Leggio

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Bottega renana, Leggio a pellicano (XVI secolo); Messina, Museo Regionale

Il leggio è un supporto con ripiano, talora girevole, su cui si appoggia il libro liturgico per la lettura, collocato sul presbiterio antistante all'altare.

Il termine leggio deriva dal greco λογειον, loghĕion, che significa "pulpito".

Storia

Strutture fisse per i libri liturgici nell'alto Medioevo erano uniti agli amboni marmorei, poiché durante il servizio liturgico i testi erano sorretti direttamente da un diacono, secondo un uso che si ripete ancora oggi nella Messa solenne.

Dopo l'XI secolo vennero introdotti leggii portatili, documentati in numerose testimonianze iconografiche. Dal XIII secolo i leggii portatili divennero spesso anche pieghevoli. In particolare dal XV secolo si diffondono i grandi leggii in metallo di cui esistono ancora vari esemplari.

Durante il XVII secolo, i leggii pieghevoli e quelli a struttura fissa sono decorati con intagli e dorature, qualche volta il sostegno del lettoriale è costituito da una scultura. Dal XIX secolo, la tipologia del leggio è ricondotta a caratteri di grande funzionalità.

Tipologie

Bottega inglese, Leggio (1520), ottone; Museo della Collegiata di Sant'Andrea di Empoli

Il leggio può essere di vari tipi:

  • a struttura fissa;
  • portatile, costituito da un piano di appoggio (lettoriale, portalibro) di legno o cuoio, sorretto da sostegni vari (una colonnina, un armadiolo ligneo);
  • pieghevole, simile al portatile, ma con montanti incernierati di metallo o legno;
  • monumentale, in metallo o in pietra, costituito da un fusto tornito sostenuto spesso da un'aquila ad ali spigate;
  • badalone (detto anche leggio corale),[1] di proporzioni monumentali, talora con un ripiano girevole e un armadietto per riporre i libri liturgici, collocato nell'abside, al centro degli stalli del coro e solitamente costruito in stile con questi.

Tipologie particolari

Tipologie particolari di questo arredo sacro sono:

Leggio d'altare

Il leggio d'altare [2] è un sostegno per libro liturgico, di dimensioni ridotte da porre sulla mensa dell'altare, che serve al celebrante.

Il leggio d'altare, in legno o qualche volta in metallo, presenta una struttura semplice e maneggevole caratterizzata da un piano d'appoggio inclinato, fisso o regolabile terminante sul davanti con una sponda che serve a trattenere il volume, detta fermalibro.

I sostegni per libri liturgici da mettere sull'altare sono documentati dalle fonti tardo medioevali. L'uso del leggio d'altare si consolidò con il XVI secolo, quando decadde quello del cuscino che serviva a preservare la legatura di libro liturgico e a facilitarne la lettura durante la Messa. Il leggio d'altare si diffuse soprattutto nel periodo barocco, quando la struttura si arricchì di motivi decorativi.

Leggio da tavolo

Il leggio da tavolo è un esemplare particolare di leggio portatile che in genere viene collocato su un supporto diverso dalla mensa d'altare e utilizzato in sacrestia, nel coro e in abitazioni private, per letture non strettamente collegate alla celebrazione eucaristica.

Bottega piacentina, Leggio d'altare (XVIII secolo), legno, lamina argento e velluto

Il lettoriale è in prevalenza di forma triangolare e poggia su un fusto con piede.

Esemplari significativi

Fra gli esempi di maggior rilievo storico-artistico si ricorda:

Raffaele da Brescia, Leggio a badalone (1520), legno intagliato e intarsiato; Asciano, Abbazia di Monte Oliveto Maggiore
Note
  1. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
  2. ICCD - Thesaurus del corredo ecclesiastico di culto cattolico[Sito web disconnesso]
Bibliografia
  • Luigi Grassi et al., Dizionario di Antiquariato, Editore A. Vallardi-Garzanti, Milano 1992, p. 613 ISBN 9788811917014
  • Sandra Vasco Rocca, Gli oggetti liturgici, in Suppellettile ecclesiastica. 1, Editore Centro Di, Firenze 1988, ISBN 88703816412, pp. 269 - 273
Voci correlate
Collegamenti esterni
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Il contenuto di questa voce è stato firmato il giorno 17 dicembre 2013 da Teresa Morettoni, esperta in museologia, archeologia e storia dell'arte.

Il firmatario ne garantisce la correttezza, la scientificità, l'equilibrio delle sue parti.

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