Arcidiocesi di Bari-Bitonto

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Arcidiocesi di Bari-Bitonto
Archidioecesis Barensis-Bituntina
Chiesa latina

Bari Cattedrale San Sabino.jpg
Arcivescovo metropolita Francesco Cacucci
Sede Bari

sede vacante
Bari

Suffraganea
Regione ecclesiastica Puglia
Nazione bandiera Italia
diocesi suffraganee
Altamura-Gravina-Acquaviva delle Fonti, Andria, Conversano-Monopoli, Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, Trani-Barletta-Bisceglie
coadiutore
vicario
provicario
generale
ausiliari

Cariche emerite:

Parrocchie 126
Sacerdoti

338 di cui 195 secolari e 143 regolari
2.206 battezzati per sacerdote

209 religiosi 552 religiose 73 diaconi
753.987 abitanti in 1.264 km²
745.898 battezzati (98,9%% del totale)
Eretta IV secolo
Rito romano
cattedrale {{{cattedrale}}}
Santi patroni
Piazza Odegitria 1, 70122 Bari, Italia
tel. +390805288111 fax. 080.524.44.50 @

Sito ufficiale

Dati dall'annuario pontificio 2012 Scheda
Chiesa cattolica in Italia
Tutte le diocesi della Chiesa cattolica

L'arcidiocesi di Bari-Bitonto (in latino Archidioecesis Barensis-Bituntina) è una sede metropolitana della Chiesa cattolica appartenente alla regione ecclesiastica Puglia. Nel 2012 contava 745.898 battezzati su 753.987 abitanti. È attualmente retta dall'arcivescovo Francesco Cacucci.

Territorio

L'arcidiocesi si estende su 21 comuni della provincia di Bari.

Sede arcivescovile è la città di Bari, dove si trova la Cattedrale di San Sabino. A Bitonto si trova la Concattedrale di San Valentino.

Il territorio è suddiviso in 13 vicariati e 125 parrocchie:

Provincia ecclesiastica

La provincia ecclesiastica della sede metropolitana di Bari si estende interamente in territorio pugliese e corrisponde quasi esattamente alle province di Bari e Barletta-Andria-Trani.

Le cinque sedi suffraganee sono l'arcidiocesi di Trani-Barletta-Bisceglie(-Nazareth) e le diocesi di:

Storia

Arcidiocesi di Bari

Le prime notizie storicamente attendibili circa la diocesi di Bari risalgono al IV secolo, quando il vescovo Gevasio prese parte al Concilio di Sardica del 347. Nel 465 fu il suo successore Concordio a prendere parte al Sinodo Romano. Nel 530 con il vescovo Pietro la diocesi fu elevata al rango di arcidiocesi metropolitana, soggetta al patriarcato di Costantinopoli.

Dall'VIII all'XI secolo l'arcidiocesi di Bari adottò il rito bizantino, di cui rimarranno tracce fino al XVI secolo. Insieme con il rito bizantino, il calendario liturgico della Chiesa di Bari ricordava i santi dell'Oriente celebrati secondo il calendario bizantino. Infine nella cattedrale Bari fu in uso fino al XX secolo enunciare Vangelo ed Epistola in latino e in greco.

Nel IX secolo, in seguito alla conquista della Puglia ad opera dei saraceni, la città di Canosa (Canusium) fu distrutta e Angelario, vescovo di quella città nell'844 riparò a Bari portando con se le reliquie dei santi Rufino, Memoro e Sabino; quest'ultimo divenne poi patrono della diocesi di Bari. Il pontefice Sergio II conferì ad Angelario il titolo di vescovo di Bari e Canosa, titolo che gli arcivescovi di Bari hanno mantenuto fino alla recente riorganizzazione delle diocesi del 1986.

Nel 933 papa Giovanni IX concesse l'uso del pallio all'arcivescovo di Bari, e nel volgere di un secolo ogni legame con Costantinopoli fu rescisso, in favore di quelli con Roma.

L'arcivescovo Bisanzio (1025-1035) ottenne dal Papa il privilegio di consacrare i vescovi delle sedi suffraganee. Iniziò anche la costruzione della nuova cattedrale intitolata a san Sabino, che fu distrutta nel 1156 da Guglielmo il Malo. Nell'XI secolo si tennero a Bari due sinodi: il primo, nel 1064 fu presieduto da Arnoldo, vicario di papa Alessandro II.

In quegli stessi anni, a Bari era arcivescovo Ursone che però, prediligendo la sede di Canosa, si era inimicato la popolazione. Pertanto, quando nel 1087 alcuni marinai traslarono a Bari le reliquie di san Nicola, le affidarono in custodia presso un monastero benedettino. Solo nel 1089, con la morte di Ursone e l'elezione ad arcivescovo proprio dell'abate benedettino Elia, si diede avvio alla costruzione della basilica di San Nicola, che venne consacrata nello stesso anno da papa Urbano II, a lavori ancora ampiamente in corso. Pochi anni dopo, nel 1098, Urbano II tornò a Bari per celebrarvi un sinodo finalizzato alla riavvicinamento tra la Chiesa d'Oriente e la sede apostolica di Roma. Nella scelta di Bari ebbe un peso rilevante il ruolo assunto dalla Chiesa locale, che per la presenza delle reliquie di san Nicola costituiva il naturale terreno di dialogo tra cristiani d'oriente e d'occidente. Al sinodo intervennero ben 183 vescovi, tra i quali sant'Anselmo d'Aosta che si distinse per le posizioni prese sull'uso del pane lievitato nell'eucarestia e della processione dello Spirito Santo (la cosiddetta disputa sul Filioque). Ciò nonostante il sinodo non diede i risultati sperati e la distanze dottrinali ne furono acuite.

Dopo l'arcivescovo Rainaldo, che diede impulso alla riedificazione della cattedrale distrutta da Guglielmo il Malo, anche l'arcivescovo Romualdo Grisoni (1280) si distinse per la restauro ed edificazione di chiese. Nel 1377 era arcivescovo di Bari Bartolomeo Prignano, divenuto poi papa Urbano VI, il quale peraltro non vide mai la città.

Due dei vescovi del XVII secolo hanno ricoperto un ruolo significativo nella storia della diocesi: Diego Sersale (1638) ristrutturò a proprie spese la cattedrale e promosse la costruzione del palazzo episcopale e del seminario. Il domenicano Tommaso Maria Ruffo (1684) morì in odore di santità.

Diocesi di Bitonto

La concattedrale di San Valentino a Bitonto

Anche la diocesi di Bitonto, come quella di Bari, ha un'origine che può essere fatta risalire al tempo della piena conversione della Puglia. La cronotassi episcopale parte infatti dal 515. Sebbene vi siano notizie confuse circa un vescovo di nome Anderano vissuto attorno al 734 (e appartenente forse alla chiesa di Bisignano), il primo vescovo di Bitonto di cui si hanno notizie dettagliate fu Arnolfo nel 1087.

Nel 1151 e nel 1172 la sede di Bitonto fu confermata come suffraganea dell'arcidiocesi di Bari rispettivamente da Eugenio III e da Alessandro III.

Successivamente tennero la sede bitontina, tra gli altri, Enrico Minutolo (1382), in seguito divenuto cardinale; Cornelio Musso (1544), un conventuale che si distinse al Concilio di Trento, il servo di Dio Girolamo (al secolo Bernardino) Pallantieri (1603-1619)[1], Fabrizio Carafa (1622), fondatore di un'accademia letteraria, e Alessandro Crescenzi (1652), appartenente ad un'importante famiglia romana, che fu creato cardinale nel 1675.

Gli ultimi due secoli

Negli ultimi due secoli due radicali riforme cambiarono la geografia della chiesa pugliese. In seguito al Concordato del 1818 tra la Santa Sede e il Regno di Napoli le diocesi di quest'ultimo furono oggetto di fusioni e aggregazioni. In quella circostanza, all'arcidiocesi di Bari e Canosa fu aggregata la diocesi di Bitetto, mentre la diocesi di Bitonto venne unita aeque principaliter a quella di Ruvo.

Tale unione, che comprendeva solo due comuni, ebbe vita breve: nel 1978, con le dimissioni del vescovo Marena, la diocesi fu affidata in amministrazione apostolica a vescovi delle diocesi vicine e il 30 settembre 1982 fu nuovamente separata. Bitonto fu dapprima unita in persona episcopi all'arcidiocesi di Bari e Canosa e poi, con la riforma del 30 settembre 1986 che riordinò le sedi diocesane in Italia, definitivamente aggregata a questa, che prese il suo nome attuale.

In occasione del Congresso Eucaristico Nazionale del maggio 2005, l'arcidiocesi di Bari-Bitonto fu meta del primo viaggio apostolico di Benedetto XVI dopo l'elezione a papa.

Cronotassi dei vescovi

Sede di Bari

Sede di Bitonto

Sede di Bari-Bitonto

Statistiche

Note
  1. Eletto alla morte di Elia, venne consacrato vescovo il 13 aprile 1112
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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