Sposalizio di Maria Vergine (Perugino)

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Casamento - perugino1.jpg
Pietro Perugino, Sposalizio di Maria Vergine (1502 - 1504), olio su tavola
Sposalizio di Maria Vergine
Opera d'arte
Stato

bandiera Francia

Regione Bassa Normandia
Regione ecclesiastica [[|]]
Dipartimento Calvados
Comune

Caen

Località
Diocesi
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Musée des Beaux-Arts
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Perugia
Luogo di provenienza Cattedrale di San Lorenzo, Cappella del Sant'Anello
Oggetto dipinto
Soggetto Maria Vergine e san Giuseppe si sposano in presenza del Sommo sacerdote
Datazione 1502 - 1504
Datazione
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Ambito culturale scuola umbra
Autore

Pietro Perugino (Pietro Vannucci)
detto Perugino

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tavola
Misure h. 234 cm; l. 186 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
Il sommo sacerdote entrò nel santo dei santi e pregò a riguardo di Maria. Ed ecco che gli apparve un angelo del Signore, dicendogli: "[...] Esci e raduna tutti i vedovi del popolo. Ognuno porti un bastone: sarà la moglie di colui che il Signore designerà per mezzo di un segno". [...]. Gettata l'ascia, Giuseppe uscì per raggiungerli. Riunitisi, andarono dal sommo sacerdote, portando i bastoni. Presi i bastoni di tutti, entrò nel tempio a pregare. Finita la preghiera, prese i bastoni, uscì e li restituì loro; ma in essi non v'era alcun segno. Giuseppe prese l'ultimo bastone: ed ecco che una colomba uscì dal suo bastone e volò sul capo di Giuseppe. Il sacerdote disse allora a Giuseppe: "Tu sei stato eletto a ricevere in custodia la vergine del Signore".
Virgolette chiuse.png


Lo Sposalizio di Maria Vergine è un dipinto, eseguito tra il 1502 ed il 1504, ad olio su tavola da Pietro Vannucci, detto Pietro Perugino (1448 ca. - 1523), proveniente dalla Cappella del Sant'Anello nella Cattedrale di San Lorenzo di Perugia e conservato nel Musée des Beaux-Arts di Caen (Francia).

Descrizione

Soggetto

La scena si svolge su una pavimentazione prospettica accuratamente definita, il sagrato del grande tempio, che si conclude sfumando in un lontano paesaggio di colline, prati e boschi. In primo piano compaiono:

  • a destra, Maria Vergine con un corteggio di cinque donne, accoglie la volontà divina con un atteggiamento dolce e remissivo.
  • a sinistra, san Giuseppe, vestito di giallo, colto nell'atto di infilare l'anello al dito di Maria, dietro di lui cinque uomini, tra cui uno, che spezza una verga non fiorita, che indica i pretendenti respinti dalla Madonna a vantaggio di san Giuseppe che, infatti, è l'unico uomo individuato con il bastone fiorito ed indica che lui è il prescelto per divenire il padre terreno di Gesù Cristo.
  • al centro, il Sommo Sacerdote, che indossa i paramenti pontificali, è colto nell'atto di unire le mani dei due sposi, officiando la funzione.

Ambientazione

La composizione del dipinto richiama la Consegna delle chiavi a san Pietro (1481 - 1482) che Pietro Perugino aveva affrescato per la Cappella Sistina: ricorre, infatti, nello sfondo il Tempio di Gerusalemme, raffigurato come un grande edificio ottagonale a pianta centrale, alla fine di un pavimento a riquadri prospettici, che amplifica la scena in primo piano secondo un ideale di razionalità geometrica che è diventato tra gli emblemi del Rinascimento italiano, soprattutto dopo che venne ripreso anche da Raffaello Sanzio nel celebre Sposalizio di Maria Vergine (1504).

L'edificio si trova alla sommità di una gradinata, presenta quattro protiri con archi a tutto sesto, sormontati da altrettante piccole cupole in corrispondenza dei lati principali, dove si aprono verosimilmente quattro portali con timpani triangolari identici. Il motivo dell'arcata si trova anche nei lati minori, ma è cieca. Al di sopra di una cornice marcapiano, il primo piano presenta un'intelaiatura decorativa con lesene e cornicione, in cui si aprono finestre rettangolari con timpano ad arco. Il coronamento, con camminamento a balaustra, vi è una cupola con tegole di laterizio, tagliata dal bordo superiore del dipinto che la fa apparire ancora più imponente di quello che in realtà possa essere. Si tratta di un edificio che richiama l'ideale classico del Rinascimento, come lo immaginavano gli intellettuali dell'epoca basandosi sui trattati dell'architetto Leon Battista Alberti (1404 - 1472) e sulle loro conoscenze dell'architettura dell'antica Roma.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • Il dipinto, come nella maggior parte delle opere di Pietro Perugino, la composizione è impostata a criteri di simmetria, movimentati dal variare ritmico delle pose. Attorno al perno centrale del Sommo Sacerdote, che sta perfettamente sull'asse dell'edificio centrale e, soprattutto della sua maestosa porta aperta sullo sfondo.
  • I panneggi delle ricadono pesanti e luminosi come macchie di colore, con l'effetto "bagnato" che l'artista ha appreso, durante la sua formazione fiorentina nella bottega del Andrea del Verrocchio (1436 - 1488).
  • L'artista dà risalto ai copricapo irreali che ricordano il gusto gotico della fine del XIV secolo.
  • La linea dell'orizzonte è al centro della composizione pittorica per questo il Tempio con la sua scalinata occupa più di metà del dipinto.
  • Il paesaggio sullo sfondo mostra dolci colline, punteggiate da esili alberi, che sfumano in lontananza verso l'orizzonte, dando l'impressione di uno spazio infinitamente vasto e profondo.

Notizie storico-critiche

L'opera fu originariamente dipinta per la Cappella del Sant'Anello Cattedrale di San Lorenzo di Perugia, dove era conservato l'Anello nuziale di Maria Vergine. La cappella, completata nel 1489, fu risistemata, dopo il recupero della preziosa reliquia nel 1473, in seguito alla trafugamento della stessa, ad opera di un frate francescano tedesco, da una chiesa di Chiusi che la custodiva dal 985.

Il dipinto, da documentazioni certe si ricava che, nel 1485, era stato commissionato al Pinturicchio, e che, non potendo questi realizzarlo, nel 1499 fu affidato a Pietro Perugino, che vi lavorò dal 1502 al 1504.

Nel 1797, con le soppressioni napoleoniche, il dipinto fu confiscato da Napoleone Bonaparte che lo cedette allo zio cardinale Joseph Fesch (1763 - 1839). Nel 1845, la sua collezione, di cui faceva parte anche l'Adorazione dei pastori di Giorgione, venne in parte acquistata da un libraio francese di Caen, Bernard Mancel, che nel 1872 lo donò al Museo.

Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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