Sacra Sindone

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La Sindone fotografata da Giuseppe Enrie (1931). In alto l'immagine dorsale (capovolta), in basso quella frontale. Ai lati delle immagini si vedono le bruciature dell'incendio del 1532 e i relativi rattoppi (rimossi nel 2002).
« Se è falsa, è frutto di una mente sovrumana; se è autentica, è frutto di un amore sovrumano. »

La Sindone di Torino, nota anche come Sacra Sindone, è un antico lenzuolo di lino, conservato da secoli nel Duomo di Torino, che mostra l'immagine di un uomo ucciso tramite crocifissione, secondo la tradizione e la devozione cristiana identificabile con Gesù. Si tratta della più celebre reliquia della cristianità, e rappresenta probabilmente l'artefatto umano più studiato e discusso, oggetto di numerosi studi scientifici.

Caratteristiche

Il telo sindonico venne ricavato da un rotolo di stoffa adatta ai più svariati usi, com'era consuetudine nell'antichità. È di forma rettangolare, filato e tessuto a mano, con intreccio a spina di pesce. È robusto e consistente, e di colore avorio, cucito su una tela bianca applicata nel 2002.

Le sue dimensioni massime sul lettino di conservazione raggiungono metri 4,425 di lunghezza e 1,136 di larghezza; lo spessore del tessuto è di circa 34 centesimi di millimetro e risulta morbido al tatto e facilmente pieghevole. Il peso, valutato approssimativamente, è di kg. 1,123.

In un'epoca molto vicina alla sua produzione fu aggiunta, da un lato lungo, una striscia larga circa 8 cm che non raggiunge più le estremità della Sindone perché da queste vennero asportati, in tempi diversi, frammenti sindonici che forse vennero regalati ad importanti personaggi di varie parti d'Europa. Si tratta di un tessuto del tutto identico a quello originale, cucito con grande precisione al punto che le linee della trama danno senso di continuità[1].

L'aggettivo "sacra" non è in relazione alla sua autenticità, non ancora dimostrata dalla scienza, ma perché ispira alti sentimenti religiosi e facilita la meditazione della Passione di Cristo, come avviene almeno con dipinti e icone.

Il termine "sindone" deriva dal greco σινδόν, sindón, che indica un tessuto di lino, e ormai nell'uso comune questo termine è diventato sinonimo del lenzuolo funebre di Cristo.

Gli altri termini moderni "lenzuolo" o "Telo" o "Sudario" vengono utilizzati in testi specialistici solamente come sinonimi, per non ripetere sempre la stessa parola, ma sono termini omtercambiabili. Ad esempio, il "sudario" un tempo era quel fazzoletto che si poneva sul capo del defunto, che non ha nulla a che fare con il termine sindone.

Perché è una "reliquia" insolita

L'importanza della Sindone risiede nella sua principale caratteristica: a differenza di tutte le altre tele conservate come reliquie nelle chiese d'Europa è l'unica a presentare l'immagine di un uomo che porta gli evidenti segni di una crocifissione eseguita con le modalità in voga nell'Impero Romano e, per di più, che presenta tutte le eccezioni a questa regola fatte per la crocifissione di Cristo così come viene descritta nei Vangeli: per questo la tradizione ha sempre identificato questa reliquia con il lenzuolo che fu usato per avvolgerne il suo corpo quando egli, morto, fu deposto nel sepolcro in attesa della sistemazione definitiva.

L'importanza della Sacra Sindone per la Chiesa

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Sindonologia.
Il Duomo di Torino, dove è conservata la Sacra Sindone

La Sindone di Torino, dopo le prime fotografie eseguite dall'avvocato Secondo Pia nel 1898, è stata oggetto di numerosi studi scientifici con l'intento di scoprire le modalità di formazione dell'immagine e verificarne la veridicità.

La scienza a questo proposito non è ancora giunta a dare una risposta definitiva: risultano però in netta maggioranza le ragioni che spingono a credere nell'autenticità del lenzuolo, sebbene lo studio più famoso compiuto su di essa, la datazione radiometrica, sembra spingere in senso opposto.

La Sindone viene periodicamente esposta ai fedeli in particolari momenti della vita della Chiesa. È bene sottolineare questo aspetto perché l'ostensione non è una semplice messa in mostra di un antico cimelio archeologico. L'ultima si è svolta nel Giubileo del 2000 mentre la prossima è prevista per il 2010, dal 10 aprile al 23 maggio.

La Chiesa come istituzione non ha mai avallato ufficialmente l'ipotesi dell'autenticità, sebbene nel corso del XX secolo diversi pontefici hanno espresso la loro personale opinione favorevole: si tratta di un convincimento personale che tocca la sfera spirituale[2]. Giovanni Paolo II in particolare, nonostante avesse dato favorevoli opinioni personali nei primi anni del suo pontificato, in visita alla Sindone il 24 maggio 1998 affermò chiaramente che la Chiesa cattolica non si esprime ufficialmente sulla questione dell'autenticità perché lascia alla scienza il compito di esaminare i pro ed i contro: la scienza che si occupa di questo è la sindonologia.

La Chiesa autorizza la venerazione della Sindone perché la considera soprattutto "icona della Passione di Gesù", come ebbe a dire il cardinale Alberto Anastasio Ballestrero nel 1988, durante la lettura dei risultati degli esami al radiocarbonio. Tale termine è denso di significato spirituale mentre per molti purtroppo equivale al concetto di "dipinto".

Le chiese protestanti, invece, considerano la venerazione della Sindone, così come per le reliquie in genere, una manifestazione di religiosità popolare di origine pagana, estranea alla purezza del messaggio evangelico.

Sistema di conservazione della Sindone

La Sacra Sindone esposta nel 2010

Attualmente la Sindone è custodita distesa all'interno di un'apposita teca a tenuta stagna collocata sotto la tribuna reale nel Duomo di Torino in un clima controllato ove temperatura, umidità e pressione sono mantenuti costanti.

Considerando le osservazioni degli esperti riuniti nella Commissione voluta dal cardinale Michele Pellegrino nel 1969, verso il 1973 si cominciò a progettare due teche ad elevata tecnologia e con caratteristiche e finalità diverse: quella destinata alle ostensioni pubbliche episodiche e quella per la conservazione permanente.

La prima teca ospitò la Sindone durante le due ostensioni del 1998 e del 2000: ha la forma di un parallelepipedo la cui faccia superiore è costituita da un cristallo di sicurezza multistrato di adeguato spessore. La teca è collocata su di un robusto carrello metallico di supporto, dotato di ruote e piedi di appoggio rialzabili, che consente la rotazione della teca dalla posizione orizzontale a quella verticale necessaria nei casi di ostensione.

All'interno della teca la Sindone è disposta distesa su di una leggera barella metallica scorrevole su guide a rulli per consentirne, quando necessario, l'estrazione attraverso un portello apribile sul lato corto della teca. La struttura particolarmente leggera della barella, che ha un peso inferiore a 100 kg, permette la sua movimentazione manuale in caso di estrazione.

La seconda teca, a tenuta ermetica è particolarmente leggera (il suo peso complessivo e del carrello di supporto è di 1.100 kg), ha dimensioni e forma simili a quella precedente, ma può essere utilizzata solo in posizione orizzontale essendo destinata a contenere la Sindone nei periodi ordinari di conservazione. È stata completata nell'anno 2000 e dal dicembre dello stesso anno ospita permanentemente il telo sindonico. È stata costruita ricorrendo alle più aggiornate tecnologie di questo settore ed in particolare realizzandone il corpo metallico mediante la lavorazione di fresatura di un unico lingotto di lega leggera aeronautica. Come nella teca destinata alle ostensioni, la superficie superiore è costituita da un cristallo multistrato di sicurezza.

Da entrambe le teche è possibile, in situazioni di eventuale emergenza, estrarre rapidamente la sola Sindone dopo averla distaccata dalla barella sulla quale è distesa mediante l'azionamento di un dispositivo di sgancio rapido.

La teca è a sua volta protetta da un "sarcofago" realizzato con una struttura a più strati in grado di fornire una considerevole resistenza meccanica ed una valida protezione in situazioni di incendio. Il sistema di conservazione della Sindone è completato dall'impianto di generazione di gas inerte (argon) umido che viene attivato quando si debba procedere a rinnovare o rabboccare l'atmosfera interna della teca.

L'intera cappella è dotata di un impianto di condizionamento, di un sofisticato sistema di controllo anti-intrusione e di un impianto di segnalazione e di estinzione automatica in caso di incendio.

Un sistema computerizzato consente di tenere sotto costante controllo i parametri di maggiore interesse della teca e della Cappella, quali temperatura, pressione, umidità, composizione del gas interno eccetera, con lo scopo di segnalare immediatamente l'eventuale insorgere di situazioni anomale e di poter contemporaneamente disporre di una registrazione continua dell'andamento di queste grandezze nel tempo.

Note
  1. Forse lo scopo di tale aggiunta era la centratura dell'immagine: non è da escludere l'ipotesi che questa striscia sia servita nelle ostensioni durante le quali si inseriva un bastone che permetteva di esporre per ore la Sindone senza doverla reggere manualmente, o per una più agevole impugnatura
  2. Il 5 settembre 1936 Pio XI distribuì a ad un gruppo di giovani dell'Azione Cattolica delle immagini del volto della Sindone dichiarando: "Non sono proprio immagini di Maria Santissima, ma [...] del Divin Figlio suo [...]. Esse vengono proprio da quell'ancor misterioso oggetto, ma certamente non di fattura umana, questo si può dir già dimostrato, che è la santa Sindone di Torino..." (L'Osservatore Romano, 7 settembre 1936).
    Pio XII, radiomessaggio inviato al termine del Congresso Eucaristico Nazionale del 1953: "Torino [...] custodisce come prezioso tesoro la Santa Sindone che mostra [...] l'immagine del corpo esanime e del Divino Volto affranto di Gesù".
    Giovanni XXIII, al termine di un colloquio con i gruppi "Cultores Sanctas Sindonis" che gli avevano presentato delle foto della reliquia, ripeté più volte, scandendo le parole: "Digitus Dei est hic!" (16 febbraio 1959).
    Giovanni Paolo II, dopo l'ostensione privata avvenuta il 13 aprile 1980 in occasione della sua visita a Torino: "La Sacra Sindone, singolarissima testimone - se accettiamo gli argomenti di tanti scienziati - della Pasqua, della passione, della morte e della risurrezione. Testimone muto ma nello stesso tempo sorprendentemente eloquente" (L'Osservatore Romano, 14-15 aprile 1980).
    Stralcio di un discorso tenuto a Roma da Wojtyla il 20 aprile successivo: "la cattedrale di Torino, il luogo dove si trova da secoli la Sacra Sindone, la reliquia più splendida della passione e della risurrezione" (L'Osservatore Romano, 21-22 aprile 1980).
    Citazioni tratte da Gino Moretto, Sindone - La guida, Elledici 1998.
Voci correlate
Collegamenti esterni

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