia, che mancava dei mezzi di sussistenza e assistenza sanitaria ed era piagata dalla malaria, ma era limitata all'assistenza dei portoghesi che vivono nella cittadine lungo la costa. Nonostante cinque secoli di dominazione portoghese, le popolazioni locali non erano state evangelizzate. Solo alcuni meticci e indigeni assimilati ai portoghesi si erano fatti «cristón», pur rimanendo quasi del tutto pagani. Avevano formato una sorta di nuova tribù. L'islam invece riusciva ad avere conversioni fra le tribù legate ai culti tradizionali. Il 25 maggio 1947 giunsero a Bissau i primi missionari non portoghesi, i padri italiani del Pontificio istituto missioni estere. Avrebbero voluto rivolgere la loro azione alla popolazione locale, ma trovarono una certa ostilità da parte dei francescani portoghesi, da cui, in forza del vigente regime del Padroado, dipendevano tutte le decisioni. I missionari italiani ricevevano una retribuzione insufficiente per far crescere la missione ed erano costretti a predicare soltanto in portoghese, lingua che non era compresa dalla popolazione locale. All'inizio degli anni 1950 la missione fu divisa in due vicarie, una a Bissau affidata ai francescani e una a Bafatá affidata al Pime. Ai missionari italiani furono attribuite la missione di Suzana tra i felupe (1952) e quella di Bubaque tra i bijagós delle isole omonime (1954). Progressivamente i missionari italiani furono lasciati liberi di predicare nelle lingue locali, tuttavia perduravano i contrasti con i francescani portoghesi.[1]

Il 29 aprile 1955 la missione sui iuris fu elevata a prefettura apostolica.

Il padre Antonio Grillo, apostolo dei balanta a Bambadinca, fu arrestato dalla polizia politica portoghese (la PIDE) il 23 febbraio 1963, e incarcerato prima a Bissau e poi a Lisbona. Fu liberato il 4 luglio come atto di omaggio del Portogallo al nuovo papa Paolo VI. La Guinea-Bissau viveva in un clima di guerriglia, in cui le missioni del Pime, nelle regioni più periferiche, erano in prima linea. Quella di Suzana fu occupata dai militari portoghesi; Catiò era nella zona più calda degli scontri e i missionari avevano bisogno di permessi della polizia per visitare i villaggi; Farim rimase isolata; si susseguivano azioni militari con villaggi bruciati, torture ed eccidi. In questo clima le attività dei missionari cercarono di ripartire dalle periferie delle cittadine principali.[1]

Il 1º gennaio 1975 assunse il nome di Prefettura apostolica della Guinea Bissau.

Il 21 marzo 1977 la prefettura apostolica è stata elevata a diocesi con la bolla Rerum catholicarum di papa Paolo VI.

Nel 1982 è stato fondato il liceo diocesano «Giovanni XXIII», nonostante il sistema scolastico fosse stato interamente statalizzato, considerato una scuola di eccellenza.[1]

Nel gennaio del 1990 ha ricevuto la visita pastorale di papa Giovanni Paolo II.

Il 13 marzo 2001 ha ceduto una porzione del suo territorio a vantaggio dell'erezione della Diocesi di Bafatá.

Cronotassi dei vescovi

Statistiche

Note
  1. ↑ 1,0 1,1 1,2 Gheddo op. cit..
  2. ↑ Già amministratore apostolico dall'11 luglio 2020 al 29 gennaio 2022, giorno della presa di possesso della diocesi.
Bibliografia
Collegamenti esterni

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