Uomo della Sindone

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1leftarrow.png Voce principale: Sindone di Torino.
Sacra Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931). In alto l'immagine dorsale (capovolta), in basso quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002)

La Sacra Sindone presenta l’impronta anatomica anteriore e posteriore, accostate per il capo, del corpo di un uomo, a grandezza naturale, detto appunto Uomo della Sindone. Si tratta della salma di un uomo di alta statura, di un’età compresa fra i 30 e i 40 anni. Non sono invece visibili i lati poiché la tela non era arrotolata al corpo. La disposizione di queste impronte è dovuta ad una sepoltura provvisoria, durante la quale gli inumatori posarono il lenzuolo sul piano sepolcrale; poi, vi adagiarono la salma in posizione supina e ribaltarono il resto del lenzuolo dal capo ai piedi del defunto [1].

Di fronte all’Uomo della Sindone si rimane colpiti dalla sua armonica bellezza, dalle sue masse muscolari ben pronunciate e dai segni delle sofferenze patite.

L’immagine somatica, essendo di colore giallino, sfumata e senza contorni è poco visibile ad occhio nudo perché il resto del tessuto, essendo di colore avorio, fa poco contrasto.

Le tracce anatomiche sono compatibili con quelle di un individuo che sia stato vittima di una serie di violenze: una flagellazione, una coronazione di spine al capo, una crocifissione per i polsi e per i piedi ed una perforazione del torace dopo la morte.

L’impronta frontale misura circa 196 cm mentre quella dorsale è più lunga di 6 cm. Questa differenza è dovuta all’innaturalezza della posizione della salma che presenta una discreta flessione del capo e delle ginocchia, come se la rigidità cadaverica fosse sopraggiunta mentre il corpo era appeso ad una croce. La differente impronta fra un piede e l’altro e quindi la mancanza di specifici punti di repere (vertice del capo, base dei piedi, ecc.) rende molto difficoltosa la rilevazione dell’altezza precisa dell’Uomo della Sindone, che rimane un calcolo pressoché impossibile. Alle luce degli esperimenti effettuati avvolgendo in lenzuola salme e soggetti viventi è ragionevole valutare l’altezza del corpo intorno ai 170 cm.

L’immagine presenta un’inversione spaziale. Quello che potrebbe sembrare il braccio destro, del quale è visibile il polso, è il sinistro; proprio come quando si è davanti ad uno specchio in cui il proprio braccio sinistro sembra quello destro dell’immagine rispecchiata e così anche per il braccio destro e tutte le altre parti del corpo.

Tutto il corpo presenta una distribuzione di luminosità che è esattamente opposta a quella che percepiamo nella realtà in cui le parti più sporgenti (ad esempio le punte del naso) presentano tonalità più chiare rispetto a quelle relative a strutture anatomiche più lontane. L'impronta sindonica si comporta, pertanto, come un negativo fotografico. Infatti, nel negativo della fotografia la Sindone, che è di colore chiaro, appare scura, mentre le macchie corrispondenti alle zone anatomiche in rilievo risultano chiare.

Questa caratteristica fu scoperta con la prima fotografia ufficiale della Sindone, realizzata nel 1898 da Secondo Pia. Il negativo fotografico rivela le particolarità dell’espressione dell’Uomo che in essa fu avvolto e che nessun altro negativo fotografico, di qualsiasi persona, riuscirebbe a riprodurre [2].

Diverso è il comportamento delle macchie di sangue perché, essendosi formate per diretto decalco sul tessuto, sono immagini positive, con bordi netti e di un colore diverso che va dal rosa al viola-carminio.

La ridotta differenza di tonalità tra i valori chiari e quelli scuri dell'impronta, soprattutto in bianco e nero del volto dell'Uomo della Sindone permette di percepire soltanto le fattezze di un volto umano nella sua globalità, mentre i particolari non sono facilmente individuabili e comprensibili. Lo sperimentarono bene tanti artisti dei secoli scorsi che riprodussero l’immagine sindonica a scopo devozionale e dalla quale non ottennero mai risultati eccezionali nonostante il discreto livello tecnico dei pittori.

L’immagine corporea presenta altre caratteristiche sensazionali. Essa possiede un’uniformità cromatica perché l’intensità della colorazione è dovuta alla densità delle fibre colorate, cioè il numero di fibre ingiallite per centimetro quadrato e non a variazioni di intensità del colore.

Questa tonalità dei vari punti dell’immagine è inversamente proporzionale alla distanza fra il corpo e il telo tanto che rispecchiano la tridimensionalità del corpo che era avvolto nel lenzuolo. Ciò permette di ricostruire l’intero corpo dell’Uomo della Sindone (con dei limiti causati dall’interferenza della superficie della tela che non è liscia e per di più la trama è a spina di pesce.

Nell’immagine somatica non si vedono solamente quei punti che erano a diretto contatto con la Sindone; l’angolo fra il naso e gli occhi, ad esempio, non era a contatto con il lenzuolo eppure sulla Sindone si vede ugualmente. Stesso discorso vale per altri punti anatomici come la regione posteriore delle ginocchia perché, mentre la Sindone era aderente al terreno, le ginocchia, erano flesse.

I segni della flagellazione

Sull’Uomo della Sindone si contano numerosi particolari segni distribuiti in maniera quasi metodica su tutto il corpo, ma soprattutto al dorso e sono riferibili ad una flagellazione. Si deduce che il soggetto, nel corso della flagellazione, guardasse verso una struttura a cui era legato per i polsi e che nella tradizione cristiana si dice sia stata una colonna.

Sono tracce tondeggianti e abbinate, lunghe circa due centimetri; coincidono con quelle che provocherebbe un flagello. Si trattava di uno strumento romano di tortura, costituito da un manico di legno da cui si dipartivano delle corde alle cui estremità erano fissati i "taxilli", dei piccoli piombi a forma di manubrio, affiancati a due a due. I colpi raggiunsero anche le gambe e i polpacci, e l’estremità delle strisce avvolsero gli arti inferiori lasciando solchi fin sulla parte anteriore delle gambe.

Comunemente il condannato era sospinto al luogo della crocifissione a colpi di frusta, consistente in una funicella di cuoio. È possibile che anche con questo strumento sia stato colpito l’Uomo della Sindone durante il tragitto verso il Calvario. Ciò spiega perché questo corpo presenta tracce di flagelli differenti, quelle riferite alla flagellazione romana e quelle prodotte dalle fustigazioni che precedevano la crocifissione.

L’Uomo della Sindone non aveva ancora ricevuto una sepoltura definitiva. Fu sommariamente deterso, ma non fu lavato. I rivoli di sangue che percorrono le braccia lo testimoniano. La barba e i capelli non furono tagliati. Si trattava di una salma in attesa della sistemazione definitiva tanto che non fu nemmeno coperto nelle parti intime.

Questo corpo non fu unto da alcun aroma. Se ciò fosse avvenuto, non essendo stato possibile fare un’unzione uniforme su tutte le zone del corpo con la medesima distribuzione di sostanze, l’immagine si sarebbe modificata mostruosamente. Fra la pelle e la Sindone non vi era alcuna sostanza che abbia avuto un qualche concorso nella formazione dell’immagine somatica). Notevoli quantità di sostanze aromatiche erano state collocate nel sepolcro proprio perché sarebbero servite per la sistemazione definitiva della salma. Infatti, qualche traccia di aloe e mirra fu riscontrata dai prelievi effettuati sulla Sindone.

Il capo

Il capo è leggermente flesso verso il torace come se l’Uomo della Sindone fosse andato incontro alla rigidità cadaverica in quella posizione, compatibile con quella di un crocifisso che abbia chinato il capo dopo aver esalato l’ultimo respiro. È per questo motivo che non è visibile l’impronta anteriore del collo. Difatti, la distanza fra il bordo inferiore del mento e il piano del torace è troppo breve e corrisponde alla contemporanea modifica dell’impronta posteriore del collo che risulta, invece, allungata.

Il volto presenta occhi chiusi, capelli lunghi, baffi e barba bipartita. La massa dei capelli a sinistra è più marcata che a destra. Contrariamente alle leggi di gravità che interessano un corpo sdraiato al suolo, i capelli, invece di cadere all’indietro, scendono lateralmente al viso come se il corpo fosse in posizione eretta.

Le misure del capo non sono facili da prendere anche se in passato numerosi esperti medico-legali si sono cimentati in misure antropometriche ed hanno stabilito un’altezza di cm 23,4 circa. È comunque certo che la testa sia in proporzione di 1/8 della lunghezza globale del corpo, cioè che rispetta i canoni del normotipo.

Il senso di pressione laterale degli zigomi (il volto è stretto ed allungato come se fosse compresso tra due resistenzE rigide e rette) fa pensare che intorno al viso vi sia stata una qualche forma di mentoniera. Solo così si spiega il mancato fenomeno di allargamento dell’impronta del volto che ci si attenderebbe su una tela distesa dopo aver ricoperto una struttura curvilinea.[1]

La metà destra del volto presenta il maggior numero di lesioni. È più deformata e gonfia rispetto alla sinistra; probabilmente a causa di un fenomeno ipostatico in quanto il capo sarebbe rimasto chinato verso destra per un paio d’ore dopo la morte in croce.

In corrispondenza del cuoio capelluto e della fronte si notano più di una decina di tracce puntiformi di sangue che corrispondono a ferite da punta. Si tratta di lesioni prodotte da un ramo di spine, sistemato sul capo in modo da formare una specie di casco che fu conficcato sulla testa dell’Uomo della Sindone. Guardando il volto la ferità che salta all’occhio prima di tutte è quella presente quasi al centro della fronte, avente la forma di un "3" invertito a sinistra la cui origine è compatibile con una ferita alla vena frontale e la cui architettura riflette il superamento delle rughe della fronte.

Da entrambi i lati della fronte si osservano due colature simili nelle quali dal punto della ferita il sangue, mediante due rivoli, si porta verso il basso lungo la linea di gravità e verso il lato sinistro del volto. Tali divergenze corrispondono a due diverse posizioni del capo durante il sanguinamento.

La ferita dell’angolo destro della fronte è molto evidente e uno dei due rivoletti di sangue, anche se più volte interrotto, giunge addirittura fino all’altezza del mento.

Il sopracciglio destro è sollevato rispetto al sinistro. Tutt’intorno si constata la presenza di zone più o meno intensamente colorate, diffuse a tutto il sopracciglio, alla radice del naso e alla regione mediana della fronte, vicino al "3" frontale. Si tratta dei segni di un trauma da attribuirsi ad un agente vulnerante come un bastone. Tale oggetto ha compresso la cute contro la cresta ossea sottile dell’arcata sopraccigliare provocandone la discontinuazione dall’interno all’esterno.

La sottigliezza del margine sopraorbitale (attraverso il quale escono dall’orbita l’arteria e il nervo sopraorbitale) spiega perché i corpi contundenti che colpiscono questa regione producono ferite da taglio degli strati cutanei (basti pensare alle ferite dei pugili).

La guancia destra presenta due tumefazioni, una superiore (a livello dell’osso zigomatico) che si presenta come un cuscinetto di forma triangolare ed una inferiore, della stessa forma, il cui apice cade ove confina la cartilagine con l’osso nasale e ove si riscontra una zona escoriata e contusa, che presenta nella sua parte centrale piccole soluzioni di continuità lineari disposte in vario senso. In tale punto il naso inizia la sua leggera deviazione verso sinistra ma l’osso nasale non è rotto perché la frattura è al setto cartilagineo del naso.

La causa di questa lesione potrebbe anche essere un colpo di flagello che inaspettatamente avrebbe colpito il viso e provocato la fuoriuscita di sangue dalla ferita nasale in due rivoli che si portano verso il basso e l’esterno divergendo tra di loro con un angolo di una quindicina di gradi (sempre 15 gradi è la divergenza di numerose macchie ematiche, indice degli spostamenti del tronco e del capo dell’US in croce).

Escoriazioni ancora confluenti, di varia grandezza anch’esse prodotte da oggetti contundenti, si rilevano sulla guancia sinistra, all’apice del naso, sul labbro inferiore, zone tutte edematose e profondamente lese.

I capelli presentano le impronte di colature di sangue coagulato e poi parzialmente ridisciolto fra le ciocche e sulle varie parti della testa. La bocca appare chiusa. Il labbro superiore è tumefatto. Il baffo destro appare accorciato in senso trasversale ed è più prominente del baffo sinistro come succede quanto le sottostanti parti molli siano rigonfie.

Tra l’impronta frontale e quella dorsale vi è uno spazio privo di immagine corporea (lungo circa 20 cm), detto spazio epicranico prodotto dal mancato contatto della tela sul vertice del capo per la probabile interposizione di una mentoniera, una stretta fascia che si annodava attorno al viso del morto, per mantenere chiusa la bocca e che ha lasciato al viso dell’Uomo della Sindone quello strano effetto "cornice" che si vede lateralmente alle guance.

La nuca

Nella regione posteriore del capo, alla nuca spiccano sinuose colature di sangue disposte a raggiera, alle cui estremità si distinguono zone più intensamente colorate (coaguli) circondate da piccoli aloni di siero, simili a cerchietti. Anche queste colate seguono la direzione della legge di gravità e se studiate nei particolari portano a concludere che il casco di spine era ancorato al capo da un cerchio di vimini che aderiva alla fronte e alla nuca del suppliziato.

Il torace

Alla base del collo è visibile una serie di macchie delle quali una mediana rappresenta la fossetta soprasternale, le altre laterali corrispondono alle fossette sopraclavicolari. Il margine inferiore della macchia mediana segna il margine superiore dello sterno.

Sul torace si nota una rilevante contrattura dei muscoli pettorali. Anche questa parte del corpo presenta numerose tracce della flagellazione. Sul lato destro del torace dell’Uomo della Sindone vi è il coagulo di una ferita e di un’abbondante colatura di sangue che, discendendo segue un andamento irregolare il cui margine esterno non è visibile poiché è troncato da una bruciatura dell'incendio di Chambéry[2].

La ferita è a forma biconvessa e misura cm. 4,5x1,5 ed è determinata certamente da uno strumento da punta e taglio come una lancia che sia stata inferta nel quinto spazio intercostale. L’inclinazione di questa ferita coincide con quella delle costole in quel punto della gabbia toracica. All’interno di questa ferita è visibile sul fondo concavo una larga e diffusa traccia di sangue, sgorgato abbondante sangue in due tempi: la prima volta quando fu inferto il colpo di lancia mentre l’Uomo della Sindone era ancora in posizione verticale, appeso alla croce (il sangue tende a scendere verso il basso sino a giungere alla parete superiore dell’addome).

La seconda fuoriuscita di sangue avvenne dopo la deposizione dalla croce, mentre il corpo era in posizione orizzontale. Da questa lacerazione, un vero e proprio canale che comunicava con i grossi vasi che si dipartono dal cuore, il sangue uscì e scese lungo il fianco destro del torace, andando a inzuppare una tela arrotolata su se stessa e passata sotto la schiena. Di quei momenti sono rimasti i rivoli di sangue che attraversano la schiena e formatisi nel corso del movimento ondulatorio durante il trasporto del corpo al sepolcro.

In questa sede il colore del sangue non è omogeneo in quanto è costituito da aree pigmentate e da altre aree più chiare con i caratteri dell’alone sieroso. Ciò suggerisce che sia avvenuta la separazione della parte cellulare (prevalentemente costituita da globuli rossi) dal siero ematico, fenomeno che si verifica solamente dopo la morte e che è detto dissierazione. Se questa ferita fosse stata provocata mentre il soggetto era ancora in vita, avrebbe comunque provocato la morte.

L’addome

Ai lati dell’addome si possono distinguere i risalti delle coste che lo sovrastano e una depressione fra l’arcata costale e la parete addominale corrispondente alla contrazione del muscolo diaframmaticO (quel pavimento muscolare che divide la cavità toracica da quella addominale). Al centro della parete addominale, lievemente a sinistra rispetto alla linea mediana, si vede l’impronta di un’introflessione cutanea che ha le caratteristiche dell’ombelico. L’utilizzo della tecnologia informatica ha confermato questo particolare. Questo fatto conferma che il corpo che fu avvolto nella Sindone era veramente un corpo umano e non un bassorilievo.

Le braccia

I danni dell’incendio di Chambéry hanno distrutto quella parte di immagine somatica che mostrava la porzione superiore delle braccia e parte delle articolazioni delle spalle.

Le braccia sono disposte obliquamente, piegate sull’addome. È assai probabile che non fu possibile lasciarle laterali al corpo come nelle comuni sepolture del tempo, in quanto la rigidità cadaverica iniziata precocemente mentre l’Uomo della Sindone era ancora sulla croce irrigidì le braccia nella posizione alzata che avevano sulla croce.

Questa composizione sepolcrale fu ottenuta col forzatamente della rigidità cadaverica in corrispondenza delle articolazioni delle spalle che furono più facili da flettere facendo leva verso il torace, piuttosto che verso i fianchi. Il braccio destro risulta più muscoloso del sinistro a causa del destrismo.

Sugli avambracci sono visibili colature di sangue sottili e frastagliate che si dirigono verso i gomiti. Hanno le caratteristiche di rivoli che abbiano seguito dei solchi fra gruppi di muscoli estensori, mentre erano al massimo della loro contrazione e mentre le braccia erano aperte verso l’alto. Soprattutto sull’avambraccio sinistro si nota come questi rivoli tendessero a scendere a tratti verso il basso, secondo la legge di gravità, probabilmente perché avambraccio, sulla croce, era più piegato del destro.

I polsi

Sul polso sinistro è ben visibile una chiazza di sangue riconducibile alla lesione da uno strumento appuntito, quale un chiodo. Particolarmente interessante è la localizzazione di tale ferita, che non si presenta nel palmo della mano, secondo l'iconografia tradizionale della crocifissione, ma nel polso. È sufficiente misurare la distanza fra questa lesione e la radice delle dita per rendersene conto.

Nel polso il chiodo ha traforato obliquamente lo spazio di Destot (al centro della linea di articolazione tra la prima e la seconda filiera delle ossa del carpo) provocando una disarticolazione e facendo uscire il chiodo in una zona vicina al radio. Sulla Sindone si vede il foro di uscita.

Da questa ferita si staccano due tipi di colature ematiche: quelle che percorrono gli avambracci in direzione dei gomiti. Quelle brevi, invece, sono circoscritte all’area del polso e che nella posizione del crocifisso erano rivolte in basso.

Non è possibile vedere l’immagine del polso destro che si trova al di sotto del sinistro. Tuttavia, considerato che all’avambraccio destro spiccano colature ematiche analoghe e più lunghe, si presume che anche da questo lato vi sia stata una ferita da punta. Non vi sono segni di allungamento della piaga stessa come sarebbe successo se, per il peso del corpo, la ferita fosse stata nel palmo della mano.

L’ipotesi di inchiodatura all’avambraccio è da escludere perché il foro sarebbe stato piuttosto lontano dal polso, prima che radio e ulna (che sono ossa parallele) riducano lo spazio fra di loro nell’articolazione con il polso. Anche sul lato interno dell’avambraccio vi erano colate di sangue che raggiunsero il gomito. Ve ne è traccia esternamente al gomito destro, oltre la linea carbonizzata.

Le mani

Le mani sono incrociate sul pube. La mano sinistra, poggiando sopra al polso destro supera di poco la linea mediana, mentre la destra giunge sino al bordo esterno della radice della coscia sinistra. Difatti il fianco sinistro è un po’ meno evidente del destro.

Le dita della mano destra risultano più lunghe e affusolate dell’altra per effetto "maschera di Micene", che con lo spiegamento del telo, causò l’allungamento della mano destra di quasi 7 cm.

Non sono visibili i pollici, probabilmente per la lesione di qualche nervo che ha provocato la loro opposizione contro il palmo. Il pollice sinistro essendo posizionato fra le due mani ha provocato l’assenza di immagine del primo tratto dell’avambraccio destro, quello prossimo al polso.

Il mignolo sinistro, invece, avendo uno spessore di 1/3 rispetto a quello dell’indice con il pollice sottostante non allontana troppo la tela e permette di scorgere parte del dorso della mano sottostante.

Sulla dita sono presenti escoriazioni provocate dai tentativi di movimento delle mani legate al patibulum ed alla torsione dei polsi in risposta agli indescrivibili stimoli dolorosi che il soggetto doveva aver patito nel momento dell’infissione dei chiodi.

Le spalle

L’uomo della Sindone presenta i segni della flagellazione soprattutto alle spalle. Egli venne flagellato prima di essere caricato della trave trasversale della croce e non durante il percorso al Calvario.

La spalla destra risulta stranamente più bassa della sinistra. I segni del flagello sono schiacciati come se in questa zona avesse gravato un corpo ruvido in movimento che avrebbe deformato tali segni riaprendo ferite precedenti e formandone delle nuove. Tale oggetto è identificabile con il "patibulum", l'asse orizzontale della croce, che L’Uomo della Sindone avrebbe portato su di sé per un tratto di strada verso il Calvario.

Alcune macchie ipostatiche (quelle macchie che si formano nei cadaveri per il ristagno di sangue nelle zone più declivi del corpo, confondono un po’ la visione in entrambe le spalle e le zone scapolari ove in precedenza vi erano macchie provocate da traumi che hanno leso la cute ed anche i tessuti sottocutanei.

Questo è un particolare importante per lo studio della formazione dell’immagine poiché dimostra che l’impronta somatica dell’Uomo della Sindone non deriva dal semplice contatto della cute con la tela ma è cose se il corpo si fosse accesso come una lampadina elettrica che sprigiona luce dal suo interno e che proietta eventuali disegni che vi siano sulla superficie di vetro, come una lampada magica.

Gli arti inferiori

Le gambe sono ben visibili nella figura anteriore come in quella posteriore. Vi si osservano la faccia anteriore delle cosce, le ginocchia ed il terzo superiore delle gambe. Le gambe sono leggermente flesse; la sinistra è più piegata della destra. Lo si può riscontrare facilmente confrontando l'impronta del polpaccio destro (di cui vi è l’immagine completa) con il sinistro che risulta meno riprodotto poiché è più sollevato rispetto al piano sepolcrale dando l’impressione che l’Uomo della Sindone avesse una gamba più corta dell’altra. Il rapido sopraggiungere della rigidità cadaverica lasciò in maggiore flessione la gamba sinistra perché il piede era inchiodato sul destro e quindi non era stata esteso a piatto sulla croce come avvenne col destro. Anche in corrispondenza del polpaccio destro vi è una certa distorsione causata dall'avvolgimento del lenzuolo, così come in altri punti dell’immagine corporea.

Anche sulle gambe si stagliano i caratteristici segni del flagello.

Sotto la destra fu rincalzato un telo, tanto che, posteriormente non è visibile la regione esterna femorale. I moderni programmi informatici per l’elaborazione delle immagini permettono di accertare la presenza dell’impronta delle parti distali delle tibie, anche se molto sfumate (comunque, non troncate di netto come appariva nelle vecchie fotografie) a causa della distanza dal telo che, dopo aver superato le ginocchia e la prima parte delle tibie, faceva ponte con l’estremità dei piedi.

Le ginocchia

Entrambe presentano delle escoriazioni, che per la loro collocazione e direzione, si giustificano con alcune cadute su un terreno accidentato. Difatti presentano abrasioni e tracce di terriccio. In particolare, il ginocchio sinistro appare più contuso di quello destro e presenta escoriazioni di varia grandezza e forma. I danni di queste ferite furono limitati probabilmente per la presenza di un tessuto, la tunica, che scendeva oltre le ginocchia.

I piedi

All’altezza dei piedi, sull’impronta anteriore dell’Uomo della Sindone, sull’asse della gamba destra, risulta una vistosa macchia di sangue che corrisponde all’area di ingresso del chiodo sul piede destro ed è comprensibile solamente ammettendo che il piede destro sia in forte estensione, come quelli delle ballerine quando danzano sulle punta dei piedi.

Sull’immagine posteriore della Sindone si nota a prima vista che i due piedi sono quasi incrociati: il destro ha lasciato un’impronta completa che riflette tutta la regione plantare così che, con un’accorta osservazione si possono stabilire i contorni anche se sfumati ai margini. Sono distinguibili anche le dita, distanziate le une dalle altre come di un soggetto che fosse abituato a camminare scalzo.

L'impronta lasciata dal piede sinistro è meno evidente di quella del piede destro in quanto, dopo lo schiodamento dalla croce, non era tornato completamente parallelo all'altro perché era girato verso il destro. Del piede destro si vede bene la zona plantare perché era iperesteso e la rigidità cadaverica instauratasi rapidamente aveva fissato il piede stesso nella posizione assunta quando il corpo era in croce mentre normalmente l’articolazione del piede sarebbe ruotata verso l’esterno e avrebbe reso visibile e il lato esterno del piede.

Del sinistro si vede il calcagno e la parte centrale poiché si nasconde obliquamente sopra al destro (come era sulla croce) incrociando il suo margine. Confondono queste immagini le colate di sangue che si distendono su quasi tutta la lunghezza dei due piedi, anteriormente e posteriormente al foro dei chiodi e oltrepassano le impronte.

La macchia ematica esterna all’impronta plantare destra sembra piuttosto il frutto di una piega della stoffa che ha duplicato la macchia, perché la Sindone in quel punto era probabilmente rincalzata. Il dorso del piede sinistro è appena accennato sull’immagine anteriore.

Note
  1. Per avere un esempio si veda questa immagine.
  2. Vedi l'immagine.
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