Gesù Cristo crocifisso (Giovanni da Rimini)

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MercatelloMetauro MuDi G.Rimini CristoCrocifisso 1309.jpg
Giovanni da Rimini, Gesù Cristo crocifisso (1309), tempera e oro su tavola sagomata
Crocifisso di Mercatello sul Metauro
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Emilia Romagna
Regione ecclesiastica Emilia
Provincia Pesaro e Urbino
Comune

Mercatello sul Metauro

Località
Diocesi Urbino-Urbania-Sant'Angelo in Vado
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Chiesa di San Francesco, altare maggiore
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Mercatello sul Metauro
Luogo di provenienza ubicazione originaria
Oggetto Croce dipinta
Soggetto Gesù Cristo crocifisso; Maria Vergine addolorata; San Giovanni apostolo; Gesù Cristo redentore benedicente
Datazione 1309
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Giovanni da Rimini

Altre attribuzioni
Materia e tecnica tempera e oro su tavola sagomata
Misure h. 300 cm; l. 227 cm
Iscrizioni IOHANNES PICTOR
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note
Opera firmata e datata
Collegamenti esterni
Virgolette aperte.png
30E dopo aver ricevuto l'aceto, Gesù disse: «Tutto è compiuto!». E, chinato il capo, spirò. (...) 33Venuti però da Gesù e vedendo che era già morto, non gli spezzarono le gambe, 34ma uno dei soldati gli colpì il fianco con la lancia e subito ne uscì sangue e acqua.
Virgolette chiuse.png

Gesù Cristo crocifisso, detto anche Crocifisso di Mercatello sul Metauro, è una croce dipinta, realizzata nel 1309, a tempera ed oro su tavola sagomata, da Giovanni da Rimini (doc. 1292 - XIV secolo, primo quarto), collocata sopra l'altare maggiore della Chiesa di San Francesco[1] a Mercatello sul Metauro (Pesaro e Urbino).

Descrizione

Soggetto

Nella croce dipinta e sagomata, al centro, compare:

  • Gesù Cristo crocifisso presenta un corpo sofferente, accasciato sulla croce e leggermente spostato verso destra, appena sostenuto dalle braccia, con il capo chino di tre quarti, con occhi e labbra non del tutto serrati. Le ginocchia e le gambe sono distaccate, e i piedi appena si sfiorano. Le mani non sono bloccate rigidamente dai chiodi, ma delicatamente contratte, indicando con ciò che non vi è alcuna tensione drammatica, ma piuttosto l'accettazione pacata dell'agonia. Gesù è già morto, come indica la presenza della ferita sul costato che gli venne inflitta, dopo il decesso da un soldato (Gv 19,34).

Nei terminali della traversa della croce sono dipinte due figure a mezzo busto, pietosamente rivolte verso Gesù:

  • a sinistra: Maria Vergine addolorata è avvolta in un manto blu che ne definisce il volume.
  • a destra: San Giovanni evangelista è abbigliato con vesti rossa e blu, panneggiate con un segno fortemente inciso.

Nella cimasa è raffigurato:

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

Le forme anatomiche del Cristo, efficacemente definite dal chiaroscuro, la naturalezza del corpo, rappresentato con il torace in avanti e l'addome sporgente, nonché la partecipazione drammatica dei dolenti e la carpenteria, con raccordi tondeggianti all'incrocio dei bracci e l’innesto dei terminali della croce, rimandano al Crocifisso di Rimini di Giotto.

Iscrizione

Nel dipinto figura la firma del pittore e la data di esecuzione dell'opera:

« IOHANNES PICTOR »

Notizie storico-critiche

Il Crocifisso è una rara opera firmata e datata, fondamentale per comprendere lo sviluppo della scuola giottesca.

Nella prima metà del XIV secolo fra Romagna e Marche si ebbe, infatti, un'enorme fioritura pittorica incoraggiata in particolare dall'Ordine francescano, connessa alle sorprendenti novità introdotte da Giotto prima nei dipinti per la Basilica di San Francesco ad Assisi e poi a Rimini. Qui, all'intensa attività artistica stimolata dalla sua presenza, seguì l'elaborazione di un linguaggio figurativo diffusosi anche nel Montefeltro e nell'area degli Appennini centrali, dove pervennero le prime opere dei riminesi, costituite da dipinti commissionati agli artisti migliori, che hanno raggiunto esiti originali ed altissimi, come in questo Crocifisso.

La croce è riconosciuta dagli studiosi come primo esempio della scuola pittorica riminese che si conclude con il polittico con Madonna con Gesù Bambino in trono tra angeli e santi (1345 ca.) di Giovanni Baronzio,[2] conservata nella stessa chiesa, sull'altare maggiore.

Note
  1. Dal 1926, la Chiesa di San Francesco (non più officiata) ed il convento annesso ospitano il Museo Diocesano di San Francesco.
  2. Scheda dell'opera nel Catalogo della Fondazione "Federico Zeri"
Bibliografia
  • Daniele Benati (a cura di), Il Trecento riminese. Maestri e botteghe tra Romagna e Marche, Editore Electa, Milano 1995, pp. 33, 176 - 177 ISBN 9788843553112
  • Carlo Bertelli et. al., Storia dell'Arte Italiana, vol. 2, Editore Electa-Bruno Mondadori, Milano 1990, p. 57 ISBN 9788842445227
  • Gabriele Muccioli, San Francesco: un convento, una chiesa un Museo a Mercatello, Editore Comune di Mercatello sul Metauro e Grafica Vadese, Sant'Angelo in Vado 2005
  • Pier Giorgio Pasini, La pittura riminese del Trecento, Editore Cassa di Risparmio di Rimini, 1990, pp. 58 - 61
Voci correlate
Collegamenti esterni

Suggerimenti



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