Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo (Parmigianino)

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GBR Londra NationalGallery Mad+GesùBambino+S.Giov.Battista+S.Girolamo 1526-27.jpg
Parmigianino, Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo (1526 - 1527), olio su tavola
Visione di san Girolamo
Opera d'arte
Stato

bandiera Regno Unito

Nazione bandiera Inghilterra
Regione ecclesiastica [[|]]
Contea City of London
Comune

Londra

Località
Diocesi Westminster
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica National Gallery
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Roma
Luogo di provenienza Chiesa di San Salvatore in Lauro, cappella dell'Immacolata concezione
Oggetto pala d'altare
Soggetto Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo
Datazione 1526 - 1527
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Parmigianino (Francesco Mazzola)
detto Parmigianino

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tavola
Misure h. 342,9 cm; l. 148,6 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Collegamenti esterni

La Madonna con Gesù Bambino in gloria, san Giovanni Battista e san Girolamo, detta anche Visione di san Girolamo, è una pala d'altare, eseguita tra il 1526 ed il 1527, ad olio su tavola, da Francesco Mazzola detto Parmigianino (1503 ca. - 1495), proveniente dalla cappella dell'Immacolata concezione nella Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma ed ora conservata presso la National Gallery di Londra.

Descrizione

Soggetto

Il dipinto si divide in due registri simbolicamente sovrapposti, dove compaiono:

  • registro inferiore (terreno):
    • san Girolamo seminudo, addormentato a terra, vestito con manto rosso cardinalizio con accanto il crocefisso, il galero ed un teschio (suoi tipici attributi), è colto, mentre ha la visione in sogno di san Giovanni Battista che gli mostra l'epifania divina dietro di sé;
    • san Giovanni Battista, vestito di pelle maculata con la croce di canne e il bacile per i battesimi legato alla cintura, che in primo piano guarda verso lo spettatore e compie un'elegante torsione per indicare il Bambino, nel gesto suo più tipico di Precursore;
  • registro superiore (celeste):
    • Gesù Bambino, nudo al centro, più adulto della tradizione e leziosamente atteggiato, mentre sgambettando fa per scendere dal grembo della Madre, e proiettarsi verso lo spettatore, al quale rivolge lo sguardo, con una mano che tiene un libretto aperto sul ginocchio di Maria e l'altra che tocca i capelli appoggiata al gomito,
    • Madonna seduta su un raggio di luna e nubi, illuminata da una sfolgorante emissione di luce divina alle sue spalle, porge la palma del martirio al Figlio, chiusa in un pensiero malinconico.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

  • La struttura compositiva si articola su piani verticali in sequenza, in rapida successione, senza interesse a definire uno spazio geometricamente misurabile, ma che al contrario appare spregiudicatamente innaturale e vertiginoso.
  • Molto originale è l'effetto di verticalità, che da san Giovanni Battista, tramite il suo gesto, si trasmette fino al volto di Maria Vergine. Ad esso si contrappongono varie sfondature spaziali in profondo, tramite l'uso di scorci arditi, come il corpo di san Girolamo o lo stesso Gesù Bambino. Il pittore, sicuramente voleva stupire l'ambiente romano con un'opera sfacciatamente innovativa, che rielaborava spunti dei più grandi maestri allora attivi in città.
  • La Madonna mostra un'influenza raffaellesca nella posa e nello sciolto rapporto con il figlio (Madonna di Foligno, che all'epoca era visibile a Roma), così come nella tavolozza cromatica, arricchita di toni intensi e cangianti. La figura del Battista fa venire altresì alla mente le figure solenni di Michelangelo, dalla muscolatura accentuata e complessamente atteggiate. La stessa posa del Bambino ricorda la Madonna di Bruges del Buonarroti. Il braccio sollevato di san Girolamo dormiente riprende invece opere del Correggio, come la figura di san Rocco nella Madonna di san Sebastiano.

Notizie storico-critiche

L'opera fu commissionata, il 3 gennaio 1526, da Maria Bufalini, moglie di Antonio Caccialupi, per decorare la propria cappella dell'Immacolata concezione nella Chiesa di San Salvatore in Lauro a Roma.

Il contratto menzionava assieme "Francesco de Mazola de Parma" e un "Pietro" con lo stesso nome, identificabile con suo zio Pier Ilario Mazzola. La forma insolitamente alta e stretta dell'opera è dovuta al fatto che questa era predisposta per essere lo scomparto centrale di un trittico, le cui parti laterali, mai realizzati, dovevano raffigurare:

Non è certo quali scomparti doveva dipingere il Parmigianino e quali lo zio.

L'opera è citata da Giorgio Vasari[1], come quella che il pittore stava dipingendo al momento del Sacco di Roma (1527), con i lavori bruscamente interrotti dall'arrivo dei lanzichenecchi. Giorgio Vasari così descrive quest'opera:[2]

« Una Nostra Donna in aria che legge et ha un Fanciullo fra le gambe, et in terra con straordinaria e bella attitudine ginocchioni con un piè, fece un san Giovanni che torcendo il torso accenna Cristo fanciullo, et in terra a giacere in scorto è un san Girolamo in penitenza che dorme. »

Lo stesso Vasari ricorda come Parmigianino si attardò a fuggire e, sorpreso da soldati tedeschi mentre lavorava, venne da questi risparmiato per la bellezza dell'opera che creava. Sborsata poi una taglia con acquerelli e disegni, si vide minacciato da altre truppe, costringendolo alla fuga, mentre Pier Ilario si trattenne in città ancora alcuni giorni per nascondere il dipinto nel refettorio di Chiesa di Santa Maria della Pace. Il Parmigianino non tornò più a Roma, per questo la pala d'altare rimase incompiuta.

Nel 1558, i Bufalini decisero di trasferire l'opera nella propria cappella della Chiesa di Sant'Agostino a Città di Castello.

Nel 1790, il dipinto fu acquistato dal pittore inglese James Durno, che lo portò in Inghilterra e in seguito lo rivendette al marchese di Albercorn per 1.500 ghinee. Passò poi ai signori Dawis e Taylor e poi al reverendo Holwell Carr, che nel 1826 la cedette al museo londinese.

Note
  1. Giorgio Vasari, Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori italiani, da Cimabue insino a' tempi nostri (1568)
  2. Ibidem
Bibliografia
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 3, Editore Electa-Bruno Mondadori Editore, Milano 1990, p. 146 ISBN 9788842445234
  • Anna Coliva, Parmigianino, col. "Art Dossier", Editore Giunti, Firenze 1993
  • Luisa Viola, Parmigianino, Editore Grafiche Step, Parma 2007
  • Stefano Zuffi, La pittura italiana, Editore Mondadori-Electa, Milano 1997, p. 206 ISBN 9788843559114
Voci correlate
Collegamenti esterni

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