Religione (etimologia)

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1leftarrow.png Voce principale: Religione.
Pierre Legros il Giovane, Allegoria della Religione che sconfigge l'Eresia (1695 - 1697 ca.), marmo; Roma, Chiesa del Gesù

L'attuale ed unica forma del sostantivo femminile variabile italiano religione deriva da religióne, una delle antiche forme dello stesso sostantivo essendo anche attestato l'uso delle seguenti altre forme: religgione, relegióne, relióne, e riligióne[1][2]. Considerato il successo della forma nominale religióne non è rimasta traccia nell'evoluzione dell'italiano delle altre quattro antiche forme nominali anche se alcune fra esse sono rimaste in alcune parlate locali, specie dialettali[3]. Il sostantivo italiano venne coniato nel XIV secolo[4] derivando direttamente dal sostantivo femminile variabile latino religio, -onis[5].

Significati e sensi di Religio

Religio possiede[6][7]:

  • i significati morali di "coscienziosità", "esattezza", "inquietudine", "meticolosità"[8] e "scrupolosità"[8];
  • i significati e sensi spirituali di "cerimonia religiosa", "culto", "gerarchia ecclesiastica"[9], "impurità religiosa", "interdizione religiosa", "legare assieme"[10], "maledizione divina", "pratica religiosa", "prodigio divino", "raccolta selezionata"[11], "religione", "religiosità", "rispetto religioso", "rito religioso", "segno divino", "sentimento religioso", "superstizione", "timore religioso", "timore superstizioso", "usanza religiosa", "vita monastica"[9], e "vita religiosa"[9], e
  • i significati misti, ossia morali e spirituali, di "carattere", "devozione", "dovere"[12], "fede", "luogo"[13], "obbligo"[12], "oggetto"[13], "pietà", "profanazione", "sacrilegio", "santità", "scrupolo"[14], venerabilità", "venerazione" e "vincolo"[12].

Dai significati e sensi citati si deduce come religio, anche senza considerare i sensi cristiani, contenga già i due macroaspetti definitori del concetto di religione. Infatti, i detti significati e sensi di religio possono a loro volta essere raggruppati, trasversalmente rispetto ai criteri di ordine morale e\o spirituale, secondo i due macroaspetti definitori del concetto di religione.

Formazione di Religio

Da dove derivi religio è ancora una vexata quæstio anche se un punto fermo può essere posto: questo termine è originario dell'antica lingua latina e non esiste nelle altre lingue coeve una qualche parola che gli corrisponda appieno[15]. È un termine forgiato, quindi, nella cultura romana, modellato nella religione pagana romana e rimodulato, infine, dal Cristianesimo[15]. Sull'etimologia di religio si confrontano da sempre tre tesi: la ciceroniana, la lattanziana e l'agostiniana. Intorno alle dette tesi, che sono riprodotte anche in alcuni scritti di teologia dogmatica[16], si è arrovellato il dibattito filologico nel corso della storia senza giungere ad una conclusione certa che manca ancor oggi anche se, tra i filologi moderni e contemporanei, la tesi agostiniana sembra essere stata tralasciata e si registra una certa preferenza per la tesi ciceroniana rispetto alla lattanziana.

Tesi ciceroniana

Secondo Marco Tullio Cicerone[17], religio deriva direttamente dal verbo latino rĕlĕgo, relegĕre[18] in base all'affermazione di seguito riprodotta:

(LA) (IT)
« qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerent diligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi ex relegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendo intelligentes; his enim in verbis omnibus inest vis legendi eadem quae in religioso. » « coloro, invece, che diligentemente riesaminassero e, tanto quanto, osservassero tutto ciò che fosse pertinente il culto degli dei sono detti religiosi (che deriva) da relegere, come eleganti (deriva) da eligere, diligenti (deriva) da diligere, intelligenti (deriva) da intelligere; infatti, in tutte queste parole è contenuto il valore di legere, lo stesso che in religioso»
(Cicerone, De natura deorum ad M. Brutum liber secundus 28,72. Traduzione alquanto letterale in italiano con riferimenti di senso tra parentesi ai fini della comprensibilità.[19] )

Queste parole di Cicerone costituiscono la prima analisi etimologica e la prima definizione di religio di cui è rimasta prova certa.

Tesi lattanziana

Secondo Lattanzio, religio deriva direttamente dal verbo latino religo, religāre[20], evidentemente inteso quest'ultimo quale composto dal "re-" intensivo e dal verbo latino lĭgo, ligāre[21], in base all'affermazione di seguito riprodotta:

(LA) (IT)
« Hoc vinculo pietatis obstricti Deo et religati sumus; unde ipsa religio nomen accepit, non ut Cicero interpretatus est, a relegendo. » « Per questo vincolo di pietà siamo stretti e legati a Dio: onde (ossia: dall'essere legati) prese il nome la stessa religione, e non come Cicerone ha interpretato, da relegere»
(Lattanzio, Divinarum Institutionum liber IV 28,2. Traduzione alquanto letterale in italiano con riferimenti di senso tra parentesi ai fini della comprensibilità.[22] )

Queste parole di Lattanzio costituiscono un'analisi etimologica ed una definizione di religio espressamente contrapposte a quelle ciceroniane.

Tesi agostiniana

Secondo sant'Agostino, religio deriva direttamente dal verbo latino religo, religĕre[23], evidentemente inteso quest'ultimo quale composto dal re- intensivo e dal verbo latino ēlĭgo, ēlĭgĕre[24], in base all'affermazione di seguito riprodotta:

(LA) (IT)
« Hunc eligentes vel potius religentes (amiseramus enim neglegentes)- hunc ergo religentes, unde et religio dicta perhibetur, » « Sceglienti Questi (ossia: Dio), anzi sceglienti di nuovo, - avevamo perduto (Dio) perché negligenti - dunque sceglienti di nuovo Questi (ossia: Dio), onde (ossia: dallo scegliere di nuovo) pure religione è detta derivata, »
(Agostino, De Civitate Dei contra paganos libri viginti duo X,3,2[25]. Traduzione alquanto letterale in italiano con riferimenti di senso tra parentesi ai fini della comprensibilità[26]. )

È pur vero che, qualche anno prima, sant'Agostino sostenne che religio derivasse direttamente dal citato verbo religo, religāre, evidentemente riproponendo la tesi lattanziana, in base all'affermazione di seguito riprodotta:

(LA) (IT)
« ad unum Deum tendentes, et ei uni religantes animas nostras, unde religio dicta creditur, omni superstitione careamus? » « all'unico Dio (siamo) tendenti, e a Lui solo legando le nostre anime, onde (ossia: dal legare) (la parola) religione è detta ritenuta (derivare), siamo carenti in ogni superstizione? »
(Agostino, De Vera Religione liber unus 55,111. Traduzione alquanto letterale in italiano con riferimenti di senso tra parentesi ai fini della comprensibilità[27]. )

Verso la fine della sua vita sant'Agostino fornì un compendio della sua analisi etimologica e del significato di religio in cui, oltre ad illustrare il percorso che dalla tesi lattanziana lo condusse a formulare la propria tesi nel De Civitate Dei, riespone tale propria tesi elaborandola ulteriormente in base all'affermazione di seguito riprodotta:

(LA) (IT)
« Item alio loco: "Ad unum Deum tendentes", inquam, "et ei uni religantes animas nostras, unde religio dicta creditur, omni superstitione careamus". In his verbis meis ratio quae reddita est, unde sit dicta religio, plus mihi placuit. Nam non me fugit aliam nominis huius originem exposuisse latini sermonis auctores, quod inde sit appellata religio, quod religitur. Quod verbum compositum est a legendo, id est eligendo, ut ita latinum videatur "religo" sicut "eligo". » « Parimenti in altro passo (ho scritto): "All'unico Dio (siamo) tendenti", (e) aggiungo, "e a Lui solo legando le nostre anime - onde (ossia: dal legare) (la parola) religione è detta ritenuta (derivare)- siamo carenti in ogni superstizione". In queste mie parole la spiegazione che è stata fornita, onde (la parola) religione sia detta (derivare), (è quella che) più mi piacque. Infatti, non mi sfugge che autori della lingua latina hanno esposto un'altra origine di questo nome, che da ciò (ossia: per la quale) sia coniata (la parola) religione in quanto (derivante da) è scelta di nuovo. Questo verbo (ossia: scegliere di nuovo) è composto da legere, esso (ossia: legere) è (derivante da) eligere, affinché così il latino consideri "religo" come "eligo"»
(Agostino, Retractationum libri duo I,13,9. Traduzione alquanto letterale in italiano con riferimenti di senso tra parentesi ai fini della comprensibilità[28]. )

Queste parole di sant'Agostino costituiscono un'analisi etimologica ed una definizione di religio vicine ma non identiche a quelle ciceroniane.

Ipotesi

Probabilmente religio è una astrazione del concetto espresso originariamente da rĕlĕgo[5] dal quale, tramite un normale passaggio di ĕ in ĭ in sillaba interna aperta[5], si producono due verbi latini religo, religāre e religo, religĕre anche se la derivazione di quest'ultimo da rĕlĕgo non è certa e comunque sarebbe indiretta[29].

In ogni caso, dai due religo, discende la produzione del sostantivo religio precisando, però, che quest'ultimo deriverebbe da religo, religāre mentre religo, religĕre avrebbe una influenza su religio in ordine a qualche profilo di senso.

Altri sostengono la derivazione di religio da relinquo.

Considerazioni su Religio

In ambito spirituale, Religio esprime indubitabilmente l'estrema attenzione che la persona, sommamente diligente, è moralmente obbligata a mantenere nell'esercizio cultuale.

Infatti, nelle parole di Cicerone, sopra riprodotte, ad essere centrale è il termine cultus in relazione al quale si pone religio assumendo il senso di osservanza puntigliosa delle prescrizioni rituali[15] da parte di chi è religiosus, ossia chi con particolare attenzione conservi ed osservi le pratiche cultuali: atteggiamento che genera nel religiosus il senso della forma proprio del culto religioso.

Note
  1. Cfr. AA.VV., Grande Dizionario della Lingua Italiana, v. XV, Utet, Torino 1990.
  2. Una delle caratteristiche di ciascuna delle cinque antiche forme nominali, citate in voce, è che il relativo plurale poteva essere sia in -i che in -e con la conseguenza che, nel secondo caso, ciascuna delle dette forme nominali faceva classificare il sostantivo femminile, di cui le dette forme nominali erano espressione, non come variabile ma come invariabile riguardo al numero grammaticale: cfr. AA.VV., Grande Dizionario della Lingua Italiana, v. XV, Utet, Torino 1990.
  3. Cfr., ad es., Pierino Bello, Vocabolario del dialetto di Pietraroja, 2 ed. informatizzata a cura del Comune di Pietraroja e della locale Pro Loco, Pietraroja (Bn) 2009.
  4. Cfr. AA. VV., Grande Enciclopedia, v. XVI, Istituto Geografico De Agostini, Novara 1976.
  5. 5,0 5,1 5,2 Cfr. G. Devoto, Dizionario Etimologico, Le Monnier, Firenze 1968.
  6. Per i significati di religio, prodotti in voce, cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978, fatta eccezione per alcune delle successive note dove viene indicata specifica e diversa indicazione bibliografica.
  7. I significati di ordine spirituali prodotti in voce, considerati in relazione ad ambiti pagani sia in un contesto generico che specificatamente cultuale, ordinariamente traducono non religio ma il suo plurale, ossia Religiones: nonostante ciò sia attestato nella stragrande maggioranza dei passi degli scritti degli autori pagani, e sommamente in quelli di Cicerone, vi sono alcune eccezioni in altri passi dei citati scritti degli stessi autori per cui si deduce che l'uso plurale di religiones al posto del singolare religio, limitatamente alla valenza di senso spirituale in ambito pagano, sembra essere stata più una tendenza che una regola grammaticale fissa. Fra le dette eccezioni si annovera, ad esempio, una frase di Cicerone: "sacra Cereris summa maiores nostri religione confici caerimoniaque voluerunt". Di seguito la traduzione fornita in Vocabolario della lingua latina di I. Lana, Paravia, Torino, 1978: "i nostri padri hanno voluto che il culto di Cerere fosse celebrato con grandissima devozione e solennità".
  8. 8,0 8,1 Tale significato risale addirittura ad epoca antica essendo già attestato nel III secolo a.C. come, ad esempio, nelle commedie di Plauto.
  9. 9,0 9,1 9,2 Tale senso é assunto dalla parola religio solo con il Cristianesimo.
  10. L'uso di tale senso si diffonde in virtù dell'interpretazione etimologica di Lattanzio ma è attestato già precedentemente.
  11. L'uso di tale senso è attestato dall'interpretazione etimologica di Cicerone e riguarda le Religiones, ossia l'insieme delle pratiche cultuali e del comportamento da tenersi in esse. In altre parole, tale raccolta è attinente alle formule ed agli atti rituali: cfr G. Devoto, Dizionario Etimologico, Le Monnier, Firenze 1968.
  12. 12,0 12,1 12,2 Tale significato di può essere inteso sia come religioso che come sacro, ed in quest'ultima accezione sia in ambito morale che spirituale.
  13. 13,0 13,1 Tale significato può essere inteso sia come cultuale che come sacro, ed in quest'ultima accezione sia in ambito morale che spirituale.
  14. Tale significato può essere inteso sia come religioso che come superstizioso solo in ambito spirituale. Invece, per l'ambito morale cfr. la nota sul significato di "scrupolosità".
  15. 15,0 15,1 15,2 Cfr. Julien Ries, Opera Omnia, v. V La scienza delle religioni, pag. 334, Jaca Book S.p.a., Milano, 2008.
  16. Cfr., ad es., Giuseppe Casali, Somma di Teologia Dogmatica, Regnum Christi, 1955.
  17. Marco Tullio Cicerone, in latino Marcus Tullius Cicero, nacque ad Arpino, Frosinone, il 3 gennaio del 106 a.C.. Fu Console, Proconsole e uomo politico della Repubblica romana nonché celebre avvocato, filosofo ed autore romano. Morì a Formia, Latina, il 7 dicembre del 43 a.C..
  18. Rĕlĕgo significa "incassare", "leggere", "raccogliere", "riaggomitolare", "riavvolgere", "rileggere", "ripercorrere", "ritirare": cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978. Rĕlĕgo è composto dal re- intensivo e dal verbo lĕgo, legĕre: cfr G. Devoto, Dizionario Etimologico, Le Monnier, Firenze 1968. Lĕgo significa "aggomitolare", "ascoltare", "ascoltare di nascosto", "attraversare", "avvolgere", "cogliere", "costeggiare", "eleggere", "estrarre", "far lezione", "insegnare", "interpretare", "leggere", "leggere ad alta voce", "leggere criticamente", "osservare", "percorrere", "portar via", "raccogliere", "rimuovere", "rubare", "scegliere", "sottrarre", "studiare" e "togliere": cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978. La radice di Lĕgo, ossia Leg, deriva probabilmente da una parola indoeuropea sopravvissuta soltanto nel greco e nell'albanese oltre che in latino. L'infinito di Lĕgo, ossia legĕre, ha prodotto, mediante un normale raddoppiamento della consonante postonica in parola sdrucciola, il verbo italiano leggere: cfr G. Devoto, Dizionario Etimologico, Le Monnier, Firenze 1968.
  19. Di seguito una traduzione a senso di parte del brano prodotto in voce, e cioè con l'esclusione del periodo finale dello stesso brano, come proposta da Cesare Marco Calcante in Cicerone, La natura divina, Rizzoli, Milano, 2007, pagg. 214-215: «invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere)».
  20. Religo, religāre significa "attaccare", "cingere", "far approdare", "fasciare", "gettare", "legare", "legare di dietro", "mandare", "ormeggiare", "sciogliere" e "slegare": cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978.
  21. Lĭgo significa "avvincere", "cementare", "comporre", "conchiudere", "congiungere", "fasciare", "intorpidire", "irrigidire", "legare", "legare in matrimonio", "stringere", "tenere rinchiuso", "tenere legato", "unire" e "vincolare": cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978.
  22. Di seguito una traduzione a senso del brano, prodotto in voce, come proposta da Giovanni Filoramo, Le scienze delle religioni, Morcelliana, Brescia, 1997, pag.286: «Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati (religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l'interpretazione di Cicerone, da relegendo.».
  23. Religo, religĕre significa "scegliere di nuovo" ed il relativo participio rĕlĭgens ha il senso di "religioso" e "devoto" nel linguaggio poetico: cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978. Questo verbo risalerebbe solo ad epoca tarda essendo attestato sicuramente a partire dal IV secolo come, ad esempio, in sant'Agostino: cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978. Tra l'altro, la presenza di questo verbo non è registrata in tutti i vocabolari latini: ad esempio, certamente sino al 2004 tale voce non compare nel Garzanti e nel Castiglione Mariotti. Ad attestarne un uso più antico sembra essere lo stesso sant'Agostino: cfr. Agostino, Retractationum libri duo I,13,9; brano di seguito citato in voce nella stessa sezione.
  24. Ēlĭgo, ēlĭgĕre significa "cogliere", "decidere", "designare", "eleggere", "preferire", "nominare", "scegliere", "scegliere di", "strappare" e "volere": cfr I. Lana, Vocabolario della lingua latina, Paravia, Torino, 1978.
  25. Nella Somma di Teologia Dogmatica di Giuseppe Casali, edizioni Regnum Christi, 1955, viene citato un diverso brano del Liber X del De Civitate Dei, ossia il 9,1, che nulla attiene alla questione. Considerate le spiegazioni fornite da quel manuale teologico, che ben si adattano al brano prodotto in voce, bisogna convenire che la menzione del 9,1 sia un mero errore di riferimento bibliografico. Il brano, classificato come 9,1, è il seguente: "Haec et alia multa huiuscemodi, quae omnia commemorare nimis longum est, fiebant ad commendandum unius Dei veri cultum et multorum falsorumque prohibendum. Fiebant autem simplici fide atque fiducia pietatis, non incantationibus et carminibus nefariae curiositatis arte compositis, quam vel magian vel detestabiliore nomine goetian vel honorabiliore theurgian vocant, qui quasi conantur ista discernere et illicitis artibus deditos alios damnabiles, quos et maleficos vulgus appellat (hos enim ad goetian pertinere dicunt), alios autem laudabiles videri volunt, quibus theurgian deputant; cum sint utrique ritibus fallacibus daemonum obstricti sub nominibus angelorum." Da una semplice lettura del precedente brano si evince lapalissianamente come non sia contenuta alcuna forma di religo, religĕre e quindi, ne consegue, che il brano non sia quello dove sant'Agostino sostenne che religio derivi dal citato verbo.
  26. Di seguito due traduzioni a senso del brano prodotto in voce. La prima traduzione è proposta da Agostino, La città di Dio, Bompiani, Milano, 2004, pag.462: «Eleggendo quindi Dio, o piuttosto rieleggendolo (da cui verrebbe il termine religione) avendolo perduto per nostra negligenza,». La seconda traduzione è proposta nel sito http://www.augustinus.it, versione italiana, in data 16/04/2011: «Scegliendolo, anzi scegliendolo di nuovo, perché l'avevamo perduto scartandolo dalla nostra scelta; scegliendolo di nuovo (religere) dunque, poiché proprio da questo si fa derivare religione,».
  27. Di seguito una traduzione a senso del brano, prodotto in voce, come proposta nel sito http://www.augustinus.it, versione italiana, in data 17/04/2011: «cerchiamo di raggiungere l'unico Dio e a Lui solo leghiamo le nostre anime (da dove si crede che provenga il termine " religione "?), ponendoci al riparo da ogni superstizione?».
  28. Di seguito una traduzione a senso del brano, prodotto in voce, come proposta nel sito http://www.augustinus.it, versione italiana, in data 18/04/2011: «In un altro passo ho detto: Volgendoci all'unico Dio e legando a lui solo le nostre anime - di qui si ritiene che derivi il termine religione - teniamoci al sicuro da ogni superstizione. In queste mie parole è espressa l'etimologia del termine religione che più mi soddisfaceva. So che autorevoli studiosi della lingua latina hanno proposto per questo vocabolo un'altra origine, supponendo che religio sia detto così perché religitur [è rieletto, scelto di nuovo].».
  29. Religo, religĕre, nell'ottica di quanto scritto in voce, sembrerebbe essere una variante di religo, religāre.
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