Codex Calistinus

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San Giacomo nel Codex Calistinus, foglio 4

Conosciuto soprattutto con il nome di Codex Calixtinus, il Liber Sancti Jacobi (Libro di San Giacomo) è un insieme di testi in gloria di san Giacomo maggiore e del suo culto compostellano.
I testi sono di varia datazione e provenienza, indicati come composti all'inizio del XII secolo, ma la redazione del codice si situa attorno al 1260.

Il Liber contiene, in 5 libri e un'appendice, testi di vario genere collegati alla figura di san Giacomo maggiore e al pellegrinaggio a Compostela, ed è praticamente la sintesi del corpus dottrinario, ideologico e liturgico su cui si fondò il culto dell'apostolo.
Culto particolarmente importante e divenuto in quell'epoca di forte rilevanza politica, se si tiene conto che il corpo dell'apostolo Giacomo era l'unico a non essere deposto a Roma, e che per questa presenza il culto apostolico faceva di Compostela, ascesa a sede arcivescovile nel 1121, una sorta di sede apostolica, nel momento in cui la presenza dei papi a Roma si faceva più vacillante.

La storia del Codice

La paternità del Liber Sancti Jacobi è attribuita dalla tradizione, testimoniata in una bolla aggiunta in appendice al codice stesso, a papa Callisto II ed è questa la ragione per cui il codice che lo contiene venne detto Calixtinus.

Erano, quelli, tempi in cui non si andava troppo per il sottile, nelle falsificazioni di documenti che dovevano essere ufficiali e solenni e fondare poteri, possessi e giurisdizioni: basti ricordare, per tutti, la Donazione di Costantino e lo Pseudo-Isidoro.

La bolla, attribuita ad Innocenzo II, era falsa anch'essa, ma serviva ad anticipare la datazione dell'opera (conferendole così maggiore autorità), ad incardinare il culto compostellano nell'orizzonte politico dei duchi di Borgogna, alla cui famiglia apparteneva Callisto II, e degli ambienti cluniacensi, la cui potenza stava crescendo all'epoca in Francia e non solo, e, apparentemente, ad accreditare in Aymeric Picaud', chierico compostellano o di Vézelay (abbazia benedettina che stava passando ai cluniacensi, appunto), il chierico indicato come suo responsabile e depositario presso la cattedrale di Santiago.

Per questa via, Aymeric fu considerato per molto tempo il vero autore, o almeno il "caporedattore" del codice, anche se oggi ne è incerta fin l'esistenza storica, e si tende a considerare il Codex come prodotto direttamente nello scriptorium di Compostela, seppur nell'ambito della cultura cluniacense.

Del manoscritto originale conservato negli Archivi della cattedrale di Santiago, composto da 225 fogli recto/verso, si conoscono le seguenti copie principali:

  • 2 manoscritti quasi contemporanei ma di non buona qualità:
    • il c.d. Manoscritto di Ripoll, appartenente agli archivi della Corona d'Aragona e attualmente a Barcellona, fedele al testo nella sostanza, ma compilato senza riprodurre le illustrazioni e in ordine diverso dall'originale;
    • e il manoscritto di Alcobaça, in Portogallo, ricavato in parte dal precedente e altrettanto disordinato;
  • una copia del XIV secolo conservata nella biblioteca dell'Università di Salamanca;
  • due della metà del XV secolo, delle quali un attualmente in Vaticano e l'altra a Londra.

Altre copie sono citate, a Pistoia (Archivio di Stato) e a Madrid (Biblioteca nazionale).

Dal Liber Sancti Jacobi derivarono inoltre molti altri manoscritti che ne riproducevano e diffondevano singoli libri, in particolare il secondo, dedicato ai miracoli, e il quarto con la Cronaca di Turpino.

I cinque libri

L'ordine in cui sono organizzati i libri non segue l'ordine di creazione dei materiali che li compongono, ma l'ordine d'importanza degli argomenti trattati, ai fini della glorificazione del santo e del suo culto.

  1. Anthologia liturgica (hymni et homiliae): per la ragione detta sopra, il primo volume del Liber è dedicato alla formalizzazione liturgica del culto medesimo, allo stabilimento delle due feste del santo (a quella del 25 luglio, data della celebrazione romana, si aggiunge il 30 dicembre, che è la data tradizionale della celebrazione ispanica), alle preghiere e letture dovute alle ore del giorno (Breviario) e ai giorni dell'anno. Non si dimentichi che la fonte asserita è il papa Callisto II. Di particolare interesse in questo libro, per la storia della musica medioevale, sono gli inni, che riportano la notazione musicale e dei quali fra l'altro sono citati degli autori.
  2. De miraculis sancti Iacobi: questo libro è finalizzato alla promozione della devozione privata (che è poi la molla principale del pellegrinaggio). Vi si pone molta attenzione nel descrivere miracoli che definiremmo oggi "interclassisti e internazionali" avvenuti cioè a fedeli di ogni classe sociale e anche lontano dal luogo del culto, a conferma della grande potenza del santo (e dunque del suo santuario). Di questo secondo libro sono noti molti manoscritti derivati, provenienti da monasteri e chiese del sud e del centro della Francia, dal Nord Italia e dalla valle del Reno.
  3. Liber de translatione (scil. corporis sancti Iacobi ad Compostellam): qui si spiega come e perché, benché la tradizione attestasse che san Giacomo era morto a Gerusalemme, il suo corpo sia arrivato in Galizia.
  4. Historia Karoli Magni et Rotholandi: più noto con il nome di Historia Turpini, è forse il libro che ha avuto maggior diffusione, anche per la notorietà e il favore di cui il ciclo carolingio godette in tutta Europa. Ne derivarono oltre 250 manoscritti separati. Si tratta di una cronaca romanzesca attribuita a Turpino (il leggendario arcivescovo di Reims che era uno dei 12 pari di Carlo Magno), dove si narra come il santo prima fosse apparso in sogno all'imperatore per rivelargli l'esistenza del proprio sepolcro, e come Carlo fosse andato a liberarlo dai pagani ed avesse fondato e dotato di privilegi la prima chiesa. Vi si narrano poi le campagne di Carlo contro gli infedeli, e il nucleo degli avvenimenti che erano già, nell'epica popolare orale, al centro della Chanson de Roland. È qui che nasce la figura di Santiago Matamoros, che accompagnerà tutta la Reconquista spagnola.
  5. Iter pro peregrinis ad Compostellam, Aimery Picaud ascriptum: è il libro forse meno riprodotto, in quanto le notizie riportate e perfino i nomi divenivano meno comprensibili allontanandosi dalla Spagna e col passare del tempo.
Bibliografia
  • Manuel C. Díaz y Díaz, Il Liber Sancti Jacobi, in Santiago, l'Europa del Pellegrinaggio, Jaka Book 1993
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