Sepoltura di Gesù

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Peter von Cornelius, Trasporto di Gesù Cristo al sepolcro (prima metà del XIX secolo), olio su tela

La sepoltura di Gesù è riportata dai quattro Vangeli: Matteo 27,57-61; Marco 15,42-47; Luca 23,50-56; Giovanni 19,38-42.

Il personaggio principale,oltre Gesù, è indubbiamente Giuseppe di Arimatea; ci sono anche le donne, con atteggiamenti e funzioni di volta in volta non identiche, ma con un comune rimando alla scoperta del sepolcro vuoto, di cui esse sono protagoniste. In Giovanni compare anche Nicodemo.

Il sepolcro

Durante la sepoltura l'attenzione del lettore è attratta dal sepolcro, col suo carattere di eccezionalità. Tale caratteristica non comune deriva dal fatto che non fosse stato ancora usato (solo Marco non accenna a questo particolare), ma anche dall'uso stesso del sepolcro, dato che la morte di un delinquente che aveva subito l'esecuzione capitale non era seguita da sepoltura[1].

I tessuti

Si parla anche di un capo di tessuto, che viene avvolto sul corpo di Gesù[2]: tutti i sinottici lo chiamano sindôn (Mc 15,46; Mt 27,59; Lc 23,53).

Per i sinottici il particolare dell'avvolgimento in un tessuto, non sarà seguito da nessuna considerazione; soltanto Luca, ne fa un rapido cenno alla visita di Pietro al sepolcro (Lc 24,12), dove "vede i teli" (othonia).

In Giovanni il racconto, pur breve, è più complesso: con Giuseppe di Arimatea compare anche Nicodemo; il narratore infatti dichiara che per la sepoltura, nel caso di Gesù, è stato seguito il rituale ebraico, perché viene portata e impiegata una quantità rilevante[3] di unguenti per la preparazione del cadavere, e poi questo viene "legato" in teli (othonia) e posto nel sepolcro nuovo e vicino. La presenza degli othonia, accompagnati da un soudarion, avrà rilievo nella visita al sepolcro da parte dei due discepoli.

È interessante considerare le differenze presenti nei racconti degli evangelisti. Il problema non è rappresentato tanto dal significato dei termini che indicano i panni sepolcrali[4], quanto dalla funzione che essi ricoprono in tradizioni non identiche. Gli othonia[5] ritornano nei racconti pasquali e acquistano importanza nel cammino verso la fede dei protagonisti di quelle esperienze.

Note
  1. Questo era l'uso prevalente presso i romani, almeno per i crocifissi; in qualche caso la sepoltura avveniva in una fossa comune. Vedi Giuseppe Ghiberti, La sepoltura di Gesù. I Vangeli e la sindone, Pietro Marietti, Roma 1982, pp. 27-28.
  2. Gesù è probabilmente deposto nudo dalla croce.
  3. La misura è certamente iperbolica: "cento libbre" equivalgono a 33-35 kg.
  4. Tali termini sono sufficientemente indeterminati da potere assumere significati molto simili tra loro o addirittura identici.
  5. Non invece la sindôn menzionata dai sinottici.
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