Masada

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Coordinate: 31°18′55″N 35°21′13″E / 31.31528, 35.35361

Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
Masada
Masada
Masada room by David Shankbone.jpg
Tipologia Culturali
Criterio (iii) (iv) (vi)
Pericolo Bene non in pericolo
Anno 2001
Scheda UNESCO inglese
francese
Patrimoni dell'umanità in Israele

Masada (o Massada, o in ebraico Metzada), era un'antica fortezza che sorgeva su un altopiano di circa sei km² situato su una rocca a 400 m di altitudine rispetto al Mar Morto, nella Giudea sud-orientale, in territorio israeliano vicino all'attuale Palestina.

Mura alte cinque metri - lungo un perimetro di un chilometro e mezzo, con una quarantina di torri alte più di venti metri - la racchiudevano, rendendola pressoché inespugnabile.

A rendere ancor più difficile un assedio contribuiva la particolare conformazione geomorfologica della zona: unico punto di accesso era, anche secondo il racconto di Giuseppe Flavio, il "sentiero del serpente", un sentiero talmente ripido e caratterizzato da molti tornanti da costituire un serio ostacolo per la fanteria.

La fortezza divenne nota per l'assedio dell'esercito romano durante la prima guerra giudaica e per la sua tragica conclusione.

Dopo un lungo assedio, i Romani riuscirono alla fine a costruire una imponente rampa di accesso (ancora oggi visibile) che consentiva alle torri di assedio di arrivare sotto le mura per sgretolarle con gli arieti. Tuttavia, poco prima che ciò avvenisse, nell'anno 74 gli assediati misero in atto un'azione rimasta unica nella storia; quando i soldati romani vi entrarono senza trovare resistenza davanti ai loro occhi trovarono solo una orrenda ecatombe: il suicidio collettivo della comunità ebraica zelota che aveva resistito al potere di Roma anche dopo la caduta di Gerusalemme e la distruzione del Secondo Tempio.

Palazzo di Erode il Grande

Il pianoro-fortezza di Masada; sulla destra è chiaramente visibile l'imponente rampa di accesso costruita dai Romani

Nel I secolo a.C. la fortezza era il palazzo di Erode il Grande che tra il 37 a.C. e il 31 a.C. la fece fortificare. La cittadina era arroccata su tre diversi livelli verso lo strapiombo sul lato nord della rupe, dotato di terme con caldaia centrale, magazzini sotterranei ed ampie cisterne per la raccolta dell'acqua; nel 66 era stata conquistata da un migliaio di zeloti che vi si insediarono con donne e bambini; quattro anni dopo - nell'anno 70 - caduta Gerusalemme, vi trovarono rifugio gli ultimi strenui ribelli non ancora disposti a darsi per vinti.

Oltre due anni di assedio

campo trincerato romano della Legio X Fretensis ai piedi di Masada 31°19′13.39″N 35°20′58.76″E / 31.3203861, 35.3496556
I resti della rampa d' assedio costruita dai Romani per portare le torri d'assedio sotto le mura di Masada

La fortezza fu assediata dalla Legio X Fretensis e da altri 7000 uomini per lo più schiavi, inaccessibile come un nido di aquila, per quasi tre anni; venne costruito un vallo (sorta di limes spesso due metri, ancor oggi visibile) ed una rampa d'assedio (alta 200 cubiti tra terra e pietre, oltre a 50 cubiti di una piattaforma in legno[1]) sormontata da una torre d'assedio alta 60 cubiti, tutta ricoperta di ferro, dall'alto della quale i Romani posero catapulte e baliste, oltre ad un grande ariete.[2]

Resosi conto della disfatta ormai imminente, il capo zelota Eleazar Ben Yair, parlò alla sua gente inducendola ad un suicidio collettivo per spada (estratti a sorte per gruppi, gli uomini della comunità uccisero le donne e i bambini togliendosi poi la vita a vicenda); questa sembrò loro essere una sorte preferibile ad un sicuro stato di schiavitù in cui avrebbero perso, oltre alla libertà personale, anche quella di culto.

Quando anche l'ultimo resistente zelota cadde mentre la città era in preda alle fiamme, a salvarsi furono solo pochi bambini e due donne che, secondo una tradizione, si erano nascosti in un anfratto per scampare alla morte, mentre secondo un'altra erano stati scelti fra la popolazione per tramandare il ricordo della comunità zelota di Masada. I romani poterono così entrare in Masada ormai priva di difesa: sorpresi di quanto accaduto, tributarono ai valorosi resistenti un silenzioso omaggio.

Ultime ricerche fanno supporre che l'assedio sia durato meno di tre anni: carotaggi effettuati sulla rampa mostrano che la costruzione del sito era durata circa un paio di mesi.[3]

L'abbandono e la riscoperta

Dopo la sua presa, Masada rimase in mano ai romani fino a tutta l'epoca bizantina. In questo periodo venne a lungo abitata da monaci cristiani che vi costruirono anche una basilica. Dopo l'invasione araba il luogo venne abbandonato e piano piano si perse addirittura il ricordo della sua posizione; venne infine riscoperta oltre un secolo e mezzo fa.

Masada è stata in parte ricostruita ed è diventato uno fra i più importanti siti archeologici di Israele grazie anche agli scavi compiuti a partire dagli anni sessanta sotto la guida dall'archeologo Yigael Yadin. Sono stati riportati alla luce i resti dell'antica fortezza: evidenti risultano i segni dei campi militari romani, con mosaici di notevole qualità, bagni ed anche i massi di pietra lanciati dalle catapulte. Come segno dell'occupazione zelota resta solo una piccola sinagoga mentre più recente, risalente al V secolo è una basilica fatta costruire da monaci cristiani.

Note
  1. Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, da VII, 8, 5, 306-307.
  2. Giuseppe Flavio, Guerra giudaica, da VII, 8, 5, 308-310.
  3. Hannah Cotton, Impatto dell'esercito romano sulla provincia di Giudea, in Divus Vespasianus a cura di Filippo Coarelli, Electa 2009, pag. 28ss.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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