Cena in casa di Simone il fariseo (Moretto da Brescia)

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Moretto da Brescia, Cena in casa di Simone il fariseo (1544), olio su tela
Cena in casa di Simone il fariseo
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Veneto
Regione ecclesiastica Triveneto
Provincia Venezia
Comune

Stemma Venezia

Località
Diocesi Venezia
Parrocchia o Ente ecclesiastico Patriarcato di Venezia
Ubicazione specifica Museo Diocesano di Venezia
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Venezia
Luogo di provenienza Monastero di San Giacomo Maggiore, refettorio
Oggetto dipinto
Soggetto Cena in casa di Simone il fariseo
Datazione 1544
Datazione
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Ambito culturale scuola bresciana
Autore

Moretto da Brescia (Alessandro Bonvicino)

Altre attribuzioni Moretto da Brescia
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 303 cm; l. 596 cm
Iscrizioni ALEXANDER MORETTVS BRIX. F; MDXLIIII
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
opera firmata e datata
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png

36Uno dei farisei lo invitò a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, venne con un vasetto di olio profumato; 38e fermatasi dietro si rannicchiò piangendo ai piedi di lui e cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di olio profumato. 39A quella vista il fariseo che l'aveva invitato pensò tra sé. «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi e che specie di donna è colei che lo tocca: è una peccatrice». 40Gesù allora gli disse: «Simone, ho una cosa da dirti». Ed egli: ««Maestro, di' pure». 41«Un creditore aveva due debitori: l'uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42Non avendo essi da restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi dunque di loro lo amerà di più?»....
43Simone rispose: «Suppongo quello a cui ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato nella tua casa e tu non m'hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio, lei invece da quando sono entrato non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non mi hai cosparso il capo di olio profumato, ma lei mi ha cosparso di profumo i piedi. 47Per questo ti dico: le sono perdonati i suoi molti peccati, poiché ha molto amato. Invece quello a cui si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «Ti sono perdonati i tuoi peccati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è quest'uomo che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
Virgolette chiuse.png

La Cena in casa di Simone il fariseo è un dipinto, eseguito nel 1544 circa, ad olio su tela, da Alessandro Bonvicino detto Moretto da Brescia (1498 ca. - 1554), proveniente dal refettorio del Monastero di San Giacomo Maggiore, sull'isola veneziana di San Giorgio in Alga, e ora conservato presso il Museo Diocesano di Venezia.

Descrizione

Ambientazione

La scena, ambientata in una ricca dimora contemporanea, è divisa in tre scomparti inquadrati da due colonne doriche scanalate e chiusi alle estremità da più semplici lesene. Le colonne formano un portico aperto su entrambi i lati minori e in corrispondenza della campata centrale, dove ha inizio un lungo colonnato coperto da una rete di festoni vegetali ad arco a tutto sesto. L'asse visivo termina su un fondale monumentale, del quale si scorge un arco decorato a bugnato. Oltre il muro si apre uno splendido paesaggio, dove si riconosce il colle Cidneo di Brescia sormontato dal castello.

Soggetto

Nel dipinto compaiono:

  • a destra:
    • Gesù Cristo, tranquillamente seduto, sulla quale convergono gli sguardi di vari commensali, il quale non guarda Maddalena, ma la indica con la mano sinistra a Simone il fariseo mediante il gesto delle braccia con cui mostra l'accoglimento dell'atto di deferenza e della preghiera della penitente. Egli risponde con pacatezza alle perplessità del fariseo, anzi rimproverandogli di non aver prestato quelle attenzioni, dovute all'ospite per mondarlo dalle impurità esterne, premure che invece la donna, con il suo gesto di amore e rispetto, gli sta dedicando meritandosi il perdono divino. Il palmo disteso di Cristo rimarca il momento dell'accoglimento e indica nella Maddalena l'esempio della peccatrice che si redime per mezzo del pentimento.
    • Maria Maddalena, abbigliata con una veste rinascimentale di colore rosso e dall'abbondante panneggio il che rende la sagoma piuttosto massiccia lasciando nude solo le mani e le spalle, sulle quali scendono i capelli lasciati liberi. La donna, appena giunta, si prostra ai piedi di Gesù, interrompendo il pasto, come risulta dai cibi sulla tavola già in parte consumati, e compiendo un atto di profonda umiltà; ella, infatti, con un olio profumato, conservato in un vasetto d'alabastro unge i piedi di Cristo, per poi asciugarli con i suoi stessi capelli, in atto d'autentico pentimento. È nello slancio contrito della peccatrice che si prostra ai piedi del Messia, quasi già una prefigurazione dell'adorazione del Cristo deposto dalla croce e deposto sulla pietra dell'unzione, che si comprende il valore del pentimento e della remissione delle colpe.
  • a sinistra, Simone il fariseo, riccamente abbigliato e seduto di fronte a Gesù, è scandalizzato per l'irruzione di Maria Maddalena e guarda con disapprovazione il suo ospite, indigliandosi con lui per la benevolenza con cui si lascia accostare da una donna immorale e peccatrice.
  • al centro, Oste, con un tovagliolo sulla spalla, ha appena servito il pasto ai commensali.

Inoltre, nella scena sono presenti alcuni dettagli, resi con grande cura, come:

  • abiti dei commensali e degli inservienti;
  • scimmia sulle spalle del ragazzo, in primo piano;
  • pollo cotto forse alla spiedo, ricorda Cristo come vittima sacrificale
  • stoviglie e le pietanze sul tavolo.

Iscrizioni

Nel dipinto si trova un'iscrizione collocata alla base delle due colonne, dove si legge la firma e la datazione dell'opera:

  • a sinistra:
« ALEXANDER MORETTVS BRIX. F »
  • a destra:
« MDXLIIII »

Notizie storico-critiche

Il dipinto fu eseguito per il refettorio del Monastero di San Giacomo Maggiore sull'isola di San Giorgio in Alga, nella laguna di Venezia, su commissione dei Canonici Regolari di San Giorgio in Alga che qui avevano la loro sede.

Nel 1668, con la soppressione della congregazione religiosa, per volontà di papa Clemente IX, il dipinto venne rimosso dalla sua ubicazione originale e trasportato a Venezia.

Nel 1771, il disegnatore veneziano, Anton Maria Zanetti (17061778), afferma d’averla vista nella Chiesa di Santa Maria della Pietà all'interno del Pio Ospedale della Pietà.[1]

Nel 1820, dopo un restauro finanziato dal governo austriaco venne trasferito alla Scuola Grande di Santa Maria della Carità, passando in seguito alle Gallerie dell'Accademia.

Nella seconda metà del XX secolo è stato collocato nel Museo Diocesano di Venezia.

Note
  1. Anton Maria Zanetti, Della pittura veneziana e delle opere pubbliche de' veneziani maestri, Venezia 1771
Bibliografia
  • Pier Virgilio Begni Redona, Alessandro Bonvicino: il Moretto da Brescia, Editore La Scuola, Brescia 1988 ISBN 9788835080746
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, col. "Dizionari dell'Arte", Editore Mondadori Electa, Milano 2002, pp. 190 - 191 ISBN 9788843582594
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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