Monachesimo

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Sodoma, San Benedetto da Norcia riceve farina in abbondanza e ne ristora i monaci (1505-1508), affresco; Asciano, Abbazia di Santa Maria di Monte Oliveto Maggiore, chiostro: nel dipinto si nota san Benedetto a tavola con i monaci nel refettorio del monastero

Il monachesimo (dal greco monachos, persona solitaria) è uno stato di vita religiosa, quindi dopo aver professato i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza, che consiste nell'appartarsi dal mondo per cercare solo Dio in una vita di ascolto della parola di Dio, di preghiera e di penitenza.

Il Monachesimo e i monasteri come culla della civiltà occidentale

Il Monachesimo europeo proviene dal Medio Oriente; infatti l'ascetismo religioso e la vita monastica non sono peculiari del Cristianesimo, ma rappresentano forme in cui l'anima ha cercato in ogni tempo di tradurre la propria sete del divino. Nel IV secolo, in Egitto, in Palestina e in Siria, sulla scia di Antonio il Grande e di altri Padri del deserto, si fecero sempre più numerosi coloro che abbandonavano completamente il mondo per vivere nella solitudine (eremos, da cui il termine di eremita, per indicare gli asceti viventi nel deserto), ovvero per associarsi insieme in conventi o cenobi (dal termine greco coinobios, indicante vita in comune), onde ricercare una comunione più intensa con Dio e innalzarsi verso la santità. In ambito cristiano, Antonio è considerato l'iniziatore della via eremitica e Pacomio di quella cenobitica.

I monaci nell'Europa Orientale si davano con fervore, che talora rasentava la frenesia, a intense pratiche ascetiche (dal greco aschesi = esercizio), le quali univano alla preghiera e alla meditazione ogni sorta di mortificazioni della carne, talora durissime o stravaganti addirittura, come l'astensione dal cibo, dal sonno o dal lavarsi per periodi più o meno lunghi, oppure l'infliggersi flagellazioni e torture.

Il monachesimo rappresentò in sostanza una grande rivolta dello spirito autenticamente cristiano contro il pericolo di mondanizzazione della Chiesa. Come tale, esso costituì per secoli la grande riserva di forze spirituali della Chiesa ed ebbe importanza storica decisiva nello sviluppo della civiltà cristiana nel mondo mediterraneo.

Monachesimo europeo

Dopo il IV secolo il Monachesimo comincia a diffondersi in Occidente: San Girolamo a Roma, Sant'Agostino in Africa, San Severino nel Norico, San Martino nella Gallia si fecero promotori dell'ideale monastico e monasteri famosi sorsero nel V secolo a Tours, ad Arles.

Cassiodoro, il ministro di Teodorico, fallita la sua politica di fusione tra Romani e Goti, abbandona la corte gotica, si rifugia nei suoi possedimenti, nella natia Calabria e fonda un monastero a Vivarium, in cui trascorre gli ultimi anni della sua vita.

A dare al Monachesimo del Cristianesimo Cattolico la sua particolare fisionomia, romanamente costruttiva, operosa, equilibrata, in confronto a quello del Cristianesimo Ortodosso contemplativo, ascetico, anarcoide, fu però un giovane, discendente da una famiglia della piccola nobiltà provinciale dell'Umbria: San Benedetto da Norcia (480-543). Ritiratosi a vita eremitica a Subiaco, San Benedetto aveva veduto crescere attorno a sé un gruppo di seguaci, insieme ai quali, trasferitosi successivamente nelle vicinanze di Cassino, aveva fondato il monastero di Montecassino, il più importante centro monastico dell'Occidente.

All'incirca negli stessi anni in cui i giuristi bizantini, per ordine di Giustiniano, lavoravano alla grandiosa sistemazione del diritto civile romano nel Corpus Juris, San Benedetto gettava le fondamenta della nuova società monastica, con la compilazione della sua Regola.

La regola benedettina è informata tutta al robusto spirito pratico dell'antica Roma, fondendolo armonicamente con la spiritualità cristiana. I monaci benedettini non debbono essere soltanto dei contemplanti né saranno incoraggiati sulla strada degli eccessi e delle stravaganze dell'ascetismo ortodosso. Una nota di serenità interiore, di equilibrio, di saggezza profonda, pervade tutte le pagine di questa regola che si rivelò talmente piena di universale capacità normativa, cioè di quella stupenda capacità giuridica, che aveva fatto la grandezza degli antichi Romani, da venire adottata come regola per eccellenza del monachesimo cattolico.

Mentre in tutto il mondo circostante infuria la tempesta barbarica, i monasteri benedettini creano un nuovo tipo di società basata, anziché sul concetto romano della proprietà privata, su quello cristiano della solidarietà collettiva.

I monaci coltivano le terre circostanti al monastero, o almeno le fanno coltivare dai propri coloni, difendendole dall'abbandono e dall'inselvatichimento. Attorno a loro si raggruppano, in cerca di protezione, famiglie coloniche, che trovano rifugio all'ombra del convento. Il monastero diventa così il centro di un piccolo mondo economico auto-sufficiente; anche i prodotti artigianali o industriali necessari alla sua esistenza vengono prodotti al suo interno da monaci o da servi ministeriales dipendenti dal monastero. Il sovrappiù della produzione viene posto in vendita; così, non di rado, attorno al convento sorge anche un centro di scambi commerciali, un mercato, una fiera. Proprio nel corso dell'VIII secolo, si ebbe nell'economia dell'Italia longobarda una accentuata tendenza alla formazione di immense proprietà fondiarie, concentrate nelle mani dei grandi signori laici o delle chiese. Parte cospicua di questa concentrazione della proprietà andò a vantaggio dei grandi monasteri benedettini, accrescendone l'importanza. In linea di principio, almeno, i beni degli enti religiosi erano inalienabili e gli abati dei monasteri erano spesso amministratori più capaci dei primitivi signori longobardi.

Ciò condusse alla diffusione di nuovi sistemi di conduzione dei fondi, che molto giovarono alla graduale ricostruzione della ricchezza fondiaria. Tra questi da citare i contratti di livello (così detto dal libellum sul quale stavano scritti i patti del contratto), per cui un fondo veniva ceduto in uso a un coltivatore, in cambio di un canone, per lo più in natura, o quelli di enfiteusi, per cui un fondo era ceduto per lunghissimo tempo a un minimo canone annuale, a patto che il coltivatore vi introducesse delle migliorie. Così al cupo spopolamento dei secoli precedenti cominciò a subentrare una maggiore densità di coltivatori nelle campagne, unita a una rinascita delle colture specializzate, come quella della vite e dell'olivo, in luogo del pascolo e della cerealicoltura estensiva.

In un periodo in cui anche molti sovrani erano analfabeti nei monasteri benedettini gli amanuensi infaticabili, negli scriptoria, continuano a copiare le opere degli scrittori antichi cristiani e pagani. Convivono, quindi, pacificamente, insieme bevono alla fonte antica della civiltà, del sapere, della mitezza dei costumi, Romani e Barbari, affratellati dalla comune fede, dalla comune obbedienza alla Regola. I grandi monasteri benedettini rimangono, per tutto il Medioevo, come centri di luce in mezzo alla tenebra circostante.

Accanto a quello sempre più cospicuo di Montecassino, sorsero sempre più numerosi monasteri, fra cui emergono per importanza quelli di Nonàntola nell'Emilia, di Farfa nella Sabina, di San Vincenzo al Volturno nell'Italia meridionale, della Novalèsa in Val di Susa. Questi cenobi accolsero tra le loro mura tanto latini che barbari, favorendo la fusione dei due popoli, mantennero in vita le tradizioni culturali dell'antichità e del cristianesimo, operarono potentemente a diffondere la civiltà tra i Longobardi.

Un grande centro di civiltà monastica sorse inoltre nell'Irlanda e da lì si allargò nell'Inghilterra, con i cenobi di Armagh, di Iona, di York. I monaci irlandesi, portando seco la propria civiltà celtico-cristiana, si diressero poi verso la Germania, le Gallie e l'Italia, convertendo pagani e ariani e fondando sempre nuovi monasteri. Tra questi ultimi da citare quello di Bobbio, fondato in Italia da San Colombano e quello di San Gallo, in Germania. Anche i monaci irlandesi coltivarono attivamente studi letterari o religiosi, come testimonia la copia dei manoscritti di autori classici o cristiani lasciata dai loro amanuensi e la fantasiosa ricchezza delle miniature che li adornano. La civiltà monastica celto-cristiana ebbe, pertanto, immensa importanza nella formazione della cultura europea dell'età carolingia.

Un cenno a parte meritano i Cistercensi, un ordine di monaci dediti alla beneficenza: gli Antoniani di Vienne, monaci infermieri diffusi in tutta Europa e i Templari, che insieme ai Cavalieri di Malta, a i Cavalieri Teutonici e agli Ospedalieri, ha carattere militare.

Nelle altre religioni

Molte altre religioni hanno elementi monastici: il Buddhismo, l'Induismo, il Giainismo, il Taoismo; tuttavia il significato del monachesimo in quelle esperienze religiose differisce in maniera sostanziale dal monachesimo cristiano.

Voci correlate
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