Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis

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Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis
Norma
della
Congregazione per il clero,
Promulgata sotto l'autorità di
Francesco
StemmaPapaFrancesco 18-03-2013.jpg
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Data 17 maggio 2024
(XII di pontificato)
Approvazione 8 dicembre 2016 da papa Francesco
Traduzione del titolo Norma fondamentale della formazione sacerdotale
Argomenti trattati Sulla formazione sacerdotale
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La Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis (espressione latina, "Norma fondamentale della formazione sacerdotale") è un documento inizialmente promulgato della Congregazione per l'Educazione cattolica, poi dalla Congregazione per il clero, che fornisce indicazioni unitarie circa la formazione sacerdotale sulla base delle indicazioni del Concilio Vaticano II.

Marc'Antonio Dal Re, Ingresso del Seminario Maggiore di Milano, incisione, 1745. La Ratio fundamentalis institutionis sacerdotalis detta le norme generali per la formazione dei candidati presbiteri, che si svolge principalmente nei seminari

Compito del documento "doveva essere quello di dare adeguate indicazioni per mantenere l'unità della disciplina ecclesiastica, senza tuttavia mortificare quella sana varietà richiesta dalle diverse situazioni pastorali nel vari Paesi"[1].

La prima edizione è stata pubblicata il 6 gennaio 1970.

La seconda edizione è stata pubblicata il 19 marzo 1985.

La terza edizione, attualmente vigente, è stata pubblicata l'8 dicembre 2016.

A questo testo si adattano le norme (ratio) delle singole Conferenze Episcopali.

Edizione 1970

Già il Concilio Vaticano II, consapevole della "importanza somma della formazione sacerdotale", perché "l'auspicato rinnovamento di tutta la Chiesa in gran parte dipende dal ministero sacerdotale"[2], aveva tracciato le linee fondamentali per una rinnovata formazione del clero, affidando alle Conferenze Episcopali delle singole nazioni il compito di redigere una Ratio o "Regolamento di formazione sacerdotale" adattato alle diverse esigenze dei luoghi e dei tempi. A tale scopo, la Sacra Congregazione per l'Educazione Cattolica non mancò, negli anni che immediatamente seguirono il Concilio, di sollecitare le Conferenze Episcopali al compimento di tale importante e urgente lavoro.[3]

In realtà esso procedeva a rilento, a causa soprattutto delle rapide e profonde trasformazioni cui era soggetta la società di quegli anni, trasformazioni che si ripercuotevano nella Chiesa e particolarmente nei seminari.

Data la gravità del problema, sembrò opportuno trattarne nel primo Sinodo dei Vescovi, tenuto a Roma nell'ottobre 1967, e la conclusione fu che la Sacra Congregazione ebbe l'incarico di preparare essa stessa, insieme con le Conferenze Episcopali, la Ratio che servisse di base e di norma nella preparazione dei regolamenti propri delle diverse nazioni.

Con l'aiuto di alcuni consultori-esperti, la Sacra Congregazione si accinse subito alla redazione di un primo schema, che fu inviato in esame alle Conferenze Episcopali; tale testo fu elaborata sostanzialmente dal gesuita italiano Paolo Dezza, dal sacerdote secolare spagnolo Germano Martil e dall'abate benedettino tedesco Augustinus Meyer[4]. Nel marzo 1969 i rappresentanti delle Conferenze si riunirono a Roma presso la Sacra Congregazione stessa per comunicare e discutere le proprie osservazioni. Fu così preparato un nuovo testo, che fu nuovamente sottoposto all'esame delle Conferenze Episcopali; in base alle loro osservazioni fu approntata una nuova redazione, che fu poi discussa nella riunione plenaria della stessa Congregazione, con la partecipazione di una cinquantina di cardinali e vescovi di ogni parte del mondo. Si giunse in tal modo alla redazione definitiva, frutto di una intensa, cordiale e fattiva collaborazione della Sacra Congregazione e delle Conferenze Episcopali.

Con l'approvazione di Paolo VI il documento fu promulgato il 6 gennaio 1970, e divenne la nuova "legge-quadro" per la formazione del clero, come fu definita dal card. Gabriel-Marie Garrone, prefetto della Sacra Congregazione che l'aveva preparata.

Edizione 1985

Con la promulgazione del Nuovo Codice di Diritto Canonico (25 gennaio 1983) fu interamente riordinata tutta la materia pedagogica e disciplinare riguardante i seminari e la formazione sacerdotale; di conseguenza la Ratio fundamentalis veniva ad essere privata della sua forza giuridica. Era però impossibile lasciar cadere la Ratio, perché molte delle Ratio preparate dalle Conferenze Episcopali erano profondamente radicate in essa, al punto che spesso ne riportavano vari paragrafi letteralmente; gli stessi Superiori ecclesiastici poi vi ricorrevano spontaneamente ogniqualvolta dovevano affrontare e risolvere questioni non esplicitamente contenute nel nuovo Codice.[1]

In considerazione di ciò la Congregazione per l'Educazione Cattolica credette opportuno rivedere la suddetta Ratio ed inserirvi quegli emendamenti, in realtà pochissimi, che erano richiesti dalle nuove circostanze. I cambiamenti riguardano più le note in calce, di molto arricchite, che il testo del documento, mantenuto sostanzialmente così come a suo tempo era stato redatto insieme con le Conferenze Episcopali.

La nuova edizione della Ratio fundamentalis fu congruamente approvata dal papa Giovanni Paolo II il 19 marzo 1985.

Struttura (1985)

  • Introduzione
    • 1. In quale senso il Concilio Vaticano II ha confermato l'istituzione del seminario
    • 2. La situazione dei giovani contemporanei nei confronti dell'educazione
    • 3. Il concetto del sacerdozio cattolico come fine proprio dell'educazione sacerdotale
    • 4. L'azione e la vita del sacerdote nelle circostanze attuali
  • 1-4: I. Norme generali
  • 5-10: II. La pastorale delle vocazioni
  • 11-19: III. Seminari minori e gli altri istituti eretti per il medesimo scopo
  • 20-26: IV. I seminari maggiori
  • 27-31: V. I superiori
  • 32-38: VI. I professori
  • 39-43: VII. Gli alunni
  • 44-58: VIII. La formazione spirituale
  • 59-64: IX. La formazione intellettuale in genere
  • 65-69: X. Gli studi letterari e scientifici
  • 70-75: XI. Gli studi di filosofia e delle scienze affini
  • 76-81: XII. Gli studi teologici
  • 82-85: XIII. Studi di specializzazione
  • 86-89: XIV. L'insegnamento dottrinale
  • 90-93: XV. Metodo d'insegnamento
  • 94-99: XVI. La formazione propriamente pastorale
  • 100-101: XVII. La formazione da continuarsi dopo il seminario

Edizione 2016

L'8 dicembre 2016 la Congregazione per il clero ha promulgato la terza edizione: Il dono della vocazione presbiterale - Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis.

Struttura (2016)

  • Introduzione
    • 1. Necessità di una nuova Ratio Fundamentalis Institutionis Sacerdotalis
    • 2. Lavori preparatori
    • 3. Note caratterizzanti e contenuti fondamentali
  • I. Norme generali
    • 1-2: a) Ambito di applicazione
    • 3-5: b) Elaborazione della Ratio Nationalis
    • 6-8: c) Responsabilità delle Conferenze Episcopali
    • 9: d) Organizzazioni nazionali e continentali dei Seminari
    • 10: e) Progetto formativo di ogni seminario
  • II. Le vocazioni sacerdotali
    • 11-15: a) Principi generali
    • 16-23: b) Seminari Minori e altre forme di accompagnamento degli adolescenti
    • 24: c) Vocazioni in età adulta
    • 25: d) Vocazioni sbocciate tra gli indigeni
    • 26-27: e) Vocazioni e migranti
  • III. I fondamenti della formazione
    • 28-29: a) Il soggetto della formazione
    • 30-34: b) La base e lo scopo della formazione: l'identità presbiterale
    • 35-40: c) Il cammino della formazione come configurazione a Cristo
    • 41-43: d) Per una formazione all'interiorità e alla comunione
    • e) Mezzi della formazione
      • 44-49: e.1) L'accompagnamento personale
      • 50-52: e.2) L'accompagnamento comunitario
    • 53: f) Unità della formazione
  • IV. Formazione iniziale e permanente
    • 57-58: a) La formazione iniziale e le sue tappe
      • 59-60: a.1) Tappa propedeutica
      • 61-67: a.2) Tappa degli studi filosofici (o disciplinare)
      • 68-73: a.3) Tappa degli studi teologici (o configuratrice)
      • 74-79: a.2) Tappa pstorale (o di sintesi vocazionale)
    • 80-88: b) La formazione permanente
  • V. Dimensioni della formazione
    • 89-92: a) Integrazione delle dimensioni formative
    • 93-100: b) La dimensione umana
    • 101-115: c) La dimensione spirituale
    • 116-118: d) La dimensione intellettuale
    • 119-124: e) La dimensione pastorale
  • VI. Gli agenti della formazione
    • 128: a) Il Vescovo diocesano
    • 129: b) Il presbitero
    • 130-131: c) I seminaristi
    • 132-139: d) La comunità dei formatori
    • 140-144: e) I professori
    • 145-147: f) Gli specialisti
    • 148-149: g) La famiglia, la parrocchia o altre realtà ecclesiali
    • 150-151: h) Vita consacrata e laici nella formazione
    • 152: i) Formazione permanente di tutti gli agenti
  • VII. Organizzazione degli studi
    • 155-157: a) Studio delle materie propedeutiche
    • 158-164: b) Studi filosofici
    • 165-175: c) Studi teologici
    • 176-184: d) Materie ministeriali
    • 185: e) Studi di specializzazione
    • 186-187: f) Scopi e metodo di insegnamento
  • VIII. Criteri e norme
    • 188: a) Diverse tipologie di seminario
    • 189: b) Ammissione, dimissione e abbandono del Seminario
      • 190: b.1) La salute fisica
      • 191-196: b.2) La salute psichica
      • 197: b.3) La dimissione
      • 198: b.4) Seminaristi provenienti da altri Seminari o istituti di formazione
    • 199-201: c) Persone con tendenze omosessuali
    • 202: d) Persone con tendenze omosessuali
    • 203-210: e) Gli scrutini
  • Conclusione
Note
  1. 1,0 1,1 Ratio del 1985, Prefazione, online
  2. Optatam Totius, proemio, online.
  3. Questa sezione si basa su Paolo Dezza (1970) 8-9.
  4. Norbert Trippen, Evoluzione nel clero dal 1914, in Hubert Jedin (a cura di), Storia della Chiesa, Jaca Book, Volume 10, Milano 1995, ISBN 8816302968, p. 288, online.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate