Miracolo eucaristico di Faverney

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark

Il miracolo eucaristico di Faverney avvenne nell'omonima cittadina francese nell'anno 1608: alla vigilia di Pentecoste un incendio distrusse l'altare, ma non l'ostensorio con il Santissimo Sacramento, che restarono intatti, essendo rimasti sospesi in aria, secondo le testimonianze, per 33 ore.

Storia

A Faverney, piccolo centro francese ai confini con la Svizzera, in un'abbazia benedettina risalente all'VIII secolo, durante le celebrazioni per la Pentecoste del 1608, nella notte fra Domenica e Lunedì, si sviluppò un incendio.

La mattina furono trovati bruciati l'altare e gli arredi sacri, ma l'ostensorio d'argento, contenente l'Ostia consacrata per l'Adorazione Eucaristica, era rimasto intatto, essendo restato sospeso in aria, secondo numerosissime testimonianze, davanti alla grata che divideva la chiesa dal coro dei monaci.

Si cercò di capire cosa tenesse in aria l'ostensorio, ma senza arrivare a una spiegazione razionale. Dopo circa 33 ore, durante la celebrazione della Messa, il fenomeno finì e l'ostensorio discese su di un altare appositamente preparato.

Il 10 luglio, dopo il processo canonico, l'arcivescovo di Besançon dichiarò miracoloso l'evento e, dopo che il 13 settembre l'arcivescovo di Rodi, in qualità di nunzio apostolico a Bruxelles, lo aveva fatto conoscere a papa Paolo V, questi concesse con una bolla l'indulgenza relativa. Nel 1862 la Congregazione dei Riti autorizzò la celebrazione del miracolo. Nel 1908, in occasione del terzo centenario dell'evento, si tenne un Congresso Eucaristico Nazionale.

Molti commentatori sottolinearono che il miracolo sembrava una risposta divina alle eresie protestanti che in quel tempo si stavano diffondendo - negando tra l'altro la reale presenza di Cristo nell'Eucaristia - e la fede cattolica si ravvivò e consolidò in quella regione.

L'ostia consacrata rimasta intatta è ancora oggi esposta alla venerazione dei fedeli[1].

Note
  1. Renzo Allegri, (2005), pp. 143-147
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.