Nascita di Gesù

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Giotto, particolare della Natività, dalla Cappella degli Scrovegni. La presenza del bue e dell'asinello è testimoniata dal Protovangelo di Giacomo (18).[1]

La descrizione della nascita o natività di Gesù (o soltanto Natività, per antonomasia[2]) è contenuta nei vangeli, canonici, secondo Matteo e secondo Luca oltre che nell'apocrifo Protovangelo di Giacomo.

I due testi canonici concordano in alcuni punti e sono discordi in altri. Matteo e Luca concordano su due eventi centrali, che verificano, secondo l'interpretazione cristiana, due profezie dell'Antico Testamento: la nascita di Gesù a Betlemme (Michea 5,1), da una vergine (Isaia 7,14); le due narrazioni concordano anche su altri eventi, come la nascita al "tempo di re Erode", il nome dei genitori (Maria, promessa sposa di Giuseppe), il concepimento verginale da parte dello Spirito Santo. I due racconti differiscono invece riguardo le motivazioni per cui Gesù sarebbe nato a Betlemme, l'annunciazione, le motivazioni per cui la famiglia si recò a Nazaret dopo la nascita.

Contrariamente a quanto alcuni sostengono, "quando la Chiesa celebra la nascita di Gesù nella terza decade di dicembre, attinge all'ininterrotta memoria delle prime comunità cristiane riguardo ai fatti evangelici e ai luoghi in cui accaddero. Non fu una scelta arbitraria per soppiantare antiche feste pagane"[3].

Tardiva è la coincidenza dell'anno 1 dell'era cristiana con il 753 dalla fondazione di Roma, in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo.

L'evento ha goduto di una notevole fortuna nella tradizione artistica cristiana. Dall'epoca medievale nella tradizione cattolica viene raffigurato anche col presepe.

Indice

Narrazione dei vangeli sinottici

Tra i libri del Nuovo Testamento, gli unici a descrivere la nascita di Gesù sono il Vangelo secondo Matteo e il Vangelo secondo Luca. Gli altri due vangeli (Marco e Giovanni) non fanno menzione dell'infanzia di Gesù, iniziando a descrivere il suo ministero pubblico nell'età adulta.

Entrambi i vangeli concordano su alcuni punti:

  • Giuseppe e Maria, i genitori di Gesù, erano fidanzati ma non sposati quando Maria restò incinta (Mt 1,20; Lc 1,27; 2,4);
  • sebbene vi siano notevoli differenze tra le due versioni, in entrambi i vangeli un angelo annuncia la nascita di Gesù (Mt 1,20-23; Lc 1,30-35);
  • il bambino è concepito per intervento divino (Mt 1,20; Lc 1,34);
  • un angelo afferma che il suo nome sarà Gesù e che sarà il Salvatore (Mt 1,21; Lc 2,11);
  • la nascita avviene al tempo di Erode il Grande (Mt 2,1; Lc 1,5);
  • Gesù trascorre gli anni da adolescente a Nazaret (Mt 2,23; Lc 2,51).

Vangelo secondo Matteo

Il Vangelo secondo Matteo (1-2) inizia con la genealogia di Gesù, quindi accenna brevemente al concepimento verginale di Maria per opera dello Spirito Santo. A questo segue un annuncio di un angelo allo sposo Giuseppe, il quale aveva pensato a un concepimento adulterino, e lo rassicura sull'origine soprannaturale del bambino.

Maria partorisce il bambino, cui viene dato il nome Gesù.

Successivamente arrivano a Gerusalemme dei magi dall'oriente, i quali avevano letto nel sorgere di un "astro" l'annuncio della nascita del re dei Giudei. Il legittimo re, Erode, resta turbato, e li invia a Betlemme sulla base della profezia di Michea 5,1 con l'intento di avere informazioni su questo re illegittimo. Guidati dall'astro i magi arrivano "nella casa" e offrono a Gesù bambino "oro, incenso e mirra"[4]. Avvertiti quindi in sogno di non tornare da Erode, che aveva intenti omicidi verso il possibile usurpatore, i magi tornano nel loro paese.

Un angelo intanto informa in sogno Giuseppe di fuggire in Egitto per sottrarsi all'ira di Erode. Questi infatti, non conoscendo l'identità del re neonato, fa uccidere tutti i bambini di Betlemme sotto i due anni (strage degli innocenti). La famiglia ritorna dall'Egitto solo alla morte di Erode, ma a causa della presenza sul trono del figlio Erode Archelao, in sogno un angelo indica loro di recarsi a Nazaret, in Galilea, affinché si avveri la profezia secondo la quale «sarà chiamato Nazareno».

Vangelo secondo Luca

Il Vangelo secondo Luca (1,26-2,39) inizia narrando l'annunciazione, fatta dall'Arcangelo Gabriele a Maria, del concepimento per opera dello Spirito Santo di un figlio, il cui nome sarà Gesù. Di fronte all'incredulità di Maria, l'angelo le indica la sua parente Elisabetta, la quale vecchia e sterile sta aspettando un figlio (Giovanni Battista) per grazia di Dio ed è già al sesto mese. Maria dice il suo "sì" dichiarandosi serva del Signore, quindi si mette in viaggio "in fretta" per andare a visitare Elisabetta (Visitazione), che abita presso Gerusalemme, a circa 120 chilometri di distanza (1,26-56).

Dopo aver raccontato la nascita di Giovanni (1,57-80), il Vangelo secondo Luca riporta la notizia di un "primo censimento", voluto da Cesare Augusto in tutto l'impero romano, secondo il quale ciascuno doveva tornare con la propria famiglia nella città dei propri avi (censimento di Quirinio). Giuseppe, discendente del re Davide che era nato a Betlemme, lascia Nazaret con Maria incinta e si reca nella città dei suoi avi. A Betlemme Maria dà alla luce Gesù, lo avvolge in fasce e lo depone in una mangiatoia degli animali. Successivamente avviene l'adorazione dei pastori: avvertiti da un angelo, alcuni pastori si recano a rendere omaggio al bambino appena nato (2,1-20).

All'ottavo giorno dopo la nascita avviene la circoncisione di Gesù; successivamente il neonato è portato al tempio per la consacrazione, dove è riconosciuto come messia da Simeone e dalla profetessa Anna. Al termine dei riti, Giuseppe e la sua famiglia tornano alla loro casa, a Nazaret (2,21-39).

Sinossi evangelica

Vangelo secondo Matteo Vangelo secondo Luca
Annunciazione a Giuseppe (1,18-25): in una località imprecisata un angelo gli comunica che Maria è incinta per opera dello Spirito Santo, adempimento di Isaia 7,14 Annunciazione a Maria (1,26-38): "al sesto mese" (dal concepimento di Giovanni Battista, avvenuto "al tempo di re Erode") a Nazaret l'Arcangelo Gabriele comunica a Maria che concepirà e partorirà per opera dello Spirito Santo
- Visitazione di Maria a Elisabetta e nascita di Giovanni (1,39-80)
- Giuseppe e Maria lasciano Nazaret per raggiungere Betlemme in occasione del "primo censimento" di Quirinio (2,1-5)
Nascita di Gesù (1,25-2,1): a Betlemme, al tempo di re Erode Nascita di Gesù (2,6-20): a Betlemme, Gesù è deposto in una mangiatoia ed è adorato dai pastori indirizzati da un angelo
Epifania (2,1-12): alcuni magi vengono da oriente al cospetto di Erode a Gerusalemme vedendo "l'astro", si dirigono a Betlemme sulla base di Michea 5,1 e portano a Gesù "nella casa" oro, incenso e mirra -
- Circoncisione e Presentazione di Gesù al Tempio (2,22-39): nel tempio di Gerusalemme Gesù infante viene riconosciuto dai vecchi Simeone e Anna come il Messia atteso, ritorno della famiglia a Nazaret
Fuga in Egitto e strage degli innocenti (2,13-23): un angelo in sogno dice a Giuseppe di fuggire perché Erode vuole uccidere il re degli Ebrei neonato annunciatogli dai Magi, fuggono in Egitto (in adempimento di Osea 11,1), Erode ordina l'uccisione dei bimbi di Betlemme sotto i due anni (adempimento di Geremia 31,15) -

Citazioni dell'Antico Testamento

Entrambi gli evangelisti sottolineano come le rispettive narrazioni della nascita di Gesù comportino il soddisfacimento di alcune profezie o riferimenti dell'Antico Testamento:

Vangeli apocrifi

La nascita di Gesù è descritta anche in alcuni vangeli apocrifi, dove è arricchita di particolari e aspetti miracolistici. Data la tarda età di composizione e il prevalere dell'interesse magico-fiabesco, il valore storico di questi testi è limitato ma possono aver raccolto qualche particolare storicamente fondato[5][6].

Il Protovangelo di Giacomo (metà II secolo) armonizza la narrazione di Matteo (Magi e persecuzione di Erode) e Luca (censimento). Quanto al luogo, la nascita avviene a Betlemme in una grotta (cc. 17 - 18), non in una stalla come suggerito da Luca 2,7. Questo particolare, assente nei vangeli canonici, è diventato un elemento importante nella rappresentazione del presepe. L'architettura della Basilica della Natività di Betlemme conferma questa tradizione. Tale particolare non deve essere necessariamente visto come in antitesi con l'altra diffusa tradizione popolare della nascita in una stalla basata su Luca: l'orografia della Palestina è caratterizzata da numerose piccole grotte che venivano spesso usate come dispense o piccole stalle, sovente ampliate e incorporate in costruzioni in muratura. Il Protovangelo anggiunge poi tre elementi leggendari. Nel primo episodio, Giuseppe racconta in prima persona che al momento della nascita il tempo si fermò (c. 18). Il secondo episodio coinvolge due levatrici che, chiamate da Giuseppe, arrivarono alla grotta immediatamente dopo la nascita e testimoniarono la verginità di Maria (cc. 19-20). Il terzo elemento, che a differenza degli altri due ha avuto una certa fortuna nella devozione e nella tradizione artistica successiva, riguarda la grotta che fu avvolta da "una nube luminosa".

Il tardo Vangelo arabo dell'infanzia (probabilmente VIII-IX secolo) riprende dal Protovangelo diversi elementi, tra i quali la nascita a Betlemme in una grotta[7].

Nel tardo Vangelo dello pseudo-Matteo (VIII-IX secolo) la tradizione della grotta del Protovangelo viene armonizzata con quella della stalla dei vangeli canonici: a Betlemme Maria partorisce il bambino in una grotta (c. 13), quindi il terzo giorno si trasferiscono in una stalla (c.14) dove sono presenti l'asino e il bue. Questi due "personaggi", diventati elemento ricorrente delle rappresentazioni artistiche della natività e del presepio, derivano probabilmente da Isaia 1,3.

Storicità dei racconti

Per la presenza di elementi soprannaturali, per la diversità dei racconti dei due evangelisti, peraltro scritti a decenni di distanza dagli eventi narrati, e per la mancanza di qualunque analogo resoconto della nascita di Gesù negli altri due vangeli, i testi di Matteo e Luca hanno dato luogo a molte discussioni fra storici e biblisti.

Interpretazione storiografica

La maggior parte degli storici contemporanei, sia di formazione laica che cristiana (Alfred Loisy, Ernesto Buonaiuti, Hans Küng, Rudolf Bultmann, Dietrich Bonhoeffer, John Paul Meier) considerano i racconti evangelici della Natività non fondati storicamente. Secondo questa interpretazione, i principali eventi delle narrazioni sarebbero elaborazioni tardive e leggendarie redatte sulla base delle profezie messianiche contenute nell'Antico Testamento, che vengono espressamente o implicitamente citate in particolare in Matteo. Seguendo queste premesse non ha senso cercare nei vangeli indicazioni più o meno affidabili circa la data di nascita di Gesù. Anche il luogo di nascita a Betlemme, patria del messia atteso, deve essere rifiutato, e sono state proposte altre località, in primis Nazaret dove Gesù risiedeva da adulto.

La non storicità dei racconti evangelici deriva sia dalle incoerenze esterne che interne ai racconti. Ad esempio, in Luca la nascita di Gesù è collocata sia durante il regno di Erode (morto nel 4 a.C.), che in occasione del censimento di Quirinio (che [[Giuseppe Flavio] attesta essere avvenuto nel 6 d.C.), con una evidente incongruenza storica; in Matteo si racconta della strage degli innocenti, episodio storico non attestato da nessuna altra fonte e probabilmente mai avvenuto. I due racconti sono inoltre in disaccordo riguardo alle motivazioni per cui Gesù nacque a Betlemme (in base a quanto scritto in Matteo, Giuseppe e Maria sembrano risiedere nella cittadina sin dall'inizio, per l'autore di Luca vi giungono solo per rispettare i dettami del censimento), per i particolari dell'annunciazione (in Matteo a Giuseppe, in Luca a Maria), per le modalità di trasferimento a Nazaret (per Matteo vi si trasferiscono dopo la fuga in Egitto perché a Betlemme regna il figlio di Erode, secondo Luca vi ritornano dopo la nascita di Gesù).

Un'interpretazione psicanalitica che risale a Otto Rank (Il mito della nascita dell'eroe, 1909) evidenzia come i principali elementi della nascita di Gesù siano riscontrabili anche in altre biografie mitologiche, in particolare l'origine semi-divina (v. p.es. Gilgamesh, Eracle) e la persecuzione del neonato da parte di un'autorità (v. p.es. Sargon, Mosè, Romolo e Remo). Per Gesù come per gli altri eroi mitologici l'origine di questi elementi narrativi non sarebbe da trovare in eventi storici ma nell'identificazione dell'io con l'eroe e nella proiezione su questo di elementi della propria storia personale (il desiderio di essere speciale o divino, il timore della persecuzione del padre).

Interpretazione confessionale

Secondo l'interpretazione confessionale, gli elementi contenuti nelle narrazioni evangeliche sarebbero storicamente fondati. Le differenti versioni della natività date da Luca e Matteo rispecchierebbero infatti due diverse esigenze catechistiche dei redattori. Le prime comunità cristiane cui era rivolto il testo di Matteo erano infatti composte da ebrei: i diversi passi dell'Antico Testamento che vengono in Matteo esplicitamente collegati alla sua nascita sono stati ispirati dallo Spirito Santo secoli prima in vista proprio della sua nascita e non possono essere utilizzati per dedurne la non storicità del racconto evangelico.

I destinatari del vangelo di Luca erano invece i Gentili, ragione per cui nel suo vangelo, ed in particolare nel racconto della natività, vi sono alcuni riferimenti all'"attualità" dell'epoca (il censimento decretato da Cesare Augusto) ben comprensibili da parte di una comunità alla quale, al contrario, sarebbero risultate totalmente oscure le citazioni dell'Antico Testamento che caratterizzano il testo di Matteo.

Anche gli elementi storicamente più discussi, come "il suo astro" e la nascita durante il censimento di Quirinio, possono essere fondati, secondo l'interpretazione confessionale. Circa l' "astro" (tradizionalmente e impropriamente chiamato stella cometa) visto dai magi e interpretato come annuncio della nascita del "re dei Giudei", un'interpretazione che risale a Keplero lo identifica come una triplice congiunzione di Giove e Saturno nella costellazione dei pesci avvenuta nel 7 a.C.

Sito tradizionale della nascita di Gesù nella Basilica della Natività di Betlemme.

Anche la nascita durante il "primo" censimento di Quirinio non sarebbe in contrasto con la storicità della nascita "al tempo di Erode", in quanto non si tratterebbe del "secondo" censimento organizzato da Quirinio mentre era governatore della Siria nel 6 d.C., quando Erode era morto da 10 anni (4 a.C.). I tradizionali tentativi di armonizzazione hanno ipotizzato un precedente mandato di governatore durante il regno di Erode, al quale seguì un secondo mandato con un secondo censimento nel 6 d.C. Una diversa armonizzazione possibile vede Quirinio non come il governatore vero e proprio della Siria ma come il funzionario che gestì il suo primo censimento durante il governatorato di Gaio Senzio Saturnino, al tempo di re Erode, in occasione del censimento universale ("su tutta la terra") indetto da Augusto nell'8 a.C. (vedi Censimento di Quirinio).

Assumendo la fondatezza di questi riferimenti la maggior parte dei biblisti colloca la nascita dopo il censimento (8 a.C.) e prima della morte di Erode (4 a.C.), con una maggiore preferenza per il 7-6 a.C. Il vangelo non fornisce indicazioni precise circa il giorno. L'indicazione dei pastori che pernottavano all'aperto lascia supporre una stagione mite, non invernale. La datazione al 25 dicembre è tardiva (III-IV secolo) e difficilmente fondata storicamente, e ancora più tardiva è la datazione dell'anno 1 a.C., in quanto risalente al monaco Dionigi il Piccolo nel VI secolo.

La tradizione cristiana ha conservato la memoria del luogo della nascita in un punto preciso sito all'interno della Basilica della Natività di Betlemme, costruita nel IV secolo.

Il giorno e l'anno di nascita di Gesù

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi le voci Data di nascita di Gesù, Natale e Anno Domini.

I testi evangelici sembrano suggerire uno scarso interesse degli evangelisti per tramandare l'esatta data di nascita di Gesù, elemento estraneo agli obiettivi del loro testo (si veda il paragrafo precedente sul "genere letterario"). Tale ritrosia era condivisa dai primi cristiani, che tendevano a festeggiare il Battesimo di Gesù o l'Epifania (considerati "equivalenti" e collocati spesso nella stessa data, in quanto punti d'avvio della rivelazione della divinità di Gesù.

Le prime notizie risalgono circa all'anno 200, ma sono rare, contraddittorie o di difficile interpretazione. Solo Ippolito di Roma assegnava sin d'allora la nascita al 25 dicembre.

La festa liturgica del Natale è piuttosto tarda e perciò la sua collocazione al 25 dicembre sarebbe dovuta, secondo la maggioranza degli storici, a considerazioni pratiche. L'innesto delle nuove credenze cristiane nel corpus del calendario e delle tradizioni popolari romane avrebbe fissato la commemorazione della natività di Cristo nelle antiche feste invernali dedicate a Saturno, i Saturnali, forse perché erano feste che segnavano la fine di un tempo, ed anche perché caratteristica dei Saturnalia era la temporanea abolizione delle differenze sociali e l'inversione dei ruoli tra schiavi e padroni.

Dalla inesatta datazione della natività di Dionigi il Piccolo, che la fissò nell'anno 753 dalla fondazione di Roma, decorre in occidente a partire dal VI secolo la datazione della cosiddetta "era cristiana".

Note
  1. Wilhelm Schneemelcher, Robert McLachlan Wilson, New Testament Apocrypha: Gospels and related writings, Westminster John Knox Press, 2003, ISBN 066422721X, p. 65.
  2. Il termine natività ha acquistato da qui, per estensione, anche l'accezione di "iconografia della Natività".
  3. [http://www.vicariatusurbis.org/ambrogio/25_dicembre.htm Tommaso Federici, 24 giugno, 23 settembre, 25 dicembre: date storiche
  4. Per i riferimenti biblici si veda Isaia 60,6. La mirra era il principale ingrediente dell'olio santo (Es 30,23).
  5. Cf. Luigi Moraldi, Tutti gli apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli, 1994, p. 31: circa gli apocrifi, "il valore storico diretto (relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini) è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo".
  6. Cf. Geno Pampaloni, La fatica della storia, in I Vangeli apocrifi, a cura di Marcello Craveri, 1969, pp. XIII-XXVIII, in particolare: "La materia narrativa (degli apocrifi) è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere" (p. XVII); "Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore" (p. XXVII).
  7. http://www.intratext.com/IXT/ITA0451/_P3.HTM c.2.
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