Obelisco Vaticano

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Obelisco Vaticano
Flag of UNESCO.svg Bene protetto dall'UNESCO
VAT ObeliscoVaticano 001.JPG
Maestranze egiziane, Obelisco Vaticano (XX secolo a.C.), granito rosso; Città del Vaticano, Piazza San Pietro
Altro nome
Collocazione storica
Civiltà Egizia
Oggetto generico Monumento
Oggetto specifico Obelisco
Dedicazione
Dedicazione non cristiana
Fondatore
Data fondazione
Architetto
Scopritore
Data scoperta
Datazione XX secolo a.C.
Inizio della costruzione
Completamento
Distruzione
Soppressione
Scomparsa
Data di inaugurazione
Inaugurato da
Preesistenze
Pianta
Tecnica costruttiva
Materiali Granito rosso
Iscrizioni
Marcatura
Utilizzazione
Localizzazione
Stato bandiera Città del Vaticano
Regione
Provincia
Comune [[]]
Località o frazione Piazza San Pietro
Diocesi Diocesi di Roma
Vicariatus Urbis
Altitudine massima m slm
Altitudine minima m slm
Dimensioni
Superficie m2
Altezza h. 25,37 m (solo obelisco); h. 40,28 m (con basamento e croce apicale) m
Larghezza m
Lunghezza m
Volume m3
Profondità m
Diametro m
Inclinazione °
Scavi
Datazione scavi
Organizzazione scavi
Amministrazione
Proprietà
Parte di
Ente
Responsabile
Indirizzo
Telefono
Fax
Posta elettronica [mailto: ]
Sito web [ sito web ufficiale]
Sito web 2
Informazioni
Note
L'obelisco proviene dalla città di Heliopolis nell'Antico Egitto.
Coordinate geografiche
41°54′08″N 12°27′26″E / 41.90226, 12.45724 bandiera Città del Vaticano
Mappa di localizzazione New: Vaticano
Obelisco Vaticano
Dati UNESCO
Patrimonio UNESCO.png Patrimonio dell'umanità
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Pericolo Bene non in pericolo
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Scheda UNESCO
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L'Obelisco Vaticano, realizzato nel XX secolo a.C., in granito rosso, da maestranze egiziane, proveniente da Heliopolis (Egitto) ed ora collocato al centro della Piazza San Pietro nella Città del Vaticano.

Descrizione

L'obelisco (il secondo per grandezza di Roma, dopo quello lateranense) è un monolito, di granito rosso, privo di geroglifici, posato sul dorso di quattro leoni (motivo araldico dello stemma di Sisto V), in bronzo, realizzati da Prospero Antichi (†1599), agli angoli dell'alto basamento; sull'apice, dov'è posta una croce e l'emblema bronzeo con i monti e la stella, simboli araldici di papa Clemente XI (16491721), è racchiusa una reliquia della Santa Croce.

Iscrizioni

Alla base dell'obelisco è ripetuta su due lati un'iscrizione con la dedica ad Augusto e a Tiberio, fatta dall'imperatore Claudio:

(LA) (IT)
« DIVO CAESARI DIVII IULII F. AUGUSTO / TI. CAESARI DIVI AUGUSTI F. AUGUSTO / SACRUM » « Sacro al divino Cesare Augusto, figlio del divino Giulio, e a Tiberio Cesare Augusto, figlio del divino Augusto »

Inoltre, nel basamento dell'obelisco, sono presenti altre quattro iscrizioni:

  • sul lato settentrionale e meridionale, due epigrafi commemorano lo spostamento dello stesso ad opera dell'architetto Domenico Fontana e per volere del papa Sisto V nel 1586.
  • sul lato orientale, si legge:
(LA) (IT)
« ECCE CRUX DOMINE / FUGITE / PARTES ADVERSAE / VICIT LEO / DE TRIBU IUDA » « Ecco la Croce del Signore, fuggite, o schiere nemiche. Il leone della tribù di Giuda ha vinto. »
  • sul lato occidentale, si legge:
(LA) (IT)
« CHRISTUS VINCIT / CHRISTUS REGNAT / CHRISTUS IMPERAT / CHRISTUS AB OMNI MALO / PLEBEM SUAM / DEFENDAT » « Cristo vince, Cristo regna, Cristo impera, che Cristo difenda il suo popolo da ogni male »

Notizie storico-critiche

Età romana e medievale

L'obelisco, proviene dalla città egiziana di Heliopolis, dove era stato realizzato, probabilmente, per il figlio del faraone Sesostri I (1971 a.C. ca. - 1926 a.C. ca.); in seguito, venne sistemato da Gaio Cornelio Gallo, prefetto d'Egitto sotto Augusto, nel Forum Iulium da lui realizzato ad Alessandria. Esso fu portato a Roma nel 37, per volere di Caligola, su una nave di proporzioni eccezionali, [1] e collocato sulla spina del circo, detto poi di Nerone, situato nell'area dell'attuale sagrestia della Basilica.

Rimase in questa posizione anche dopo che il circo cadde in disuso, occupato in parte da una necropoli. Si venne così, in seguito, a trovare sul lato meridionale dell'Antica Basilica di San Pietro in Vaticano.[2]

Durante il Medioevo, si riteneva che il globo, posto sulla sommità del monolite, contenesse le ceneri di Giulio Cesare, per questo l'obelisco era conosciuto il termine di aguglia riferendosi all'aquila imperiale romana. Il vocabolo, inizialmente usato solo per gli obelischi, venne poi trasformato in guglia.

Lo spostamento

Sin dall'epoca di papa Nicolò V (1447 - 1455) si voleva portare l'obelisco al centro della piazza antistante la Basilica di San Pietro, a circa 250 metri, da dove era collocato, ma le enormi difficoltà tecniche impedivano tale realizzazione. Solo dopo circa 150 anni, per volere di Sisto V (1585 - 1590) si riuscì a portare a termine l'impresa. Tra i vari progetti presentati, per lo spostamento del monolite, fu scelto quello dell'architetto Domenico Fontana (15431607).

Disegno che illustra lo spostamento dell'Obelisco Vaticano

L'impresa di spostarlo fu particolarmente impegnativa:[3] venne eretta una colossale torre di legno, tenuta da corde e cerchi di ferro, che faceva da gabbia all'obelisco, mentre altre funi, tirate con argani e verricelli, sollevavano e muovevano l'imponente monolite dalla sua antica collocazione. L'operazione si rivelò delicata e molto complessa, e andò avanti da aprile a settembre del 1586, con l'impiego simultaneo di un grande numero di operai e cavalli. Per dirigere i lavori di questa enorme quantità di lavoratori, Domenico Fontana si era fatto erigere un'impalcatura e da essa dava gli ordini ai suoi collaboratori, che venivano trasmessi al suon di trombe e di tamburi e con segnalazioni di bandiere. Nella previsione delle difficoltà e dei pericoli dell'impresa, l'architetto aveva ottenuto che nel corso dei lavori Piazza San Pietro fosse completamente sbarrata, e che alla folla di curiosi fosse vietato di emettere qualsiasi rumore e parola. La pena di morte attendeva i contravventori. Racconta un cronista dell'epoca che per rendere più efficace lo strano editto fu innalzata sulla piazza anche una forca, pronta per essere utilizzata. L'impresa venne felicemente conclusa nell'estate del 1586: fu il primo degli obelischi ad essere spostato e rialzato in epoca moderna.

Secondo la tradizione, durante le operazioni finali di innalzamento, svoltesi il 10 settembre 1586, con un'azione divisa in 52 riprese, mentre si era già riusciti a portarlo in verticale ed a sollevarlo sul basamento, gli operai si accorsero che, a causa dell'attrito, le corde minacciavano di rompersi. L'architetto arrestò l'ascesa dell'obelisco. Fu allora che un uomo tra folla, incurante dell'editto papale, gridò: Acqua alle corde!. Era l'urlo di un marinaio, di nome Bresca che, data la sua lunga pratica dell'uso delle corde, sapeva che esse sotto l'azione dell'acqua si restringono resistendo meglio al cedimento. Grazie al suo consiglio il monolite poté essere raddrizzato completamente e l'opera fu compiuta. Il marinaio, originario di Sanremo, fu convocato davanti a Sisto V ed invitato a chiedere una grazia. L'uomo, domandò di avere il privilegio, per sé e per i suoi discendenti, di fornire al Vaticano le palme per la celebrazione della Domenica delle Palme: tradizione che viene tuttora rispettata dai discendenti del Bresca, al quale è intitolata anche una piazza nella sua Sanremo.

Bottega romana, Globo dell'Obelisco Vaticano (I secolo d.C.), bronzo; Roma, Musei capitolini,

In occasione dello spostamento dell'obelisco, fu rimosso anche il globo, che lo sormontava, e collocato sulla balaustra del Campidoglio, da dove nel 1850 venne trasferito nei Musei Capitolini. Sulla superficie della sfera sono ancora visibili i segni dei proiettili sparati dai Lanzichenecchi, durante il sacco di Roma (1527), che verosimilmente lo usarono come bersaglio.

Dal XVII secolo ad oggi

Nel periodo in cui venne eretto l'obelisco la facciata della Basilica di San Pietro non era ancora stata costruita: per questo motivo l'obelisco fu posizionato in corrispondenza dell'asse centrale della facciata antica. Ma quando la nuova fu terminata, si notò che il monolite era spostato di circa 4 metri rispetto al nuovo asse.

Nel 1713, papa Innocenzo XIII fece aggiungere alla base del monumento anche il proprio stemma araldico, ripetuta su quattro lati: un'aquila coronata.

Nel 1740, sulla sommità dell'obelisco venne posta, prelevata da un reliquiario della Basilica di San Pietro, una reliquia della Santa Croce.[4]

Nel 1817, sul pavimento fu posta una Meridiana con la Rosa dei Venti, opera dell'astronomo L. G. Gilij, per la quale l'obelisco funziona da gnomone. Sul selciato una fascia di granito rosso va in linea retta da un punto situato a destra della base dell'obelisco fino al di là della fontana del Maderno. II due dischi marmorei estremi della fascia stanno a indicare i luoghi dove, a mezzogiorno vero, l'ombra della croce cade nei due giorni solstiziali dell'anno: 22 giugno e 22 dicembre. Il primo disco di marmo indica il solstizio in Cancro, il secondo il solstizio in Capricorno. Fra questi due estremi altri cinque dischi indicano il passaggio del sole nei segni zodiacali accoppiati: Leone-Gemelli, Vergine-Toro, Bilancia-Ariete, Scorpione-Pesci e Sagittario-Acquario.

Galleria fotografica

Note
  1. La nave, descritta da Plinio il Vecchio, venne fatta affondare dall'imperatore Claudio, per costruirvi sopra un molo del suo porto artificiale: scavi recenti ne hanno riportato alla luce i resti, confermando le parole dello storico latino.
  2. Uno scavo archeologico ha permesso di scoprire la fondazione del basamento antico dell'obelisco presso il fianco meridionale della Basilica di San Pietro in Vaticano, tra questo e la Sagrestia.
  3. Molte informazioni e dettagli tecnici relativi allo spostamento dell'obelisco si conoscono grazie al Della transportatione dell'Obelisco Vaticano, testo redatto dallo stesso architetto Domenico Fontana e pubblicato nel 1590.
  4. Gaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri giorni, Tipografia Emiliana, Venezia 1848, p. 194
Bibliografia
  • AA.VV., I magnifici tredici, in "Bellitalia", n. 4, novembre 1995, pp. 112 - 119
  • Filippo Coarelli, Roma, col. "Guide archeologiche Laterza", Editore Laterza, Bari 1989, pp. 360 - 361 ISBN 9788836538966
  • Giovanni Cipriani, Gli obelischi egizi. Politica e cultura nella Roma barocca, col. "Accademia La Colombaria. Serie studi", Editore Olschki, 1993
  • Touring Club Italiano (a cura di), Roma, col. "Guide Rosse", Touring Editore, Milano 2008, p. 635 ISBN 9788842016991
  • Armin Wirsching, Obelisken transportieren und aufrichten in Aegypten und in Rom, Norderstedt 2007, ISBN 9783833485138
Voci correlate

Suggerimenti



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