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Abbazia della Santissima Trinità di Venosa

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Abbazia della Santissima Trinità di Venosa
Stato bandiera Italia
Regione Stemma Basilicata
Regione ecclesiastica
Regione ecclesiastica Basilicata
Provincia Basilicata
Comune Venosa
Località Venosa
Diocesi Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa
Religione Cattolica
Proprietà Basilicata
Oggetto tipo Abbazia
Dedicazione Santissima Trinità
Sigla Ordine qualificante O.S.B.
Data fondazione V secolo
Stile architettonico Romanico
Inizio della costruzione V secolo
Completamento XIV secolo
Coordinate geografiche
40°58′10″N 15°49′39″E / 40.9695, 15.8276 bandiera Italia
Mappa di localizzazione New: Italia
Abbazia della Santissima Trinità di Venosa
Abbazia della Santissima Trinità di Venosa
Roma
Roma
Potenza
Potenza

L'Abbazia della Santissima Trinità di Venosa fu un monastero benedettino, in località Venosa, in Basilicata, nella Diocesi di Melfi-Rapolla-Venosa.

Storia

L'Abbazia della Trinità è uno dei monumenti più complessi e importanti della Basilicata , un vero e proprio scrigno di storia. La sua costruzione iniziò nel V secolo, quando una basilica paleocristiana fu eretta sul sito di un precedente tempio romano, probabilmente dedicato alla dea della fertilità Imene.

L'abbazia è composta da due chiese, la Foresteria e il Museo del Territorio:

La Chiesa vecchia

È ornata da affreschi di diverse epoche ( VIII-XVII secolo ), in particolare una Santa Caterina d'Alessandria attribuita a Roberto d'Oderisio[1] ( XIV secolo ), ispirata all'opera contemporanea di Giotto a Napoli e ricca di grazia provenzale. Il restauro  effettuato negli anni '90 ha messo in luce varie stratificazioni di questo monumento: il pavimento a mosaico paleocristiano e il deambulatorio , con simboli del cristianesimo primitivo. La chiesa paleocristiana fu eretta per custodire le reliquie di alcuni santi, tuttora conservate nell'altare barocco della navata destra. Nella navata destra si trova La Tomba degli Altavilla, luogo funerario di Roberto il Guiscardo, Guglielmo Braccio di Ferro, Guglielmo del Principato, Umfredo e Drogone, esponenti illustri della famiglia de Hauteville, che provenienti dalla Normandia come guerrieri mercenari agli inizi dell'anno mille, diedero l'avvio al primo regno unitario nell'Italia meridionale. I corpi un tempo riposavano in sarcofagi singoli, e le loro ossa vennero riunite nell'arca alla metà del Quattrocento. Della tomba del Guiscardo, attraverso i documenti, ci è noto l'epitaffio in cui egli era soprannominato Terror Mundi.

Nella navata sinistra si trova invece la tomba di Alberada di Buonalbergo (chiamata anche Aberada), moglie di Roberto il Guiscardo. La donna sposò Roberto nel 1053 ma venne da lui ripudiata per la principessa longobarda Sichelgaita di Salerno. Aberada ebbe anche un figlio dal Guiscardo, Boemondo I d'Antiochia, eroe della Prima Crociata, che morì a Canosa di Puglia nel 1111 ed ivi è sepolto. Sull'architrave del monumento campeggia un'iscrizione in latino che attesta la sua sepoltura:

(LA) (IT)
« GVISCARDI CONIVX ABERADA HAC CONDITVR ARCA / SI GENITVM QVÆRES HVNC CANVSINVS HABET » « Aberada, moglie del Guiscardo, è sepolta dentro quest'arca. Se cercherai il figlio, Canosa lo possiede »

Accanto alla tomba di Aberada vi è il sepolcro di Raffaele ed Emilio Acciaiuoli (XV secolo), originari di Firenze e signori Melfi. Sempre nella navata sinistra troviamo una pavimentazione di mattoncini appartenente alla Basilica Paleocristiana e, in successione ad un piano inferiore, un mosaico sul pavimento di domus romana del periodo imperiale (II-III secolo d.C.).

La Chiesa Incompiuta

Era il grande sogno di Roberto il Guiscardo e dell'abate Berengario. Il progetto di questa grande chiesa si ispirava alle forme delle grandi cattedrali d'oltr'Alpe, come quella di Cluny, con uno stile architettonico franco-normanno. Per la sua costruzione, furono utilizzati materiali provenienti da edifici romanici situati nelle vicinanze. Il grandioso progetto fu interrotto poco dopo il 1085, anno della morte del Guiscardo. Il campanile con la sua copertura a vela risale al XVII secolo.

La Forestaria

In origine, questo spazio fu creato per ospitare i pellegrini. Oggi ospita un lapidario con una ricca collezione di capitelli, pietre e iscrizioni di diverse epoche, rinvenuti nell'area dell'abbazia e a disposizione di ricercatori e visitatori.

Museo del Territorio

Si trova sopra la Foresteria. Qui sono esposti frammenti della tomba di Hauteville, con decorazioni ispirate all'arte araba, e pannelli che raffigurano i numerosi beni posseduti dall'abbazia nel corso dei secoli. Vi è anche un diorama che riproduce l'abbazia in scala.

Note
  1. Roberto de Odorisio (1335 circa – Napoli, dopo il 1382) è stato un pittore italiano, uno dei massimi esponenti della pittura napoletana del Trecento.
Collegamenti esterni

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