Celebrazione

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Con la parola Celebrazione si intende l'azione della preghiera liturgica e il suo sviluppo per mezzo di atteggiamenti, gesti, parole. La celebrazione esprime attraverso dei segni profondamente simbolici le realtà della fede.

Ogni celebrazione ha sempre una valenza comunitaria: al minimo una riunione familiare o di un gruppo di amici, fino al livello di un'intera città o nazione o grande comunità.

Nelle celebrazioni cristiane i fedeli vivono in comune un certo tempo per riaffermare l'importanza che Gesù Cristo ha nella loro vita, ed attraverso la celebrazione entrano in rapporto vitale con lui. Al tempo stesso son confermati nella loro comune fede in Cristo.

Ogni celebrazione poggia su un avvenimento del passato, ed essa lo autentica. Ogni celebrazione fa risaltare la permanenza di ciò che celebra, ridando slancio ed evidenza a una realtà invisibile, a un senso profondo della vita, a un modo di vita. I cristiani, celebrando, non fanno esistere Gesù Cristo, ma lo accolgono in sé stessi e quindi in certo qual modo lo fanno esistere nella loro vita. Dal momento che si rifà a una storia primordiale, da cui ha avuto origine, la celebrazione evoca gli eventi di salvezza, perché il presente possa accoglierli come salvezza presente, e quindi aprirsi a un futuro di salvezza piena e definitiva.

La celebrazione ha anche il significato di introdurre un'interruzione nel quotidiano, per permettere di consacrare qualche tempo a ciò che è fondamentale e ai valori che fondano una comunità. Celebrare è dare tempo a ciò che è importante per prendere coscienza dell'importanza che hanno nella propria vita gli avvenimenti che si celebrano.

La celebrazione usa gesti e parole della vita corrente, ma non li lascia al loro significato ordinario, e neanche al loro significato simbolico umano. La celebrazione trascende tutto questo per aprirlo al mondo di Dio. Perché la celebrazione possa assolvere a questa sua organica finalità deve essere fedele a quattro funzioni fondamentali:

  1. Deve essere un segno che avverte, che rimanda a qualcosa d'altro.
  2. Deve informare attraverso la parola, eliminando tutte le ambiguità; ciò perché il simbolo per sua natura è aperto a una molteplicità di sensi, talora anche contraddittori, per cui ha bisogno di una parola che lo accompagni e particolarizzi.
  3. Deve obbligare, cioè trasmettere un impegno, e in questo senso ha un valore formativo.
  4. Deve creare comunione fra i partecipanti.
Bibliografia
  • Claude Duchesneau (a cura di), Una fede per celebrare. Valore e significato della liturgia, ElleDiCi, Leumann (TO), 1984, ed. italiana curata dalla Commissione Liturgica Triveneta, pag. 21-28
  • Luis Bouyer, Il rito e l'uomo, Brescia, 1964
  • Eduard Schillebeeckx, Culto profano e celebrazione liturgica, in RPL 34 (1969/3) 215-34
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