Handbook of Religion and Health

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Handbook of Religion and Health
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Copertina del manuale
Titolo originale
Altri titoli
Nazione [[]]
Lingua originale inglese
Traduzione
Ambito culturale
Autori Harold G. Koenig
Michael E. McCullough
David B. Larson
Note sugli autori
Pseudonimo
Serie
Collana
Editore Oxford University Press
Datazione 2001
Datazione italiana
Luogo edizione
Numero di pagine 712
Genere
Ambientazione
Ambientazione Geografica
Ambientazione Storica

Personaggi principali:

Titoli dei racconti
Libro precedente
Libro successivo
Adattamento teatrale
Adattamento televisivo
Adattamento cinematografico
Note
Premi:
Collegamenti esterni:
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Handbook of Religion and Health (Manuale di religione e salute) è un testo accademico in lingua inglese circa la relazione tra religione e la salute fisica, mentale e sociale. Ne sono autori Harold G. Koenig,[1] Michael E. McCullough[2] e David B. Larson.[3] Pubblicato nel 2001 dalla Oxford University Press, intende raccogliere tutti gli studi empirici e teorici realizzati nel '900 sull'argomento. Non esiste traduzione italiana.

I risultati delle ricerche, prevalentemente compiute in USA ed Europa e dunque relativi alla religione ebraica e soprattutto cristiana, mostrano che mediamente la religiosità delle persone è collegata a un migliore benessere in diversi ambiti:

  • psicologico o mentale: minore ansia, depressione, maggiore ottimismo, serenità, impegno e voglia di vivere. Senso di colpa e paura della morte o dell'inferno sono presenti e rilevanti in pochi e marginali casi;
  • fisico o corporeo: minori malattie, o comunque migliore decorso e recupero, grazie a un sistema immunitario più efficiente e a uno stile di vita più sano e sobrio;
  • sociale: migliori e più stabili rapporti sociali.

Ad aprile 2012 è stata pubblicata la seconda edizione (anteprima) che ha come curatore principale sempre Koening, affiancato da Dana E. King (insegnante di medicina) e Verna B. Carson (insegnante di infermieristica). In questa seconda edizione, che riprende anche alcuni degli studi della prima edizione, le ricerche complessivamente esaminate sono circa 2.800, la maggior parte delle quali (più di 1.800) ha trovato (come per la prima edizione) una correlazione positiva tra religione/spiritualità e salute mentale e fisica.

Prima edizione

Il manuale è composto da 712 pagine e 34 capitoli suddivisi in 8 parti. Il testo rappresenta principalmente una meta-analisi (cioè sintesi e confronto di studi precedenti) delle varie ricerche relative agli effetti (prevalentemente positivi) del credo religioso sulla vita delle persone. Una recensione lo ha giudicato "sorprendentemente leggibile".[4] Gli studi complessivamente citati sono più di 1200. Di seguito è riportato l'indice e le principali conclusioni dei paragrafi.

Parte I: Contesto storico

1. Definizioni
Prendendo atto della molteplicità di definizioni circa fenomeni variegati e complessi come la religione e la spiritualità, giunge in definitiva a queste conclusioni:

- La religione è un sistema organizzato di credenze, pratiche, rituali e simboli avente la finalità di (a) facilitare la vicinanza al sacro o trascendente (Dio, potenza superiore, o verità/realtà ultima), e (b) promuovere la comprensione della propria relazione e responsabilità con gli altri nella vita comune all'interno di una comunità.
- La spiritualità è la ricerca personale verso la comprensione delle risposte alle domande ultime circa la vita, il significato e la relazione col sacro o trascendente, che può (o meno) condurre allo sviluppo di rituali religiosi e alla formazione di una comunità.

2. Storia di religione, scienza e medicina: linea del tempo

Parte II: Dibattito sugli effetti della religione sulla salute

3. Effetti positivi della religione
Considera prevalentemente il contesto ebraico e cristiano negli USA. Nota come la stessa Bibbia in diversi passi evidenzia (al di là della salvezza eterna) la prosperità, gioia e pace che caratterizzano la vita dei credenti (Dt 6,2; Sal 90[89],16; Pr 3,8; Pr 4,22; Gv 15,11; Gal 5,22; 3Gv 1,2). Anche diversi inni liturgici riprendono questi concetti. Consulenza e conforto dei fedeli sono parte integrante della pastorale dei chierici, anche se si assiste a eccessi di stampo fanatico e miracolistico (p.es. santoni e guaritori, alcuni entusiasti telepredicatori).

4. Effetti negativi della religione
Alcune persone devote possono avere alte aspettative verso sé e gli altri, mostrando dunque insoddisfazione, rigidità, rapporti esclusivi. È possibile che taluni rigettino trattamenti medici confidando piuttosto nella fede, o cercando volontariamente la sofferenza. Le persone con malattie psichiatriche hanno idee o comportamenti di tipo religioso usati in modo distorto e patologico. In tutti questi casi però si tratta di situazioni largamente isolate, la cui conoscenza deriva da studi clinici (cioè su persone psicologicamente patologiche) e non da ricerche sistematici sulla popolazione in generale.

5. Coping religioso: l'esperienza del paziente
Per pazienti sia medici che psichiatrici la religione è un importante sostegno nel far fronte (to cope) efficacemente a stress e problemi connessi alla malattia. Questo avviene in particolare per afroamericani, anziani e donne.

Parte III: Ricerche su religione e salute mentale

6. Benessere
Il benessere e la soddisfazione dipendono da numerosi fattori, come avere salute, essere attivi, avere un buon supporto sociale, essere sposati, avere un locus of control interno (cioè farsi carico e responsabilizzarsi per successi e fallimenti), un forte senso del dovere, capacità di attribuzione di significato, avere speranza ed ottimismo. Le persone religiose hanno molte di queste caratteristiche. 100 studi hanno esaminato la correlazione tra religione e benessere psicologico (maggiore felicità, soddisfazione, umore): 79 hanno trovato una correlazione positiva, 13 non hanno trovato correlazione, 7 risultati misti o controversi. Solo uno studio ha trovato che le persone religiose sono più infelici, ma si trattava di uno studio datato (1974) su un campione limitato e non randomizzato.

7. Depressione
Ebrei e persone senza appartenenza religiosa hanno un rischio elevato di disordine depressivo. Tra i credenti, una religiosità privata e intimistica non risulta protettiva contro la depressione come avviene per coloro che sono in organizzazioni religiose.

8. Suicidio
Tra coinvolgimento religioso e suicidio c'è una correlazione inversa. Le sette protestanti di stampo conservatore e i musulmani tendono ad avere tassi minori rispetto agli altri gruppi. Gli effetti della religione sono mediati da fattori psicologici come depressione (minore), autostima (maggiore), obiezione morale al suicidio, e da fattori sociali come minore tasso di divorzio e maggiore supporto sociale.

9. Disordini d'ansia
Complessivamente la religione funge da riduttore dell'ansia, p.es. riducendo la paura della morte. Alcune ricerche che hanno mostrato come non vi sia relazione, o vi sia relazione positiva, tra ansia e religione non tengono conto del fatto che le persone che provano ansia tendono ad avvicinarsi alla preghiera o altre attività religiose per contrastarla.

10. Schizofrenia e altre psicosi
Elementi religiosi sono abbastanza frequenti in persone psicotiche (deliri, allucinazioni). Tuttavia la religione non è causa di questi disturbi, che vanno ricondotti prevalentemente (al 70%) a fattori genetici o biologici, e quando è stata esaminata la relazione eziologica tra religione e psicosi è stata riscontrata una relazione inversa.

11. Uso di alcol e droga
A tutte le età la religione può essere un deterrente agli abusi di droga e alcol. Fattori intermedi sono la scelta di amici che non abusano di sostanze, avere valori morali, maggiori di capacità di coping, ricorrere meno frequentemente a sostanze nei periodi di stress. La religione può avere anche un significativo ed efficace impatto nella riabilitazione (v. p.es. il Programma dei 12 passi degli Alcolisti anonimi, online).

12. Delinquenza
La religione può fungere da deterrente per comportamenti delinquenziali giovanili e in seguito nell'età adulta, favorendo comportamenti prosociali (cioè altruismo) ed empatia (cioè identificazione con l'altro).

13. Instabilità coniugale
L'instabilità coniugale e lo stress da divorzio influiscono pesantemente e negativamente nella salute mentale e fisica di di sposi e figli, sulla base di meccanismi psiconeuroimmunologici. La religione è correlata alla stabilità coniugale e alla soddisfazione del rapporto di coppia per fattori come l'omogamia (fedeltà coniugale), divieto del divorzio, riconciliazione di fronte a problemi.

14. Personalità
Le persone con una maggiore religiosità intrinseca tendono ad avere minore ostilità, maggiore spirito di collaborazione, speranza, ottimismo e locus of control interno. Tutti fattori che possono avere risvolti positivi sulla salute psicofisica.

15. Comprendere gli effetti della religione sulla salute mentale
La religione ha in definitiva effetti positivi sulla vita psichica della maggior parte delle persone, sia direttamente sia con la mediazione di fattori intermedi.

Parte IV: Ricerche su religione e disordini fisici

16. Disturbi di cuore
Le malattie cardiovascolari risentono dello stress psichico, minore in persone religiose. I protestanti sono a maggiore rischio dei cattolici.

17. Ipertensione
Una pressione sanguigna alta può portare a disturbi di cuore, infarti, diabete, disfunzioni renali. Le persone religiose, avendo meno stress, hanno una pressione sanguigna minore.

18. Disturbi cerebrovascolari e cervello
L'ictus è causato da ipertensione, stress, disturbi di cuore, diabete, fumo, alcol e droga. La religione, avendo effetti positivi su stress, depressione e ansia, riduce il rischio di ictus. Lo studio delle zone del cervello associate alla religione non ha dato risultati definitivi, rendendo plausibile considerarla una caratteristica olistica del cervello.

19. Disfunzioni del sistema immunitario
Il sistema immunitario, che combatte gli agenti patogeni nell'organismo, è debilitato da fattori come stress, depressione e comportamenti a rischio. La religione, agendo su questi fattori intermedi, potenzia il sistema immunitario. In malati di AIDS, che colpisce il sistema immunitario, la religione ne permette un funzionamento migliore.

20. Cancro
L'incidenza del cancro dipende dall'efficacia del sistema immunitario e dunque da fattori psichici e sociali. La religione agisce come deterrente attraverso questi fattori intermedi. In particolare Mormoni, Avventisti del settimo giorno e Protestanti conservatori hanno tassi minori per lo stile di vita più sano. Gli ebrei hanno un rischio maggiore per alcuni tipi di cancro, forse per cause genetiche.

21. Mortalità
La frequente partecipazione sociale ad attività religiose è correlata a una maggiore longevità. Esaminando un campione casuale, dopo 28 anni le persone religiose hanno un fattore di rischio mediamente ridotto tra il 25-33%. La religiosità privata non è così nettamente correlata poiché le persone malate e prossime alla morte tendono a rivolgersi alla preghiera per trovare conforto.

22. Religione e disabilità
Il coinvolgimento in attività religiose comunitarie è negativamente correlato a disabilità fisica, e tra gli anziani disabili comporta una migliore progressione della disabilità. La religiosità privata è invece neutralmente o positivamente correlata alla disabilità, in quanto l'impegno in tal senso aumenta per coloro che hanno problemi. alcune credenze spirituali (Dio punitore e vendicatore) causano una peggiore salute fisica.

23. Dolore e altri sintomi somatici
Le persone che provano dolore pregano di più, e la preghiera allevia il dolore.

24. Comportamenti salutari
Vi sono ampie evidenze circa una correlazione positiva tra essere religiosi e adottare comportamenti salutari, riguardanti variabili diversificate come dieta, colesterolo, peso, esercizio fisico, fumo, alcol, droghe, sesso a rischio, indossare cinture di sicurezza, sonno tranquillo.

25. Comprendere gli effetti della religione sulla salute fisica
Le ricerche mostrano un complessivo effetto positivo della religione sulla salute fisica, attribuibile a vari effetti intermedi come in particolare la migliore salute mentale e uno stile di vita più sano e sociale. Si tratta però di ricerche prevalentemente compiute all'interno della tradizione giudeo-cristiana, e in un futuro va indagato l'ampio bacino delle religioni orientali.

Parte V: Religione e uso dei servizi medici

26. Prevenzione e scoperta dei disturbi e complicità di trattamento
La religione aumenta la complicità medica (compliance, cioè l'apertura del paziente verso il medico e la fiducia nel seguirne indicazioni e cure) in quanto correlata a minore depressione, maggiore speranza, stabilità famigliare, maggiore rete sociale. Le chiese possono essere luogo di informazione e prevenzione primaria.

27. Uso dei servizi medici generali e di salute mentale
Quanto ai servizi medici generali i risultati sono controversi e necessitano di ulteriori studi: la religiosità interiore è positivamente correlata all'uso dei servizi, forse per un maggiore spirito ottimista, di fiducia e di confronto; la religiosità comunitaria è invece negativamente correlata. Va rilevato l'aiuto economico fornito da chierici ai pazienti (negli USA in parte a pagamento). Quanto ai servizi di salute mentale, va rilevato innanzitutto l'enorme lavoro di assistenza e consulenza svolto dai chierici, efficace per problemi mentali meno gravi. Ancora, i risultati sono controversi: da un lato il maggiore confronto sociale dei credenti inseriti in una comunità può spingere più facilmente a cercare aiuto; d'altro lato la stessa comunità può fornire aiuto e sostegno, e i credenti possono affrontare meglio la malattia grazie al più efficace coping che li contraddistingue.

28. Comprendere gli effetti della religione sull'uso dei servizi medici
Il rapporto è ambivalente e sono necessari ulteriori studi.

Parte VI: Applicazioni cliniche

29. Operatori sanitari
La formazione degli operatori sanitari di vario tipo (medici, psichiatri, psicologi, infermieri, operatori sociali, consulenti, terapisti) negli ultimi tempi incoraggia l'attenzione verso i bisogni spirituali dei pazienti. Gli operatori dovrebbero essere informati del background religioso dei pazienti e incoraggiare credenze e comportamenti religiosi salutari, assicurare l'accesso a risorse religiose (in particolare nel contesto ospedaliero), rispettare il tempo speso con chierici, includere cappellani come parte integrante del team sanitario. Altri interventi (pregare coi pazienti, fornire testi religiosi) vanno attuati con cautela, su richiesta del paziente e solo se l'operatore è competente e a suo agio nell'attuarli.

30. Operatori religiosi
Chierici e in particolare cappellani ospedalieri devono essere consci degli effetti positivi della religione nel coping della malattia e nella facilitazione della guarigione. I chierici a capo di comunità di fedeli, per il loro benessere, hanno la responsabilità di educazione alla cura del corpo, all'esortazione all'esercizio fisico, a una corretta dieta, a porre attenzione ai programmi di screening e di educazione sanitaria.

Parte VII: Priorità per la ricerca futura

31. Aree di ricerca per ulteriori studi
32. Metodi di ricerca
33. Strumenti di misura

Parte VIII: Studi su religione e salute per risultati

34. Gli studi (precedenti al 2000)

Accoglienza

Il libro è stato positivamente recensito in quotidiani e riviste[5][6][7] e in riviste accademiche.[8][9][10][11][12][13][14][15][16]

Tra queste, per autorevolezza va segnalato il parere del JAMA (Journal of the American Medical Association), la rivista medica con maggiore diffusione mondiale, la quale ha scritto degli autori:

"Ricercatori autorevoli in questo campo maturo [...] La loro analisi su più di 1200 studi e 400 ricerche è meticolosa e bilanciata [...] È una risorsa impareggiabile non solo per i medici con interessi nella relazione tra religione e salute ma forse ancor più per coloro che sono dubbiosi a riguardo. Tutti i medici dovrebbero prendere in considerazione la possibilità che qualcosa così importante per un gran numero di pazienti possa essere anche buono per la loro salute".

Seconda edizione

Sovracopertina del manuale (seconda edizione, Oxford University Press 2012).

La seconda edizione (2012) si compone di 1169 pagine, 5 parti e 29 capitoli. Curatori sono Koenig, Dana E. King (insegnante di medicina nella Medical University of South Carolina) e Verna B. Carson (insegnante di infermieristica alla Towson University del Maryland). In essa sono trattati gli studi pubblicati successivamente alla prima edizione (più di 2.100, p. 9), cioè successivi al 2000, anche se nelle varie sezioni viene fatto cenno anche ai risultati precedentemente raccolti.

Parte I: Backgroud

1. Storia di religione, medicina e salute
In una timeline lineare sono descritti i principali avvenimenti storici relativi all'argomento.

2. Definizioni
A grandi linee riprende le premesse già presenti nella prima edizione (religione strutturata e multidimensionale, spiritualità personale).

Parte II: Dibattito sugli effetti della religione sulla salute

3. Religione: buona o cattiva?
Riporta visioni positive e negative sulla religione citando il pensiero di diversi studiosi (p.es. Freud, Dawkins, Flew). Tra i fattori negativi si sofferma sul rifiuto di trasfusioni, forme di abusi religiosi, autolesionismo, omicidi rituali, rimpiazzo di cure mediche con surrogati religiosi, e inoltre propensione all'autoritarismo, psicoticismo, nevroticismo, intolleranza dell'ambiguità.

4. Affrontare lo stress
Censisce diversi studi, su base nazionale, che indagano l'importanza della religione nella gestione dello stress. In particolare in Italia, per la quale sono citati alcuni sondaggi, la religione riveste un ruolo importante nella vita quotidiana per una parte di persone stimabile tra il 51% e 71%. La religione fornisce aiuto nella gestione delle difficoltà quotidiane fornendo una visione positiva del mondo, uno scopo alla vita (cita la logoterapia di Frankl), integrazione psicologica, speranza e motivazione, controllo, modelli di gestione della sofferenza, indicazioni decisionali (p.es. comandamenti), risposte alle "domande ultime" (da dove vengo, chi sono, dove vado), supporto sociale, il tutto all'interno di una struttura definita, stabile e costante.

5. Religione e coping
Il "coping religioso" è la capacità di affrontare (to cope) i problemi della vita facendo ricorso alla religione. Una certa religiosità può portare a una gestione passiva e rassegnata dei problemi, riconducendoli a ira o persecuzione divina, giusta punizione, oppure oppressioni demoniache. I risultati degli studi mostrano che "molte persone [...] riferiscono che credenze e pratiche religiose aiutano ad affrontare le esperienze stressanti della vita. Comunque [...] numerosi studi mostrano anche mancanza di correlazione tra coping religioso e salute mentale [...] Studi hanno anche rilevato correlazione tra coping religioso e poca salute mentale" (pp. 119-120). Questo risultato può mettere in cattiva luce la religione, ma può essere anche visto positivamente considerando come il ricorso alla religione non sia riconducibile alla ricerca di un "Dio tappabuchi".

Parte III: Ricerche su religione e salute mentale

6. Benessere ed emozioni positive
La religione può influire sul benessere tramite alcuni fattori intermedi: stabilità coniugale (cf. dopo), stabilità nell'ambito lavorativo, maggiore rendimento scolastico (11 studi su 11), maggiore supporto sociale (61 studi su 74, 82%), locus of control interno (62% di 21 studi), maggiore autostima (42 studi su 69, 61%), ottimismo (26 su 32, 81%), speranza (29 su 40, 73%), avvertire uno scopo nella vita (42 su 45, 93%), maggiore salute fisica (cf. dopo). Risultati positivi sono riscontrabili anche tra ebrei (5 studi su 9), musulmani (8 su 8), induisti (2 su 3), buddisti (2 su 7). In conclusione, nella prima edizione 81 su 102 studi quantitativi (79%) avevano trovato un maggiore benessere tra coloro che erano più religiosi, e nella seconda edizione questo vale per 175 su 224 altri studi (78%).

7. Depressione
La depressione è uno stato emotivo caratterizzato da uno scoraggiamento lieve e temporaneo, mancanza di motivazione, tristezza, fino ad arrivare al suicidio. Nella rassegna della prima edizione e nella presente, in complesso 271 studi su 443 (61%) hanno trovato minore depressione nelle persone religiose, 6% maggiore depressione, 22% nessuna correlazione.

8. Suicidio
Il suicidio, vietato da tutte le religioni, ha come causa principale la depressione. Tra prima e seconda edizione, su 141 studi quantitativi 106 (75%) hanno trovato minore propensione al suicidio tra persone religiose, 27 non hanno trovato associazione, 4 (metodologicamente deboli) hanno trovato maggiore propensione.

9. Disordine d'ansia
L'ansia è lo stato emotivo caratterizzato da una paura eccessiva e ingiustificata per potenziali minacce. Su 229 studi quantitativi sia prima che dopo al 2000, 147 (49%) hanno trovato una relazione inversa tra ansia e religione, 33 (11%) hanno trovato una relazione positiva, 84 non hanno trovato correlazione. Nei 41 studi metodologicamente più rigorosi il 71% ha trovato minore ansia.

10. Disordini psicotici
Le psicosi sono caratterizzate da allucinazioni e disordini nel pensiero. Il principale disturbo psicotico, la schizofrenia, è caratterizzato da allucinazioni, idee di persecuzione, disorganizzazione nel pensiero, mancanza di empatia, alogia (povertà nel linguaggio) e abulia (mancanza di costanza o iniziativa). Circa il rapporto tra psicosi e religione, ambito di ricerca, caratterizzato da pochi studi, "appare chiaro che molti pazienti con schizofrenia e altre malattie croniche mentali si volgono alla religione per conforto e speranza [...]. Non c'è prova che la spiritualità peggiori la salute mentale" (p. 213); "comportamenti e attività religiose sono ampiamente prevalenti tra pazienti con disturbi psicotici, sebbene tali comportamenti non siano sempre associati con una maggiore severità della psicosi per sè, e spesso siano fonte di sostegno per i pazienti, predicendo un decorso migliore alla malattia" (p. 223). Quanto agli studi, sintetizzati nel cap. 15, 14 su 43 (33%) hanno trovato minori disturbi psicotici dei religiosi e 10 (23%) maggiori disturbi (p. 305). Su 6 studi che hanno indagato diacronicamente il decorso delle malattie, 4 (67%) hanno trovato per le persone religiose una minore tendenza alla ri-ospedalizzazione e la stabilizzazione dei sintomi.

11. Uso di alcool e droga
Su 278 studi relativi a uso o abuso di alcool, 240 (86%) hanno indicato una correlazione inversa con la religiosità. Quanto all'uso di droghe, 155 su 185 (84%) hanno trovato meno abuso di droga tra le persone religiose. Inoltre il "programma dei 12 passi" di alcolisti e narcotici anonimi, utile ed efficace nel promuovere l'astinenza, fa chiaramente ricorso a Dio e costituisce di fatto un cammino di conversione.

12. Delinquenza e crimine
Il capitolo inizia con una citazione di Edgar Hoover, controverso fondatore dell'FBI: "In praticamente tutte le case dove si è sviluppata la delinquenza giovanile c'è l'assenza di di un'adeguata educazione religiosa per i bambini. Molti di loro non sono mai stati in una chiesa". Su 102 studi quantitativi, 81 (79%) hanno trovato relazione inversa tra religione e crimine.

13. Instabilità coniugale
"Uno dei più forti fattori di rischio per la delinquenza è lo stress coniugale e la disarmonia in famiglia, e il divorzio e la separazione possono alterare drammaticamente l'atmosfera di crescita dei figli" (p. 256, cf. effetti del divorzio sui figli). "Molti esperti ritengono che il divorzio, dopo la morte di un figlio o di un coniuge, sia il secondo evento più traumatico che può accadere per molte persone" (p. 257). "I figli che sperimentano un divorzio dei genitori, a confronto coi figli di famiglie intatte, sono più propensi ad avere problemi emotivi e a intraprendere comportamenti delinquenziali e antisociali. Sono anche più propensi a sperimentare minore benessere una volta adulti" (p. 259). Di fronte a una costante crescita di famiglie separate e divorziate, la religione rappresenta un forte fattore di stabilità e dunque di benessere per coniuge e figli: su 79 studi quantitativi, 69 (87%) hanno trovato che la religione è correlata a una maggiore stabilità coniugale.

14. Personalità e disordini di personalità
I più autorevoli e usati modelli concettuali per descrivere la personalità sono quello di Cloninger (3 dimensioni: ricerca della novità, evitamento del danno, dipendenza dalla ricompensa) e quello implementato dal test Big Five (5 dimensioni: estroversione, amicalità, coscienziosità, stabilità emotiva, apertura mentale), che possono essere vicendevolmente integrati. Gli studi che hanno indagato la personalità tipica delle persone religiose hanno riscontrato (cf. tab. p. 281) una propensione a minore psicoticismo (84%); minore nevroticismo (24% vs 9%); maggiore estroversione (38%); apertura alle esperienze (42% vs 12%); coscienziosità (63% vs 3%); amicalità (87%); cooperazione (100%); minore ostilità (67% vs 11%); senso di colpa (55% vs 27%).
I disturbi di personalità sono catalogati dal DSM in tipo A (paranoide, schizofrenico), B (borderline, istrionico, narcisistico, antisociale), C (evitante, dipendente, ossessivo-compulsivo). Nelle ricerche (la sintesi è nel cap. 15, p. 307) per il cluster A (6 studi), 2 studi hanno trovato relazione negativa, 1 positiva; per il cluster B, 15 su 23 studi hanno trovato relazione inversa e nessuno studio ha trovato la religione come fattore predisponente; per il cluster C, nei 18 studi focalizzati sui comportamenti ossessivi-compulsivi 9 (50%) hanno trovato una relazione positiva, 3 (17%) una relazione negativa. Tuttavia, circa quest'ultimo risultato che vede la religione come fattore negativo, dato che "la scrupolosità è per definizione relativa a peccati o azioni peccaminose, le persone religiose o spirituali, a causa delle loro credenze e valori, sono più facili a rispondere affermativamente a tali domande" (p. 307) relative ai comportamenti ossessivi.

15. Comprendere gli effetti della religione nella salute mentale
In conclusione la religione influenza positivamente la salute mentale tramite effetti intermedi[17] come coping religioso, benessere, speranza, ottimismo, avere uno scopo, emozioni positive ("qualità della vita", 41 studi su 64, 64%), locus of control interno, supporto sociale e meno sensazione di solitudine (9 su 17, 53%), minore depressione, minore tendenza al suicidio, minore ansia, minore abuso di alcool e droghe, minore delinquenza, maggiore capitale sociale (11 studi su 14, 79%), maggiore propensione a tratti di personalità positivi, maggiore altruismo (nelle prima edizione 11 studi su 17, 65%; nella seconda 22 su 30, 73%, con 3 studi -10%- indicanti una correlazione negativa ma 2 dei quali relativi alla donazione di organi, contraria ad alcuni valori religiosi), compassione (8 su 8), propensione al perdono (33 su 39, 85%), valori morali in generale (5 su 6).
Alcune aspetti e modi di intendere la religione possono avere effetti negativi sulla salute: la devozione eccessiva può portare a trascurare il proprio lavoro e le relazioni sociali; può essere giustificata la violenza e le punizioni corporali; può incentivare il pensiero rigido e la dipendenza eccessiva da regole e leggi; il giudizio negativo sugli altri e l'autocompiacimento; può predisporre a comportamenti ossessivo-compulsivi; una malintesa fiducia nella potenza divina può portare a trascurare cure mediche e aiuto umano. Ulteriori studi però potranno precisare i percorsi causali di tali fattori negativi: sono predisposti dalla religione o predispongono alla religione?

Parte IV: Ricerche su religione e salute fisica

16. Disturbi di cuore
La religione può influire in maniera positiva e indiretta sui disturbi di cuore sulla base di diversi elementi intermedi: minore uso di tabacco (122 su 135 studi, 90%), minore colesterolo (12 su 23, 52%, con 3 studi -14%- che han trovato una relazione positiva e 8 -35%- senza correlazione), pressione sanguigna minore (36 su 63, 57%, con 7 studi -11%- che han trovato una pressione maggiore), attività fisica (25 su 37, 68%, con minore attività in 6 studi, 16%), minore alcool (cf. sopra), minore stress psicosociale (46 su 75, 61%, con stress maggiore nel 12% degli studi) e maggiore stabilità coniugale (cf. sopra), minore rabbia e ostilità (23 su 35 studi, 66%), maggiore ottimismo e speranza (cf. sopra), minore ansia e depressione (cf. sopra.
Il fattore peso (se elevato predispone a rischi medici) non risente positivamente della religione: 14 studi su 36 (39%) hanno trovato maggiore peso, 7 (19%) minor peso. Tuttavia la dieta, anche se ipercalorica, appare più sana ed equilibrata in 12 su 20 studi (60%) e peggiore solo in uno studio (5%). Anche quanto al diabete (2/3 di pazienti diabetici muoiono d'infarto) i risultati sono variegati: su 14 studi, 5 (36%) hanno trovato le persone religiose meno predisposte, 4 (29%) più predisposte.
Complessivamente, su 19 studi che hanno indagato il rapporto tra religiosità e disturbi cardio-circolatori, 12 (63%) hanno trovato un rapporto inverso e solo 1 una correlazione positiva.

17. Ipertensione
L'ipertensione, cioè l'eccessiva pressione del sangue, è causa di infarti e disfunzioni renali. Dipende da numerosi fattori socio-psicosomatici (cf. cap. sopra), sui quali può influire la religione. Complessivamente, 36 studi su 63 (57%) hanno trovato minore ipertensione in persone religiose, e 7 (11%) maggiore ipertensione.

18. Disturbi cerebrovascolari
Anche la propensione a ictus dipende da molti fattori intermedi (cf. sopra). Complessivamente la religiosità è correlata negativamente in 15 studi su 17.

19. Alzheimer e demenza
Anche l'Alzheimer e la demenza (il declino senile delle funzioni cognitive) dipende da molti fattori socio-psicosomatici (cf. sopra). Complessivamente, l'insorgenza o la severità del declino cognitivo è contrastato da devozione e partecipazione religiosa: 10 studi su 21 (48%) mostrano una correlazione inversa e 3 (14%) una correlazione positiva.

20. Funzioni immunitarie
Il sistema immunitario gioca un ruolo chiave nella difesa dell'organismo da varia malattie e disfunzioni, come anche cancro, infezioni, diabete e ferite corporee. La sua efficienza dipende da vari fattori psicosomatici (cf. sopra), oltre che genetici. L'influsso della religione su questi fattori intermedi e su stili di vita sani aumenta la difesa dell'organismo e la minore esposizione a rischi.
Le malattie veneree derivano in particolare da comportamenti sessuali a rischio (rapporti extraconiugali, attività elevata). Prima del 2000 37 su 38 studi (97%) hanno trovato correlazione inversa tra religione e attività sessuale a rischio, e dopo il 2000 45 su 57 (79%). Complessivamente 82 studi su 95 (86%) hanno trovato relazione inversa tra religione e sessualità a rischio, 1 studio relazione positiva. 3 studi che hanno studiato direttamente la trasmissione di malattie veneree hanno trovato relazione inversa alla religione. Un elemento positivo correlato alla religione è la crescita post-traumatica (post-traumatic growth), cioè la capacità di produrre cambiamenti positivi dopo traumi psicologici, con 18 su 19 studi (95%).
Complessivamente su 25 studi la religione ha mostrato effetti immunitari positivi in 14 casi (56%), e solo uno studio ha trovato correlazione negativa.

21. Funzioni endocrine
La funzione endocrina regola produzione e sviluppo di ormoni (in particolare catecolamine e cortisolo), che hanno un ruolo chiave nella crescita e nello sviluppo del corpo, oltre che nella gestione delle difese immunitarie. Un elevato livello di tali ormoni è indice di stress psicosomatico. 19 studi su 29 hanno trovato minore livello di cortisolo nelle persone religiose, e 4 su 6 hanno trovato meno catecolamine.

22. Cancro
L'insorgenza e il decorso del cancro dipende da numerosi fattori socio-bio-psichici sui quali la religione può avere effetti positivi. Un elemento protettivo aggiuntivo, per il cancro all'utero, è dato dalla circoncisione maschile, per cui le donne islamiche hanno una minore incidenza per tale cancro in 4 studi su 6. Complessivamente, su 28 studi il 61% ha trovato la religione come fattore preventivo al cancro. Inoltre, come per altre patologie terminali o gravi, la religione rappresenta un utile elemento di supporto per affrontare la malattia.

23. Mortalità
La longevità di una persona dipende da molti fattori socio-bio-psichici. Complessivamente, su 120 studi quantitativi pubblicati prima e dopo il 2000, 82 (68%) hanno trovato una relazione inversa tra mortalità e coinvolgimento religioso, e 7 (6%) una minore longevità. L'esame di tre meta-analisi quantitative mostra una grandezza media dell'effetto (average effect size, OR) di 1,37, che significa che, preso un dato gruppo in un dato momento, le persone religiose hanno il 37% di possibilità in più di essere ancora vive al momento di un riesame successivo (follow-up).

24. Disabilità fisica
Negli studi cross-sezionali (cioè che indagano in un dato momento un ampio campione di soggetti con caratteristiche diverse, p.es. religiosi e non) e longitudinali (cioè che indagano in più momenti temporali il medesimo campione), gli studi relativi al rapporto tra religione e disabilità fisica mostra come vi sia una correlazione positiva (6 studi su 12 prima del 2000, 45 su 99 dopo il 2000), cioè le persone religiose presentano o meno disabilità o comunque una migliore autovalutazione della situazione.
Di contro, negli studi focalizzati sulle persone religiose, 20 studi (18%) riportano una maggiore disabilità. È possibile e verosimile però che la correlazione sia inversa: non è la religione che causa disabilità, ma le persone con disabilità cercano conforto nella religione.

25. Dolore e sintomi somatici
Su 56 studi, 22 (39%) hanno trovato una relazione inversa tra religione e dolore avvertito, e 14 (25%) riferiscono una correlazione positiva. Quanto a sintomi somatici, su 41 studi 13 (32%) li hanno trovato meno comuni tra persone religiose, e 10 (20%) più comuni. Anche in questo caso è possibile una relazione inversa: le persone sofferenti è verosimile cerchino conforto nella religione.

26. Comportamenti salutari
Oltre ai comportamenti salutari già indicati (sessualità a rischio, sostanze), le persone religiose appaiono più attenti alla sicurezza personale. P.es. 5 studi su 5 mostrano una maggiore propensione a indossare cinture di sicurezza. Quanto al sonno, su 11 studi 4 (36%) mostrano una migliore qualità del sonno, 1 (9%) ha trovato meno tempo dedicato al sonno.

27. Prevenzione dei disturbi
Su 44 studi, 28 (64%) mostrano una maggiore attenzione allo screening preventivo, e 8 (18%) una minore attenzione. Quanto alla disponibilità a seguire le indicazioni del medico ("compliance"), 15 su 27 studi (56%) mostrano una relazione positiva, e 4 (15%) una correlazione negativa.

28. Percorsi psicologici, sociali e comportamentali
Propone un modello complessivo che renda conto del benessere correlato alla religione in funzione dei fattori intermedi.

29. Conclusione
"Su circa 2.800 studi quantitativi che esaminano la relazione tra religione/spiritualità e benessere, [...] mentre alcuni studi (4%) riportano una peggiore salute mentale o una minore salute fisica (8,5%), la maggior parte degli studi (più di 1.800) hanno trovato una relazione positiva tra religione/spiritualità e salute mentale e fisica" (p. 600).

Sintesi

I seguenti grafici sono un adattamento sintetico delle conclusioni descritte nella seconda edizione circa i vari aspetti del rapporto tra religione/spiritualità e salute. Il numero dopo l'item indica il numero di studi a riguardo. Con "positivo" si intende la percentuale di studi che hanno trovato un legame positivo con la religione (p.es. più autostima, meno ansia), viceversa per "negativo". Gli studi "altro" indicano quelli che non hanno riscontrato correlazioni, o correlazioni debolmente positive o negative, o risultati misti.

Benessere psichico e tratti di personalità.
Benessere fisico.
Benessere sociale.
Note
  1. Psichiatra statunitense, docente presso la Duke University, North Carolina, e direttore del Center for Spirituality, Theology and Health presso la stessa facoltà. Curriculum on-line.
  2. Psicologo statunitente, docente di psicologia presso la Miami University e direttore del Laboratory for Social and Clinical Psychology. Curriculum on-line.
  3. Psichiatra statunitense, fondatore e direttore del National Institute for Healthcare Research.
  4. Thomas G. Plante (2001). Recensione di "Handbook of Religion and Health". Journal for the Scientific Study of Religion 40 (4): 790–791, online.
  5. Jerome Groopman (2001). "God on the brain: The curious coupling of science and religion". The New Yorker 17 (September 17): 165–168, online.
  6. Richard Sloan (2007). "Blind faith". Freethought Today 24 (1): 10-13, online.
  7. Paul R. McHugh (2001). "Is religion good for you?". First Things 117: 54–56, online.
  8. Sara C. Charles (2001). "Religion and Health". Journal of the American Medical Association 286 (4): 465–466, online.
  9. David O. Moberg (2001). "Religion/spirituality: From tolerant disdain to enlightened respect". The Gerontologist 41 (5): 698–703, online.
  10. Leonard Duhl (2001). Recensione di Handbook of Religion and Health. Journal of Epidemiology and Community Health 55 (9): 688, online.
  11. Thomas G. Plante (2001). Recensione di Handbook of Religion and Health. Journal for the Scientific Study of Religion 40 (4): 790–791, online.
  12. James W. Jones (2005). Recensione di Handbook of Religion and Health. The International Journal for the Psychology of Religion 15 (1): 95–96, online.
  13. Terence Cronin (2002). Recensione di Handbook of Religion and Health. Journal of Hospice & Palliative Nursing 4 (3): 138–140, online.
  14. Charles A. Cesaretti (2001). Recensione di Handbook of Religion and Health. Journal of Sex Education & Therapy 26 (4): 364–365.
  15. Daniel H Grossoehme (2002). Recensione di Handbook of Religion and Health. Anglican Theological Review 84 (3): 798–800.
  16. Paul Genova (2002). Recensione di Handbook of Religion and Health. American Journal of Psychiatry 159 (9): 1619–1620, online.
  17. Nella conclusione gli autori riprendono i risultati dei capitoli precedenti con qualche considerazione aggiuntiva. In questo paragrafo sono citate solo le % aggiuntive.
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