Ritorno del figliol prodigo (Mattia Preti)

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Napoli PalazzoReale M.Preti RitornoFigliuolProdigo 1658.jpg
Mattia Preti, Ritorno del figliol prodigo (1658), olio su tela
Ritorno del figliol prodigo
Opera d'arte
Stato

bandiera Italia

Regione Stemma Campania
Regione ecclesiastica Campania
Provincia Napoli
Comune

Napoli

Località
Diocesi Napoli
Parrocchia o Ente ecclesiastico
Ubicazione specifica Palazzo Reale
Uso liturgico nessuno
Comune di provenienza Napoli
Luogo di provenienza Ubicazione originaria
Oggetto dipinto
Soggetto Ritorno del figliol prodigo
Datazione 1658
Datazione
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Ambito culturale
Autore

Mattia Preti
detto Cavalier Calabrese

Altre attribuzioni
Materia e tecnica olio su tela
Misure h. 202 cm; l. 285 cm
Iscrizioni
Stemmi, Punzoni, Marchi
Note

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Collegamenti esterni
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(Gesù) disse ancora: «Un uomo aveva due figli. Il più giovane disse al padre: "Padre, dammi la parte del patrimonio che mi spetta". E il padre divise tra loro le sostanze. Dopo non molti giorni, il figlio più giovane, raccolte le sue cose, partì per un paese lontano e là sperperò le sue sostanze vivendo da dissoluto. Quando ebbe speso tutto, in quel paese venne una grande carestia ed egli cominciò a trovarsi nel bisogno. Allora andò e si mise a servizio di uno degli abitanti di quella regione, che lo mandò nei campi a pascolare i porci. Avrebbe voluto saziarsi con le carrube che mangiavano i porci; ma nessuno gliene dava. Allora rientrò in se stesso e disse:...
"Quanti salariati in casa di mio padre hanno pane in abbondanza e io qui muoio di fame! Mi leverò e andrò da mio padre e gli dirò: Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio. Trattami come uno dei tuoi garzoni". Partì e si incamminò verso suo padre.

Quando era ancora lontano il padre lo vide e commosso gli corse incontro, gli si gettò al collo e lo baciò. Il figlio gli disse: "Padre, ho peccato contro il Cielo e contro di te; non sono più degno di esser chiamato tuo figlio". Ma il padre disse ai servi: "Presto, portate qui il vestito più bello e rivestitelo, mettetegli l'anello al dito e i calzari ai piedi. Portate il vitello grasso, ammazzatelo, mangiamo e facciamo festa, perché questo mio figlio era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato". E cominciarono a far festa.

Il figlio maggiore si trovava nei campi. Al ritorno, quando fu vicino a casa, udì la musica e le danze; chiamò un servo e gli domandò che cosa fosse tutto ciò. Il servo gli rispose: "È tornato tuo fratello e il padre ha fatto ammazzare il vitello grasso, perché lo ha riavuto sano e salvo". Egli si arrabbiò, e non voleva entrare. Il padre allora uscì a pregarlo. Ma lui rispose a suo padre: "Ecco, io ti servo da tanti anni e non ho mai trasgredito un tuo comando, e tu non mi hai dato mai un capretto per far festa con i miei amici. Ma ora che questo tuo figlio che ha divorato i tuoi averi con le prostitute è tornato, per lui hai ammazzato il vitello grasso". Gli rispose il padre: "Figlio, tu sei sempre con me e tutto ciò che è mio è tuo; ma bisognava far festa e rallegrarsi, perché questo tuo fratello era morto ed è tornato in vita, era perduto ed è stato ritrovato».
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Il Ritorno del figliol prodigo è un dipinto, eseguito nel 1658, ad olio su tela, da Mattia Preti (1613 - 1699), ubicato originariamente nel Palazzo Reale di Napoli.

Descrizione

Soggetto

Il dipinto s'ispira alla Parabola del figlio prodigo, detta più correttamente Parabola del Padre misericordioso. La scena ritratta raffigura la conclusione della vicenda, ovvero il perdono del padre nei confronti del figlio minore pentito della propria condotta sperperante. Nel dipinto compaiono:

  • al centro:
    • giovane, dopo aver invocato il perdono da parte del padre, sta togliendosi i vestiti laceri da guardiano di porci e riceve gli abiti puliti;
    • padre, che si piega verso il figlio minore e lo accoglie con un gesto amorevole e quasi protettivo. L'anziano signore, aiutato da un'altra figura (probabilmente il figlio maggiore o un servitore), si accinge a vestire il figlio pentito. Il pittore rende evidente l'analogia tra il genitore della parabola e Dio: l'aspetto del personaggio ricalca, infatti, i tradizionali lineamenti attribuiti a Dio Padre;
  • a sinistra: fanciullo tiene una sedia sulla quale far sedere il giovane;
  • a destra: fanciulla sorregge altri indumenti puliti ed eleganti per il giovane pentito;
  • sullo sfondo: alcuni personaggi non ben identificati che assistono alla scena.

Note stilistiche, iconografiche ed iconologiche

Il dipinto è caratterizzato dallo scorcio ravvicinato della scena e dal marcato contrasto tra le zone in piena luce con quelle in ombra, dove si legge una forte influenza caravaggesca che contraddistinguerà la pittura napoletana per tutto il XVII secolo.

Notizie storico-critiche

L'opera fu realizzata da Mattia Preti nel 1657 negli anni del soggiorno napoletano (1653 - 1659), periodo di piena maturità artistica, quando il pittore era occupato nella decorazione della Chiesa di San Pietro a Majella con le Storie della vita di papa Celestino V e santa Caterina d'Alessandria.

Bibliografia
  • Vittorio Sgarbi, Mattia Preti, Editore Rubbettino, 2013 ISBN 9788849835786
  • Stefano Zuffi, Episodi e personaggi del Vangelo, col. "Dizionari dell'Arte", Mondadori Electa Editore, Milano 2002, pp. 224 - 229 ISBN 9788843582594
Voci correlate
Collegamenti esterni

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