Korbàn

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Vai alla navigazione Vai alla ricerca

Il termine ebraico Korbàn o Corbàn (traslitterazione di קרבן, plurale קרבנות Korbanòt, dalla radice קרב "avvicinare", "accostare"; in greco κορβᾶν[1]; nella volgata corban e corbona) significa "offerta" o, secondo l'etimologia, "presentazione di un dono a Dio"[2].

Il vocabolo appare, nella Bibbia, soltanto in Lev 2,1.4; 7,13; 9,7.15 ; Nm 7,3 ; Ez 40,43 . Tutti questi passi appartengono alla legislazione riguardante il culto.

Il voto del korbàn

Nel mondo rabbinico il termine venne anche a significare la formula di giuramento con la quale si dichiarava che un dato oggetto od animale era consacrato a Dio; pronunziata una tale formula, la materia del voto[3] diveniva inservibile per usi profani (Nm 30,2-17 ; Dt 23,22-24 ). Mc 7,11-12 riporta il termine korbàn fornendone, come suo solito, la traduzione (cfr. anche Mt 15,5-6 ), ed attesta che spesso tale promessa era emessa per interdire ai genitori oggetti desiderati, annullando così la parola di Dio (il comandamento di onorare i genitori) per mezzo di una tradizione umana.

La Mishna[4] prevede lo scioglimento di tale voto, ma si discute se tale possibilità era riconosciuta prima del 70 d.C. Tra gli scribi essa era controversa[5].

Altri usi

Per estensione si chiamò corban anche il luogo o recipiente che custodiva le offerte in denaro; era in pratica il Tesoro del Tempio di Mt 27,6 [6].

Note
  1. Il termine fu grecizzato da Giuseppe Flavio, in Antichità giudaiche, IV, 73.
  2. Angelo Penna (1950) 529.
  3. Tale abitudine era propria dei giudei; Flavio Giuseppe (Contra Apione, II, 175) attesta che presso i tiri non erano riconosciuti i voti o giuramenti corban.
  4. Ned 9,1.
  5. Joachim Gnilka (1987) 390.
  6. Flavio Giuseppe, De Bello Iudaico, II, 175.
Bibliografia
Voci correlate