Calendario gregoriano

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Tomba di papa Gregorio XIII (part. Introduzione del calendario gregoriano)

Il calendario gregoriano è il calendario ufficiale della maggior parte dei paesi del mondo. Esso prende il nome da papa Gregorio XIII, che lo introdusse nel 1582, con la bolla papale Inter Gravissimas promulgata dalla sua residenza di Villa Mondragone (presso Monte Porzio Catone). È una modificazione del calendario giuliano, che era in vigore in precedenza.

Si tratta di un calendario solare, cioè basato sul ciclo delle stagioni. L'anno si compone di dodici mesi di durate diverse (da 28 a 31 giorni), per un totale di 365 o 366 giorni. Gli anni di 366 giorni sono detti bisestili: è bisestile un anno ogni quattro (in pratica, sono bisestili gli anni divisibili per quattro), ad eccezione degli anni secolari non divisibili per quattrocento.

Durata dei mesi

I mesi del calendario gregoriano sono:

  1. gennaio: 31 giorni
  2. febbraio: 28 giorni, 29 negli anni bisestili
  3. marzo: 31 giorni
  4. aprile: 30 giorni
  5. maggio: 31 giorni
  6. giugno: 30 giorni
  7. luglio: 31 giorni
  8. agosto: 31 giorni
  9. settembre: 30 giorni
  10. ottobre: 31 giorni
  11. novembre: 30 giorni
  12. dicembre: 31 giorni

I giorni di ciascun mese sono identificati da una numerazione progressiva, a partire da 1. Così ad esempio il primo giorno dell'anno è il 1º gennaio, mentre l'ultimo è il 31 dicembre.

Anni bisestili

A differenza dell'anno legale, che conta un numero intero di giorni, l'anno solare dura 365 giorni, 5 ore, 48 minuti e 46 secondi. Al fine di correggere questa discrepanza, il calendario gregoriano ha introdotto questa regola:

un anno è bisestile se il suo numero è divisibile per 4, con l'eccezione degli anni secolari (quelli divisibili per 100), che sono bisestili solo se divisibili per 400.

Negli anni tra il 325, quando il Concilio di Nicea stabilì la regola per il calcolo della Pasqua, e il 1582, si era accumulato un errore di circa 10 giorni. Questo significava, ad esempio, che la primavera, in base alle osservazioni astronomiche, non risultava più iniziare il 21 marzo, ma l'11 marzo. Così la Pasqua, che avrebbe dovuto cadere la prima domenica dopo il plenilunio di primavera, veniva spesso a cadere nella data sbagliata.

Venne dunque stabilito di:

  • recuperare i giorni perduti, in modo da riallineare la data d'inizio delle stagioni con quella che si aveva nel 325;
  • modificare la durata media dell'anno, in modo da prevenire il ripetersi di questo problema.

Per recuperare i dieci giorni perduti, si stabilì che il giorno successivo al 4 ottobre 1582 fosse il 15 ottobre; inoltre, per evitare interruzioni nella settimana, si convenne che il 15 ottobre fosse un venerdì, dal momento che il giorno precedente, il 4, era stato un giovedì. Anche i paesi che adottarono il calendario gregoriano successivamente dovettero stabilire un analogo "salto di giorni" per riallinearsi.

Storia

La questione della progressiva regressione dell'equinozio di primavera dovuta all'imprecisione del calendario giuliano era nota e dibattuta fin dal concilio di Nicea (325). Nel 1582 l'equinozio astronomico cadeva oramai l'11 marzo, con un anticipo di dieci giorni rispetto all'equinozio convenzionale del 21 marzo, stabilito dal Concilio di Nicea quale base per il calcolo della Pasqua. Papa Gregorio XIII si rese conto che la Pasqua, di quel passo, avrebbe finito per essere celebrata in estate. Nominò quindi una commissione di esperti, presieduta dal matematico bavarese Cristoforo Clavio, gesuita. Ai lavori diedero un contributo decisivo il medico calabrese Luigi Lilio e il matematico perugino Ignazio Danti.

Per sistemare il calendario giuliano furono usate le misurazioni dell'astronomo Niccolò Copernico, pubblicate nel 1543 (anno della sua morte) sotto il titolo di De Revolutionibus orbium coelestium libri sex ("Sei libri sui movimenti circolari dei corpi celesti"), in cui erano calcolati con notevole accuratezza sia l'anno tropico che l'anno siderale.

L'introduzione

Bolla papale, Inter gravissimas

Il calendario gregoriano entrò in vigore il 15 ottobre 1582 (5 ottobre secondo il calendario giuliano) in vari paesi europei (Italia, Francia, Spagna, Portogallo, Polonia, Lituania, Belgio, Olanda, Lussemburgo), e negli altri paesi cattolici in date diverse nell'arco dei cinque anni successivi (in Austria a fine 1583, in Boemia, Moravia e cantoni cattolici della Svizzera a inizio 1584, eccetera). Gli altri paesi si uniformarono in epoche successive: gli stati luterani, calvinisti e anglicani durante il XVIII secolo, quelli ortodossi ancora più tardi.

Le Chiese ortodosse russa, serba e di Gerusalemme continuano a tutt'oggi a seguire il calendario giuliano: da ciò nasce l'attuale differenza di 13 giorni tra le festività religiose "fisse" ortodosse e quelle delle altre confessioni cristiane.

Il caso svedese

La Svezia (compresa la Finlandia che all'epoca era territorio svedese) nel 1700 decise di adottare il calendario gregoriano, ma non dispose un salto di 10 giorni come negli altri paesi: scelse invece di recuperare progressivamente, eliminando tutti gli anni bisestili dal 1700 al 1740.

Tuttavia, negli anni successivi, il governo svedese trascurò di eseguire il piano programmato, così sia il 1704 che il 1708 furono bisestili. Riconosciuto l'errore, il re svedese Carlo XII abbandonò questo progetto e decise di tornare al calendario giuliano. Per recuperare il giorno saltato nel 1700, stabilì quindi che il 1712 fosse doppiamente bisestile, cioè con il 30 febbraio.

Alla fine la Svezia adottò il calendario gregoriano a partire dal 1º marzo 1753; in quell'anno, al 17 febbraio seguì il 1º marzo.

La riforma sovietica

Dopo che la Russia nel 1918 aveva adottato il calendario gregoriano, nel 1923 la formula per decidere quali anni centenari fossero bisestili fu ufficialmente modificata, ottenendo il Calendario Soviet. In esso, tra gli anni divisibili per 100 sono bisestili solo quelli che divisi per 9 diano come resto 2 o 6. Il primo anno di discordanza con il calendario gregoriano sarà il 2800. Non è chiaro se la riforma sarà ancora considerata ufficiale, dopo il dissolvimento dell'Unione Sovietica.

Il calcolo

Secondo la nuova regola, gli anni la cui numerazione è multipla di 100 sono bisestili soltanto se essa è anche multipla di 400: vale a dire, sono bisestili gli anni 1600, 2000, 2400... mentre non lo sono gli anni 1700, 1800, 1900, 2100, 2200, 2300... Tutti gli altri anni la cui numerazione è multipla di 4 rimangono bisestili.

In questo modo ci sono 97 anni bisestili ogni 400 anni, invece che 100. L'anno gregoriano medio è quindi più corto di quello giuliano di 3/400 di giorno, cioè 10 minuti e 48 secondi: la differenza dall'anno solare è di soli 26 secondi (in eccesso). Questa discrepanza equivale a circa un giorno ogni 3.323 anni, quindi essendo stato istituito nell'anno 1582 bisognerà sopprimere un giorno soltanto nell'anno 4905.

Inoltre, in 400 anni gregoriani ci sono esattamente 365 · 303 + 366 · 97 = 146097 giorni. Poiché 146097 è divisibile per 7, anche i giorni della settimana si ripetono uguali dopo 400 anni: il calendario del 2000 è uguale a quello del 1600 e sarà uguale a quello del 2400, del 2800, e così via.

Parallelamente alla riforma del calendario, pur mantenendo la regola per il calcolo della Pasqua dettata dal Concilio di Nicea, venne stabilito che la data del primo plenilunio di primavera fosse computata col sistema delle epatte, messo a punto da Luigi Giglio, l'ideatore della riforma gregoriana, anziché con il metodo di Dionigi il Piccolo fino ad allora seguito dalla Chiesa.

Alla ricerca di una maggior precisione

La ricerca di un calendario "perfetto" è utopistica. Attualmente infatti possiamo calcolare con esattezza infinitesimale la lunghezza di un anno, ma tale lunghezza non è costante su lunghi periodi. L'orbita terrestre infatti, a causa dell'interazione gravitazionale con gli altri pianeti, cambia lentamente (in particolare cambia la sua eccentricità), e la durata dell'anno varia di conseguenza.

Inoltre, a causa dei fenomeni di marea la rotazione terrestre sta rallentando, e quindi la lunghezza del giorno aumenta, anche se di poco. Negli ultimi decenni, perciò, è entrato in uso l'inserimento quando necessario di un secondo aggiuntivo alla mezzanotte del 31 dicembre, in modo da mantenere allineato il giorno astronomico con quello civile. Questi secondi aggiuntivi (23 dal 1972 al 2005) alterano anche la durata media dell'anno gregoriano.

Numerazione degli anni

Il calendario gregoriano continua la numerazione degli anni di quello giuliano: tale numerazione conta gli anni a partire dalla nascita di Gesù, che secondo i calcoli di Dionigi il Piccolo, avvenne nell'anno 753 Ab Urbe condita (dalla fondazione di Roma).

Gli anni successivi alla nascita di Gesù sono indicati comunemente con la sigla d.C., cioè "dopo Cristo", o nei paesi di lingua inglese con A.D., cioè "Anno Domini". Gli anni precedenti si indicano invece con la sigla a.C., cioè "avanti Cristo", o nei paesi anglofoni con B.C., before Christ (prima di Cristo). Quando si omette la sigla, si sottintende sempre "dopo Cristo".

Poiché Dionigi chiamò "anno 1" il primo anno dell’era cristiana, non esiste un "anno zero": il problema della numerazione degli anni precedenti alla nascita di Cristo non fu affrontato da Dionigi, e solo in epoca successiva si stabilì di chiamare l'anno precedente all'1 d.C. come 1 a.C.[1].

La data tradizionale per la nascita di Gesù è quindi il 25 dicembre dell'1 a.C., una settimana prima che iniziasse l'1 d.C. Oggi si pensa però che i calcoli di Dionigi fossero errati: secondo la maggior parte degli storici, la data di nascita di Gesù fu tra il 7 e il 4 a.C.

Gli astronomi usano a volte una numerazione in cui gli anni avanti Cristo sono indicati con numeri negativi. Questa numerazione non salta lo zero: perciò l'anno -N non corrisponde all'anno N a.C., bensì all'anno N+1 a.C. (cioè l'anno 0 è l'1 a.C., l'anno -1 è il 2 a.C., e così via).

Curiosità

A causa dell'entrata in vigore del calendario gregoriano, i giorni dal 5 ottobre al 14 ottobre dell'anno 1582, per la maggior parte dei paesi cattolici, non esistono, poiché per riallineare il calendario alle stagioni si passò direttamente dal 4 al 15 ottobre.

Note
  1. La questione dell'anno ZERO
Bibliografia
  • Adriano Cappelli, Cronologia, Cronografia e Calendario perpetuo. Dal principio dell'era cristiana ai nostri giorni, Settima edizione rivista, corretta e ampliata, a cura di Marino Vigano, Milano, Hoepli, 1998.
Voci correlate
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