Miracolo

Da Cathopedia, l'enciclopedia cattolica.
100%Decrease text sizeStandard text sizeIncrease text size
Share/Save/Bookmark
Gioachino Assereto, Gesù Cristo guarisce il cieco (1640 ca.), olio su tela
Virgolette aperte.png
Gesù accompagna le sue parole con numerosi "miracoli, prodigi e segni" (At 2,22), i quali manifestano che in lui il Regno è presente. Attestano che Gesù è il Messia annunziato.[1]

I segni compiuti da Gesù testimoniano che il Padre lo ha mandato.[2] Essi sollecitano a credere in lui.[3] A coloro che gli si rivolgono con fede egli concede ciò che domandano.[4] Allora i miracoli rendono più salda la fede in colui che compie le opere del Padre suo: testimoniano che egli è il Figlio di Dio.[5] Ma possono anche essere motivo di scandalo.[6] Non mirano a soddisfare la curiosità e i desideri di qualcosa di magico. Nonostante i suoi miracoli tanto evidenti, Gesù è rifiutato da alcuni;[7] lo si accusa perfino di agire per mezzo dei demoni.[8]

Liberando alcuni uomini dai mali terreni della fame,[9] dell'ingiustizia,[10] della malattia e della morte,[11] Gesù ha posto dei segni messianici; egli non è venuto tuttavia per eliminare tutti i mali di quaggiù,[12] ma per liberare gli uomini dalla più grave delle schiavitù: quella del peccato,[13] che li ostacola nella loro vocazione di figli di Dio e causa tutti i loro asservimenti umani.

La venuta del regno di Dio è la sconfitta del regno di Satana:[14] "Se io scaccio i demoni per virtù dello Spirito di Dio, è certo giunto fra voi il regno di Dio" (Mt 12,28). Gli esorcismi di Gesù liberano alcuni uomini dal tormento dei demoni.[15] Anticipano la grande vittoria di Gesù sul "principe di questo mondo".[16] Il regno di Dio sarà definitivamente stabilito per mezzo della croce di Cristo: "Regnavit a ligno Deus - Dio regnò dalla croce".[17]

Virgolette chiuse.png

Per miracolo si intende un evento non attribuibile a cause naturali ma riconducibile all'intervento divino.[18] Assieme alle profezie, i miracoli mostrano "luminosamente l'onnipotenza e la scienza infinita di Dio, e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all'intelligenza di tutti".[19]

Nella visione cristiana del mondo, Dio creatore onnipotente ha realizzato l'ordine attuale della natura e lo conserva. Egli pertanto può sottrarre, limitare o modificare il corso naturale degli eventi, sospendendo, con un atto libero della volontà, l'applicazione delle leggi naturali al caso particolare. Non si tratta però di una "correzione" dell'ordine del cosmo, che è allo stesso tempo corrotto a causa dei peccati derivanti dalla libertà umana, in particolare il peccato originale, e perfetto in quanto la include e ne permette gli effetti nefasti, ma di un anticipo della perfezione futura del regno di Dio (cfr. LG 5).

Nella storia della salvezza i miracoli si manifestano, con caratteristiche e peculiarità proprie, nel periodo precedente alla venuta di Gesù (Antico Testamento), in occasione del suo ministero pubblico, e nella vita della Chiesa dei secoli seguenti.

Sebbene sia innegabile un ruolo del miracolo in altre tradizioni religiose, il cui valore storico può essere ricondotto a leggende e/o frodi e allucinazioni, è solo nella Chiesa che esso viene accolto e normato con precise disposizioni canoniche serie e rigorose.

Nella Bibbia

Nella Bibbia sono diversi i termini ebraici e greci che, per quanto implicanti sfumature diverse, sono riconducibili al concetto di miracolo. I vari termini biblici sono varianti perlopiù lessicali e non concettuali, come si vede per esempio nel Sal 144[143],4-6:

« Una generazione narra all'altra le tue opere (ma'asèh),
annunzia le tue meraviglie (geburòt).
Proclamano lo splendore della tua gloria
e raccontano i tuoi prodigi (nipla'òt).
Dicono la stupenda tua potenza
e parlano della tua grandezza (geburòt). »

Nell'Antico Testamento

Il Mar Nero prima e dopo l'inondazione del 5600 a.C. ca., possibile fondamento storico del mito del diluvio[20]

Nel testo masoretico il più ricorrente termine ebraico è אֹת ('ot, 78 occorrenze, p. es. Es 4,8), usualmente tradotto nella LXX con σημείον, semeíon, "segno", indicante anche un qualunque segno naturale o convenzionale. Il termine מוֹפְת (mofèt, 36 occorrenze, per esempio Es 7,3), tradotto in greco τέρας, téras, può essere reso con "prodigio", ma ha spesso una connotazione punitiva e negativa (per esempio le "piaghe" d'Egitto). Altri termini sono i collettivi פֶלֶא (pèle', "meraviglie", Es 15,11), נִפְלָאֹת (nipla'òt, idem, Es 34,10), גְּדֹלֹת o גְּדֻלּוֹת (gedolòt o gedullòt, "grandezze", Dt 10,21), גְבוּרֹת, geburòt ("prodezze", Dt 3,24), מַּעֲשֶׂה ma'asèh ("opere").

Nella letteratura sapienziale veterotestamentaria c'è la tendenza a considerare miracolo ogni intervento di Dio, straordinario o meno.In senso proprio sono comunque diversi i miracoli attribuiti a Dio, in particolare tramite la mediazione dei profeti.

Nella cosiddetta "preistoria biblica", il miracolo più notevole è il castigo del diluvio (Gen 6-9). Secondo il racconto biblico ha origine dalla diffusa malvagità degli uomini e ha come scopo quello di dare origine a una nuova umanità non più corrotta. Dal punto di vista storico, il diluvio appare come una derivazione e un riadattamento della precedente Epopea di Gilgamesh, un mito di origine sumerica. Sebbene gli esegeti moderni non attribuiscano alla narrazione un fondamento reale, un possibile nucleo storico può essere trovato nella controversa teoria dell'inondazione del Mar Nero, databile attorno al 5600 a.C., allorquando il bacino del mare era in realtà un lago più ridotto e venne inondato attraverso il Bosforo dal Mar Mediterraneo, il cui livello si era alzato a causa della fine della glaciazione.[20]

Il miracolo per eccellenza dell'Antico Testamento è la liberazione dall'Egitto del popolo d'Israele, con le piaghe d'Egitto e il passaggio del Mar Rosso. Dagli storici moderni gli eventi sono comunemente datati tra il 1250-1200 a.C., ma (come la maggior parte della Bibbia ebraica) vennero definitivamente redatti dopo l'esilio di Babilonia, attorno al 500 a.C.. Questo lungo lasso di tempo lascia supporre che nei secoli il racconto sia stato progressivamente ampliato e abbellito (cfr. sopra), pur senza arrivare a negare un fondamento storico all'uscita degli Ebrei dall'Egitto. Altri miracoli associati all'esodo e al soggiorno nel deserto sono le quaglie e soprattutto la manna (Es 16,1-21), l'acqua scaturita dalla roccia (Es 17,3-7), e la ribellione di Core (Nm 16,23-34).

Tralasciando i prodigi narrati in alcuni libri di tipo sapienziale (Giobbe, Daniele, Tobia, Giona), tra i taumaturghi dell'Antico Testamento si segnalano il profeta Isaia (la liberazione dell'assedio assiro di Gerusalemme, Is 37; la guarigione del re Ezechia Is 38) e in misura maggiore Elia ed Eliseo.

Oltre a vaticini, profezie e teofanie, di Elia viene narrata l'imposizione di una carestia (1Re 17,1; 18,1-2.41-46), il suo miracoloso sostentamento da parte di corvi (1Re 17,2-6), il prodigioso sostentamento a favore di una vedova di Zarepta (1Re 17,10-16) e la risurrezione di suo figlio (1Re 17,17-24), il sacrifio a Dio sul monte Carmelo contro i profeti di Baal (1Re 18,20-40), l'apertura del fiume Giordano (2Re 2,7-8). In particolare il racconto della duplice distruzione dell'ambasciata del re a Elia (2Re 1,9-16) può risentire di una amplificazione popolare e leggendaria.

Benjamin West, Eliseo risuscita il figlio della sunemmita, 1765

Di Eliseo, erede spirituale di Elia, oltre a vaticini e profezie è narrata la purificazione di una sorgente (2Re 2,19-22), un'inondazione strategica (2Re 3,13-24), il prodigioso sostentamento di una vedova (2Re 4,1-7), l'intercessione per il concepimento di una sterile di Sunem (2Re 4,8-17) e la successiva risurrezione di suo figlio (2Re 4,18-37), il risanamento di una zuppa avvelenata (2Re 4,38-41), una moltiplicazione dei pani (2Re 4,42-44), la guarigione da lebbra dell'arameo Naaman (2Re 5), l'accecamento di una truppa aramea (2Re 6,8-23), la liberazione dell'assedio di Samaria dagli aramei (2Re 7). Anche per Eliseo sono riportati miracoli che vanno verosimilmente ricondotti ad amplificazioni leggendarie (2Re 2,23-24; 6,1-7). Viene anche narrato una prodigiosa risurrezione "per contatto" post-morte (2Re 13,20-21).

Nell'Antico Testamento dunque l'evento prodigioso del miracolo, tendenzialmente, non è un'inutile magia, ma un segno volto a dimostrare la potenza di Dio o del suo inviato, in vista del bene del popolo. Di per sé però il miracolo è ambiguo, non è una prova evidente del favore divino dato che può essere compiuto da taumaturghi estranei o contrari al progetto di Dio (Es 7,12, Dt 13,2-6). Il miracolo deve dunque essere sempre associato a un messaggio di qualche tipo salvifico, in un contesto preciso, e il rapporto tra il segno e il messaggio è reciproco e circolare, in vista di una valorizzazione e approvazione reciproca. La fede e il messaggio associato non creano l'evento, ma lo leggono, lo interpretano, lo avvalorano.

Caratteristica importante dei miracoli veterotestamentari compiuti da taumaturghi è che i racconti evidenziano sempre, esplicitamente o implicitamente ("l'uomo di Dio"), come i prodigi non siano fatti dagli uomini, ma sempre da Dio attraverso l'operato degli uomini.

Nel Nuovo Testamento

Nel Nuovo Testamento i termini greci usati più frequentemente sono δύναμις (dìnamis, 119x, p.es. Mt 13,58), "atto di potenza"; σημείον (semèion, 77x, p.es. Mt 12,39), "segno", tipico in particolare di Gv; τέρας (tèras, 16x, p.es. Mt 24,24); e in misura minore ἔργον (érgon, p.es. Gv 9,3), "opera"; θαυμάσια (thaumàsia, p.es. Mt 21,15), "meraviglie"; παράδοξα (paràdoxa, p.es. Lc 5,26, "cose incredibili, contro l'opinione comune".

I miracoli di Gesù

Exquisite-kfind.png Per approfondire, vedi la voce Miracoli di Gesù.

Nei vangeli la capacità di compiere miracoli appare come ripartita su tre livelli:

  • Dio (Padre) è signore del destino degli uomini (p.es. Mt 5,36) e responsabile del creato (p.es. Mt 10,29) e dei fenomeni atmosferici (p.es. Mt 5,45). In questa accezione di miracolo in senso lato, il Nuovo Testamento è in continuità con l'Antico Testamento;
  • Gesù compie i miracoli in prima persona, senza invocare Dio (Padre) come accade nell'Antico Testamento (p.es. Mc 1,31; 5,41), in conformità al dogma cristiano della divinità del Figlio;
  • i discepoli sono rivestiti da Gesù della capacità di compiere miracoli (p.es. Mt 10,17;Mc 16,18).

I miracoli compiuti da Gesù sono solitamente suddivisi in:

In tutti questi casi i miracoli non appaiono come meri eventi magici fini a se stessi, cosa riscontrabile nei tardivi e leggendari miracoli di Gesù dei vangeli apocrifi. I miracoli dei vangeli canonici appaiono sobri, non sensazionalistici, e talvolta Gesù li compie con una certa ritrosia (Mc 7,24-30; Mt 12,39; Mc 1,40-45, assumendo anche la lectio difficilior "si adirò" in Mc 1,41).

I miracoli di Gesù sono atti di bene (non dettati da frivola curiosità, Lc 23,8) presupposti dalla e finalizzati alla fede delle persone. Posso essere finalizzati a produrre la fede in Gesù (Mt 11,20-24), ma solitamente se le persone non hanno una fede iniziale Gesù non può compiere miracoli in loro favore (Mc 6,5-6), né i suoi discepoli possono compierli se privi o deboli di fede (Mt 14,31; 17,19-20). La fede in Gesù appare anche come elemento indispensabile per accogliere e interpretare il miracolo, che può rimanere di per sé ambiguo o rifiutabile (Mt 12,24; 28,13-15; Gv 11,47.53).

Lo scopo principale dei miracoli di Gesù è quello di produrre e accrescere la fede in lui, messia atteso dalla tradizione ebraica (Mt 11,2-6). La teologia più avanzata di Gv indica i miracoli di Gesù come segno della sua uguaglianza con Dio Padre (Gv 5,17; 11,4). Soprattutto, scopo dei miracoli di Gesù è confermare e anticipare l'oggetto della sua predicazione, il regno di Dio, che segna (in particolare con gli esorcismi) la sconfitta del diavolo (Mt 12,28; Lc 10,18). Sotto questo aspetto, la risurrezione di Gesù non rappresenta solo uno dei tanti (per quanto il più eccelso) miracoli da lui compiuti, ma il mezzo grazie al quale gli uomini possono compartecipare della sua gloria nel "non ancora" futuro e nel "già" della storia.

Nella Chiesa apostolica

Nella Chiesa post-pasquale descritta da Atti, gli apostoli possono compiere miracoli dietro l'esempio e su mandato di Gesù (Mt 10,8; 28,20; Mc 16,17-18). Pietro guarisce uno storpio (At 3,1-10), un paralitico (At 9,32-35) e risuscita una fanciulla (At 9,36-42), sono miracolosamente liberati dal carcere "gli apostoli" (At 5,17-23) e quindi Pietro (At 12,1-9), e compiono altre (generiche) guarigioni, al punto da acquisire fama di taumaturghi (At 5,12-16). Paolo, dopo la sua prodigiosa conversione (At 9,1-19), acceca miracolosamente un falso mago (At 13,8-12), guarisce un paralitico (At 14,8-10), esorcizza una giovane (At 16,16-18), viene miracolosamente liberato da un carcere (At 16,22-26), risuscita un ragazzo (At 20,7-12), a Malta rimane incolume al morso di una vipera (At 28,3-6) e guarisce dei malati (At 28,9).

Tra i fedeli delle chiese dell'epoca apostolica dovevano essere particolarmente presenti fenomeni prodigiosi di vario tipo, come la capacità di compiere guarigioni e miracoli, profetizzare, parlare e interpretare lingue straniere (1Cor 12,7-10). Nei secoli seguenti questa carismaticità eccezionale delle comunità cristiane si è ridotta, senza però mai venire meno.

Tra storia e leggenda

Lambert Lombard, Moltiplicazione dei pani e dei pesci, XVI secolo

Il carattere meraviglioso e stupefacente dei miracoli può in qualche modo sollecitare la fantasia umana che può essere portata, anche per pia devozione, ad ampliarli, esagerarli o inventarli ex novo.

L'amplificazione leggendaria è evidente per alcuni prodigi biblici.

Per esempio, per la prima "piaga d'Egitto" la tradizione jahwista, più antica (X/IX secolo a.C.), parla di tramutazione delle sole acque del Nilo (Es 7,17), mentre la tradizione sacerdotale, più recente (VIII secolo a.C.), amplifica l'effetto della piaga a tutte le acque dell'Egitto, incluse quelle dei recipienti (Es 7,19). Nel racconto del passaggio del mare, è evidente il tentativo di armonizzare la fonte jahwista, più antica (gli inseguitori sono un contingente numeroso ma limitato, Es 14,7; il mare è lentamente asciugato dal vento, Es 14,21a, che lascia supporre uno specchio d'acqua paludoso) con quella sacerdotale, più recente (gli inseguitori sono tutto l'esercito egiziano, Es 14,9; il mare è improvvisamente diviso Es 14,21b-22).

Anche quanto ai miracoli di Gesù è evidente una certa amplificazione di alcuni miracoli,[21] riscontrabile in particolare dal confronto tra alcuni passi del vangelo di Marco, che è il più antico (circa 65-70), e i paralleli sinottici, più tardivi (Mt e Lc sono stati completati circa gli anni 80-90). In particolare:

Riconoscere che nella tradizione antica c'è stata un'amplificazione degli eventi non deve portare a negarne il nucleo storico: a favore della storicità delle narrazioni giocano il criterio di antichità (sono narrazioni redatte pochi decenni dopo i fatti accaduti), di molteplice attestazione (le fonti sono concordi nell'indicare Gesù come un taumaturgo), e il tono sobrio ed asciutto con cui sono descritti di miracoli di Gesù, che talvolta appare reticente a compierli e/o severo nell'impedirne la divulgazione.

Nella storia della Chiesa

Nei vangeli apocrifi

Nei vangeli apocrifi (testi tardivi non accolti nel canone neotestamentario) i miracoli hanno un ruolo di primo piano. Rappresentano Gesù e altri personaggi atti a compiere ogni genere di prodigio in maniera gratuita e stupefacente, lontana dalla sobrietà delle descrizioni evangeliche canoniche. La mancanza della loro storicità è riconosciuta in maniera pressoché unanime da biblisti e storici accademici: "Il valore storico diretto [relativo cioè a Gesù e alla Chiesa delle origini] è, generalmente parlando, assai tenue, e il più delle volte nullo";[22] "La materia narrativa [degli apocrifi] è assai ricca di colorito romanzesco, da antica fiaba popolare... il miracolo, come accade negli scrittori intimamente poveri di fantasia, è chiamato in causa di continuo, e si mescola quasi ingenuo lustrino al povero realismo degli scenari. È un miracolo che agisce con automatismo implacabile, penoso, senza altro significato che il suo stesso prodigio. Non ha accento spirituale, ma solo il peso, assoluto, del Potere";[23] "Dietro gli Apocrifi senti l'ansito grosso dell'approssimazione, l'impazienza della meraviglia, lo stupore di una fede che si confessa come un amore".[24]

A titolo di esempio, tra i numerosi aneddoti leggendari del Vangelo dell'infanzia di Tommaso[25] si segnalano:

  • Gesù che a cinque anni crea con l'argilla dodici passerotti, batte le mani e volano via (2);
  • Gesù uccide il figlio dello scriba Anna perché gli aveva fatto un dispetto (3);
  • un bambino correndo urta Gesù, che irritato lo uccide all'istante (4);
  • San Giuseppe, fabbricando un letto, taglia un legno troppo corto, ma Gesù lo tira e lo allunga (13).

Il Vangelo dello pseudo-Matteo[26] riprende alcuni di questi miracoli, facendo risuscitare i bambini uccisi, e ne aggiunge altri, come Gesù che a otto anni ammansisce dei leoni (35) e il passaggio del Giordano tra le acque divise (36).

Nel Vangelo arabo dell'infanzia, grazie a Gesù infante ritorna umano un ragazzo che era stato trasformato in mulo (20-21). Questo testo lascia intravedere poi in particolare un processo di amplificazione leggendaria: i magi, che non sono detti "re" in Mt 2, diventano i re di Persia, Arabia e India, tra loro fratelli, accompagnati da un esercito di 12.000 uomini (11).

Nella tradizione cristiana

La bimillenaria tradizione cristiana è caratterizzata da una notevole presenza di miracoli di vario tipo. I miracoli più comuni sono quelli riferibili alla vita di un qualche santo. Per i periodi più antichi, in particolare allorquando trascorre un certo tempo tra la vita del santo e la stesura delle fonti storiche relative, non è sempre facile risalire al nucleo storico degli eventi (cfr. sopra), e può rimanere il dubbio che i miracoli tramandati siano pie elaborazioni agiografiche.

Una serie di miracoli particolarmente ricorrenti nella tradizione cattolica ha a che fare con il sacramento dell'eucaristia (miracoli eucaristici): in talune occasioni, il pane e/o il vino usati all'interno della Messa si sono trasformati in carne e sangue. In queste occasioni il cambiamento operato dalla consacrazione non ha riguardato solo la sostanza (transustanziazione), come avviene comunemente, ma anche gli accidenti, cioè le caratteristiche osservabili dell'ente. È stato notato che per una parte di questi miracoli, per i quali non ci è pervenuta l'ostia o il vino trasformati, è possibile che si sia trattato di un fenomeno naturale causato dal batterio Serratia Marcescens, che può produrre una sostanza rosso sangue.[27]

Il fenomeno delle stigmate ("segni" in greco), cioè l'avere sul proprio corpo le ferite avute da Gesù durante la sua passione, è diffuso a partire dal medioevo, che vede San Francesco d'Assisi come primo stigmatizzato della storia. Celebre è il caso contemporaneo di San Pio da Pietrelcina.

L'incorruttibilità si verifica allorquando i corpi di santi non vanno incontro al normale decadimento post-morte.

Diversi miracoli si registrano in occasione di alcune apparizioni mariane. Tra i più significativi, il Miracolo del sole a Fatima e la lunga lista di miracolati di Lourdes.

Nei moderni processi di canonizzazione

In epoca contemporanea la Chiesa, ben conscia del problema della effettiva storicità dei miracoli, delega la Congregazione delle cause dei santi a indagare in maniera seria e rigorosa sull'autenticità di un presunto miracolo, in particolare in occasione del processo di canonizzazione. I testi recenti che normano la procedura sono la costituzione apostolica Divinus Perfectionis Magister (25 gennaio 1983, online), ripresa dal documento della Congregazione Norme da osservarsi nelle inchieste diocesane nelle cause dei santi (7 febbraio 1983, online), e la lunga e dettagliata istruzione della Congregazione Sanctorum Mater (17 maggio 2007, online).

Le direttive ecclesiali prevedono il ricorso al parere giurato di un perito medico (o di un perito tecnico per un miracolo di altra natura) durante la fase diocesana[28] e di una commissione di medici al momento del vaglio del miracolo nella Congregazione.[29] I criteri per giudicare una guarigione come miracolosa sono stati precisati del cardinale Prospero Lambertini (poi Benedetto XIV) nel 1734, che ne ha contati sette:

(LA) (IT)
« Primum est, ut morbus sit gravis, et vel impossibilis, vel curatu difficilis.
Secundum, ut morbus, qui depellitur, non sit in ultima parte status, ita ut non multo post declinare debeat.
Tertium, ut nulla fuerit adhibita medicamenta, vel, si fuerint adhibita, certum sit, ea non profuisse.
Quartum, ut sanatio sit subita, et momentanea.
Quintum, ut sanatio sit perfecta, non manca, aut concisa.
Sextum, ut nulla notatu digna evacuatio, seu crisis praecedat temporibus debitis, et cum causa; si enim ita accidat, tunc vero prodigiosa sanatio dicenda non erit, sed vel ex voto, vel ex parte naturalis.
Ultimum, ut sublatus morbus non redeat. »
« Primo, bisogna che la malattia sia grave, incurabile o difficoltosa a trattarsi.
Secondo, bisogna che la malattia vinta non sia nella sua fase conclusiva[30] cosicché debba cessare non molto dopo.
Terzo, occorre che nessun farmaco sia stato impiegato, o se impiegato, che ne sia stata accertata la mancanza di effetti.
Quarto, bisogna che la guarigione avvenga all'improvviso e istantaneamente;
Quinto, è necessario che la guarigione sia perfetta, e non difettosa o parziale.
Sesto, bisogna che ogni escrezione o crisi degne di nota siano avvenute a tempo debito, per una causa accertata, precedentemente alla guarigione; in tale eventualità la guarigione non sarebbe da considerare prodigiosa, ma piuttosto, totalmente o parzialmente naturale.
Ultimo, bisogna che la malattia debellata non si ripresenti. »
(De servorum beatificatione et beatorum canonizatione 4,8,2[31] )

La successiva consuetudine ha semplificato i criteri in quattro. Per essere valutata come miracolo, la guarigione deve essere:

  • inspiegabile;
  • immediata;
  • totale;
  • irreversibile.

Al parere positivo della commissione medica il miracolo viene esaminato da una commissione teologica.[32] L'approvazione ufficiale e definitiva del miracolo spetta al Papa, che dichiara l'evento constare de miraculo, "trattarsi di miracolo". La Congregazione pubblica quindi il resoconto dettagliato del miracolo (Decretum super miraculo) con nome, cognome, età del miracolato, luogo di residenza, tipo di malattia, data del suo manifestarsi, cure mediche tentate, data della guarigione. I vari decreti di beati e santi sono raccolti negli Acta Apostolicae Sedis[33].

Note sistematiche

Il termine italiano miracolo deriva dal latino miraculum, dal verbo mirare, cioè "ammirare, meravigliarsi, stupirsi".

L'analisi di Tommaso

Tommaso, con la sua consueta precisione, scorge una distinzione di significato all'interno del miracolo:

(LA) (IT)
« In miraculis duo possunt attendi. Unum quidem est id quod fit, quod quidem est aliquid excedens facultatem naturae. Et secundum hoc, miracula dicuntur virtutes. Aliud est id propter quod miracula fiunt, scilicet ad manifestandum aliquid supernaturale. Et secundum hoc, communiter dicuntur signa, propter excellentiam autem, dicuntur portenta vel prodigia, quasi procul aliquid ostendentia". » « Nel miracolo possono scorgersi due cose. Una è ciò che accade e che eccede le facoltà della natura. E secondo questa, i miracoli sono detti potenze. La seconda cosa è ciò per cui i miracoli accadono, cioè la manifestazione di qualcosa di soprannaturale. E secondo questa i miracoli si dicono segni, e per la loro eccellenza si dicono portenti, o prodigi poiché mostrano qualcosa da lontano. »
(Summa Theologiae, II-II, q. 178 a. 1 ad 3 )

Caratteristiche

Il miracolo è caratterizzato da quattro elementi:

  • teologico: l'intervento di Dio. Sottolineare tale aspetto, come nell'Antico Testamento, porta a vedere ogni intervento di Dio come miracoloso. Così è meraviglioso e miracoloso tutto il creato e l'ordine naturale delle cose, come i fenomeni atmosferici (p.es. Sal 135[134],4-9), e anche l'uomo stesso (p.es. Sal 139[138],14). Anche le profezie e le vocazioni eccezionali di molti personaggi dell'Antico Testamento (Abramo, Mosè, Davide, i profeti) vedono Dio come protagonista, ma non sono considerabili miracoli in senso proprio. Il ruolo di Dio nell'attuazione del miracolo, sia diretto sia mediato da uomini taumaturghi, permette di distinguere il miracolo dal rito magico, che nonostante la sua inefficacia si basa sulla convinzione che derivi da un legame diretto tra il mago e le cose o gli eventi;
  • oggettivo: una oggettiva momentanea ed eccezionale alterazione delle leggi e cause naturali. È questo il significato più notevole ed evidente, accolto anche nel linguaggio comune in senso iperbolico e improprio (p.es. il "miracolo italiano" degli anni '50-60, una partita sportiva vinta "miracolosamente", un salvataggio o una guarigione "miracolosa");
  • soggettivo: la fede della persona grazie alla quale o a favore della quale avviene il miracolo. L'esaltazione di questo aspetto porta ad attribuire miracoli fittizi o esagerati a grandi personaggi religiosi, nella pia convinzione che questi possano accrescere la santità del taumaturgo e/o la devozione degli uditori. cfr. in particolare i fantasiosi miracoli narrati nei vangeli apocrifi;
  • scopo: l'intervento è sempre finalizzato a un bene degli uomini, sia in maniera diretta e immediata (p.es. guarigioni), sia indiretta (p.es. punizioni e castighi come le piaghe d'Egitto, finalizzate alla liberazione del popolo d'Israele), sia mediata (il prodigio come conferma per gli astanti della potenza divina o dell'autorità divina del taumaturgo). La funzione mediata dei miracoli è visibile in particolare nel ministero di Gesù, i cui miracoli sono non solo a vantaggio immediato del miracolato, ma anche a vantaggio edificante delle folle, che vi possono vedere una conferma della missione messianica di Gesù e un anticipo della bontà del regno.

Il miracolo è in definitiva un evento oggettivo ed empirico, inserito in un contesto di vita soggettivo, relazionale e teologico. Questa essenziale duplice natura è ravvisabile anche nell'attuale procedura ecclesiastica che esamina l'autenticità dei miracoli (cfr. dopo), che coinvolge una commissione di medici (o altri periti) che valutano l'evento come naturale o meno, e una commissione teologica, che ne riconosce il significato spirituale e teologico.

La tensione tra fede e ragione

Pietro Pomponazzi, nel suo Sugli incantesimi (1520), nega che i miracoli siano eventi contrari alla natura ma si tratta di fatti inconsueti e rari, inclusi comunque nell'ordine naturale.[34]

Sulla stessa linea Baruch Spinoza nel Trattato teologico-politico (1670) afferma che il miracolo contro natura è "una mera assurdità", ma si tratta di "un'opera della natura che supera l'intelligenza degli uomini o che si crede la superi".[35]

David Hume (1748)[36] sottolinea l'infondatezza storica di molti racconti di miracoli delle tradizioni mitiche e religiose, e più in generale contestualizza la trattazione del miracolo all'interno della sua critica epistemologica all'induzione, alla causalità, alle leggi naturali: il miracolo, tratto dall'esperienza, non può a priori essere inteso come una violazione della normale causalità naturale, anch'essa tratta per induzione dall'esperienza.

Voltaire nel suo Dizionario filosofico (1764, pochi anni prima della sua conversione in punto di morte) trattando del miracolo[37] lo definisce "una contraddizione in termini: una legge [divina] non può essere allo stesso tempo immutabile e violata [..] È impossibile che l'essere infinitamente saggio abbia fatto delle leggi per violarle".

In epoca contemporanea la possibilità dei miracoli, intesi come violazioni delle leggi naturali, viene a priori esclusa da persone atee e razionaliste che negano l'esistenza e dunque la possibilità di intervento di Dio. Tutti i presunti miracoli sarebbero da ricondurre a truffe, coincidenze, fenomeni di autosuggestione.

In particolare l'ateo Antony Flew, prima della sua conversione teista, sottolineava come spesso il miracolo non è falsificabile, cioè non è possibile dimostrare che si tratta di un falso miracolo, e nota come per la sua irrazionalità il miracolo può andare a vantaggio della fede, non certo della ragione.[38] Nel suo Dio esiste (2007), parlando dell'esistenza di Dio e non propriamente dei miracoli, il "secondo Flew" cita un passo di Alice nel paese delle meraviglie, quando la ragazza scopre che la regina aveva 101 anni:[39]

« "Questo non posso crederlo!", dichiarò Alice.
"Proprio non puòi?", chiese la Regina in tono compassionevole. "Prova ancora: fa un respiro lungo e chiudi gli occhi".
Alice si mise a ridere. "Non serve a nulla provare", disse: "Non si può credere alle cose impossibili".
"Oso dire che tu non hai molta pratica", affermò la Regina. "Quando avevo la tua età, facevo sempre questo esercizio per mezz'ora al giorno. Diamine, certe volte ho creduto fino a sei cose impossibili prima di colazione". »

Significato teologico

La dottrina cristiana, diversamente dall'approccio prevalentemente razionalista o ateo di molti pensatori moderni e contemporanei, non considera il miracolo come un evento soprattutto irrazionale. Esso è razionalmente comprensibile ed empiricamente probabile (cioè può essere provato), fa comprendere razionalmente ed empiricamente che ciò che è accaduto viola le leggi naturali. Ciò a cui rimanda non è innanzitutto un evento impossibile, che l'uomo sarebbe portato a rigettare a priori, ma a un senso e un significato "altro", che irrompe nella storia e nella limitata comprensione del mondo e della realtà che caratterizza l'uomo nella sua natura decaduta. Il miracolo dunque non si contrappone alla ragione ma, se accolto con fede, la integra, la completa, aiuta l'uomo a giungere alla e a cogliere la verità della rivelazione.

Lo scopo dei miracoli è complessivamente articolabile su più livelli:

  • autenticano la missione e la santità del taumaturgo, spronando alla fede in lui e alla sua missione (soprattutto Antico Testamento e Gesù);
  • mostrano l'esistenza di Dio, la sua onnipotenza, la sua bontà. Da questo punto di vista prettamente apologetico, i miracoli mostrano "luminosamente l'onnipotenza e la scienza infinita di Dio e sono segni certissimi della divina Rivelazione e adatti all'intelligenza di tutti" (DF 3);
  • sono anticipo dei "cieli e terra nuova" (cfr. 2Pt 3,13) attesi dall'escatologia cristiana, nei quali il cosmo sarà privo del male introdotto dall'uomo col peccato originale. Cfr. in particolare LG 5: "I miracoli di Gesù provano che il regno è arrivato sulla terra". Questo significato non è distinto dal precedente, ma rappresenta la conferma della rivelazione divina su un aspetto specifico, quello della gloria e della felicità futura.

Nelle altre religioni

Ricostruzione dell'ipotetico miracolo della divisione della luna operato da Maometto

Tradizioni e leggende di miracoli sono presenti in tutte le mitologie e religioni. In tutti questi casi è impossibile falsificare il miracolo, cioè dimostrare che si tratta di un falso storico, diversamente da come succede per i miracoli nella tradizione cattolica.

Il divino e il miracoloso permea i testi mitologici classici dell'antichità greco-romana.

Di Buddha (circa 500 a.C.) sono narrati diversi prodigi relativamente alla nascita, all'infanzia e alla vita. Il problema di queste narrazioni è che sono state definitivamente redatte (diversamente da quanto accade con le narrazioni dei vangeli) in un periodo molto seguente, al più presto nel II secolo d.C., con la evidente possibilità di amplificazioni leggendarie.

Di Maometto il Corano non riporta in maniera chiara ed esplicita nessun miracolo. Un accenno che è stato interpretato in tal senso dalla tradizione islamica è l'incipit della sura 54: "1 L'Ora si avvicina e la luna si spacca. 2 Se vedono un segno, si sottraggono e dicono: È una magia continua!". Di per sé potrebbe essere una generica profezia escatologica (cfr. p.es. Mc 13,24-25).

Il santone indiano Sai Baba è forse in epoca contemporanea la persona con una più diffusa fama di taumaturgo. Gli si attribuiscono guarigioni, precognizioni e miracoli di vario tipo, per i quali è difficile operare un qualche tipo di falsificazione. Il suo prodigio più caratteristico è la materializzazione della "vibhuti", una cenere sacra che produrrebbe strofinando le mani. Illusionisti che hanno visionato i filmati relativi al fenomeno hanno sostenuto che si tratta di un trucco, ottenuto polverizzando una pastiglia di materiale compresso.

L'incrocio tra storia e leggenda nella tradizione extrabiblica

Raffigurazione di Onia il "disegnatore di cerchi" (Honi Ha-me'aggel)

Il fenomeno dell'ampliazione, esagerazione o invenzione di fatti miracolosi è ovviamente presente al di fuori della tradizione cristiana.[40]

Di Onia "disegnatore di cerchi", ebreo morto attorno al 65 a.C., Giuseppe Flavio nel 93-94 d.C. racconta fugacemente:

« Un certo Onia, uomo giusto e amato da Dio, una volta durante una siccità pregò Dio di farla cessare, e avendolo ascoltato Dio mandò la pioggia»

L'episodio di per sé può essere riferibile a una coincidenza non miracolosa. L'evento è però presentato anche dalla Mishnà (redatta tra fine II-inizio III secolo)[41] ma con ampliamenti ed esagerazioni leggendarie: la siccità spinge la gente a chiedere a Onia di intercedere con Dio per la siccità, prega ma non viene ascoltato, disegna un cerchio per terra attorno a lui giurando di non uscirne fino alla pioggia, piove leggermente e Onia si lamenta, piove pesantemente e si lamenta di nuovo, piove normalmente fino a che chiede a Dio di far cessare la pioggia e viene accontentato.

La stessa amplificazione è riscontrabile per Hanina ben Dosa, rabbino del I secolo. La Mishnà lo cita tre volte, senza che appaia nel suo operato nulla di particolarmente prodigioso. In un primo passo sono riportati tre detti etici di natura generale.[42] Un secondo passo riporta una elogiativa lista di rabbini con la formula stereotipata "quando morì... cessò...", tra i quali Hanani come ottavo, e con lui "cessarono gli uomini di opere [ma'asèh]", che può far presuporre una generica fama di taumaturgo.[43] Il terzo passo afferma che, pregando per un malato, diceva: "Questo vivrà, questo morirà",[44] che può essere riconducibile anche a buone capacità mediche. È nei più tardivi Talmud babilonese (III-V secolo) e palestinese (IV-V secolo) che ad Hanina sono attribuiti esplicitamente molti e variegati miracoli: guarisce il figlio di un rabbino,[45] e a distanza guarisce il figlio di un altro rabbino,[46] a distanza sa quando viene salvata una ragazza caduta in una buca,[47] subisce indenne il morso di un serpente mentre prega[48] (che è verosimilmente la storicizzazione di un detto rabbinico[49] per cui un orante concentrato non si interrompe neanche per un morso di serpente), e in una serie di racconti[50] fa cessare e riprendere la pioggia, sistema le travi di una casa, trasforma aceto in olio, fa comparire dei pani, ripara un tavolo, fa tornare delle capre con orsi sulle loro corna, la cucina di sua moglie si sfascia mentre usa spezie per le quali non era stata pagata la decima, il suo asino rubato non mangia e non beve fino alla restituzione.

La progressiva amplificazione leggendaria dei miracoli, che appare evidente e certa allorquando si dispone di fonti intermedie tra il personaggio storico e le tardive narrazioni di miracoli, deve spingere a considerare con notevole scetticismo anche le narrazioni tardive che non sono accompagnate da fonti intermedie. È il caso specifico del presunto filosofo-mago-taumaturgo ellenista Apollonio di Tiana, attivo nella seconda metà del I secolo d.C. ma che ci è noto solo tramite l'ampia Vita di Apollonio di Filostrato[51], novella-romanzo composta tra il 217 e il 220. In essa sono raccontati prodigi di varia natura come profezie, guarigioni, esorcismi, risurrezioni, episodi di telepatia, viaggi istantanei, descritti con uno stile popolare, colorito, fantasioso.

Un terzo paragone tra i miracoli descritti in particolare nel Nuovo Testamento può essere fatto con i prodigi attribuiti ad alcuni imperatori romani. In particolare per Vespasiano è narrata da Svetonio[52] e Tacito[53] una duplice guarigione di un cieco e di uno storpio. Come è possibile dimostrare che non si sia trattato di una messa in scena per dimostrare i poteri religiosi dell'imperatore, che era anche pontefice massimo? Un miracolo atmosferico è indirettamente attribuito all'imperatore Marco Aurelio. Una legione era impegnata nella campagna dell'imperatore contro i germani Quadi, ma stremata per la sete e la mancanza di acqua stava per capitolare, quando una pioggia provvidenziale, "non senza mediazione divina", diede ristoro alla truppa.[54]

Note
  1. Cfr. Lc 7,18-23.
  2. Cfr. Gv 5,36; 10,25.
  3. Cfr. Gv 10,38.
  4. Cfr. Mc 5,25-34; 10,52; ecc.
  5. Cfr. Gv 10,31-38.
  6. Cfr. Mt 11,6.
  7. Cfr. Gv 11,47-48.
  8. Cfr. Mc 3,22.
  9. Cfr. Gv 6,5-15.
  10. Cfr. Lc 19,8.
  11. Cfr. Mt 11,5.
  12. Cfr. Lc 12,13-14; Gv 18,36.
  13. Cfr. Gv 8,34-36.
  14. Cfr. Mt 12,26.
  15. Cfr. Lc 8,26-39.
  16. Cfr. Gv 12,31.
  17. Venanzio Fortunato, Inno Vexilla Regis: MGH 141, 34 (PL 88, 96).
  18. Tommaso d'Aquino, Summa Theologiae, I, 110, 4, co:
    « Miraculum proprie dicitur, cum aliquid fit praeter ordinem naturae [...]. Hoc autem non potest facere nisi Deus. »
  19. Dei Filius 3: DS 3009.
  20. 20,0 20,1 William B. Ryan, Walter C. Pitman III, et al., An abrupt drowning of the Black Sea shelf, Marine Geology, 1997, 138: 119-126, online.
  21. Cfr. Walter Kasper, I miracoli di Gesù, in Gesù il Cristo, Queriniana, Brescia 1975, in particolare pp. 116-117.
  22. Luigi Moraldi (a cura di), Tutti gli Apocrifi del Nuovo Testamento. Vangeli, Piemme, 1994, p. 31.
  23. Geno Pampaloni, La fatica della storia, in Marcello Craveri, I vangeli apocrifi, Einaudi, Milano [1969], 2005, pp. XVII.
  24. ibid., p. XXVII
  25. Traduzione italiana.
  26. Traduzione italiana.
  27. Johanna C. Cullen, The miracle of Bolsena: growth of Serratia on sacramental bread and polenta may explain incidents in medieval Italy, in American Society of Microbiology News, 1994, 60: 187-191.
  28. cfr. Norme da osservarsi nelle inchieste diocesane nelle cause dei santi:
    « a) Il vescovo competente a norma del n. 5 b, dopo aver ricevuto il libello del postulatore assieme ad una breve ma accurata relazione dell'asserito miracolo e ai documenti ad esso relativi, chieda il giudizio di uno o due esperti; »
    (n. 33)

    « a) Se si tratta di guarigione da una malattia, il vescovo o il delegato chieda l'aiuto di un medico, il quale pone le domande ai testimoni per chiarire meglio le cose secondo la necessità e le circostanze. b) Se il guarito è ancora vivente, alcuni esperti lo visitino, per costatare se la guarigione è duratura. »
    (n. 34)

    Cfr. anche Sanctorum Mater, in particolare art. 38; 60; 81; 92-93; 107-108.

  29. cfr. Divinus Perfectionis Magister 12: "Per l'esame delle guarigioni, che vengono presentate come miracoli, si tiene presso la Sacra Congregazione una commissione di medici"; 14 §1: "I miracoli asseriti, sui quali il Relatore incaricato di ciò prepara la "Positio», sono esaminati nella riunione degli esperti (se si tratta di guarigioni, nella riunione dei medici); i voti e le conclusioni degli esperti sono esposti in una accurata relazione.".
  30. Polisca, che cita questo testo del Lambertini, traduce "all'ultimo stadio", che in italiano fa pensare a un malato terminale; in realtà l'espressione latina allude alla fase finale, cioè prossima alla guarigione, della malattia.
  31. Riportato nell'articolo di Patrizio Polisca, in L'Osservatore Romano, 12-13 giugno 2009, online.
  32. Divinus Perfectionis Magister:
    « In secondo luogo si devono discutere i miracoli nello specifico Congresso dei teologi; e infine nella Congregazione dei Padri Cardinali e dei Vescovi»
    (n. 14 §2)
  33. I testi sono pubblicamente consultabili nella apposita sezione degli Acta Apostolicae Sedis, sul sito Vaticano.
  34. Pietro Pomponazzi, De Incantationibus (Sugli incantesimi), 12.
  35. Baruch Spinoza, Tractatus theologico-politicus (Trattato teologico-politico) 6.
  36. Of Miracles ("Sui miracoli"), sezione 10, in An Enquiry concerning Human Understanding (Ricerche sull'intelletto umano).
  37. Voltaire, voce "miracolo" in Dizionario filosofico, online.
  38. Antony Flew, Miracles, in The Encyclopedia of Philosophy, New York 1972, vol. V, pp. 346-353.
  39. Antony Flew, Dio esiste. Come l'ateo più famoso del mondo ha cambiato idea, Caltanissetta 2010, p. 53.
  40. Cfr. John Paul Meier, Ecursus sui paralleli ai miracoli dei vangeli, in Un ebreo marginale. Ripensare il Gesù storico, vol. 2. Mentore, messaggio e miracoli, Queriniana, Brescia 2002, pp. 672-721.
  41. Mishnà, trattato Ta'anit 3,8.
  42. Mishnà, trattato 'Abot 3,10-11.
  43. Mishnà, trattato Sota 9,15.
  44. Mishnà, trattato Berakot 5,5.
  45. Talmud babilonese, trattato Berakot 34b.
  46. Talmud babilonese, trattato Berakot 34b; Talmud palestinese, trattato Berakot 9d.
  47. Talmud babilonese, trattato Baba Qamma 5a; Talmud palestinese, trattato Yebamot 121b.
  48. Talmud babilonese, trattato Berakot 33a; Talmud palestinese, trattato Berakot 9a.
  49. Mishnà, trattato Berakot 5,1.
  50. Talmud babilonese, trattato Ta'anit 24b-25a.
  51. Traduzione inglese.
  52. Svetonio, Vespasiano 7,2-3.
  53. Tacito, Storie 4,81.
  54. Dione Cassio, Storia romana 72=71.8-10, online in inglese.
Fonti
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



Poni il mouse qui sopra per vedere i contributori di questa voce.