Cattedrale di Saint-Bénigne (Digione)

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Cattedrale di Saint-Bénigne
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
Talant - vue sur Dijon 01.jpg
Cattedrale di Saint-Bénigne
Altre denominazioni
Stato bandiera Francia
Regione Borgogna
Dipartimento
Comune Digione
Località
Diocesi Digione
Religione Cattolica
Indirizzo
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web

Sito ufficiale

Sito web 2
Proprietà
Oggetto tipo Chiesa
Oggetto qualificazione Cattedrale
Dedicazione San Benigno
Vescovo
Fondatore
Data fondazione
Architetto

Guglielmo da Volpiano

Stile architettonico Romanico e gotico
Inizio della costruzione 1280
Completamento XIV secolo
Distruzione
Soppressione
Ripristino {{{Ripristino}}}
Scomparsa
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Data di consacrazione
Consacrato da
Data di sconsacrazione {{{Sconsacrazione}}}
Sconsacrato da {{{SconsacratoDa}}}
Titolo
Strutture preesistenti
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali
Data della scoperta
Nome scopritore
Datazione scavi
Scavi condotti da
Altezza Massima
Larghezza Massima
Lunghezza Massima
Profondità Massima
Diametro Massimo
Altezza Navata
Larghezza Navata
Superficie massima {{{Superficie}}}
Altitudine {{{Altitudine}}}
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Note
Coordinate geografiche
47°19′18″N 5°02′02″E / 47.32161, 5.03399 bandiera Francia
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Tipologia {{{tipologia}}}
Criterio {{{criterio}}}
Pericolo Bene non in pericolo
Anno [[{{{anno}}}]]
Scheda UNESCO
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La Cattedrale di Saint-Bénigne è la chiesa episcopale, dove ha sede la cattedra dell'arcivescovo di Digione.

Storia

La sua edificazione fruttò a Guglielmo da Volpiano fama di gran costruttore. Egli fu infatti protagonista dell'espansione architettonica dell'anno mille, e questa fu la sua opera più importante. Ne diresse personalmente i lavori dettando precise disposizioni su come doveva essere realizzato l'edificio. Esso infatti venne costruito seguendo precisi canoni legati alla riforma monastica e architettonica legata alle maggiori personalità religiose del momento (un esempio su tutti fu la grandiosa Cluny su donazione di Guglielmo Duca di Aquitania) e perciò possiamo affermare che proprio a Saint-Bénigne come a Cluny possiamo trovare le basi di partenza per l'avvio della stagione romanica.

Si tratta di un imponete edificio a cinque navate, con ampia cripta terminante in una rotonda a tre piani di cui quello oggi seminterrato costituisce l’unica preziosa reliquia ancora in piedi della chiesa definita "merabiliorem basilicis totius Galliae" (la più mirabile di tutte le basiliche della Gallia). Per la costruzione Guglielmo chiamò costruttori e lapicidi lombardi. Egli venne eletto abate nel 989 quando all'epoca aveva già riformato altri monasteri. Possiamo leggere infatti nella biografia di Rodolfo il Glabro:

« Si verificò che andasse in rovina una parte della chiesa di San Benigno martire nella quale per volere di Dio Guglielmo era abate. Quando i muratori vollero ripararla quella stessa parte si rovinò maggiormente. Quell’uomo santo di fronte a questo comprese che Dio gli inviava un segno che conveniva rifare tutta la chiesa dalle fondamenta. »

La chiesa ricostruita con disegni di pianta e di sezione ricavati dalle descrizioni coeve e successive era caratterizzata da una pianta di cinque navate, terminante con uno sviluppo a gradoni, che rielaborava e sviluppava la terminazione orientale di Cluny II in cui quattro altari si affiancavano a quello principale eretto sulla tomba di San Benigno, un santo martire che la tradizione vuole discepolo di San Policarpo vescovo di Smirne e a sua volta ordinato dallo stesso San Giovanni Evangelista. La tomba di San Benigno era già venerata nel V secolo. L'edificio aveva 104 colonne al piano terra e 121 al piano superiore, le navate laterali erano sormontante da matronei voltati, le fonti testimoniano infatti che le navate erano a doppia volta.

La rotonda

La chiesa era completata dalla Rotonda un edificio a tre piani di circa 19 metri di diametro a cui si accedeva dalla chiesa inferiore, da un'ampia cripta che occupava gran parte della lunghezza del corpo longitudinale. Il fedele passava così dall’oscurità delle volte della chiesa inferiore alla luminosità della rotonda in cui i pilastri si disponevano in 3 file concentriche, su tre piani sovrapposti creando una vera e propria colonna di luce che entrava dalle finestre della cupola e dalle monofore degli ambulacri. Di questa straordinaria struttura oggi non rimane che il piano terra, e a causa dell’interramento è avvolta dalle tenebre. Le colonne (8 nel primo giro 16 nel secondo e 22 nel terzo) erano pesanti e massicce in quanto dovevano sostenere il peso dei piani sovrastanti.

Collegamenti esterni