Codex Amiatinus

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Sant'Esdra lo scriba, dal folio 5r del Codex Amiatinus; Firenze, Biblioteca Medicea Laurenziana

Il Codex Amiatinus è la più antica copia manoscritta conservata integralmente della Bibbia nella sua versione latina redatta da san Girolamo, di cui si ritiene sia anche la copia più fedele al testo originario.

Storia

Realizzata originalmente in tre copie a partire dal 692 per volontà di Ceolfrid († 716), abate di Wearmouth nel Regno di Northumbria, richiese anni di lavoro. L'originale acquisito a Roma era verosimilmente un codice della Vulgata nella versione dell'antiqua translatio corretta personalmente da Sofronio Eusebio Girolamo, forse il codex grandior prodotto nel VI secolo al monastero calabro di Vivarium per volontà dell'erudito abate Flavio Magno Aurelio Cassiodoro. Per rendere l'idea dell'impegno profuso nella realizzazione dell'opera, il monastero si assicurò i diritti su terre aggiuntive per poter allevare i 2000 capi di bestiame necessari a ricavare la quantità di pergamena richiesta.

Le copie fatte a Wearmouth e Jarrow e rimaste in Inghilterra giungono a noi in forma frammentaria, mentre la copia tornata in Italia è intatta. Lo stesso abate Ceolfrid oramai avanti con gli anni si incamminò in direzione di Roma portando con se il tomo con l'intenzione di farne dono a papa Gregorio II. Ceolfrid morì durante il viaggio nell'odierna Borgogna e la Bibbia scomparve, per riapparire circa un secolo dopo nell'Abbazia di San Salvatore, dove rimase custodita per quasi mille anni ed acquisì il nome di Codex Amiatinus. Presso il Museo del monastero è possibile ammirare una copia recente dell'opera.

Il codice amiatino fu utilizzato per la preparazione dell'edizione sisto-clementina della Vulgata. Infatti, sul verso del secondo foglio di guardia è attaccato un cartiglio che reca la seguente nota manoscritta: "La presente Bibia A dì 12 di luglio 1587 fu portata al illustrissimo Card. Antonio Carafa per l'opera dell'emendatione della Bibia latina vulgata per ordine di S. Santità Sixto v in Roma e fu restituita a dì 19 di gennaro 1592 alli Reverendi Padri D. Marcello Vanni et D. Stefano Bizzotti Monaci di Monastero di S. Salvatore in Montamiata", firmato "Io Arturo de' conti d'Elci".

Soppressa l'abbazia di San Salvatore per volontà del granduca Leopoldo, nel 1785 il Codex Amiatinus fu trasferito presso la Biblioteca Medicea Laurenziana in Firenze.

Stato attuale

Libro di rilevanti dimensioni, è composto da 1040 fogli di fine pergamena tutt'oggi ben conservata; misura 49 cm di altezza per 34 di larghezza e 18 di spessore, pesa 34 kg. Scritto con carattere onciale largo e ben disegnato, due colonne per pagina, 43 o 44 linee per colonna, è tra le altre cose un bell'esempio di calligrafia medievale.

Una antica copia del Codex Amiatinus è tutt'oggi la Bibbia personale del papa.

Edizione

Un'edizione in facsimile della cosiddetta Bibbia Amiatina è stato realizzato, in 199 copie autenticate, dall'editore "La Meta" nel 2008,[1] una delle quali è esposta al Museo dell'Abbazia di San Salvatore.

Note
  1. Cfr. L'Osservatore Romano, 1-2 dicembre 2008.
Bibliografia
Voci correlate
Collegamenti esterni