Sede titolare di Sicca Veneria
| Sede titolare di Sicca Veneria Sede vescovile titolare Dioecesis Siccensis Chiesa latina | |
| La basilica di San Pietro a Le Kef | |
| Vescovo titolare: | Lajos Varga |
|---|---|
| Istituita: | XIX secolo[1] |
| Stato | Tunisia |
| Località: | Sicca Veneria |
| Diocesi soppressa di Sicca Veneria | |
| Eretta: | ? |
| Soppressa: | ? |
| Coordinate geografiche | |
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| Collegamenti esterni | |
| Dati online (gc ch) | |
| Collegamenti interni | |
| Sedi titolari in Cathopedia | |
La Sede titolare di Sicca Veneria (in latino Dioecesis Siccensis) è una diocesi soppressa e sede titolare della Chiesa cattolica.
Storia
Sicca Veneria, corrispondente alla città di Le Kef in Tunisia,[2] è un'antica sede episcopale della provincia romana dell'Africa Proconsolare, il cui primate era il vescovo di Cartagine.
Sono sette i vescovi documentati di Sicca Veneria. Casto prese parte al Concilio di Cartagine (256) convocato il 1º settembre da san Cipriano per discutere della questione relativa alla validità del battesimo amministrato dagli eretici, e figura al 28º posto nelle Sententiae episcoporum.[3]
Eparzio (o Patrizio)[4] assistette al Concilio di Cartagine (348) presieduto dal vescovo Grato[5] e il suo nome figura al 9º posto nella lista dei vescovi presenti.
Al Concilio di Cartagine (411), che vide riuniti assieme i vescovi cattolici e donatisti dell'Africa romana,[2] presero parte il cattolico Fortunaziano e il donatista Paolo, che probabilmente non aveva fedeli della sua Chiesa a Sicca.[6] Fortunaziano intervenne diverse volte nel corso della conferenza, in qualità di membro del gruppo di sette avvocati che difendevano la causa e gli interessi della Chiesa cattolica. Fu poi destinatario di una lettera di Agostino d'Ippona, databile tra 411 e 413. Inoltre, un vescovo di nome Fortunaziano è documentato anche in altre occasioni ma senza indicazione della sede di appartenenza; il vescovo documentato nel 407 e nel Concilio di Cartagine (416) e Concilio d'Africa (418) potrebbe essere Fortunaziano di Sicca Veneria oppure l'omonimo vescovo di Neapoli.[7]
Urbano, che divenne vescovo di Sicca prima della fine del 418, successore di Fortunaziano, è menzionato nelle fonti in due occasioni: nel 418 prese parte ad una causa contro Apiario, prete della sua diocesi, che fu denunciato presso papa Zosimo, e che subì un processo nel 419; nel 429 è menzionato in una lettera che Agostino scrisse in quell'anno al conte Dario[8] e incontrò personalmente il santo di Ippona.[9][10]
Paolo, menzionato da Vittore di Vita nella sua storia delle persecuzioni vandale, è ritenuto da Mesnage e Toulotte vescovo di Sicca Veneria attorno al 481. Nel suo studio prosopografico, Mandouze ignora questo vescovo, e il vescovo Paolo di cui parla Toulotte sarebbe in realtà vescovo di Sinnuara.[11]
Candido infine partecipò all'antimonotelita Concilio di Cartagine (646) e sottoscrisse la lettera sinodale dei vescovi della Proconsolare indirizzata a Paolo II di Costantinopoli, che poi fu letta durante il concilio lateranense del 649.[12]
Tra i resti archeologici cristiani più significativi v'è la chiesa detta basilica di San Pietro del V secolo.
Dall'Ottocento Sicca Veneria è annoverata tra le sedi vescovili titolari della Chiesa cattolica.
Cronotassi
Vescovi
- Casto (menzionato nel 256)
- Eparzio (o Patrizio) (menzionato nel 345/348)
- Fortunaziano (prima del 407 ? - dopo il 411)
- Paolo (menzionato nel 411) (vescovo donatista)
- Urbano (prima del 418 - dopo il 429)
- Paolo ? (menzionato nel 481 circa)
- Candido (menzionato nel 646)
Vescovi titolari
- Gustave Maria Blanche, C.I.M. (12 settembre 1905 - 26 luglio 1916 deceduto)
- Stanisław Kostka Łukomski (8 marzo 1920 - 24 giugno 1926 nominato vescovo di Łomża)
- Kazimierz Tomczak (25 febbraio 1927 - 21 ottobre 1967 deceduto)
- Joseph Augustin Hagendorens, C.P. (9 aprile 1968 - 20 aprile 1976 dimesso)
- Felix Eugenio Mkhori (29 settembre 1977 - 12 febbraio 1979 nominato vescovo di Chikwawa)
- Kazimierz Romaniuk (20 febbraio 1982 - 25 marzo 1992 nominato vescovo di Varsavia-Praga)
- Lajos Varga, dal 27 maggio 2006
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| Bibliografia | |
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| Collegamenti esterni | |
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