Cappella Sistina (Musei Vaticani)

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Cappella Sistina (Musei Vaticani)
Sistina-interno.jpg
Cappella Sistina
Categoria Musei pontifici
Stato bandiera Città del Vaticano
Regione ecclesiastica [[]]
Regione
Provincia
Comune Città del Vaticano
Località o frazione {{{Località}}}
Diocesi Diocesi di Roma
Vicariato Generale dello Stato della Città del Vaticano
Indirizzo Viale Vaticano
00165 Roma
Telefono +39 06 69884676,
+39 06 69883145
Fax +39 06 69884019
Posta elettronica musei@scv.va
Sito web [1]
Proprietà Santa Sede
Tipologia arte sacra, architettura
Contenuti dipinti murali
Servizi accoglienza al pubblico, audioguide, archivio storico, biblioteca, biglietteria, bookshops, caffetteria, didattica, fototeca, guardaroba, laboratorio di restauro, punti ristoro, visite guidate, organizzazione e sale per eventi e mostre temporanee, mediateca
Sistema museale di appartenenza Musei Vaticani
Sede Museo Cappella Sistina
Datazione sede 1477 e il 1483
Sede Museo 2°
Datazione sede 2°
Fondatori Sisto IV
Data di fondazione 1477 - 1483
Note
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Coordinate geografiche
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La Cappella Sistina, inserita nel percorso dei Musei Vaticani, fu eretta tra il 1477 e il 1483, per volere di papa Sisto IV, da cui prese il nome.

Nella cappella, oltre ad alcune funzioni pontificie, si tiene ancora il conclave che originariamente si riuniva nell'antistante Cappella del Santissimo Sacramento, affrescata dal Beato Angelico e fatta demolire da Paolo III.

La Cappella si trova in un edificio situato all'angolo sud-ovest del nucleo medievale del Palazzo Pontificio. L'ingresso ufficiale è dall'imponente Sala Regia, ossia l'aula "magna", dove il Pontefice riceveva in pubblico concistoro gli ambasciatori dei re e dei capi di Stato.

Storia

Quattrocento

I propositi di ripristino dei più importanti monumenti cristiani di Roma, devastati dall'abbandono, dall'incuria e dalle devastazioni delle lotte civili, durante la cattività avignonese, fu uno dei progetti più ambiziosi dei papi nel XV secolo, a partire da Martino IV.

Papa Sisto IV, già professore di teologia nelle maggiori università italiane e generale dei francescani, raccolse questo impegno e già poco dopo la sua elezione (agosto 1471), iniziò un'opera di interventi di recupero e monumentalizzazione del tessuto urbano di Roma, che culminò nella ricostruzione e nella decorazione della Cappella Palatina del Palazzo Apostolico, che in seguito prese il suo nome.

Il progetto architettonico prese corpo nel 1473, su disegno dell'architetto Baccio Pontelli (1450 ca. – 1494 ca.). Nel 1477 venivano demoliti i resti, ormai fatiscenti di un sacello (XIII secolo), forse dell'epoca di Niccolò III (1277 - 1280), sfruttandone le fondazioni per la nuova cappella, che giustificano le irregolarità della pianta. Nello stesso anno venne avviata la costruzione vera e propria con la supervisione ai lavori dell'architetto Giovannino de' Dolci (1435 ca. – 1485 ca.).

La Cappella era già terminata nel 1480, poiché nel 1481 Pietro Perugino, Sandro Botticelli, Cosimo Rosselli e Domenico Ghirlandaio (coadiuvati dalle rispettive botteghe) firmavano un contratto con cui s'impegnavano a dipingere le pareti con dipinti murali ad affresco raffiguranti:

I lavori di decorazione delle pareti terminarono, dopo la sostituzione dei pittori già menzionati, con Luca Signorelli nel 1482 che eseguì gli ultimi due affreschi della serie mosaica:

  • Testamento e morte di Mosè;
  • Disputa sul corpo di Mosè.

Sulla volta Piermatteo d'Amelia dipinse un semplice Cielo stellato.

I lavori di decorazione iniziarono nel 1481 ed ebbero termine nel 1483: il 15 agosto di quell'anno Sisto IV consacrava la nuova cappella dedicandola all'Assunzione di Maria Vergine.

Il primo risultato fu un ciclo di grande omogeneità, nonostante la partecipazione di artisti dalle personalità marcatamente diverse. Ciò fu possibile grazie all'adozione di una medesima scala dimensionale delle figure, all'impaginazione e strutturazione ritmica simile, alle medesime tonalità dominanti, tra cui spicca l'abbondanza di rifiniture in oro, che intensificano la luce con effetti che dovevano apparire particolarmente suggestivi nel bagliore delle fiaccole e delle candele.

Le funzioni della cappella non mutarono rispetto alla precedente nel Palazzo dei Papi di Avignone, come sede delle più solenni cerimonie del calendario liturgico svolte dalla corte papale. Tale necessità richiedeva una cornice particolarmente fastosa, che mostrasse inequivocabilmente la Maiestas papalis ai partecipanti ammessi al cerimoniale, che erano essenzialmente il collegio dei cardinali, i generali degli ordini monastici, i diplomatici accreditati, i membri di grado più alto nella compagine statale pontificia, il senatore e i conservatori della città di Roma, i patriarchi, i vescovi e i principi o le personalità eminenti in visita. A costoro si aggiungeva una folla di altri personaggi ammessa ad assistere alle funzioni oltre la transenna marmorea che separa tutt'oggi la cappella papale vera e propria (con l'altare).

Cinquecento

I tre papi (Innocenzo VIII, Alessandro VI e Pio III) che succedettero a Sisto IV lasciarono la cappella come l'avevano trovata.

Giulio II, nipote di Sisto IV, decise invece di modificare la decorazione del soffitto della Cappella Sistina. In seguito alle ripetute insistenze del Papa, nel marzo del 1508, Michelangelo, acconsente a ritornare a Roma e pur dichiarandosi poco esperto di pittura accetta dal pontefice l'incarico di tale opera.

Michelangelo iniziò i lavori il 10 maggio 1508, utilizzando inizialmente alcuni allievi come Jacopo d'Indaco e Francesco Granacci. Durante la decorazione della volta incontrò numerose difficoltà, tutte brillantemente superate dall'artista e dai suoi collaboratori. Per essere in grado di raggiungere il soffitto, Michelangelo necessitava di un supporto; la prima idea fu di Donato Bramante, che volle costruire per questo una particolare impalcatura, sospesa in aria per mezzo di funi; ma Michelangelo temeva che questa soluzione avrebbe lasciato dei buchi nel soffitto, una volta completato il lavoro, così costruì da solo un ponteggio, costituito da una semplice piattaforma in legno su sostegni ricavati da fori nei muri posti nella parte alta, vicino alle finestre, ed era organizzata in gradoni in modo da permettere un lavoro agevole in ogni parte della volta. Il primo strato di intonaco steso sulla volta cominciò ad ammuffire, perché era troppo bagnato. Michelangelo dovette rimuoverlo e ricominciare da capo, ma provò una nuova miscela creata da uno dei suoi assistenti, Jacopo l'Indaco. Questa non solo resistette alla muffa, ma entrò anche nella tradizione costruttiva italiana (ed è ancora in uso).

Nel 1512, la decorazione era terminata e ad Ognissanti (1 novembre), Giulio II la inaugurò con una Messa solenne.

Verso la fine del 1533, Clemente VII, incaricò Michelangelo di modificare ulteriormente la decorazione della Cappella Sistina, dipingendo sulle due grandi pareti laterali corte:

  • Giudizio universale, sulla parete occidentale, ove è ubicato l'altare;
  • Caduta degli angeli ribelli, su quella orientale, rimasta poi allo stato di progetto.

Nel 1535, al tempo di Paolo III, cominciarono i lavori con la distruzione delle pitture quattrocentesche della parete, che venne rivestita con una fodera in mattoni leggermente in pendenza: su questa superficie l'artista iniziò a dipingere, completamente da solo, nell'estate del 1536, portando a compimento l'opera immensa (200 mq di superficie con 391 figure) nell'autunno del 1541. Il 31 ottobre di quell'anno Paolo III, celebrava i Vespri solenni davanti a questa straordinaria opera.

Il Giudizio universale fu oggetto di una pesante disputa tra il cardinale Giovanni Pietro Carafa e Michelangelo: l'artista venne accusato di immoralità e intollerabile oscenità, poiché aveva dipinto delle figure nude, con i genitali in evidenza, all'interno della più importante chiesa della cristianità, perciò una campagna di censura (nota come campagna delle foglie di fico) venne organizzata dallo stesso Carafa e da mons. Sernini (ambasciatore di Mantova) per rimuovere gli affreschi.

Giorgio Vasari racconta che, quando il maestro di cerimonie del Papa, Biagio da Cesena, accusò il lavoro di Michelangelo apostrofandolo come più adatto a un bagno termale che a una cappella, l'artista raffigurò i suoi tratti nella figura di Minosse, giudice degli inferi; quando Biagio da Cesena si lamentò di questo con il Papa, il pontefice rispose che la sua giurisdizione non si applicava all'inferno, e così il ritratto rimase. Secondo altri studiosi[1], invece, il personaggio raffigurato in forme caricaturali nel Minosse sarebbe Pierluigi Farnese, figlio di Paolo III, noto a Roma per essere un sodomita violento e per aver abusato sessualmente di un giovane ecclesiastico causandone la morte.

In coincidenza con la morte di Michelangelo (1564), venne emesso un decreto per coprire i genitali (Pictura in Cappella Ap.ca coopriantur); così Daniele da Volterra, un allievo di Michelangelo, dipinse tutta una serie di panneggi e perizomi, detti "braghe", che gli valsero il soprannome di "Braghettone".

Dal Seicento al Novecento

Gli affreschi che Michelangelo ha realizzato nella Cappella Sistina, ed in particolare quelli della volta e delle lunette che la accompagnano sono stati sottoposti nel corso dei secoli ad a varie operazioni di restauro; i più recenti dei quali si sono svolti tra il 1980 e il 1994. Questi ultimi hanno provocato stupore presso gli studiosi e gli amanti dell'arte, poiché sono stati portati alla luce colori e particolari che la patina scura aveva nascosto per secoli. Particolarmente controversa fu la scelta da adottare per la rimozione o meno delle "braghe" di Daniele da Volterra. Si scelse di rimuovere la maggior parte dei perizomi tranne quelli nelle figure principali, ormai entrati nell'immaginario collettivo, come quello della figura di Daniele; comunque, una copia fedele e senza censure dell'originale, di Marcello Venusti, è oggi a Napoli nel Museo di Capodimonte.

Architettura ed arredi

Cappella Sistina, Veduta esterna dalla Cupola di San Pietro

Struttura architettonica

L'edificio sistino ha aula rettangolare, non absidata, misura 40,23 m in lunghezza e 13,41 m in larghezza: queste sono le dimensioni del Tempio di Salomone, così come vengono riportate nella Bibbia).

Ha un'altezza di 20,70 metri ha una copertura a volta a botte ribassata, collegata alle pareti da vele e pennacchi, che generano lunette in corrispondenza dei muri laterali. Sotto ciascuna lunetta si aprono le strette finestre ad arco che danno luce all'ambiente: sono sei su ciascuna parete laterale a cui si aggiungevano altre due aperture sul lato ovest, tamponato con la creazione del Giudizio Universale.

Pavimento

Il pavimento del XV secolo è composto da tarsie policrome marmoree in stile cosmatesco. I disegni scandiscono il percorso processionale che va dall'ingresso alla cancellata con una serie di cerchi collegati, affiancati ai lati da riquadri riempiti con motivi diversi. Nello spazio più interno, davanti all'altare, i mosaici pavimentali indicano la disposizione del trono papale e dei seggi dei cardinali, nonché il movimento dei celebranti durante le funzioni.

Transenna e cantoria

Una transenna marmorea con inferriate, libera reinterpretazione dell'iconostasi bizantina, separa la zona del presbiterio, riservata al clero officiante, da quella destinata ai fedeli. Fu arretrata durante il papato di Gregorio XIII per dare un spazio maggiore al Papa e dai chierici, e in origine si innestava alla cantoria: entrambe sono decorate da rilievi, opera di Mino da Fiesole, coadiuvato da Andrea Bregno e Giovanni Dalmata.

Degli stessi artisti è anche la Cantoria, lo spazio riservato al coro, infatti, fu proprio papa Sisto IV, a creare poco dopo la sua elezione (9 agosto 1471) un Collegio dei Cappellani Cantori, il primo nucleo della futura Cappella Musicale Pontificia Sistina.

Decorazione parietale

I dipinti murali della cappella vennero concepiti in stretto rapporto con le proporzioni architettoniche della stessa, assecondando la spaziatura delle pareti. Le partizioni si basano, infatti, sulla scansione delle finestre, che genera la superficie per sei riquadri sotto ciascuna finestra delle pareti laterali e per due in quelle frontale e posteriore.

Nel 1483 la decorazione della Cappella Sistina era articolata su tre registri:

  • Registro inferiore, con finti tendaggi di stoffa, per il cui arredo vennero poi eseguiti gli arazzi su disegno di Raffaello Sanzio.
  • Registro mediano, con due grandi cicli di dipinti murali ad affresco con Storie di Mosè (lato meridionale) e Storie di Gesù Cristo (lato settentrionale) che prendono avvio dalla parete occidentale dietro l'altare, percorrevano, fronteggiandosi, le pareti laterali e si ricongiungevano sulla parete d'ingresso (orientale).
  • Registro superiore, oltre un cornicione fortemente sporgente, che coincide con il livello delle finestre e che a sua volta è divisibile in due sottoregistri:
  1. con Ritratti dei primi trenta pontefici, entro nicchie ai lati delle finestre;
  2. oltre un'altra cornice aggettante, con lunette affrescate poi da Michelangelo.

Anche la parete di fondo presentava uno schema simile, con al centro, in corrispondenza dell'altare, una grande dipinto murale Pietro Perugino con Assunzione di Maria, al quale era dedicata la cappella stessa; quest'opera, oggi non più esistente, la conosciamo soltanto dai disegni preparatori.

Sandro Botticelli, Ribellione e punizione di Qorah (1481 - 1482), affresco

Le corrispondenze tra le coppie simmetriche di riquadri tra una parete e l'altra sono esplicitate dalle iscrizioni (tituli) nel fregio soprastante: l'antico prefigura il nuovo e il nuovo si perfeziona dall'antico, secondo un concetto già espresso da sant'Agostino:

« Dio, ispiratore e autore dei libri dell'uno e dell'altro Testamento, ha sapientemente disposto che il nuovo fosse nascosto nell'antico e l'antico diventasse chiaro nel nuovo. »

Il programma decorativo del 1480 - 1483 celebrava il ruolo storico, politico e e giuridico della Chiesa romana. Mosè, prima guida e legislatore del popolo eletto, con l'aiuto del sacerdote Aronne, è un prefigurazione di Cristo; e Gesù ha affidato a san Pietro (Consegna delle chiavi di Pietro Perugino), il primo papa, la responsabilità della Chiesa, poi trasmessa ai successori di Pietro, anch'essi ritratti sulle pareti della Sistina. Gli affreschi simboleggiavano l'autorità papale sugli antagonisti interni della Chiesa (La punizione dei ribelli, di Sandro Botticelli e la sua superiorità sul potere laico (vedi il particolare col Tributo della moneta raffigurato sullo sfondo della Consegna delle chiavi), ma indicavano anche che l'autorità papale si fonda sul potere temporale: inoltre, nello sfondo di questo dipinto compare due volte l'Arco di Costantino, dedicato cioè all'imperatore cui si attribuiva la donazione del primo nucleo dello Stato della Chiesa.

Parete meridionale

La parete è decorata con le Storie di Mosè (1481 - 1482). A partire dall'altare s'incontrano:

Sandro Botticelli e bottega, Storie della vita di Mosè dette Prove di Mosè (1481 - 1482), affresco

Parete occidentale

La parete è totalmente decorata dal celebre dipinto murale:

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Giudizio Universale (Michelangelo).

Per decorare questa parete furono distrutti i dipinti murali, eseguiti da Pietro Perugino, raffiguranti:

Parete settentrionale

La parete presenta un ciclo di dipinti murali con Storie di Gesù Cristo (1481 - 1482), affreschi, eseguiti da vari pittori.[11] A partire dall'altare si notano:

Sandro Botticelli, Purificazione del lebbroso, Gesù Cristo tentato da Satana (1481 - 1482), affresco

Parete orientale

Nella parete, dove è posto l'ingresso ufficiale alla Cappella Sistina, si trovano affrescati:

Decorazione della volta

Il ciclo di dipinti murali della volta, eseguiti ad affresco tra il 1508 e il 1512, furono concepiti da Michelangelo come una colossale struttura architettonica popolata di figure monumentali, nudi virili e scene figurate.

MuVa Cap.Sistina Michelangelo Volta 1508-1512.jpg Schema della Volta della Cappella Sistina (numerata).png

Michelangelo Buonarroti, Ciclo di dipinti murali della volta con Storie della Genesi, Profeti e Sibille e Antenati di Gesù Cristo (1508 - 1512), affreschi (sviluppo e schema)

L'impianto architettonico dipinto svolge una funzione coesiva fra le varie parti figurate, suddividendole in tre registri sovrapposti:

  1. registro: è costituito da nove riquadri in cui è articolata la zona centrale della volta, che contengono le Storie della Genesi, dalla Creazione all'Ebbrezza di Noè, mentre le cornici architettoniche ospitano Figure di ignudi sorreggenti medaglioni;
  2. registro: è formato dai troni dei Profeti e Sibille (pennacchi laterali) e dagli Episodi di salvezza tratti dall'Antico Testamento, nei pennacchi posti agli angoli della cappella;
  3. registro: è composto dagli Antenati di Gesù Cristo dipinti sulle vele e sulle lunette.

Storie della Genesi

Michelangelo Buonarroti, Diluvio universale (1508 - 1509), affresco
Michelangelo Buonarroti, Profeta Geremia (1508 - 1512), affresco

Sibille e profeti

Michelangelo Buonarroti, Sibilla libica (1508 - 1512), affresco

Lunette e vele con Antenati di Gesù Cristo

Nelle lunette e nelle vele della volto sono presentati gli Antenati di Gesù Cristo:

Michelangelo Buonarroti, Mattan con la moglie e Giacobbe (1508 - 1512), affresco)

Lato orientale

Lato settentrionale

Lato meridionale

Michelangelo Buonarroti, Giuditta e Oloferne (1508 - 1512), affresco

Pennaccchi con Storie dell'Antico Testamento

Arazzi

Papa Leone X, tra il 1515 ed il 1516), commissionò a Raffaello Sanzio i cartoni per una serie di dieci grandi arazzi, detti impropriamente gli Atti degli Apostoli, ma che in realtà raffigurano:

Durante le cerimonie importanti, il registro inferiore delle pareti laterali, decorata con finti tendaggi, veniva coperta da questi arazzi, intessuti entro il 1519 con grande dispiego di filati d'oro e d'argento, e con estrema perizia tecnica dal celebre arazziere fiammingo Pieter van Aelst.

Sette dei cartoni originari di Raffaello sono giunti sino a noi e sono oggi conservati presso il Victoria and Albert Museum di Londra, mentre gli arazzi veri e propri sono esposti nella Pinacoteca Vaticana; se ne conservano solo nove, uno è andato disperso.

Dagli stessi disegni di Raffaello (o da copie di essi) sono state tratte varie repliche degli arazzi della Sistina, ad oggi distribuiti in varie località italiane come Mantova e Loreto.

Citazioni

Giorgio Vasari (sugli affreschi di Michelangelo):

« Quest'opera è stata veramente un faro della nostra arte, ed ha portato tale beneficio e illuminazione all'arte della pittura che fu sufficiente ad illuminare il mondo che per molti secoli era rimasto nell'oscurità. E, a dir la verità, chiunque sia un pittore non ha più bisogno di preoccuparsi nel vedere innovazioni e invenzioni, nuovi modi di dipingere le pose, i vestiti sulle figure, e vari dettagli che ispirino un timore reverenziale, perché Michelangelo diede a quest'opera tutta la perfezione che può essere data a tali dettagli. »

Goethe:

« Senza aver visto la Cappella Sistina non è possibile formare un'idea apprezzabile di cosa un uomo sia in grado di ottenere. »

Giovanni Paolo II

« Gli affreschi che qui contempliamo ci introducono nel mondo dei contenuti della Rivelazione. Le verità della nostra fede ci parlano qui da ogni parte. Da esse il genio umano ha tratto la sua ispirazione impegnandosi a rivestirle di forme di ineguagliabile bellezza" . »

Con queste parole, pronunciate nell'omelia, durante la Santa Messa, celebrata l'8 aprile 1994, in occasione della fine del restauro del Giudizio Universale, il Papa ha voluto porre l'accento sulla sacralità del luogo in cui i dipinti, come le immagini di un libro, servono a rendere più comprensibili le verità espresse nelle Sacre Scritture.

Curiosità

« Non si può fare a meno di commuoversi fino alle lacrime. »

Galleria fotografica

Note
  1. Articolo dal quotidiano "Il Manifesto" sulla identificazione del Minosse nel Giudizio universale da parte di Antonio Forcellini.
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  3. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  4. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  5. Ibidem
  6. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  7. Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori, Firenze 1991, p. 295
  8. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  9. Ibidem
  10. Ibidem
  11. Carlo Bertelli et. al., op. cit., pp. 271 - 272
  12. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  13. Ibidem
  14. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  15. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  16. Ibidem
  17. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  18. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  19. Ibidem
  20. Ibidem
  21. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  22. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  23. Ibidem
  24. Ibidem
  25. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  26. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  27. Ibidem
  28. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  29. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  30. Ibidem
  31. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  32. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  33. Ibidem
  34. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  35. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  36. Ibidem
  37. Ibidem
  38. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  39. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  40. Ibidem
  41. Ibidem
  42. Ibidem
  43. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  44. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  45. Ibidem
  46. Ibidem
  47. Ibidem
  48. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  49. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  50. Ibidem
  51. Ibidem
  52. Ibidem
  53. Ibidem
  54. Ibidem
  55. Ibidem
  56. Ibidem
  57. Ibidem
  58. Ibidem
  59. Ibidem
  60. Ibidem
  61. Ibidem
  62. Ibidem
  63. Ibidem
  64. Ibidem
  65. Ibidem
  66. Ibidem
  67. Ibidem
  68. Scheda dell'opera nel sito dei Musei Vaticani
  69. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
  70. Ibidem
  71. Ibidem
  72. Cfr. Ernesto Balducci, Gandhi, Edizioni Cultura della Pace, Firenze 1988, p. 107.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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