Icona

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Andrej Rublëv, Icona della Trinità (1425), tempera su tavola

Il termine icona indica un'immagine sacra, in genere dipinta su tavola (più raramente su tela), tipica dell'arte bizantina ed orientale. L'icona, spesso protetta da un'apposita copertura preziosa (detta coperta di icona), è generalmente esposta sull'iconostasi o sul leggio nell'area del coro.

Il termine icona deriva dal greco εἰκών, eikón, che può essere tradotto con "immagine".

Origini

L'icona è l'espressione del messaggio cristiano affermato nel Vangelo attraverso le parole. Si tratta di una creazione bizantina del V secolo. L'occasione fu offerta dal ritratto della "Vergine odighitria" attribuito dalla tradizione a San Luca evangelista. Quando nel 1453 l'Impero Romano d'Oriente crollò, i popoli balcanici contribuirono ad incrementare sia la produzione sia la diffusione di queste raffigurazioni sacre. In Russia, l'icona assume un significato molto particolare e di grande importanza. Il simbolismo e la tradizione non coinvolgevano solo l'aspetto pittorico, ma anche quello relativo alla preparazione e al materiale utilizzato.

Caratteristiche generali

Le icone erano dipinte su tavolette di legno, generalmente di tiglio, larice o abete. Sullo strato interno della tavoletta in genere era effettuato un solco che veniva chiamato "scrigno". Sulla superficie che veniva così a crearsi, si cominciava a tratteggiare il disegno.

Si partiva con uno schizzo della rappresentazione, il successivo processo era quello della pittura. S'iniziava con il dorare tutti i particolari (bordi dell'icona, pieghe dei vestiti, sfondo e corone). Quindi si cominciava con il dipingere i vestiti, gli edifici e il paesaggio. Le ultime pennellate venivano effettuate con la pura biacca. L'effetto tridimensionale veniva reso da tratti più scuri distribuiti in modo uniforme. Successivamente balenii di luce chiari, ottenuti con l'ocra mescolata alla biacca, erano posti sulle parti in rilievo del volto: zigomi, naso, fronte e capelli. La vernice rossa era disposta in uno strato sottile attorno alle labbra, sulle guance e sulla punta del naso. Infine con una vernice marrone chiara erano dipinti gli occhi, le ciglia ed eventualmente i baffi o la barba.

L'iconografia era un'arte grandissima che richiedeva grande preparazione tecnica e spirituale. Il pittore si preparava appositamente per creare l'opera iconografica: un atto che gli permetteva di entrare in stretto rapporto con il divino ed esigeva una profonda purificazione mentale, spirituale e fisica.

Le icone ben dipinte erano considerate opera di Dio stesso, che esprimeva la sua perfezione attraverso le mani dell'iconografo, risultava dunque inopportuno porre sull'icona il nome della persona di cui Dio "si era servito". I volti dei santi rappresentati nelle icone sono chiamati lichi: ovvero volti che si trovano fuori dal tempo, eternati dalla pittura iconografica. È un volto trasfigurato e trasformato che ha abbandonato la dimensione della passioni terrene ed è totalmente inserito in quella spirituale, al di là del tempo e dello spazio. Pur essendo trascinati e coinvolti in questa dimensione, mantengono la loro dimensione umana: restano uomini e in qualità d'essere umani mantengono l'immagine di Dio sul loro volto.

Il ruolo del tempo e della storia nelle icone tradizionali

Per meglio comprendere il ruolo delle icone è necessario considerare la concezione medioevale del sacro, del tempo e dell'uomo. La distinzione fondamentale si ebbe con l'inizio del Rinascimento, prima di allora la concezione del tempo era quasi uguale in tutto il mondo cristiano. Con l'inizio dell'epoca rinascimentale l'Europa, a differenza di Bisanzio, si mosse verso una nuova concezione del tempo.

Gli sviluppi ai quali il Rinascimento ci ha condotti, specialmente in campo storico e artistico, hanno fatto in modo che in Europa si venissero a creare due filoni ben distinti: il primo, quello che conosciamo bene e quello che ci ha portati ad una maggiore consapevolezza della storia e dell'arte in generale, la retrospezione ha coinciso con la nascita delle varie scienze artistiche, come ad esempio la prospettiva e il riconoscimento della localizzazione spazio-temporale degli avvenimenti. È nato un nuovo tipo d'uomo: l'uomo cosciente delle proprie capacità ed incline all'azione.

Nell'Europa orientale e in particolare nella Russia e a Bisanzio, la concezione non mutò e si rimase profondamente legati alla tradizione ereditata dai padri della chiesa (Sant'Agostino e la scolastica). La storia è semplicemente divisa in due tempi: quello prima della venuta di Gesù Cristo e quello dopo. Il tempo era un concetto inapplicabile prima della creazione del mondo, è un concetto che mal si concilia con Dio, basti pensare ai suoi attributi d'ineffabilità, immortalità, alla sua onnipresenza immutabile. Dio per definizione è ingenerato e imperituro.

Nelle classiche icone bizantine questo è rappresentato dalla tre lettere greche e dalla croce innestata nell'aureola del Cristo. La traduzione può essere: "essente", "è sempre stato" "è" e "sempre sarà". Il che ricollega al vero nome di Dio: Yahveh, ossia "colui che è". Il mondo risulta dunque essere un progetto divino con un inizio e una fine, ogni evento nella vita degli uomini è una manifestazione dell'onnipotenza divina. Le immagini sono così raffigurate fuori del tempo, perché i santi hanno già avuto accesso alla vita eterna e al mondo divino. Lo sguardo delle icone è ricercato, volto a suscitare inquietudine, agitazione paura, ma anche speranza, si tratta di sguardi provenienti dall'eternità. Le immagini d'Andrej Rubliev (1370-1430) sono abbastanza chiarificatrici per quanto riguardo questo aspetto.

Un'icona è arte?

La comprensione delle icone può risultare difficile, specie se osservate con l'ottica della cultura occidentale europea. Tali raffigurazioni sacre non possono essere dunque paragonate a quadri: questi, e in genere le raffigurazioni pittoriche, rappresentano uomini, una realtà concreta che si "muove", le immagini sono tridimensionali, ci raccontano ciò che noi vediamo ogni giorno, i temi sono sempre tradotti in linguaggi terrestri. Anche la pittura impressionistica e l'arte astratta sono rappresentazioni di emozioni, di uno stato del poeta che non può essere fisso o definito secondo canoni stabiliti in precedenza. Le icone sono il collegamento con l'altro mondo, non sono semplici raffigurazioni, non possono essere giudicate con gli stessi caratteri di un quadro, né possono avere lo stesso ruolo di un dipinto. Non esistono chiaroscuri: il regno di Dio è luce.

L'icona può essere vista come una finestra spirituale aperta a tutti coloro che sono in grado di coglierne l'essenza. Per coglierla con la giusta sfumatura bisogna mettersi nei panni del credente, ed entrare nella convinzione che Dio sia il giudice ed il supremo occhio che osserva e al quale nulla sfugge. Alcuni ritengono pertanto che non sia appropriato definire l'icona come una semplice rappresentazione artistica. Difatti, ad esempio, la Sacra Sindone, che non è un'opera artistica, è considerata l'icona per eccellenza.

Significato dell'icona

L'icona è essenzialmente un simbolo, uno strumento che serve alla comprensione del divino e come "guida spirituale" verso una dimensione che va al di là di quella materiale. La raccolta delle icone canoniche costituisce la pienezza dell'insegnamento ortodosso. Potremmo definirla anche come un "microtempio".

L'icona è la rappresentazione grafica del messaggio delle Sacre Scritture. Il testo può essere letto solo da chi ha reale competenza ed è in grado di conoscere i simboli presenti nella raffigurazione sacra. Nella Russia troviamo le vere icone tradizionali. La Russia non si è limitata ad assimilare la tradizione greca, ma ha anche contribuito ad arricchirla generosamente. L'iconografia va vista nell'ottica di un gran lavoro globale, al quale attraverso le proprie opere contribuiscono tutti gli iconografi. La sacra tradizione del passato, incarna allo stesso tempo i valori di rispetto e devozione, inoltre fornisce al pittore i binari sui quali portare avanti la propria esperienza.

Simbolismo delle Icone sacre

Come in tutte le raffigurazioni sacre, i colori assumono un'importanza fondamentale, così come le caratteristiche ricorrenti fanno tutte capo ad una ben precisa tradizione.

Il blu, ad esempio, rappresenta il colore della trascendenza, mistero della vita divina. Il rosso è indubbiamente il colore più vivo presente nelle icone: è simbolo dell'umano e del sangue versato dai martiri. Il verde è spesso usato come simbolo della natura, della fertilità e dell'abbondanza. Il marrone, invece, simboleggia ciò che è terrestre e nella sua natura più umile e povero. Il bianco è il colore dell'armonia, della pace, il colore del divino che rappresenta la luce che è vicina.

Anche le lettere dipinte sull'icona assumono un particolare valore: le icone del Cristo presentano sempre la dicitura "IC XC" (forma greca abbreviata di Gesù Cristo) e anche "Ω O N" ("colui che è") il simbolo è generalmente inserito nell'aureola. La vergine Maria, madre di Dio invece, presenta la dicitura "MP OY"; vicino al nome possono comparire altre diciture, come ad esempio "Onnipotente", "Datore di Vita", "Vergine Madre".

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Collegamenti esterni

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